Valentino (stilista)

Valentino Ludovico Clemente Garavani, noto semplicemente come Valentino (Voghera, 11 maggio 1932 – Roma, 19 gennaio 2026[1]), è stato uno stilista italiano, creatore dell'omonimo marchio.
Attivo a partire dagli anni cinquanta, è stato uno dei principali protagonisti dell'alta moda italiana del Novecento.[2] La sua attività ha contribuito in modo rilevante all'affermazione internazionale della moda italiana nel secondo dopoguerra.[3] Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo contributo al mondo della moda.[4]
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Secondogenito di Mauro Garavani e Teresa de Biaggi, dopo la sorella maggiore Wanda (1925-1997), fin da giovane manifestò interesse per la moda e lo stilismo, frequentando una scuola di figurino a Milano e studiando francese alla Berlitz School of Languages. Trascorse un lungo periodo a Parigi, dove studiò stilismo presso l'École de la chambre syndicale de la couture parisienne.[3]
Carriera
[modifica | modifica wikitesto]Anni 1950: i primi riconoscimenti, formazione a Parigi e primi atelier a Roma
[modifica | modifica wikitesto]Valentino ottenne un primo riconoscimento vincendo un concorso internazionale di moda promosso dall'International Wool Secretariat, finalizzato alla valorizzazione della lana e al sostegno di giovani stilisti. Ciò gli consentì di avviare la propria attività professionale, entrando a lavorare presso gli atelier dei couturiers Balenciaga,[5] Jean Dessès e Guy Laroche. Laroche, all'epoca illustratore presso l'atelier di Dessès, decise di fondare la propria maison e Garavani gli si unì nel 1957, lavorando con lui per circa due anni.[3] In quel periodo subì fortemente l'influenza dell'alta moda d'Oltralpe e rimase affascinato dall'eleganza e dallo stile di vita raffinato delle donne di Parigi, elementi che contribuirono in modo decisivo alla formazione della sua estetica e della sua idea di lusso.[6]
Tornato in Italia, si stabilì a Roma, dove completò la propria formazione lavorando come allievo presso l’atelier di Emilio Schuberth; successivamente collaborò con Vincenzo Ferdinandi, uno dei principali esponenti dell’alta moda italiana del periodo. Dopo queste esperienze, nel 1959 aprì un proprio atelier nella capitale in via dei Condotti con l’aiuto economico del padre e di altri finanziatori, dando avvio alla sua attività indipendente.[7]
Anni 1960: gli esordi internazionali e il consolidamento della maison
[modifica | modifica wikitesto]Nei primi anni di attività la maison affrontò difficoltà economiche legate agli alti costi operativi e a un approccio concentrato su un lusso estremo.[8] Nonostante l’impegno nella moda, per Garavani la vita a Roma da giovane era anche fatta di divertimento e svago. «A quel tempo volevo solo divertirmi, guidare una macchina sportiva, prendere il sole in spiaggia, indossare pantaloni di pelle e ballare», ricordava lo stilista. Fu durante una di queste serate mondane che conobbe Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura, destinato a diventare non solo il suo compagno di vita, ma anche il partner fondamentale nella sua carriera. Giammetti decise di dedicarsi alla gestione commerciale e finanziaria dell'azienda, permettendo a Garavani di concentrarsi esclusivamente sull'aspetto creativo. Fu lui a spingere lo stilista a presentare le proprie collezioni a Firenze, un mercato strategico, e da lì la maison decollò grazie all’interesse dei buyer dei grandi magazzini statunitensi Bloomingdale’s, Saks, Macy’s e Neiman Marcus. Questa combinazione di visione artistica e gestione pragmatica salvò la maison dalla crisi finanziaria iniziale e gettò le basi per il successo internazionale del marchio.[6][9][10]
Nel 1961 Valentino vide per la prima volta una sua creazione apparire sul grande schermo: si trattava di un abito da cocktail nero, realizzato su misura nel suo atelier di via dei Condotti a Roma, indossato dall’attrice Monica Vitti nel film La notte (1961) di Michelangelo Antonioni.[11] L’abito – un modello midi in tessuto leggero con "volant" asimmetrici e spalline sottili – fu concepito per dialogare visivamente con l’estetica del bianco e nero e con la figura del personaggio interpretato da Vitti, incarnando una femminilità intensa e malinconica.[12] Questa apparizione è considerata la prima volta in cui un capo firmato Valentino venne indossato in un film, segnando l’inizio di un lungo rapporto tra la maison e il cinema, che avrebbe visto successivamente molte altre collaborazioni con star internazionali e presenze nei costumi di scena e sui red carpet.[11]
Nel 1962 presentò la sua prima collezione haute couture alla Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, ottenendo una forte accoglienza da parte del pubblico e della critica, con l'attenzione dei media internazionali, tra cui la rivista Vogue. Questo evento segnò il debutto internazionale della sua casa di moda e contribuì alla rapida affermazione del suo nome nel panorama dell’alta moda.[13]
Nel 1967 ricevette il prestigioso Neiman Marcus Award per la sua celebre "collezione senza colore", in cui si discostava dalle tendenze dell'epoca caratterizzate da palette ricche e decadenti, privilegiando invece tonalità beige, bianche e avorio. Fu proprio questa collezione a segnare il debutto della celebre "V", destinata a diventare il suo marchio distintivo. Nello stesso anno, firmò l'abito che Jacqueline Bouvier, vedova del presidente americano Kennedy ucciso a Dallas, indossò per il suo matrimonio con l'armatore greco Aristotle Onassis, un evento che catturò l'attenzione del mondo intero. Da quel momento, Jackie O – come sarebbe diventata famosa – rimase non solo una cliente affezionata, ma anche un’amica personale dello stilista, consolidando un legame destinato a durare nel tempo.[13]
La transizione dal nome completo "Valentino Garavani" a solo "Valentino" come etichetta riconosciuta a livello mondiale non è legata a un singolo anno, ma è il risultato di una progressiva crescita di fama internazionale che si compì soprattutto tra la metà e la fine di questo decennio, consolidandosi poi in quello successivo come uso comune nella moda e nella stampa internazionale.
In questo periodo presentò la prima collezione Valentino Uomo.[senza fonte]
Anni 1970: espansione e collaborazioni
[modifica | modifica wikitesto]Negli anni settanta Valentino era già una firma consolidata della haute couture internazionale, grazie all'espansione della sua maison fondata a Roma nel 1960 con Giammetti. In questo decennio, la casa di moda iniziò a consolidare la propria influenza internazionale, introducendo linee prêt-à-porter e ampliando mercati con boutique in città chiave come Londra, Parigi, New York e Tokyo.[14] Non si limitò alla sola haute couture: lanciò e sviluppò linee ready-to-wear per raggiungere un pubblico più ampio, pur mantenendo gli standard sartoriali di lusso, con sfilate di collezioni invernali e primaverili che mostravano silhouette più accessibili ma sempre sofisticate.[15]
In questi anni sviluppò anche un’immagine legata al jet set internazionale e alla cultura dell’epoca: celebrità, personalità della moda e figure del jet set frequentavano le sue presentazioni e capi. Il rapporto con la stampa della moda dell’epoca contribuì ad affermare lo stilista anche come rappresentante di un’estetica raffinata che combinava tradizione e modernità.[16]
Tra il 1971 e il 1975, fu responsabile della progettazione delle uniformi per le assistenti di volo della compagnia aerea Trans World Airlines (TWA): le divise create vennero apprezzate anche per la praticità, essendo adatte al lavaggio in lavatrice e all’asciugatura a goccia, facilitando così la cura quotidiana dei capi da parte del personale di bordo.[17]
A partire dal 1974 la maison iniziò a collaborare con aziende come Mendes per produrre ready-to-wear più ampio, ampliando così l'offerta oltre la sola haute couture. Questo portò a un linguaggio estetico più riconoscibile: silhouette più strutturate, spalle delineate e un estetismo Valentino definito, che equilibra eleganza classica e modernità. In pratica era anche un marchio strutturato con collezioni complete e presenza stagionale di prêt-à-porter, haute couture e accessori.[18]
La maison Valentino estese la propria attività anche al settore delle fragranze: il primo profumo omonimo fu lanciato nel 1978, dando avvio a una lunga serie di eau de parfum e eau de toilette create nel corso dei decenni successivi.[19]
Anni 1980 e 1990
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Negli anni ottanta la maison di Valentino consolidò ulteriormente la propria posizione nel panorama internazionale del lusso, riuscendo a coniugare il prestigio della haute couture con una presenza significativa nel prêt-à-porter globale. Questo decennio fu caratterizzato da uno sviluppo commerciale su scala mondiale e da un dialogo costante con le principali testate di moda, mentre lo stilista mantenne la sua estetica di eleganza classica in un contesto stilistico dominato da silhouette più audaci e dalla crescente importanza del mercato ready-to-wear. Presentò le sue collezioni prêt-à-porter primavera/estate 1980 a Parigi, un segnale dell’intenzione della maison di rafforzare la propria presenza nel segmento commerciale del lusso internazionale. Queste collezioni combinavano un linguaggio sartoriale raffinato con dettagli femminili distintivi, confermando la capacità dello stilista di mantenere una visione coerente tra haute couture e prêt-à-porter.[20]
Parallelamente alle collezioni ready-to-wear, la maison rafforzò la sua rete di boutique e l’offerta di prodotti: Valentino era presente con boutique nelle capitali della moda come Parigi, New York e Tokyo, dove la clientela internazionale poteva accedere alle linee di abbigliamento firmato. Questa espansione commerciale fu accompagnata da iniziative di licensing e diffusione del marchio attraverso profumi e accessori, strategie che resero Valentino uno dei maggiori esportatori italiani di moda nella prima metà degli anni ottanta.[21]
Sul fronte dell'haute couture, mantenne una presenza regolare nelle capitali della moda, presentando collezioni che privilegiavano la qualità sartoriale e un'estetica raffinata. La couture degli anni ottanta si ispirava spesso a forme classiche, impiegando tessuti pregiati, dettagli ricamati e tagli che enfatizzavano la femminilità, pur confrontandosi con la forte influenza di silhouette strutturate e spalle ampie che caratterizzavano il decennio.[22]
Le riviste di moda internazionali, come Vogue, seguirono con attenzione la produzione di Valentino in questo periodo. Nel 1985 l’autrice Joan Juliet Buck descrisse il couturier come un maestro nel creare look che “attraggono, seducono e affascinano”, sottolineando la coerenza estetica e la riconoscibilità delle sue collezioni, presenti in diverse categorie merceologiche dai prêt-à-porter all’abbigliamento serale. Sebbene lo stile di Valentino fosse spesso percepito come al di fuori delle tendenze più radicali dell’epoca — dominate da forme estreme e volumi accentuati — la critica lo riconobbe come un punto di riferimento per un lusso senza tempo, capace di mantenere la propria identità pur dialogando con l’evoluzione del sistema moda globale.[18]
In questo periodo Valentino avviò anche una collaborazione industriale con la Italiana Manifatture dei fratelli Castelletti, con sede a San Benedetto del Tronto, affidando all'azienda marchigiana la produzione e la distribuzione internazionale di alcune linee commerciali del marchio. In particolare, la società curò lo sviluppo di collezioni come Valentino Jeans, Oliver, Valentino Junior e 18:18, contribuendo all’ingresso del nome Valentino nel segmento del denim e dell’abbigliamento casual.[23]
Nel 1985 fu insignito della decorazione di Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, nel 1986 ricevette il titolo di Cavaliere di Gran Croce, mentre nel 1996 gli fu conferito il riconoscimento di Cavaliere del Lavoro per i meriti nella moda e nell'industria italiana.[24]
Culturalmente, gli anni novanta furono anche caratterizzati da un dialogo con l'universo delle celebrità e delle modelle internazionali, che vedeva Valentino e le sue creazioni presenti sui red carpet e nelle copertine delle riviste di moda, rafforzando la reputazione del brand come protagonista del lusso italiano nel mondo.[25] Nel 1991, nel programma televisivo di Canale 5 Sorrisi 40 anni vissuti insieme, organizzato per celebrare i 40 anni di TV Sorrisi e Canzoni e diviso in vari argomenti, tra cui la moda raccontata da Ombretta Colli, Valentino presenta per la prima volta al pubblico italiano la top model Claudia Schiffer.[26]
Nel 1998 Valentino e il suo socio cedettero la maison alla casa tedesca Holding di Partecipazioni Industriali (HdP) per 211 milioni di sterline, segnando il primo passaggio di proprietà della casa di moda dopo quasi quarant’anni di controllo diretto dei fondatori. Dal quel momento la società registrò una serie di perdite, nonostante le speranze iniziali di rilancio e di posizionamento competitivo nei confronti dei grandi marchi internazionali, come Gucci e Prada.[27]
Anni 2000
[modifica | modifica wikitesto]Nel 2002 il gruppo tessile e della moda italiano Marzotto acquisì la maison Valentino per 146 milioni di sterline, con l’obiettivo di riportarla alla redditività. Marzotto dichiarò che l’acquisizione non avrebbe avuto effetti negativi sulla redditività complessiva del gruppo, poiché le perdite accumulate durante il periodo di ristrutturazione sarebbero state compensate dai proventi derivanti dalla cessione di attività non strategiche. Nel 2001 la maison registrò una perdita netta di 17 milioni di sterline, a fronte dei 16 milioni dell’anno precedente.[27]
Nel luglio 2006 gli viene conferita la Legion d'onore, la più alta onorificenza della Repubblica francese. Valentino segue anche le tematiche sociali: insieme a Giancarlo Giammetti da vita nel 1990 all'Associazione L.I.F.E, che si propone di combattere l'AIDS mediante campagne di informazione, supporto ai parenti degli ammalati e incentivazione della ricerca.

A luglio 2007 ha celebrato a Roma il 45º anniversario della casa di moda presso il tempio di Venere, nel Foro Romano, con uno spettacolo progettato da Valerio Festi e scenografie di Dante Ferretti.[28] Poche settimane dopo, il 4 settembre 2007 ufficializza l'addio alla moda, lasciando il ruolo di direttore artistico ad Alessandra Facchinetti.[29][30] Cinque mesi dopo, Matteo Marzotto lascia la presidenza. Dopo solo una stagione la Facchinetti è licenziata dall'azienda. Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, che per dieci anni hanno disegnato gli accessori per Valentino, sono nominati direttori creativi. Il 20 novembre è stato distribuito nei cinema italiani il film-documentario Valentino: The Last Emperor, diretto dal regista Matt Tyrnauer, pellicola che segue gli ultimi due anni di attività dello stilista.[31] Il logo con l'inconfondibile V maiuscola, diventato iconico non solo nella moda e riconosciuto come simbolo di fascino ed eleganza, è stato raccontato nel libro Valentino Garavani VLogo Signature Uncensored Project, a cura di Pierpaolo Piccioli. Nel volume il logo viene analizzato e reinterpretato grazie al contributo di sedici tra i più famosi magazine di moda.[32] Il brand Valentino dopo la vendita da parte del suo fondatore è stato oggetto di un'estesa opera di rebranding e di una nuova corsa verso la modernità, pur senza mai scostarsi dalla figura di Valentino Garavani. Anzi, allo stilista sono stati dedicati eventi e mostre, come la mostra multisensoriale svoltasi a Shanghai.[33] Nel 2010 Garavani viene indagato dalla Procura della Repubblica di Roma per reati fiscali.[34]
Nel gennaio 2008 si tenne la sua ultima sfilata, a Parigi, città che considerava la sua seconda casa e il fondamento del suo amore per la moda.[35]
Il 7 settembre 2011 Valentino è stato onorato presso il Fashion Institute of Technology di New York con il premio Couture Council Award 2011, durante il pranzo di beneficenza al David H. Koch Theater al Lincoln Center.[36]
Valentino è morto il 19 gennaio 2026, nella sua residenza romana, in via Erode Attico,[37] all'età di 93 anni.[38][39] La camera ardente viene allestita presso PM23 in piazza Mignanelli a Roma; il funerale si svolge il 23 gennaio nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica a Roma; il feretro ha lasciato la basilica accompagnato dalle note de Il nostro concerto di Umberto Bindi e da quelle di O mio babbino caro di Giacomo Puccini. È sepolto nella cappella di famiglia al cimitero Flaminio.[40][41]
Cultura, arte e immagine pubblica
[modifica | modifica wikitesto]Negli anni settanta il pittore Andy Warhol manifestò il desiderio di ritrarre Valentino. Lo stilista e il suo socio Giammetti accettarono, interpretando l’iniziativa come un omaggio alla Maison. Completati quattro quadri, tuttavia, fu richiesto un compenso ben oltre le possibilità della giovane azienda, suscitando la sorpresa degli americani: «E allora perché li avete ordinati?!», ricordò Giammetti. Uno dei ritratti realizzati da Warhol risale al 1974, a testimonianza del crescente prestigio internazionale di Valentino in quegli anni.[42]
Attività filantropiche e sostegno pubblico
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso della sua vita Valentino Garavani ha sostenuto diverse iniziative di carattere filantropico, spesso mantenute lontane dall’attenzione mediatica.
Nel 2026 alcuni organi di stampa italiani hanno riportato il racconto di Sarah Silvestri, secondo la quale lo stilista le avrebbe fornito per anni un sostegno economico e personale dopo la morte del padre, avvenuta nei primi anni Novanta, contribuendo al suo percorso educativo e di crescita. La vicenda sarebbe rimasta riservata per oltre trent’anni e resa pubblica solo dopo la morte di Valentino.[43][44]
Vita privata
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Dichiaratamente omosessuale, Valentino è stato sentimentalmente legato per 12 anni al socio in affari Giancarlo Giammetti. I due hanno vissuto insieme alle loro madri fino alla loro scomparsa, Teresa Garavani nel 1977 e Lina Giammetti nel 1996. Anche dopo la fine della relazione, i due hanno continuato a frequentarsi e lavorare insieme. Valentino si è successivamente legato all'ex modello statunitense Bruce Hoeksema. Cattolico devoto, Valentino ha dichiarato di essere molto credente: si recava sovente in chiesa e pregava quotidianamente.[45]
Valentino viveva tra il castello di Wideville, a Davron, Crespières, nei pressi di Parigi, acquistato nel 1995, residenza cinquecentesca con un parco annesso di oltre 120 ettari, la villa a Roma sulla via Erode Attico, il palazzo ottocentesco a Holland Park di Londra, nel cui salone si trovano i cinque quadri di Pablo Picasso che fanno parte della collezione dello stilista, l'attico newyorkese a Park Avenue e lo chalet Gifferhorn, dimora invernale dello stilista a Gstaad in Svizzera. Una villa in Toscana di 74 vani. A Roma si trova anche palazzo Mignanelli, in piazza Mignanelli, sede dell'omonima casa di moda, dell'Accademia Valentino e della "Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti".
Lo stile di vita di Valentino e Giammetti è sempre stato caratterizzato da un'estrema opulenza. John Fairchild, storico ex direttore della rivista di moda Women's Wear Daily e W, ha dichiarato in un'intervista a Vanity Fair (agosto 2004):
Nel 2007, in un'intervista a La Repubblica, Valentino ha rivelato di aver amato l'attrice Marilù Tolo e di averle chiesto la mano, ricevendo però un rifiuto; i due sono comunque rimasti amici.[46]
Valentino nel tempo si è circondato di alcuni stretti amici, coi quali appariva sovente in pubblico. Il gruppo comprendeva, oltre a Giammetti e Hoeksema, i fratelli brasiliani Sean e Anthony de Souza e i loro genitori Carlos Souza e la socialite brasiliana Charlene Shorto de Ganay, ex moglie di Souza, entrambi PR di Valentino. Valentino incontrò l'allora diciottenne Carlos nel 1973 durante il carnevale di Rio de Janeiro quando, secondo le cronache, era il più bel ragazzo del Brasile. Carlos accettò di seguire Valentino e Giammetti a New York e ha lavorato come PR per la maison Valentino per più di trent'anni fino al dicembre 2007. Valentino e Giammetti sono stati padrini di battesimo di Anthony e Sean.
Giammetti ha confidato al mensile Vanity Fair:
Valentino, insieme a Giancarlo e Carlos, ha fatto una breve apparizione nel film Il diavolo veste Prada (2006) di David Frankel, interpretando se stesso.[47]
Valentino ha avuto anche numerose amiche e muse tra le più belle donne del jet set mondiale; alcune di loro sono diventate membri della sua famiglia estesa. Rientrano in questo gruppo la brasiliana d'origine britannica Charlene Shorto De Ganay, detta Chachà e la spagnole Nati Abascal, duchessa di Feria e la principessa franco-brasiliana Georgina Brandolini, nuora di Cristiana Agnelli, che lavorò per Valentino per 18 anni prima di lasciarlo per Balmain. Charlene, già cognata[48] del barone Hans Heinrich Thyssen Bornemisza de Kaszon, è l'ex moglie del PR storico di Valentino Carlos de Souza, dei cui figli, Sean e Anthony, Valentino e Giammetti sono i padrini. Valentino incontrò invece l'andalusa Nati Abascal, allora diciannovenne, nel 1968 ad una festa e la invitò a Capri. Altre muse storiche di Valentino sono state Rosario Nadal di Bulgaria, che incontrò Valentino a Maiorca negli anni novanta ad una festa del jet set spagnolo, divenendo poi per un po' di tempo la sua donna immagine. Altri amici molto importanti sono stati la modella brasiliana Dalma Callado, e le PR Daniela Giardina, Olivia Berghauer e Noona Smith Petersen.
Il rosso Valentino e l'estetica del marchio
[modifica | modifica wikitesto]| Rosso Valentino | |
|---|---|
| Coordinate del colore | |
| HEX | #ED463E |
| sRGB1 (r; g; b) | (237; 70; 62) |
| CMYK2 (c; m; y; k) | (0; 82; 67; 0) |
| HSV (h; s; v) | (3°; 74%; 93%) |
| 1: normalizzato a [0-255] (byte) 2: normalizzato a [0-100] (%) | |
Il colore rosso Valentino è una particolare sfumatura di rosso creata da Valentino e usata di massima solo per alcuni dei suoi abiti. Si tratta di una tonalità di rosso molto acceso che si colloca tra il carminio, il porpora e il rosso di cadmio, tendente all'arancione ma senza mai diventare davvero arancione. Valentino ha avuto l'ispirazione per questo colore dai vivaci toni cromatici visti durante una vacanza in Spagna.[49] Lo stile delle collezioni Valentino è sempre stato classico ed elegante, emblema di una raffinatezza quasi mai semplice ma che si adatta al corpo che la indossa valorizzandolo e senza mai rubarne l'attenzione. Non mancano i tocchi di stravaganza, abilmente inseriti negli abiti di alta classe, che donano un fascino senza tempo al brand italiano. I capi Valentino sono emblema di lusso e delicatezza.[50]
Personalità che hanno indossato abiti di Valentino
[modifica | modifica wikitesto]| Anno | Personalità | Occasione |
|---|---|---|
| 1961 | Monica Vitti | Abito da cocktail nero indossato nel film La notte (1961) di Michelangelo Antonioni[11] |
| 1964 | Jacqueline Bouvier | Realizzazione dell’intero guardaroba privato dopo l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy[51] |
| 1967 | Jacqueline Bouvier | Matrimonio con Aristotele Onassis (abito Valentino bianco)[52] |
| 1971 | Audrey Hepburn | Le Bal Proust, Château de Ferrières[53] |
| 1974 | Elizabeth Taylor | Eventi mondani e première internazionali negli anni settanta[54] |
| 1981 | Sophia Loren | Cerimonie ufficiali e apparizioni internazionali[55] |
| 1992 | Diana Spencer | Concerto di gala di Paul McCartney al Théâtre du Châtelet, Parigi[56] |
| 1995 | Sharon Stone | Festival di Cannes[57] |
| 2001 | Julia Roberts | Oscar alla miglior attrice[58] |
| 2001 | Halle Berry | Emmy Awards[59] |
| 2001 | Jennifer Lopez | Golden Globe [59] |
| 2003 | Jennifer Lopez | Premio Oscar[59] |
| 2003 | Jennifer Aniston | Golden Globe[59] |
| 2005 | Cate Blanchett | Academy Awards[60] |
| 2011 | Anne Hathaway | Academy Awards[61] |
| 2022 | Zendaya | Emmy Awards[62] |
| 2023 | Florence Pugh | Met Gala[63] |
Filmografia
[modifica | modifica wikitesto]- French Cancan, regia di Jean Renoir – non accreditato (1955)
- Il diavolo veste Prada (The Devil Wears Prada), regia di David Frankel – cameo non accreditato (2006)
- Valentino: The Last Emperor (Valentino: L'ultimo imperatore), regia di Matt Tyrnauer – documentario (2008)
- Zoolander 2, regia di Ben Stiller – cameo (2016)
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]— Roma, 1º giugno 1996[64]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Valentino Garavani morto, aveva 93 anni: addio all'imperatore della moda, su Il Messaggero, 19 gennaio 2026. URL consultato il 19 gennaio 2026.
- ↑ Valentino Garavani, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 19 gennaio 2026.
- 1 2 3 (EN) Valentino, su britannica.com, Encyclopædia Britannica. URL consultato il 19 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Italian fashion designer Valentino dies, su reuters.com, Reuters, 19 gennaio 2026. URL consultato il 19 gennaio 2026.
- ↑ Guia Rossi, L'impero di Valentino, storia del creatore di un'eleganza e una moda senza tempo, su L’OFFICIEL Italia, 25 luglio 2022. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- 1 2 (EN) Scarlett Kilcooley-O'Halloran, Valentino Reveals His Eternal Ambitions, su British Vogue, 3 gennaio 2013. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ Copia archiviata (JPG), su storage.googleapis.com. URL consultato il 24 luglio 2019 (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2019).
- ↑ (EN) Farewell Valentino, the 'Last Emperor of Fashion', su ANSA.it, 19 gennaio 2026. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ (EN) James Reginato, An Insider’s Peek at Valentino Legend Giancarlo Giammetti’s Sprawling Roman Palazzo, su Vanity Fair, 1º luglio 2025. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ Roberta Mercuri, Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti: una vita insieme, tra amore, lavoro e silenzi scelti, su Vanity Fair Italia, 19 gennaio 2026. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- 1 2 3 Eleonora Giordani, Questo è il primo abito firmato Valentino visto al cinema, indossato da Monica Vitti ne La Notte di Antonioni, su Vogue Italia, 26 gennaio 2026. URL consultato il 28 gennaio 2026.
- ↑ Elisa Pervinca Bellini, Valentino Garavani: 4 curiosità da sapere sulla sua arte e la sua vita (di cui una che di sicuro non conoscete ancora), su Vogue Italia, 24 novembre 2021. URL consultato il 28 gennaio 2026.
- 1 2 (EN) Scarlett Kilcooley-O'Halloran, Valentino, su British Vogue, 6 luglio 2012. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ Selene Oliva, La storia di Valentino Garavani, l'Imperatore della moda che ha conquistato Parigi con i suoi abiti eleganti, su Vogue Italia, 30 dicembre 2022. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Runway Archive: Valentino, Ready-to-Wear Winter 1979-1980 | European Fashion Heritage Association, su European Fashion Heritage Association, 4 febbraio 2022. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Laird Borrelli-Persson, The Valentino-isms in Alessandro Michele’s Previous Work Were Hiding in Plain Sight, su Vogue, 28 marzo 2024. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Brian Cohen, Retro Flight Apparel at TWA Hotel, su The Gate, 11 febbraio 2023. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- 1 2 (EN) Joan Juliet Buck, An Affair Called Valentino, su Vogue, 29 settembre 2024. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ Serena D'Angelo, Profumi Valentino: storia, fragranze iconiche e novità della Maison, su Grazia, 21 gennaio 2026. URL consultato il 21 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Tonya Blazio-Licorish,Eryn Norton, Valentino Garavani (1932 – 2026): A Look Back at the Legendary Designer and his Impact Through the Years, su WWD, 27 settembre 2024. URL consultato il 21 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Théodora Aspart, Valentino Garavani, fashion designer who founded Valentino, dies at 93, in Le Monde, 19 gennaio 2026. URL consultato il 21 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Condé Nast, Valentino News, Collections, Fashion Shows, Fashion Week Reviews, and More, su Vogue. URL consultato il 21 gennaio 2026.
- ↑ Emidio Lattanzi, Valentino Jeans, l’intuizione nata in riviera, su Il Resto del Carlino, 21 gennaio 2026. URL consultato il 21 gennaio 2026.
- ↑ Sky TG24, Addio a Valentino, la storia dell'ultimo imperatore della moda. FOTO, su tg24.sky.it, 19 gennaio 2026. URL consultato il 21 gennaio 2026.
- ↑ Selene Oliva, Celebriamo Valentino Garavani con gli scatti dell'archivio di Vogue Italia, su Vogue Italia, 11 maggio 2022. URL consultato il 21 gennaio 2026.
- ↑
Valentino presenta Claudia Schiffer, la donna degli anni '90. URL consultato il 4 febbraio 2022. - 1 2 (EN) Vogue, MARZOTTO BUYS VALENTINO, su British Vogue, 28 marzo 2002. URL consultato il 21 gennaio 2026.
- ↑ "Roma si tinge di rosso Valentino" - "Repubblica", 06/07/2007, su roma.repubblica.it. URL consultato il 4 febbraio 2010 (archiviato dall'url originale il 16 luglio 2011).
- ↑ L'addio di Valentino: lascia dopo 45 anni di carriera Adnkronos
- ↑ Valentino lascia la Valentino Dopo 45 anni il couturier dice addio alla moda[collegamento interrotto], in MFfashion. URL consultato il 30 marzo 2021.
- ↑ Cinema: arriva in Italia Valentino l'ultimo imperatore., su newnotizie.it. URL consultato il 19 novembre 2009 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2023).
- ↑ Arianna Preciballe, Valentino: la storia del logo, in Solodonna. URL consultato il 30 marzo 2021.
- ↑ Vito Girelli, Valentino presenta la mostra multisensoriale a Shanghai, in Solodonna. URL consultato il 30 marzo 2021.
- ↑ Da Valentino alla Gregoraci ecco i vip della "lista Falciani", su repubblica.it.
- ↑ (EN) Annabel Bowles, Known now for his signature red, it was an ivory wedding dress that brought Valentino fame, in ABC News, 20 gennaio 2026. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ Valentino riceve il premio Couture Council Award 2011, su howcool.it, How Cool!. URL consultato il 9 dicembre 2011.
- ↑ Valentino, la villa da sogno nel cuore dell'Appia Antica a Roma: le opere d'arte e il tentativo di furto, su www.leggo.it, 19 gennaio 2026. URL consultato il 21 gennaio 2026.
- ↑ È morto lo stilista Valentino Garavani, l'ultimo imperatore della moda, su ansa.it, 19 gennaio 2026.
- ↑ Anna Lupini, Sarà sepolto al Cimitero Flaminio. La tomba di Valentino pronta da tempo, su d la Repubblica, 19 gennaio 2026. URL consultato il 19 gennaio 2026.
- ↑ Valentino Garavani: dove e quando l’ultimo saluto, su ELLE, 20 gennaio 2026. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ Funerali di Valentino Garavani: il commovente abbraccio tra Anne Hathaway e i familiari, su Il Fatto Quotidiano, 23 gennaio 2026. URL consultato il 24 gennaio 2026.
- ↑ Erika Sità, Al via a Roma la mostra 'Orizzonti/Rosso' di Fondazione Valentino, su Fortune Italia, 22 maggio 2025. URL consultato il 20 gennaio 2026.
- ↑ Ilaria Del Prete, «Valentino mi ha salvata quando ero una bimba: papà doveva lavorare per lui, ma è morto la sera che l'ha conosciuto. Ho tenuto il segreto per trent'anni», su Il Messaggero, 24 gennaio 2026. URL consultato il 24 gennaio 2026.
- ↑ Emanuele Corbo, "Valentino mi ha pagato scuola e libri": Sarah Silvestri rivela la storia segreta, su Il Fatto Quotidiano, 24 gennaio 2026. URL consultato il 24 gennaio 2026.
- ↑ La “nuova” vita dello stilista Valentino. «Vado in chiesa e prego tutti i giorni», su Aleteia.org - Italiano. URL consultato il 25 luglio 2025.
- ↑ Intervista a Repubblica del 29.07.2010, su repubblica.it.
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- ↑ (EN) Audrey Hepburn and Valentino: A Timeless Friendship, in Vanity Fair, 3 maggio 2017.
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- ↑ (EN) Red Carpet Reinvention: Sharon Stone in Valentino, in Vanity Fair, 15 maggio 2015.
- ↑ (EN) How Valentino Made Oscar History, in Vogue, 26 marzo 2021.
- 1 2 3 4 (EN) Vanity Fair, Remembering Valentino Garavani's Best Red Carpet Dresses, in Vanity Fair, 19 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Cate Blanchett and the Power of Valentino Couture, in Women’s Wear Daily, 9 febbraio 2020.
- ↑ (EN) Valentino Red on the Oscar Stage, in Vogue, 28 febbraio 2011.
- ↑ (EN) Zendaya Redefines Couture in Valentino, in Vogue, 13 settembre 2022.
- ↑ (EN) Florence Pugh in Valentino at the Met Gala, in The Business of Fashion, 2 maggio 2023.
- ↑ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato., su quirinale.it.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Valentino Garavani e André Leon Talley, Valentino at the emperor's table, Assouline, 2014, ISBN 978-1-61428-293-8.
- Tony Corcia, Valentino: ritratto a più voci dell'ultimo imperatore della moda, Torino, Lindau, 2013, ISBN 9788867081547.
- Armando Chitolina, Suzy Menkes e Matt Tyrnauer, Valentino. Una grande storia italiana, Taschen, 2009, ISBN 9783836501606.
- Pamela Golbin (a cura di), Valentino: Temi e variazioni, Rizzoli, 2008, ISBN 9788817025287.
- Marie Paule Pelle, Valentino: Trent'anni di magia, Leonardo Editore, 1990.
- Pia Soli (a cura di), Il genio antipatico: creatività e tecnologia della moda italiana 1951-1983, Milano, A. Mondadori, 1984, SBN LIG0096161. Catalogo della mostra tenuta a Genova, Palazzo Rosso e Palazzo Bianco, dall'11 dicembre 1984 al 12 gennaio 1985.
- André Leon Talley, Valentino, edizioni Franco Maria Ricci, 1982.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sito ufficiale, su valentino.com.
- Valentino, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- Valentìno (stilìsta), su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Valentino, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Valentino (Valentino Garavani), su Cinematografo, Fondazione Ente dello Spettacolo.
- Valentino, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- Valentino Garavani, su FilmTv.it, Tiche Italia s.r.l..
- Valentino, su Comingsoon.it, Anicaflash.
- (EN) Valentino, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Valentino, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- Valentino R.E.D., su stylebop.com. URL consultato il 13 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il 22 marzo 2013).
- Scheda su Valentino di Logos, su logos.info.
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