
L’ultimo romanzo di Franceschini affronta la Brexit con un tono insolito, mescolando satira e commedia ma, a prestare attenzione, si percepisce anche una sottile vena malinconica.
Rispetto ai libri precedenti, infatti, gli eventi storici sono narrati con ironia e umorismo. Si tratta, però, di una comicità amara, che mi ha lasciato una sensazione quasi di perdita, il rimpianto per una Londra che, ormai, non è più quella cui eravamo abituati.
Se le vicende fanno pensare alle vecchie barzellette di una volta “c’erano un italiano, un francese, un tedesco e un austriaco…”, qui siamo ben oltre. Ci sono dodici giornalisti che, trasferitisi ormai stabilmente nella metropoli inglese, vivono l’idea della Brexit come un tradimento personale. Idee, convinzioni, sogni che crollano, dando vita a decisioni
paradossali, nel tentativo di frenare un cambiamento che, invece, si dimostrerà inarrestabile.
Mentre le autorità britanniche cercano di scoprire chi sta dietro ai tanti incidenti, il gruppo di giornalisti continua ad agire in modo sempre più feroce.
Ho percepito una grande differenza con gli altri romanzi, con situazioni al limite del surreale – aspetto che apprezzo molto, quando è così ben gestito – che hanno il pregio di fare sorridere, sì, ma anche di trasmettere quel mix di sensazioni che hanno caratterizzato l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea: smarrimento, confusione, nostalgia.
Una visione inedita della Brexit e di una Londra chiaramente amata da Franceschini, raccontata con un giallo umoristico che fa sorridere ma anche riflettere.
Avete letto questo o altri titoli dell’autore? Se fosse dipeso da voi, cosa avreste scelto, restare o uscire dall’UE? Perché?









