Cales
| Cales | |
|---|---|
| Civiltà | ausone-aurunca, romana |
| Utilizzo | Città |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Calvi Risorta |
| Amministrazione | |
| Ente | Soprintendenza archeologica della Campania |
| Sito web | web.archive.org/web/20140903151609/http://cir.campania.beniculturali.it/archeocales/ |
| Mappa di localizzazione | |
| |
| Litra (?) | |
|---|---|
![]() | |
| Testa di Minerva con elmo corinzio | CALENO; gallo stante, dietro stella. |
| Æ III secolo a.C. | |
| Cartografia | |
|---|---|
| Cales nella cartografia di Tolomeo | |
| Æ II secolo d.C. | |
Cales era la più importante città dell'antico popolo italico degli Ausoni.[1] Si trovava sulla via Latina (detta anche Casilina, l'attuale SS 6 Casilina), vicino alle montagne del Sannio, pochi chilometri a nord di Casilinum (l'attuale Capua) e poco a sud di Teanum Sidicinum (l'odierna Teano), a non molta distanza dalla moderna Calvi Risorta nel cui comune si trova il sito archeologico.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Sono state proposte diverse versioni dell'etimologia del nome Cales: la più accreditata la fa derivare dal greco antico καλ(ε)ως e si tradurrebbe come "bella". Le origini della città sono sicuramente antichissime: secondo lo studioso latino Sesto Pompeo Festo Ausonia, denominata da Ausone, figlio di Ulisse e Calipso, è la prima parte dell'Italia, in cui vi sono le città di Benevento e Cales:[2]
Secondo Virgilio, l'antichità di Cales trascendeva l'epoca della Guerra di Troia perché i suoi abitanti accorsero in difesa di Turno contro Enea:[3]
«Di qui l'agamennonio Aleso, nemico del nome troiano, unisce al cocchio i cavalli e strappa per Turno mille popoli fieri, quelli che voltano coi rastrelli il Massico, ricco di Bacco, quelli che i padri Aurunci mandarono dagli alti colli e le pianure sidicine vicino, quelli che lasciano Cales e l'abitante del guadoso Volturno, ugualmente l'aspro Saticolo e le schiere degli Osci.»
Nell'ambito della penetrazione nella Campania felix, nel 335 a.C. i Romani conquistarono la città sotto la guida del console Marco Valerio Corvo.
L'anno successivo venne dedotta una colonia di diritto latino, la prima colonia romana nella zona, che mantenne una propria monetazione. In seguito furono dedotte le colonie di Suessa (l'odierna Sessa Aurunca), Acerra ed altre.
La città era economicamente fiorente, giacché, come afferma Livio «praeda capta ingens est».[1]
Importante e famoso era il vino caleno, prodotto nell'ager Calenus, legato al vino Falerno, prodotto nel vicino ager Falernus. Altrettanto famose erano le ceramiche calene, stampate in rilievo e decorate in modo da sembrare stoviglie di bronzo. Cales mantenne la sua importanza anche sotto la dominazione romana, dove divenne sede di una importante scuola di gladiatori e fu dotata di un anfiteatro, di terme, di un teatro e subì una importante revisione dell'impianto urbano.
Nell'alto Medioevo fu sede di un gastaldato incluso nel principato longobardo di Capua, subendo poi una lenta decadenza fino al definitivo abbandono, da cui si salvò solo la cattedrale romanica e l'antico castello presso il Rio Lanzi, restaurato da angioini e aragonesi e divenuto dogana borbonica.[4]
Il sito archeologico attualmente si trova nel comune di Calvi Risorta, mentre molti dei reperti archeologici più importanti sono conservati nelle sale del Museo Campano della vicina Capua.[5]
Famiglie legate a Cales
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Tito Livio, Ab urbe condita libri, VIII, 16.
- ↑ Paolo Diacono, Excerpta ex libris Pompeii Festi de significatione verborum, Liber I.
- ↑ Virgilio, Eneide, Libro VII.
- ↑ Benedetta De Rosa, Il Castello angioino aragonese di Calvi Risorta: un piccolo Maschio Angioino casertano, su caserta.italiani.it. URL consultato il 6 marzo 2026.
- ↑ Lapidario Mommsen – L'antica Cales e la stele calena, su museocampanocapua.it. URL consultato il 6 marzo 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- AA. VV., Il Cammino dei Teatri, Città Metropolitana di Napoli, 2017, pp. 33-38.
- Concetta Bonacci, Cales. Un'area archeologica da riscoprire, Roma, Vertigo, 2013, ISBN 978-88-6206-206-0.
- Rita Compatangelo, L'ager calenus. Saggio di ricognizione topografica, Napoli, Arte tipografica, 1985.
- Luigi Pedroni, Elementi per lo studio storico-archeologico dell'antica città di Cales, Napoli, Liguori, 1984.
- Werner Johannowsky, Relazione preliminare sugli scavi di Cales, in Bollettino d'arte, vol. XLVI, n. 3, Roma, 1961, pp. 258-268.
- Salvatore Aurigemma, Ara marmorea di Cales, in Bollettino d'arte, vol. V, n. 7, Roma, 1926, pp. 324-332.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Cales CIR Campania – Sito ufficiale, su cir.campania.beniculturali.it (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2016).
- Cales – Circuito Informativo Regionale della Campania per i Beni Culturali e Paesaggistici, su cir.campania.beniculturali.it. URL consultato il 25 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2015).
- Cales, su cales.it.
- Cales, la città, su morino.it.
- Antica Cales, su xoomer.alice.it.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 315169980 · BAV 497/23543 |
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