San Vittorino (L'Aquila)
| San Vittorino frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Amministrazione | |
| Data di istituzione | 1927 |
| Territorio | |
| Coordinate | 42°23′50″N 13°18′50″E |
| Altitudine | 690 m s.l.m. |
| Abitanti | 315 (31-12-2009) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 67100 |
| Prefisso | 0862 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Nome abitanti | sanvittorinesi |
| Patrono | san Michele Arcangelo |
| Cartografia | |
San Vittorino è una frazione dell'Aquila, situata sull'omonimo colle, a circa 8 km di distanza dal centro storico del capoluogo.
Di origine antichissima – legata alle vicende della città sabina di Amiterno, storica capitale dell'alto Aterno, conosciuta nell'alto Medioevo con il nome di Amiterno – , si sviluppò nel XII secolo intorno alla chiesa di San Michele Arcangelo, che custodisce il corpo di Vittorino di Amiterno[1]. Nel XIII secolo fu uno dei castelli che parteciparono alla fondazione dell'Aquila. Il suo territorio è noto per la presenza di un importante sito archeologico, comprendente l'anfiteatro, le catacombe di San Vittorino e il teatro romano.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territorio
[modifica | modifica wikitesto]San Vittorino è situato all'estremità nord-occidentale della conca aquilana, nella valle dell'Aterno, in corrispondenza dell'ingresso nell'alto Aterno e al confine con il territorio di Pizzoli. L'abitato si sviluppa sull'omonimo colle, a circa 713 m s.l.m. in posizione dominante sulla piana sottostante, solcata dal corso del fiume Aterno e sua volta stretta tra i prodromi del Gran Sasso e del gruppo montuoso di Monte Calvo[1]. Situato in posizione baricentrica tra le frazioni aquilane di Arischia, Cansatessa e Preturo, dista circa 8 km di distanza dal capoluogo comunale.
Storia
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Le origini di San Vittorino sono connesse a quelle della città sabina di Amiternum, il cui nucleo originario sorse intorno al X secolo a.C. proprio sul colle di San Vittorino, in corrispondenza del centro abitato contemporaneo[2]. Lo stesso nome della città indica la posizione nei pressi (amnis) dell'Aterno (Aternum)[3]. Nei secoli successivi, la città divenne un importante centro di scambi commerciali tra il Tirreno e l'Adriatico, giovando della posizione strategica sulla via Cecilia[4]. Conquistata dai romani nel 293 a.C., la città consolidò il suo indiscusso primato nell'alto Aterno divenendo prefettura e, in seguito, municipium[5]. In età imperiale si sviluppò più a valle, dove si conservano importanti testimonianze archeologiche, come l'anfiteatro e il teatro romano[2].
Nell'alto Medioevo la città, che in epoca romana era stata la patria dell'illustre storico Gaio Sallustio Crispo, divenne sede vescovile, la più antica d'Abruzzo, ma cominciò progressivamente la sua decadenza: in questo periodo, la popolazione tornò a trasferirsi sulle colline circostanti, su una delle quali si sviluppò l'abitato di San Vittorino che prese il nome dall'omonimo santo, nativo del posto, martire sotto Nerva, sepolto nella chiesa di San Michele Arcangelo nel V secolo[6]. La ripresa sociale ed economica dell'area avvenne in età normanna. Nel 1157 San Vittorino risultava feudo di Gentile Vetoli, possessore anche dei vicini castelli di Arischia, Poggio Santa Maria e Porcinaro, che in caso di necessità potevano fornire da uno a quattro militi[7]. Nel XIII secolo partecipò, con altre località del contado, alla fondazione dell'Aquila che sancì la confluenza della diocesi di Amiterno nella nascente Ecclesia Aquilensis[2]. San Vittorino ricevette un importante locale nel quarto di San Pietro, adiacente al Duomo dell'Aquila, dove edificò la basilica di San Giuseppe Artigiano, in origine dedicata a san Vittorino. Il castello mantenne il suo prestigio anche nei primi secoli di vita della nuova città e fino al XIV secolo esercitò autonomia vescovile e diritti episcopali sulle località di Chiarino, Pizzoli, Porcinaro e Rocca delle Vene[8]. Si ritiene inoltre che da San Vittorino ebbe origine la famiglia nobile dei Camponeschi, che si rese protagonista della storia dell'Aquila nel Medioevo[9]. Proprie del luogo furono anche le casate Altonati, Amiternini, Crispomonti, Fuschi, Gaglioffi, Gentili, Mozzapiede, Novelli, Rustici, Taccone, Todini ed Ugolini, e correlate ad esso quelle dei Mattei, dei Migliorati e dei Preti[10]. Nel 1463 diede i natali a Saturnino Gatti, pittore e scultore fortemente attivo nel territorio aquilano, mentre un secolo prima vi aveva prosperato il cronista Antonio di Boetio[11].
Persa progressivamente importanza, nel XVIII secolo il centro fu ricompreso nel distretto di Aquila per poi essere aggregato al comune di Pizzoli dopo l'unità d'Italia. Nel 1927, con la creazione della cosiddetta Grande Aquila, fu riunificato alla città aquilana[2].
Simboli
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La blasonatura dello stemma è la seguente[12]:
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture religiose
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- Principale chiesa dell'area amiternina, fu costruita nel XII secolo sui resti di una basilica paleocristiana del V secolo, dedicata a san Vittorino di Amiterno, e consacrata al patrono san Michele Arcangelo[2]. La parte basamentale dell'edificio religioso ospita le catacombe di San Vittorino, dichiarate monumento nazionale nel 1902, al cui interno vi è il presunto sepolcro del santo[13].
Architetture militari
[modifica | modifica wikitesto]- Torre di San Vittorino
- Torrione medievale del XII secolo, in origine parte del castello di San Vittorino, fabbricato con il reimpiego di materiale lapideo proveniente dal sito dell'abbandonata Amiternum[14]. Svolgeva inizialmente una funzione di controllo e difesa sul territorio e col tempo venne adibita a torre campanaria[14].
Siti archeologici
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- Nella piana sottostante l'abitato di San Vittorino è presente una vasta area archeologica comprendente, oltre all'anfiteatro e al teatro di età augustea, una villa di tarda età imperiale, con mosaici ed affreschi, resti di terme e di un acquedotto risalenti anch'essi all'età di Augusto[2].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 TCI (2005), p. 124.
- 1 2 3 4 5 6 Provincia dell'Aquila (1999), pp. 216-218.
- ↑ Terenzio, V, 28.
- ↑ (EN) Michael Heinzelmann, David Jordan e Cristina Murer, Amiternum and the upper Aterno valley: a Sabine-Roman town and its territory (PDF), su archaeologie.uni-koeln.de, 2008, p. 2 (archiviato dall'url originale il 12 giugno 2013).
- ↑ San Vittorino, su archeoclublaquila.it (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2021).
- ↑ Provincia dell'Aquila (1999), pp. 216-218; San Vittorino, su archeoclublaquila.it (archiviato dall'url originale il 4 dicembre 2021).
- ↑ Forgione (2010), pp. 36-37; Ruggero II di Sicilia (1157), p. 232.
- ↑ Muratori (1742), p. 520; Ughelli (1717), pp. 426-427.
- ↑ Candida Gonzaga (1875), p. 53; Crispomonti (1629-1634), p. 137; Crollalanza (1886), p. 210; Rivera (1930), in Enciclopedia Italiana.
- ↑ Signorini (1868), pp. 83-85.
- ↑ Cannatà (1999), in DBI; Sabatini (1961), in DBI.
- ↑ Minieri Riccio (1862), p. 84.
- ↑ Ministero della pubblica istruzione (1902), p. 381; Provincia dell'Aquila (1999), pp. 216-218.
- 1 2 Forgione (2010), pp. 36-37; Torre di San Vittorino, su mondimedievali.net (archiviato dall'url originale il 17 novembre 2025).
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, vol. 5, Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1875, ISBN non esistente.
- Roberto Cannatà, Saturnino Gatti, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 52, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1999.
- Claudio Crispomonti, Historia dell'origine et fondazione della città dell'Aquila, ms., vol. 2, L'Aquila, 1629-1634, ISBN non esistente.
- Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti, vol. 1, Pisa, Direzione del Giornale Araldico, 1886, ISBN non esistente.
- Alfonso Forgione, I castelli di Ocre, Ariscola e San Vittorino (L'Aquila) (PDF), Palermo, Officina di Studi Medievali, 2010, SBN AQ10123013.
- Camillo Minieri Riccio, Biblioteca storico-topografica degli Abruzzi, Napoli, Vincenzo Priggiobba, 1862, ISBN non esistente.
- Ministero della pubblica istruzione, Elenco degli edifizi monumentali in Italia, Roma, Tipografia ditta Ludovico Cecchini, 1902, ISBN non esistente.
- (LA) Ludovico Antonio Muratori, Antiquitates italicæ medii ævi, vol. 6, Milano, Tipografia della Società Palatina, 1742, ISBN non esistente.
- Provincia dell'Aquila, Guida turistica della Provincia dell'Aquila, L'Aquila, Provincia dell'Aquila, 1999, ISBN non esistente.
- Cesare Rivera, Camponeschi, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930.
- (LA) Ruggero II di Sicilia, Catalogus baronum, 1157, ISBN non esistente.
- Francesco Sabatini, Antonio di Boezio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 3, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961.
- Angelo Signorini, La diocesi di Aquila descritta ed illustrata, vol. 1, L'Aquila, Stabilimento tipografico Grossi, 1868, ISBN non esistente.
- Touring Club Italiano, L'Italia. Abruzzo e Molise, Milano, Touring Editore, 2005, SBN TO01431499.
- (LA) Marco Terenzio Varrone, De lingua Latina, ISBN non esistente.
- (LA) Ferdinando Ughelli, Italia sacra, a cura di Nicolò Coleti, vol. 1, 2ª ed., Venezia, Sebastiano Coleti, 1717, ISBN non esistente.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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