Uno dei punti più suggestivi di Firenze è Piazzale Michelangelo. E’ molto frequentato dai turisti (perché da lì si vede tutta la città) ma anche dai residenti, perché è il luogo dei giorni felici: ogni volta che a Firenze succede qualcosa di bello, i fiorentini si riuniscono tutti lì per festeggiare. Non importa neanche fissare su Whatsapp o pubblicare un post sui social: se è arrivata una buona notizia, ti basta andare lì e già sai che ci troverai almeno un amico con cui condividere la tua gioia.
Piazzale Michelangelo è sempre bello, ma in quei momenti diventa davvero magico. Tutte le macchine suonano il clacson a mo’ di trombetta da stadio, tutti i ragazzi cantano e ballano, e vengono stappati così tanti spumanti che quando torni a casa devi farti la doccia per tutti gli schizzi di alcol che ti sono piovuti addosso. E il bello è che sul momento non lo vivi come un fastidio, anzi sei contento che qualcuno di quegli schizzi ti abbia raggiunto, perché è una sorta di battesimo: così come l’acqua del prete testimonia il tuo ingresso nella comunità cristiana, allo stesso modo quelle gocce di spumante testimoniano che tu eri lì in quel momento, e hai partecipato a una giornata che non dimenticherai mai.
La più bella giornata che abbia passato a Piazzale Michelangelo è senza dubbio quella del 2 Marzo 2008. Si giocava Juventus – Fiorentina, e fino a un quarto d’ora dalla fine i viola stavano perdendo per 2 – 1. Poi un calciatore qualunque, che aveva sempre giocato malissimo sia prima che dopo quella partita, decise che quel giorno sarebbe stato il più bello della sua e delle nostre vite. Prima fece il gol del pareggio, poi a tempo quasi scaduto fece un passaggio precisissimo a un suo compagno e gli fece segnare il gol del 3 – 2. Firenze esplose immediatamente, per vari motivi: perché il gol della vittoria era arrivato all’ultimo minuto, perché la Juve è la nostra arcinemica, e soprattutto perché non vincevamo in casa sua da vent’anni esatti. La volta precedente (nel 1988) io non ero neanche nato, e lo stesso vale per tanti altri tifosi. Di conseguenza piazzale Michelangelo si tinse di viola per tutto il pomeriggio, e i festeggiamenti andarono avanti fino a notte inoltrata.
Il calciatore che ci ha regalato tutto questo (Papa Waigo) è nato in Senegal, ma ormai è diventato un simbolo della nostra città. Vi basti sapere che in un bar di Firenze tuttora campeggia una sua foto accanto a quella di Papa Leone, e a chi chiede il perché di questo strano accostamento il proprietario risponde sempre: “A sinistra il papa vero, a destra il papa nero.” Oppure la variante: “A sinistra il Papa di Roma, a destra il Papa di Firenze.” E forse tra i 2 è più fortunato Papa Waigo, perché Papa Leone un giorno verrà sostituito, Papa Waigo invece ha lasciato un segno indelebile nella storia della città. Anche chi non l’ha mai visto giocare sa perfettamente chi è e cos’ha fatto per Firenze, un po’ come succede a Napoli con Maradona.
Tuttavia, tra i fiorentini e i napoletani c’è una differenza fondamentale: le nostre gioie, le nostre storie e la nostra vita in generale non le condividiamo con chiunque. Al contrario, i fiorentini tendono a guardare con fastidio chi viene da fuori, anche se è un turista che spende e spande senza ritegno nei negozi del centro. Anzi, forse quel tipo di forestiero è il più detestato in assoluto, perché pensa di poterla fare da padrone in casa nostra con la forza del suo portafogli, quando invece è solo un pollo che è venuto a farsi spennare comprando a 10 degli oggetti che non valgono neanche 5.
Uno dei motivi per cui i fiorentini vedono con ostilità i forestieri è proprio la bellezza della loro città. Ne sono gelosi, e hanno paura che chi viene da fuori gliela rovini. Ricordo ad esempio che un giorno degli americani cafoni si misero a mangiare gli hamburger del McDonald’s seduti per strada, e una volta finito lasciarono tutte le cartacce sul marciapiede: in men che non si dica tutti i fiorentini lì intorno li riportarono indietro e gli dissero “No bellini, ora vu’ raccattate tutto e vu’ lo buttate nì cestino, qui un vu’ siete a casa vostra”. Glielo dissero in dialetto fiorentino, ma il tono e i gesti erano così perentori che gli americani capirono al volo il significato di quelle parole, e si precipitarono ad obbedire. E’ per questo che Firenze non sarà mai sommersa dalla sporcizia come altre città d’Italia: i fiorentini non lo sopporterebbero, il loro senso del bello non glielo permetterebbe.
Se dovessi citarvi un solo libro che riesce a cogliere in pieno la bellezza di Firenze, direi senza dubbio Il prezzo della notte di Fabrizio De Sanctis. Lo capisci fin dalle prime pagine che l’autore sa tutto della nostra città, perché una delle prime frasi del libro è “Novembre a Firenze è un mese triste”. Non voglio rivelarvi il motivo, e neanche i dettagli della trama: vi basti sapere che si tratta di un giallo in cui il detective cerca di scoprire per quale motivo un maniaco sta uccidendo uno dietro l’altro i tassisti della città. Per noi fiorentini sono una categoria protetta, perché conoscono le nostre strade meglio di chiunque altro, e quindi svolgono per i loro clienti la stessa funzione che Virgilio svolgeva per Dante quando lo guidava nella Divina Commedia. Se venite a Firenze, affidatevi a loro. Se non ci venite, almeno leggete Il prezzo della notte: ne sarete deliziati.
P.S.: E voi? Dove andate quando volete festeggiare un giorno felice?
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