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Camponeschi

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Camponeschi
BERJAYA
vivant
D'argento ai cinque monti d'azzurro.
StatoBERJAYA Ducato di Spoleto
BERJAYA Regno di Sicilia
BERJAYA Regno di Napoli
Casata di derivazioneConti dei Marsi
Titoli
FondatoreCamponesco Camponeschi
Ultimo sovranoLucrezia Camponeschi
Data di fondazione1146
Data di estinzioneXVII secolo
Confluita inCarafa
Pica
Alfieri
EtniaItaliana
Rami cadetti
  • Ramo di San Vittorino
  • Ramo dell'Arciprete
  • Ramo dei conti di Montorio
  • Ramo di Pirro Camponeschi
  • Ramo di Marino Camponeschi
«Fu potentissima in Aquila nella quale città era a capo delle nobili famiglie.»

La famiglia Camponeschi (anche Camponesco[1], Camponesca[2] o, più raramente, Camponessa[3], identificata pure come Montoria[A 1], i cui membri furono anticamente detti Camponisci[A 2] e talvolta menzionati con il patronimico Dell'Arciprete[4]) è stata una famiglia nobile italiana, protagonista della storia dell'Aquila nel Medioevo[5].

Tradizionalmente di parte angioina, conquistarono il predominio tra le famiglie aquilane con Lalle I Camponeschi nel 1345, governando poi la città fino alla fine del XV secolo, similmente a quanto avvenne con i Medici a Firenze, gli Scaligeri a Verona e gli Sforza a Milano, venendo stimata, rispettata e temuta dalle altre casate del Regno di Napoli e dagli stessi sovrani napoletani e spagnoli[6]. Ressero inoltre numerose terre, tra cui la contea di Montorio, fino all'estinzione del ramo di Pietro Lalle Camponeschi nel XVI secolo; la primogenita di quest'ultimo, Vittoria, si legò in seconde nozze ai Carafa ed ebbe come figlio Gian Pietro Carafa, futuro papa Paolo IV, cui trasmise per discendenza la contea e i territori annessi[7]. Rimase il ramo originatosi da Marino, che si estinse nel XVII secolo confluendo nelle famiglie Alfieri e Pica; Lucrezia Camponeschi ne fu l'ultima discendente[8].

BERJAYA
San Vittorino, anticamente denominato Amiterno, dove ebbe origine la famiglia Camponeschi

La famiglia si ritiene derivi dai Conti dei Marsi, i cui primi membri dimoravano nelle terre camponesche possedute in feudo, un vasto territorio che si estendeva tra Accumoli, Amatrice e Cittareale, citato nel Catalogus baronum già nel XII secolo[9]. Sebbene la genealogia documentata faccia capo a Matteo[A 3], attestato nel 1283, i cui figli Lalle, Matteo e Giovanni (Gianni)[A 4] furono ricchi feudatari, la casata trasse il nome dal capostipite Camponesco vissuto nel 1146[10]. Questi, come chiarì lo storico Claudio Crispomonti, edificò il castello Camponesco (trattavasi di Villa Camponeschi, contemporanea frazione del comune di Posta), conferendogli il proprio nome ed estendendolo ai territori limitrofi, oltre che agli stessi abitanti, popolarmente denominati camponisci[11]. Prima ancora, la linea ancestrale del casato era radicata nell'antica Amiterno (San Vittorino), dove anni innanzi, verso la fine del XIII secolo, è documentata la presenza di uno dei suoi più noti esponenti, ossia Rinaldo, arciprete della chiesa locale, figlio di Teodino, da cui derivò il patronimico Dell'Arciprete con il quale sono indicati i Camponeschi in quel periodo[12].

Dominio sull'Aquila con Lalle I e Lalle II

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BERJAYA
Antico disegno della città dell'Aquila

In seguito alla fondazione dell'Aquila, i Camponeschi si affermarono come famiglia espressione del ceto mercantile e borghese della città, in antagonismo ai Pretatti, sostenitori del feudalesimo; in questa sanguinosa guerra tra fazioni, si distinse Lalle I Camponeschi, figlio di Giovanni (Gianni), che riuscì ad avere la meglio sia sui Pretatti che sul rivale Bonagiunta di Bonagiunta di Poppleto, conquistando di fatto, nel 1345, il predominio cittadino[13]. Da quel momento, e per circa un secolo e mezzo, i Camponeschi governarono la città, esplicitando un'autorità simile a quella di cui godevano i Medici a Firenze, gli Scaligeri a Verona e gli Sforza a Milano, venendo stimata, rispettata e temuta dalle altre casate del Regno di Napoli e dagli stessi sovrani napoletani e spagnoli[6].

Forte del titolo di camerlengo, Lalle I godette dell'appoggio dapprima di Luigi I d'Ungheria e poi della regina Giovanna I d'Angiò, desiderosi di assicurarsi la fedeltà degli aquilani nella persona del suo massimo esponente: ottenne quindi la carica di gran connestabile del Regno di Napoli e fu insignito del titolo di conte di Evoli, di Sant'Agata, di Monteodorisio e, sin dal 1348, di Montorio – appellativo che da lì contraddistinse l'intera famiglia – oltre che dotato di numerosi altri beni, tra cui Atessa, Città Sant'Angelo e altre numerose terre tolte a Carlo d'Artus[14]. Il 2 luglio 1354 fu fatto assassinare a Bazzano da Filippo di Taranto[15].

Il figlio di Lalle I, omonimo e conosciuto come Lalle II, continuò a dominare la città quale esponente dei Camponeschi; per assicurarsi la sua fedeltà, la regina gli confermò i titoli del padre compreso quello di gran connestabile, sebbene Lalle II si schierò dalla parte di Carlo III d'Angiò-Durazzo durante la crisi dovuta allo scisma d'Occidente, salvo poi tornare sui suoi passi al termine del conflitto, appoggiando Luigi II d'Angiò-Valois[4].

Giampaolo, Antonuccio, Luigi I e Luigi II

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Antonuccio Camponeschi accoglie in città la regina di Napoli Giovanna II d'Angiò-Durazzo dopo la fine della guerra dell'Aquila nel 1424

La città, schieratasi largamente con i Durazzo, insorse contro Lalle II e, alla morte di quest'ultimo per avvelenamento il 21 giugno 1383, si rivoltò ferocemente contro la moglie Elisabetta Acquaviva e gli otto figli[4]. Ne fece le spese Marino, mentre il primogenito, Giampaolo (che aveva ereditato il titolo di conte di Montorio), si salvò a stento[4]. Desideroso di conquistare L'Aquila, Ladislao d'Angiò-Durazzo, erede dei Durazzo, adescò dunque un altro figlio di Lalle II, il capitano di ventura Antonuccio che combatté per lui in Ungheria; alla morte di Ladislao, nel 1414, fu esiliato dalla città per mano di Giovanna II d'Angiò-Durazzo potendovi fare ritorno solamente nel 1422[4]. Due anni dopo difese vittoriosamente la città dall'assedio di Braccio da Montone nell'ambito della guerra dell'Aquila[4].

Alla morte di Antonuccio, il titolo di conte di Montorio passò ad un'altra personalità illustre del casato, Luigi (o Ludovico) I, detto il Conte grasso per la sua corporatura; questi prese in sposa Angelella Marzano – sorella di Giovanni Antonio, duca di Sessa, e di Maria, prima promessa sposa di Luigi II d'Angiò-Valois e poi moglie di Nicolò da Celano – , accrescendo così il prestigio familiare[16]. Al 1442 risale un editto di Alfonso V d'Aragona in cui conferma la contea di Montorio a Luigi II Camponeschi, figlio maggiore di Battista, fratello di Luigi I; alla morte di Luigi II, nel 1457, la contea passa a Pietro Lalle Camponeschi, suo figlio[17].

Ultimi avvenimenti con Pietro Lalle ed estinzione della casata

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Silvestro dell'Aquila, Mausoleo di Maria Pereira de Noronha e Beatrice Camponeschi, Basilica di San Bernardino, L'Aquila, 1488

Pietro Lalle, continuando nel solco della tradizione angioina della famiglia, portò L'Aquila a prendere parte attiva nella congiura dei baroni ribellandosi al re Ferrante d'Aragona[4]. Fu tuttavia sconfitto e perse tutte le sue terre; in seguito alla sua carcerazione, il controllo della città passò ai Gaglioffi che nel 1485, nel tentativo di liberarsi dal giogo aragonese, misero in atto un tentativo di secessione e dichiararono la città sotto la protezione di papa Innocenzo VIII; allorché il sovrano liberò Pietro Lalle e, approfittando di una temporanea pace tra gli schieramenti, placò la rivolta, salvo poi perpetuare, tra il 1492 e il 1493, una dura e sanguinosa rappresaglia che colpì duramente le casate ribelli[4]. Tuttavia il nobile condottiero era già deceduto per improvvisa morte sopraggiunta il 7 ottobre 1490 per il peggioramento delle sue condizioni di salute, venendo sepolto nella basilica di San Giuseppe Artigiano, dove si conserva il proprio monumento funebre fatto erigere dalla madre Beatrice Gaglioffi anni prima, nel 1432, allo scultore tedesco Gualtiero d'Alemagna[18].

Sposato con Maria Pereira de Noronha, discendente diretta di Enrico II di Castiglia, Pietro Lalle ebbe solo figlie femmine, delle quali Beatrice morì prematuramente a soli quindici mesi; ad essa e alla madre è dedicato il mausoleo situato nella basilica di San Bernardino, realizzato dallo scultore Silvestro dell'Aquila[19]. La prima figlia di questi, Vittoria, si legò in seconde nozze ai Carafa ed ebbe come figlio Gian Pietro Carafa, futuro papa Paolo IV, cui trasmise per discendenza la contea e i territori annessi; con lei quindi si estinse nel XVI secolo il ramo dei conti di Montorio[20]. La casata continuò a vivere con il ramo originatosi da Marino, che si estinse nel XVII secolo confluendo nelle famiglie Alfieri e Pica; Lucrezia Camponeschi ne costituì l'ultima discendente[8].

Ciononostante, il cognome Camponeschi continuò a comparire altrove, come a Giulianova e Teramo, ma si trattava di discendenti di famigli che avevano prestato servizio presso la casata, ai quali per riconoscenza era stato concesso l'uso di tale appellativo[21].

Albero genealogico

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Di seguito è riportato l'albero genealogico della famiglia a partire dalla linea ancestrale originatasi da Lalle di San Vittorino, primo membro del quale si ha notizia, attestato nell'anno 893, passando per il capostipite Camponesco, che diede il proprio nome al casato, vissuto nel 1146, e Matteo Camponeschi[A 3], accertato nel 1283, cui fa capo la genealogia documentata[A 5]:

 Lalle[A 6]
fl. 893
 
 
 Giovanni
fl. 950
 
 
 Pietro
fl. 1025
 
  
 Buccio
fl. 1097
 Cola Giovanni
  
   
 Camponesco[A 7]
fl. 1146
Giacomo[A 8]
fl. 1149
Nardino[A 9]
fl. 1159
 
 
 Brandimarte[A 10]
 
 
 Teodino
fl. 1252
 
   
 Matteo[A 3]
fl. 1283
Rinaldo l'Arciprete[A 11][4]
Elena[22]
sp. Mario Borrello
 
    
Lalle
Matteo[A 12]
fl. 1313
 Giovanni (Gianni)[A 4]
fl. 1318
 Battista[A 13]
   
      
Odoardo
fl. 1337
Matteo (Matteuccio)[A 14]
fl. 1336
Mattia[A 15]
fl. 1329
sp. Margherita ?
 Lalle I[A 16]
…-1354
sp. (1) ? Bonagiunta di Poppleto
(2) Diana Barile
Giovanni (Giannotto)[A 17]
fl. 1348
Lalle[A 18]
fl. 1327
  
       
 Buccione
…-ante 1411
sp. Ceccarella/Cecca Bonagiunta di Poppleto
 Giovan Anton Francesco (Francesco/Cecco) l'Arciprete[A 19]
fl. 1376
Francesca
sp. Nicola di Paganica
Enrico (Arrigo)[A 20]
fl. 1348
 Lalle II[A 21]
…-1383
sp. Elisabetta Acquaviva
Pietruccio
fl. 1423
Corrado[A 22][23]
(naturale, poi legittimato)
fl. 1350, 1399, 1400 e 1419
sp. ?
    
              
Giambattista
fl. 1361
Maruccia
…-1417
sp. Niccolò Gaglioffi
Antonio dell'Arciprete[A 23]
fl. 1366
sp. Isabella Savelli
Nella
fl. 1357
sp. Giacomo Gaglioffi
Nicola
fl. 1366
sp. Angeluccia ?
Melchiorre[A 24]
Giampaolo[A 25]
fl. 1419
sp. (1) Masella di Rillana[24]
(2) ? Colonna
Luigi I (Ludovico I)[A 26] (il Conte grasso)
fl. 1430
sp. Angelella Marzano
 Battista[A 27]
…-1417
sp. Chiara Gaglioffi
 Pirro[A 28]
fl. 1418
sp. Margherita ?
 Marino
…-1391
Odoardo
fl. 1401
Urbano
fl. 1401
Antonuccio[A 29]
1370-1452
sp. Giovannella Pappacoda
    
               
 Giacoma (Jacopuccia)[25]
fl. 1446
sp. Giulio Antonio I Acquaviva d'Aragona
Luigi II (Ludovico II)[A 30]
…-1457
sp. Beatrice Gaglioffi[26]
Giambattista
fl. 1442
Pietro Lalle[A 31]
…-1469
sp. Elisabetta/Cassandra Acquaviva
?[A 32]
Elena
sp. Ludovico Rivera
Odoardo[A 33]
fl. 1442
sp. Camilla Cantelmo
Pietro Lalle[A 33]
fl. 1444
Giorgio[A 28]
…-1444
Giambattista[A 33]
fl. 1444
 Antonuccio
…-1444
 Margherita
sp. Bartolomeo Domenico Riccardi
 Melchiorre
fl. 1422
sp. (1) ?
(2) Caterina ?
Odoardo
fl. 1422
Petruccio
     
      
 Pietro Lalle[A 34]
…-1490
sp. Maria Pereira de Noronha
 ?[A 35]
fl. 1487
 Pirro
…-1478
sp. Elisabetta di Basilio
 Ercole[A 36]
fl. 1467
sp. Taddea Tacconi[27]
 Antonio
fl. 1468
Pasqua di Pile
Caterina
fl. 1459
    
              
 Vittoria
sp. (1) Ludovico Franchi
(2) Giovanni Antonio Carafa
Diana/Giovannella
…-1482
sp. Restaino Cantelmo
Chiara
sp. Restaino Caldora
Ginevra
sp. Luigi di Capua
Beatrice[A 37]
 Giovan Giorgio
fl. 1487
Margherita
fl. 1491
Ettore[A 38][28]
fl. 1456 e 1460
 Antonuccio[A 39]
…-ante 1487
sp. ? di Rascino[29]
Giacomo Antonio
Pietro Martire
Francesco Bernardino
Bernardina
sp. Artus di Sangro
Masciarella
  
      
 Riccardo
…-1486
Odoardo[A 40]
…-1486
Giacoma
fl. 1468
sp. Ottaviano Castiglione
Pietro Lalle
1477 ca.-1502
Ettore[A 41]
1479 ca.-…
Cassandra Pasquali
Maria
fl. 1494
sp. Giambattista Rosa
  
    
 Giacomo[A 42]
fl. 1489 e 1503
Urbano[A 43]
fl. 1472
 Pietro Lalle
…-1586 ca.
sp. Pellegrina ?
Beatrice
sp. Alfonso Alfieri[30]
 
     
 Maria
…-1591
Prospero Alfieri[31]
Anton Francesco[A 44]
Ercole[A 41]
fl. 1565
sp. Beatrice Carli
Chiara
fl. 1570
sp. Leonardo Petra
Orazio
 
  
 Lavinia
fl. 1613
sp. Alfonso Pica
Cinzia
sp. Marcantonio Pica

Risulta aver contratto matrimoni anche con le famiglie Alfieri[A 45], Celano, Cicinello[A 46], Di Sangro[A 47], Manieri[A 48], Orsini (ramo dei conti di Manoppello), Petra[A 49] e Tabassi[A 50][32].

Stemma e motto

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Altra versione dello stemma della famiglia Camponeschi

La blasonatura dello stemma della famiglia Camponeschi è d'argento ai cinque monti d'azzurro e costituiva l'arme di un capitano siciliano di nome Ruggero Largaspada, detto "il Superbo", e nel 1159 fu concessa dal re Guglielmo il Malo al condottiero Nardino Camponeschi dopo che questi lo aveva ucciso in battaglia[33]. Detta blasonatura compare incisa anche nella cella, antica moneta medievale coniata dalla zecca aquilana sotto la direzione dei Camponeschi (1442-1443)[34]. Il colore argento del campo simboleggerebbe, tra i suoi attributi, la purezza, mentre i monti (o cime) farebbero riferimento a possedimenti montani, con l'azzurro atto a testimoniare i valori di giustizia e lealtà[35]. Altre versioni dello stemma presentano sei monti anziché cinque, i quali furono ripresi dalla famiglia dei Berardi, noti come Conti dei Marsi, sua casata di derivazione, ma con le cime di verde poste in campo d'oro invece che d'argento[36]. Ne esiste anche una rara versione con tre cime[37]. Lo scudo dei Camponeschi, di forma francese moderna, era sorretto con le branche da un leone con la testa posta all'interno di un elmo nobiliare coronato d'oro, avente nel cimiero un'aquila coronata, emblema della città aquilana da essi governata[38]. Giampaolo Camponeschi, a seguito delle sue seconde nozze con la sorella di Ludovico Colonna, volle far unire al proprio stemma quello della consorte, accompagnandolo dal motto latino "Vivant", dall'auspicio significato di "Vivano"[39]. Per di più, Ettore Camponeschi fece personalizzare la versione con i cinque monti aggiungendovi agli angoli la lettera iniziale "E" del suo nome impressa in oro e in carattere gotico[28].

Membri principali

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Antonuccio Camponeschi fu uno dei più celebri esponenti della famiglia Camponeschi, noto per aver difeso la città dell'Aquila dall'assedio apportato da Braccio da Montone nel 1424
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Gualtiero d'Alemagna, Monumento funebre a Pietro Lalle Camponeschi, Basilica di San Giuseppe Artigiano, L'Aquila, 1432
BERJAYA
Castel Camponeschi di Prata d'Ansidonia

Nel corso della sua storia, la famiglia Camponeschi arrivò a possedere un totale di 74 feudi, distribuiti per la maggior parte in Abruzzo (principalmente nei territori dell'Alto Aterno, dei monti della Laga e dell'area Vestina) e Lazio (valle del Velino), e in misura minore in Basilicata, Calabria, Campania e Molise, così suddivisi[69]:

I feudi situati nel territorio compreso tra Accumoli, Amatrice, Cittareale e Posta, quali Bereto, Camponesco, Castiglione, Castiglione dell'Abate, Ceridilla, Colle di Torre, Colle Rotondo, Collespada, Forcella, Guardia, Pianizza, Poggio d'Api, Poggio di Lachilleo, Rocchetta e Vena di Macchia, costituivano le cosiddette terre camponesche, e nel 1187 erano amministrati da un console subvassallo dei Camponeschi, Berardo Sinibaldi, e menzionati nel Catalogus baronum già nel XII secolo[70].

BERJAYA
Palazzo Camponeschi dell'Aquila

Di seguito è riportato un elenco non completo delle dimore da essa abitate[71]:

Annotazioni
  1. Per via della contea di Montorio da essa posseduta. Cfr. Andreu (XVII secolo), p. 47.
  2. In latino Camponiscis o Camponischis. Cfr. AA.VV. (1900), p. 161, e Cipolletti (2021), p. 308.
  3. 1 2 3 4 Identificato erroneamente come Francesco Camponeschi, detto Cecco, dall'Enciclopedia Italiana e da Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906), Atti (1901 – punt. 1, p. 18, nota n. 31).
  4. 1 2 Identificato erroneamente come Edoardo/Odoardo Camponeschi dall'Enciclopedia Italiana, da Partner (1974a), in DBI, e da Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906), Atti (1901 – punt. 1, p. 18, nota n. 31).
  5. La genealogia è stata ricostruita principalmente in base a quanto riportato da Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906), Atti [1901 – punt. 1 (p. 18, nota n. 31, e pp. 39-42, note n. 79 e 80) e 2 (pp. 46-47, nota n. 100), 1903 – punt. 2 (pp. 140-141, nota n. 293, e pp. 154-155, nota n. 318), 1905 – punt. 1 (pp. 7-8, nota n. 326), e 1906 – punt. 2 (pp. 118-119, nota n. 379)]. Cfr. anche Aldimari (1691), pp. 242-243, Ammirato (1580 e 1651), vol. 2, pp. 57-61, e Crispomonti (1629-1634), pp. 136-145. In particolare, il Crispomonti e il Rivera G. si rifanno alla Genealogia de' Camponeschi stilata dallo scrittore di storie patrie Geronimo Rivera, opera manoscritta conservata presso la Biblioteca provinciale Salvatore Tommasi dell'Aquila.
  6. Primo membro documentato, originario di San Vittorino.
  7. Signore di Camponesco, castello da lui edificato e denominato, e consultore del sindaco dell'Aquila, diede il proprio nome al casato e ne costituisce il fondatore.
  8. Consultore del sindaco dell'Aquila.
  9. Condottiero, acquisì per la propria famiglia lo stemma d'argento ai cinque monti d'azzurro.
  10. Capitano e consigliere di guerra.
  11. Arciprete della chiesa di San Vittorino.
  12. Capitano di San Flaviano.
  13. Paggio di corte.
  14. Governatore di Cittaducale.
  15. Capitano di Accumoli, Amatrice, Amelia, Montagna e Montereale.
  16. Conte di Evoli, Monteodorisio, Montorio e Sant'Agata, signore di Atessa, Città Sant'Angelo, Forcella, Molise, Preturo, Spoltore e Vasto, podestà di Foligno e Perugia, governatore dell'Aquila e gran connestabile del Regno di Napoli.
  17. Conte di Monteodorisio, signore di Forcella e Preturo, ciambellano e podestà di Firenze. Morto senza discendenza.
  18. Giudice annuale regio dell'Aquila.
  19. Arciprete di San Biagio e Sant'Antimo di Cascina, giurista e vicario.
  20. Conte di Monteodorisio e ciambellano.
  21. Conte di Montorio, governatore dell'Aquila e gran connestabile del Regno di Napoli.
  22. Amministratore apostolico dell'arcidiocesi dell'Aquila, abate dell'abbazia di Santa Maria di Casanova e monaco cistercense.
  23. Feudatario di Pescorocchiano.
  24. Conte di Monteodorisio.
  25. Conte di Montorio, ciambellano e maresciallo. Morto senza discendenza.
  26. Conte di Montorio e signore di Baiano, Dragoni, Marzanello e Roseto.
  27. Capitano.
  28. 1 2 Consigliere regio.
  29. Signore di Cittareale, Civitaquana e Tocco, governatore dell'Aquila, viceré e giustiziere degli Abruzzi, e senatore di Roma. Morto senza discendenza.
  30. Conte di Montorio e castellano di Isernia.
  31. Conte di Loreto e giustiziere. Morto senza discendenza.
  32. Figlio/a di Battista Camponeschi di cui non se ne conosce il nome, sepolto/a in San Biagio.
  33. 1 2 3 Capitano della grassa di Abruzzo e consigliere reale.
  34. Conte di Montorio, signore di Alanno, Catignano, Civitaquana, Civitella Casanova, Nocciano e Pietranico, governatore dell'Aquila e viceré degli Abruzzi.
  35. Figlio/a di Odoardo Camponeschi di cui non se ne conosce il nome.
  36. Capitano e commensale.
  37. Morì prematuramente a quindici mesi. A lei e alla madre è dedicato il mausoleo di Maria e Beatrice nella basilica di San Bernardino dell'Aquila.
  38. Capitano, podestà di Fermo, sindaco di Tempera e consigliere reale.
  39. Condottiero al servizio della Repubblica di Venezia.
  40. Sindaco di Tempera e consigliere reale.
  41. 1 2 Cavaliere.
  42. Colonnello.
  43. Canonico del Duomo dell'Aquila.
  44. Arciprete della chiesa di Santa Maria di Corno e storico.
  45. Matrimonio tra Lucrezia Camponeschi, ultima discendente, e Camillo Alfieri.
  46. Matrimonio tra Margherita Camponeschi e Luigi Cicinello.
  47. Matrimonio tra Antonella Camponeschi e Simone di Sangro.
  48. Matrimonio tra Agnese Camponeschi e Carlo Manieri.
  49. Matrimonio tra Eugenia Camponeschi ed Antonio Petra.
  50. Matrimonio tra Violante Camponeschi e Benedetto Tabassi.
Riferimenti
  1. Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53.
  2. Aldimari (1691), p. 242.
  3. Marchis (XVIII secolo), p. 50, posizione n. 445.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Enciclopedia Italiana.
  5. Treccani.it.
  6. 1 2 Crispomonti (1629-1634), pp. 136-137; Dragonetti (1847), p. 255; Enciclopedia Italiana; Partner (1974a), in DBI; Signorini (1868), pp. 178-179; Sismondi (1838), p. 334.
  7. Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53 e 56; Crollalanza (1886), pp. 210-211; Enciclopedia Italiana.
  8. 1 2 Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Crollalanza (1886), pp. 210-211; Enciclopedia Italiana; Palma (1694), p. 44; Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906), Atti [1903 – punt. 2 (pp. 154-155, nota n. 318), 1905 – punt. 1 (pp. 7-8, nota n. 326), e 1906 – punt. 2 (pp. 118-119, nota n. 379)].
  9. Borrello (1653), Catalogvs Baronum Neapolitano in Regno versantium, p. 125; Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Tutini (1644), p. 74.
  10. Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Crispomonti (1629-1634), p. 137, 139 e 145.
  11. Crispomonti (1629-1634), p. 137; Enciclopedia Italiana; Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906), Atti (1901 – punt. 1, p. 18, nota n. 31).
  12. Candida Gonzaga (1875), vol. 5, p. 53; Crispomonti (1629-1634), p. 137; Crollalanza (1886), p. 210; Enciclopedia Italiana.
  13. Partner (1974a), in DBI.
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  73. Rivera (1901, 1903, 1905 e 1906), Atti [1903 – punt. 2 (p. 154, nota n. 318), e 1906 – punt. 2 (p. 118, nota n. 379)].
  74. Castel Camponeschi – Prata d'Ansidonia (AQ), su abruzzoturismo.it.
  75. La storia di Palazzo Camponeschi, su univaq.it.
  76. Cappa-Camponeschi in 4mila visitano il palazzo restaurato, in il Centro, Pescara, 14 aprile 2014.
  77. Palazzo Cipolloni-Cannella (PDF), su cultura.regione.abruzzo.it (archiviato dall'url originale il 25 dicembre 2017).

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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