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Gela

Coordinate: 37°04′N 14°15′E
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BERJAYA Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Gela (disambigua).
Gela
comune
Comune di Gela
Gela – Veduta
Gela – Veduta
Veduta dalla spiaggia del lungomare, 2026
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneBERJAYA Sicilia
Libero consorzio comunaleBERJAYA Caltanissetta
Amministrazione
SindacoGiuseppe Terenziano Di Stefano (indipendente di centro-sinistra) dal 24-6-2024
Data di istituzione689 a.C.
Territorio
Coordinate37°04′N 14°15′E
Altitudine46 m s.l.m.
Superficie279 km²
Abitanti70 071[1] (28-2-2026)
Densità251,15 ab./km²
FrazioniManfria
Comuni confinantiAcate (RG), Butera, Caltagirone (CT), Mazzarino, Niscemi
Altre informazioni
Cod. postale93012
Prefisso0933
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT085007
Cod. catastaleD960
TargaCL
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona B, 822 GG[3]
Nome abitantigelesi
PatronoMaria Santissima dell'Alemanna
Giorno festivo8 settembre
Motto(LA) Heraclea Civitas Antiquissima
(IT) Eraclea, Città Antichissima
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Gela
Gela
Gela – Mappa
Gela – Mappa
Posizione del comune di Gela nel libero consorzio comunale di Caltanissetta
Sito istituzionale

Gela (AFI: /ˈd͡ʒɛla/[4]; fino al 1927 Terranova di Sicilia[5]) è un comune italiano di 70 071 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Caltanissetta, in Sicilia.

La città è sita dove fu anticamente fondata la colonia omonima. Fondata dai Greci intorno al 689 a.C. con il nome di Γέλα (Géla), è stata tra le poleis siceliote più importanti e raggiunse il massimo sviluppo nel V secolo a.C. sotto il tiranno Ippocrate, che la ricoprì di edifici sacri e la rese la maggiore città-stato siceliota.[6] Dopo essere stata distrutta dai cartaginesi, venne ricostruita da Timoleonte e protetta da una spessa cinta di fortificazioni. In epoca medievale fu ricostruita da Federico II di Svevia con il nome di Eraclea. Successivamente prese il nome di Terranova, che mantenne sino al 1927, quando fu restituita del toponimo originale.[7]

In antichità venne scelta come città per ospitare il congresso della pace del 424 a.C. e ospitò personaggi importanti come il tragediografo Eschilo, che trascorse qui gli ultimi anni della sua vita. All'alba del 10 luglio 1943, a seguito dell'operazione Husky, fu tra le prime città d'Europa ad essere liberata dal nazifascismo.[8]

Geografia fisica

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Gela sorge lungo la costa meridionale della Sicilia, al centro dell'omonimo golfo. Il suo territorio è compreso tra i territori di Butera, Mazzarino, Niscemi, Caltagirone ed Acate. La costa, bassa e sabbiosa, è caratterizzata da formazioni dunali ricoperte di macchia mediterranea e in brevi tratti è preceduta da alte pareti calcaree o argillose[9]. Lungo la costa sono presenti tre formazioni collinari principali: quella su cui sorge la città storica, quella di Montelungo e quella di Manfria; la prima è densamente edificata, le altre due lo sono solo parzialmente.

L'entroterra è definito dalla piana di Gela, estesa per 250 km², a cui si alternano brevi formazioni collinari. È attraversata da diversi corsi d'acqua, quasi tutti a carattere torrentizio:

  • il torrente Comunelli nasce a nord di Butera; sbarrato dall'omonima diga, sfocia ad ovest di Manfria;
  • il torrente Rabbito nasce nei pressi di Butera e sfocia nei pressi di Femmina Morta;
  • il torrente Gattano, che nasce nei pressi di Butera, sfocia ad ovest del quartiere Macchitella;
  • il "cavo di bonifica" lambisce la piana sino alla periferia nord della città, dove è interrato e canalizzato verso il fiume Gela;
  • il fiume Gela sgorga dalle montagne a nord-ovest di Piazza Armerina, riceve numerosi affluenti (tra i quali il fiume Maroglio che a sua volta riceve le acque del torrente Cimia deviato nell'omonima diga) e va a sfociare ad est di Gela nei pressi della zona industriale; è poi deviato nel lago Disueri. Un tempo era navigabile nel suo tratto finale;
  • il fiume Dirillo, che costituice il confine con il libero consorzio comunale di Ragusa, ha origine nell'altopiano ibleo ed è sbarrato dalla diga Ragoleto. Forma il cosiddetto lago Biviere di Gela, sfociando in mare ad est di quest'ultimo.

L'unico lago naturale è il Biviere, mentre il Comunelli, il Disueri e il Cimia sono invasi artificiali creati a scopo irriguo, a servizio della piana. Gli ultimi due dal 2008 sono sfruttati anche per gli usi civili della città di Gela. Piccoli stagni e acquitrini si formano inoltre alla foce dei torrenti e in località Piana del Signore.

La città e la corrispondente fascia costiera godono del clima mediterraneo, con inverno mite ed estate calda. Caratteristica del luogo è la costante ventilazione e una forte umidità soprattutto in serata. Le precipitazioni sono comprese tra 450 e 550 mm annui, in gran parte concentrate tra l'autunno e l'inverno. Sono frequenti lunghi periodi di siccità estiva[10].

Origini del nome

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Lo storico Tucidide racconta che il primo nome della città fu «Lindi» (in greco antico Λίνδιοι?, Lindioi) originatosi probabilmente da diversi protocoloni rodii in ricordo della madrepatria Lindo[11]. Nel VII secolo a.C., in seguito all'arrivo degli ecisti Antifemo ed Entimo, la città prese il nome di «Gela» (in greco antico Γέλα?, Ghela) dal fiume lì adiacente, la cui reale etimologia è ancora oggi ignota. Dopo l'assedio del tiranno Finzia e la conseguente distruzione della polis, il nome della città iniziò ad essere dimenticato gradualmente nei secoli.

Durante l'invasione saracena della Sicilia la città era chiamata «Colonnario», nome che mutuò dall'appellativo usato da al-Idrisi per il fiume omonimo[12] e che continuò ad essere utilizzato fino alla prima metà del XIII secolo, come testimoniato da Guido delle Colonne in un passo della sua Historia destructionis Troiae[13]. Lo scrittore attribuiva al personaggio mitologico di Eracle i resti di alcune colonne presenti sull'antica acropoli greca; per tale ragione, quando nel 1233 la città fu rifondata da Federico II di Svevia, prese il nome di «Eraclea».[14]

Nonostante ciò, nell'uso popolare fu da subito chiamata «Terranova»: tale denominazione finì per diventare ufficiale solo dopo il XVIII secolo[15], poi espansa in «Terranova di Sicilia» il 12 settembre 1862 per differenziarla da altre città di eguale denominazione come da prassi dopo la proclamazione del Regno d'Italia[5]. L'11 novembre 1927, attraverso l'approvazione di un regio decreto, la città recuperò l’antico e attuale nome di «Gela» a ricordo delle sue origini greche.[16]

BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia di Gela.
BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Gela (città antica) e Acropoli di Gela.
BERJAYA
Tetradramma di Gela con biga in corsa e toro androprosopo, 420-415 a.C.

Secondo lo storiografo Tucidide la città fu fondata quarantacinque anni dopo Siracusa[11], in un periodo databile tra il 690 e il 688 a.C. circa a seconda delle interpretazioni[17]. A colonizzare la collina su cui sorse l'acropoli – già abitata nel III millennio a.C. – furono coloni greci provenienti dalle isole di Rodi e Creta, capeggiati dagli ecisti Antifemo ed Entimo. Dal racconto, inoltre, emerge che la fondazione fu preceduta dall’arrivo di piccoli nuclei da Lindo, che avevano chiamato la zona come la loro madrepatria; ciò è testimoniato anche dalla presenza di ceramica protocorinzia di fabbrica rodia e altri reperti ceramici. I primi anni dalla sua fondazione furono dedicati all'espansione territoriale, che portò alla conquista di vari centri indigeni[18] e alla fondazione di una propria colonia: Agrigento.[19]

Nel 505 a.C. ebbe inizio la tirannide: il primo ad conquistare il potere fu Cleandro, che regnò per sette anni fino alla morte[20]. Lo sostituì nel 498 a.C. il fratello Ippocrate, che portò la città a vivere momenti di grande splendore economico e politico: sotto di lui Gela prese il controllo di insediamenti come Leontinoi, Kallipolis e Naxos fino ad arrivare a Zancle; riuscì anche a sconfiggere Siracusa, con cui mediò un accordo che la risparmiò dalla totale sottomissione. Morto Ippocrate nel 491 a.C. gli succedette il dinomenide Gelone, che dopo pochi anni conquistò Siracusa e vi spostò la sede del potere: dopo di lui Gela fu retta dai suoi fratelli, Gerone e Polizelo, gli ultimi tiranni della città prima dell'istaurazione della democrazia.[21]

Nel 405 a.C. venne distrutta dai Cartaginesi guidati da Imilcone[22] e ridotta a città tributaria[23]: la costruzione di mura difensive avvenne solo nel 339 a.C. per volere di Timoleonte, che la ripopolò con coloni di Kos guidati da Gorgo.[24] I lunghi anni di pace vennero interrotti solamente con il cruento assedio di Agatocle nel 317 a.C.[25], cui seguì l'annessione della città al dominio siracusano[26]. La città fu poi saccheggiata dai mamertini[27] e definitivamente distrutta nel 282 a.C. dal tiranno Finzia, che trasportò tutti gli abitanti rimasti a Finziade.[28]

Età romana e islamica

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Nel periodo romano fu abitata da piccole comunità passeggere ma mai ricostruita: è citata da Virgilio[29], Strabone[30], Cicerone[31] e altri autori. La situazione rimase immutata anche durante l'epoca dell'Emirato di Sicilia, dove veniva indicata come "città delle colonne" a causa delle vestigia classiche ancora visibili nel suo territorio, designanti il fiume che le scorreva a lato con lo stesso appellativo.[12]

Età medievale

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Dopo quindici secoli di abbandono, la città venne ricostruita nel 1233 da Federico II di Svevia con il nome di Eraclea e ripopolata da calatini e calabresi[32]: tra i partecipanti alla costruzione ci furono il secreto Matteo Marchiafava[33] e il priore Pietro Ruffo[34]. Agli abitanti furono assegnate terre del demanio regio comprese tra quelle già concesse agli abitanti di Butera, Grasiliato, Caltagirone e Ragusa, che si estendevano per 7.850 salme nella piana di Gela e per altre 9.650 circa nelle colline circostanti: ciò permise alla città di crescere rapidamente, diventando già nel 1277 la seconda più popolosa della Sicilia occidentale e la prima della Val di Noto.[35] La città venne cinta di mura, con dieci torri di forma quadrangolare e circolare, e dotata di cinque porte; ad essa si affiancò un nuovo schema urbanistico del tipo a crux viarum, ovvero con due assi principali molto larghi e strade secondarie e parallele, che determinarono sedici isolati. A questi si affiancò l'edificazione di un castello, nella parte sud-occidentale della collina, e di un porto collocato alle pendici della zona di Capo Soprano.

Eraclea fu città demaniale fino al 1366, quando Federico IV di Sicilia la donò a Manfredi III Chiaramonte[36]: ciò provocò le ire di Artale I Alagona, nemico dei Chiaramonte, che attaccò la città. Ritornata poco tempo dopo ai Chiaramonte, questi ne tennero il governo fino al 1392, quando l'ultimo discendente della famiglia, Andrea, fu giustiziato per essersi messo a capo di una congiura contro re Martino, che confiscò i suoi beni.[37][38]

Intorno alla metà del 1500 la città cambiò nome in Terranova per distinguersi dai quartieri periferici abbandonati, noti come "terra vecchia"[39]. In questo periodo fu prima affidata in feudo al barone Pietro de Planellis, poi alla famiglia Aragona-Tagliavia e infine ai Pignatelli, che la tennero fino al 1812, data dell'abolizione della feudalità in Sicilia.

Età contemporanea

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BERJAYA
La chiesa madre agli inizi del Novecento

Nel 1862, un anno dopo l'Unità d'Italia, alla città fu aggiunto il toponimo "di Sicilia" per distinguerla dalle tante altre con lo stesso nome esistenti sulla penisola[5]. Nel 1893 partecipò ai moti organizzati dal movimento dei Fasci Siciliani; mentre tra il 1911 e il 1915 venne realizzato un pontile sbarcatoio, così da agevolare per la marineria locale. Nel 1927 la città riprese il suo antico nome di Gela[16].

Tra il 1907 e il 1909 vi soggiornò un giovanissimo Salvatore Quasimodo al seguito del padre, ferroviere locale. Il soggiorno a Gela del poeta è ricordato dallo stesso in un epigramma[40]:

«Sulla sabbia di Gela colore della paglia
mi stendevo fanciullo in riva al mare,
antico di Grecia con molti sogni, nei pugni,
stretti nel petto. Là Eschilo esule
misurò versi e passi sconsolati,
in quel golfo arso l’aquila lo vide
e fu l’ultimo giorno. Uomo del Nord, che mi vuoi
minimo o morto per tua pace, spera:
la madre di mio padre avrà cent’anni
a nuova primavera. Spera: ch’io domani
non giochi col tuo cranio giallo per le piogge.»

Sbarco in Sicilia

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Sbarco in Sicilia e Battaglia di Gela (1943).

Durante la seconda guerra mondiale, nel luglio del 1943, le coste di Gela furono protagoniste dello sbarco in Sicilia della 7ª armata americana: tremila paracadutisti furono lanciati nell'entroterra. Complessivamente, tenuto conto degli altri punti di sbarco, in 24 ore 160 000 uomini presero terra. Tra il 10 e l'11 luglio la divisione tedesca "Hermann Goering" e quella italiana "Livorno" contrattaccarono gli americani nella piana di Gela: i contrattacchi dei "gruppi mobili" italiani, reparti motocorazzati costituiti ciascuno da circa 1.500-2.000 uomini, una dozzina di carri o semoventi ed una batteria d'artiglieria, misero in seria crisi le posizioni alleate; circa 20-30 carri Renault R35 di preda bellica del 131º reggimento carri riuscirono a fare breccia, penetrare fin quasi alle spiagge e a combattere in città.

Il pericoloso contrattacco italo-tedesco fu sventato dall'ostinata resistenza della 3ª Divisione fanteria e dall'efficace tiro navale: Gela divenne così la prima città d'Europa liberata dal nazifascismo[8]. I caduti della battaglia di Gela furono sepolti nel cimitero di guerra di Ponte Olivo, poi traslati nel 1947 in seguito alla chiusura di quest'ultimo.

Sviluppo turistico

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Lido La Conchiglia.
BERJAYA
Lo stabilimento balneare tra gli anni cinquanta e sessanta

Le numerose scoperte archeologiche, avvenute a partire dal 1900 grazie agli scavi dell'archeologo Paolo Orsi[41], ebbero culmine nel 1948 con il rinvenimento delle fortificazioni oggi note come mura timoleontee: il rinnovato interesse archeologico scaturito dalla scoperta portò la città all'attenzione di viaggiatori italiani e stranieri.

Il 24 giugno 1958 fu inaugurato il lido La Conchiglia, costruito al posto di un precedente stabilimento balneare ormai vetusto. La struttura, opera del geometra Filippo Trobia, ebbe un costo totale di 160 milioni di lire ed era ubicata nel mare, sorretta da una base di poderose palafitte piantate nella sabbia ad una profondità di circa 10 metri.

Industrializzazione cittadina

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Polo petrolchimico di Gela, Greenstream e Macchitella.
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Il polo petrolchimico (oggi bioraffineria) come appariva nel 2011

Nel 1956, in un momento di particolare fervore dopo la scoperta di giacimenti petroliferi, l'Anic avviò i lavori per la realizzazione di un impianto petrolchimico fortemente voluto da Enrico Mattei. La sua inaugurazione, avvenuta il 10 marzo 1965, diede una spinta all'economia locale e portò a Gela una moltitudine di abitanti provenienti sia dai paesi limitrofi che dal nord Italia, ma al contempo produsse deturpazioni ambientali precludendo, tra le tante cose, lo sviluppo turistico da poco creatosi.[42]

BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Strage di Gela, Stragi di Porto Empedocle, Stidda e Rinzivillo.

Il caotico sviluppo edilizio negli anni successivi alla nascita del petrolchimico, dovuto ad interessi speculativi e alla mancanza di un piano regolatore, stravolse l'impianto urbano della città dando origine a zone sorte abusivamente senza servizi adeguati. In questo contesto, tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, la città vide la nascita di un'associazione di tipo mafioso chiamata Stidda che segnò le pagine di cronaca locali ed estere, come testimoniato da un articolo pubblicato nel 1989 dal quotidiano francese Le Monde[43]. La faida mafiosa toccò il suo apice il 27 novembre 1990 con la cosiddetta "strage della sala giochi", che provocò in totale otto morti e undici feriti[44][45]. A seguito di tali eventi, negli anni successivi la città fu messa al centro di programmi statali di aiuto al ripristino della legalità, che videro la nascita di incentivi allo sviluppo e di un'associazione anti-racket tutt'oggi attiva.[46]

Nel settembre 2015, dopo un apposito referendum, la città ha espresso il desiderio di abbandonare il libero consorzio di Caltanissetta e aderire alla città metropolitana di Catania[47][48]; nonostante l'esito positivo del sondaggio, il silenzio della Regione Siciliana in merito alla questione ha spinto il comune a fare ricorso al Tar.[49]

Dal 2024 la città ha iniziato un processo di rigenerazione urbana, volto all'avvio di nuovi cantieri per riqualificare zone da tempo abbandonate come Orto Fontanelle[50], Montelungo[51] o il vallone Pasqualello[52]. Molteplici anche i ritrovamenti archeologici, che pur in assenza di vere e proprie campagne di scavo emergono dai vari lavori in corso.[53][54]

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Stemma scolpito sulla facciata della scuola "Antonietta Aldisio"

Nel corso dei secoli lo stemma del comune di Gela ha subito diverse modifiche. Nella sua versione originaria, risalente all'epoca medievale, era costituito da un'aquila sveva di color rame-oro con la testa rivolta verso sinistra e le ali spiegate, poggiante le zampe su un basamento formato da due colonne doriche scanalate dalla tonalità più chiara rispetto a quella del rapace; il tutto inserito su uno sfondo rettangolare color rosso cremisi. Intorno al 1500, durante la dinastia dei Pignatelli Aragona Cortès, allo stemma fu aggiunta una corona ducale a otto fioroni di cui cinque visibili; nel 1733 invece fu aggiunto il motto Heraclea Civitas Antiquissima. Dal dopoguerra lo stemma si presentò inserito in uno scudo sannitico, privo di tale scritta.[55][56]

Il 15 maggio 2026 il Comune ha presentato una nuova versione dello stemma con il ripristino del motto, inserito in un cartiglio sotto lo scudo e circondato da ornamenti esterni inferiori.[57]

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Gonfalone comunale

Il gonfalone è un drappo rettangolare color cremisi, riccamente ornato di ricami dorati, caricato dell'aquila coronata poggiata su due colonne doriche, senza il profilo dello scudo, sormontata dall'iscrizione centrata (cioè convessa verso l'alto) d'oro: Città di Gela (pur non fregiandosi del titolo). Nei fatti, il Comune utilizza una versione totalmente identica, ma con la corretta denominazione istituzionale Comune di Gela.

La bandiera è un vessillo rettangolare color cremisi, caricato dell'aquila coronata poggiata su due colonne doriche, senza il profilo dello scudo.

Monumenti e luoghi d'interesse

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Gran parte del patrimonio artistico-architettonico di Gela si trova nel centro storico, che deve il suo aspetto attuale a numerosi rimaneggiamenti urbanistici effettuati tra la sua fondazione in età medievale e il secondo dopoguerra. L'industrializzazione precoce, che ha travolto la città dopo l'apertura dello stabilimento ENI, non ha permesso a tutti gli edifici di conservarsi nel migliore dei modi: sono molte infatti le chiese e i palazzi storici demoliti per fare posto a nuove abitazioni o spazi urbani.

Architetture religiose

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Chiesa Madre (esterno)
  • Chiesa Madre, edificata nel 1766 sui resti di un'antica chiesa medievale. È l'edificio religioso più importante della città, dedicato all'assunzione di Maria, con una pianta a croce latina e l'interno in stile tardo-barocco con tre navate e una cupola. La facciata principale, opera dell'architetto Giuseppe Di Bartolo Morselli, è in stile neoclassico ed è articolata in doppio ordine sovrapposto: colonne doriche al piano inferiore e ioniche al superiore. Sul prospetto principale spiccano il frontone adornato da acroteri e le statue della Fede e della Speranza. All'interno si conservano l'icona bizantina di Maria SS. di Alemanna, opere di Giuseppe Tresca e Giuseppe Vaccaro e vari monumenti funebri.
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    Chiesa di San Francesco (interno)
  • Chiesa San Francesco d'Assisi, ultimata nel 1665. All'esterno presenta un portale ornato da due colonne corinzie, sostenenti una trabeazione con frontone spezzato il cui centro è occupato dallo stemma dell'ordine dei frati minori conventuali. Al suo interno si trovano un prezioso soffitto ligneo a cassettoni del '700, dipinti di scuola fiamminga, di Vito D'Anna e del cosiddetto "Zoppo di Gangi".
  • Chiesa Sant'Agostino, edificata dagli padri agostiniani nel 1439 insieme all'attiguo convento, con una facciata neoclassica del 1739. Nella chiesa vi sono diversi dipinti e simulacri del XVII e XVIII secolo, tra cui quello dedicato a San Giuseppe fatto eseguire da un devoto. Degne di nota sono la cappella dei Mugnos ed un'acqua-santiera di scuola gaginesca.
  • Chiesa San Francesco di Paola, chiamata volgarmente "d'o Santu Patri" ed edificata nel 1738 assieme all'attiguo convento dell'ordine dei minimi. Oggi è adibita a luogo di adorazione eucaristica perpetua.
  • Chiesa di Maria Santissima delle Grazie, costruita nel 1261 dai frati Minori Conventuali e divenuta sede stabile dei Cappuccini nel 1574. Inizialmente a una sola navata, subì radicali mutamenti architettonici nel corso di tutto il Novecento. Ospita una statua lignea del 1813 raffigurante la Madonna delle Grazie, opera di Vincenzo Genovese, che ogni 2 luglio viene trasportata in processione lungo le vie della città.
  • Chiesa del Carmine, edificata dai padri carmelitani nel 1540 con una facciata dal portale romanico. È dedicata al culto della Madonna del Carmine, raffigurata in una statua lignea del 1700, ma è ben più celebre per un crocifisso in cartapesta del XV secolo, ritenuto miracoloso e protettore dei marinari.
  • Chiesa del Santissimo Salvatore e Rosario, edificata tra il 1796 e il 1838 sui ruderi di un’altra chiesa del XVI secolo. L'esterno, a pietra viva senza intonaco, contrasta con l'interno decorato in stile barocco. Custodisce pale dipinte, affreschi sulla volta del pittore Filippo Casabene e una via crucis realizzata del pittore gelese Salvatore Solito. È caratteristica anche per il suo campanile, con la cella ricoperta da piastrelle di maiolica colorate.
  • Chiesetta di San Biagio, oggi sconsacrata e adibita a sala convegni. È la più antica della città e si fa risalire all'epoca bizantina. Successivamente fu utilizzata come moschea e dal 1099 fu riconsacrata al culto cristiano. La facciata principale presenta un portale romanico sovrastato da una finestrella circolare e il suo interno è caratterizzato da un'ampia abside impostata su un arco acuto.
  • Santuario di Maria Santissima d'Alemanna, del XIII secolo. Eretto dall'ordine dei cavalieri teutonici, nella seconda metà degli anni '70 fu abbattuta perché pericolante e poi ricostruita nel 1985. Dietro l'altare è custodita una botola dove, nel 1450, fu ritrovata l'icona di Maria Santissima d'Alemanna.
  • Chiesa di San Benedetto, definita "da’ Batia" e costruita alla nel XVII secolo dall’ordine religioso delle Benedettine. Da oltre un decennio è chiusa al pubblico per motivi di restauro e non è visitabile.[58][59]
  • Chiesa di San Giovanni Battista, oggi sconsacrata e adibita a sala convegni. Fu realizzata nel XVI secolo dalla corporazione religiosa Fraternita della Provvidenza, che vi rimase fino al 1860.
  • Chiesa di San Nicola da Tolentino, aperta al culto nel 1890 e ubicata a ridosso della chiesetta San Biagio, tra la biblioteca comunale e il cimitero. È l'unica chiesa di Gela con un vasto colombario cimiteriale, ma è chiusa al pubblico dal 1964 in attesa di un restauro.[60][61]
  • Chiesa di San Giacomo, edificata nel 1951 dall'architetto Salvatore Cardella al posto della chiesa trecentesca di Santa Maria di Porto Salvo, di cui è stato recuperato il portale gotico. Di stile razionalista, presenta tre navate e una cupola poligonale. Custodisce le spoglie di Salvatore Aldisio e di sua moglie.
  • Chiesa San Giovanni Evangelista, costruita nel 1969 da Ignazio Gardella e Anna Castelli Ferrieri. Per volere di Enrico Mattei sorge nel quartiere Macchitella, dove funge ancora oggi come unico edificio religioso.

Architetture civili

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Edifici storici

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Aspetto caratteristico di molti palazzi storici gelesi fu l'ampia diffusione dello stile liberty, diffuso fino ai primi anni 1960 e di cui massimo esponente fu Giuseppe Di Bartolo Morselli. Questi edifici vennero realizzati a partire dal XVIII secolo a seguito di un rinnovamento urbanistico ed architettonico, collegato anche ad una crescita civile e sociale che portarono alla nascita di un teatro e di un liceo ginnasio. Elementi caratterizzanti di questo stile furono timpani, archetti ribassati e cornicioni, tutti contenenti un piccolo fregio e posti nella parte superiore delle finestre, a volte delineate da colonnine in stile corinzio; balconi con mensoloni in pietra tagliata nei palazzi più ricchi o in ferro battuto; lesene e cornicioni con andamento rettilineo regolare a volte ornati da festoni e altri ornamenti; portali in pietra arenaria con raffigurazioni in corrispondenza della chiave di volta e portoni in legno massiccio con anelloni decorati in ferro battuto. Tali elementi sono presenti negli esempi più significativi, qui di seguito elencati:

  • Palazzo Rosso, via Navarra Bresmes
  • Palazzo Nocera, già Giusto, piazza Umberto I
  • Palazzo Russello, già Tedeschi e ancor prima Nocera, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Ciaramella, già Aldisio e ancor prima De Maria, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Presti, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Guttilla, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Damaggio, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Ventura, corso Vittorio Emanuele (angolo via Marconi)
  • Palazzo del Consorzio di Bonifica, via Marconi (angolo via Cairoli)
  • Palazzo Vella, piazza San Francesco (angolo via Cairoli)
  • Palazzo Moscato, via Bresmes (angolo via S. Damaggio)
  • Palazzo Di Bartolo, già Vella, via Bresmes (angolo via Cairoli)
  • Palazzo Aliotta-Papotto, via Cairoli
  • Palazzo Jacono-Giardina, già Di Bona, via Trieste (angolo corso V. Emanuele)
  • Palazzo Castiglia, già Maida, corso Vittorio Emanuele (angolo vico Ingurdo)
  • Palazzo Granvillano, già Mattina, corso Vittorio Emanuele
  • Palazzo Guccione, già Giammona, corso Vittorio Emanuele angolo via Fischetti
  • Palazzo S. Maria di Gesù, via Ventura (angolo via Matteotti)
  • Palazzo Pignatelli-Roviano, corso Salvatore Aldisio
  • Villa Greca, già Panebianco, via Ettore Romagnoli
  • Teatro Eschilo, piazza Sant'Agostino

Edifici moderni

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Palazzo di Città
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Museo dei relitti greci

Numerosi gli edifici in stile moderno costruiti dagli anni '50 in poi. I principali sono i seguenti:

Beni archeologici

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Mura timoleontee
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Bagni greci
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Acropoli

Gela, fondata dai greci nel VII secolo a.C., conserva numerosi siti archeologici risalenti a questo periodo. Tra i più importanti ci sono:

  • l'Acropoli di Molino a Vento, sede del primo insediamento di coloni che fondarono la città. Al suo interno custodisce delle tombe a pozzetto risalenti all'età del rame, i resti di numerosi edifici con i rispettivi stenopoi e le rovine del Tempio B e del Tempio C, entrambi dedicati alla dea Atena;
  • l'Emporio arcaico di Bosco Littorio, un complesso di edifici in mattoni crudi del VII secolo a.C, utilizzato come emporio dagli abitanti della città greca;
  • le tre navi arcaiche, relitti di navi commerciali databili tra il VI e il V secolo a.C e per questo considerabili le più antiche navi greche finora rinvenute[62];
  • i Bagni greci di Capo Soprano, il più antico esempio di bagni pubblici rinvenuto in Italia, databile al IV secolo a.C.[63];
  • le Mura timoleontee, fortificazioni ellenistiche del IV secolo a.C. volute da Timoleonte. Costruire in mattoni crudi sopra un basamento di arenaria, sono uno degli esempi di architettura militare greca tra i meglio conservati al mondo[64];
  • varie necropoli: si ricordano quelle greche di via di Bartolo[65] e Orto Pasqualello[66], e altre più antiche come quella di Grotticelle o di Manfria.[67]

La città ebbe seconda vita in epoca medievale, sotto Federico II di Svevia. Di quel periodo si conservano i seguenti siti:

BERJAYA
Castelluccio
BERJAYA
Torre di Manfria

Aree naturali

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  • la villa comunale "Giuseppe Garibaldi" su corso Vittorio Emanuele;

La riviera gelese

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Un tratto della costa gelese (Manfria)

Il territorio comunale comprende un litorale esteso per 24 chilometri che va dalla foce del Dirillo a quella del Comunelli. La costa ad oriente della città è priva di attività turistico-balneari per la vicinanza della raffineria e della foce del fiume Dirillo, mentre la costa occidentale (compresa tra il centro cittadino e la zona di Desusino) è invece aperta alla balneazione.[69].

Le spiagge di Gela sono caratterizzate da sabbia fine e dorata con le caratteristiche "dune", formazioni sabbiose ricoperte da macchia mediterranea. Le principali spiagge aperte alla balneazione (da est verso ovest) sono:

  • Lungomare Federico II di Svevia: la spiaggia antistante il centro cittadino, protetta negli anni 1970 con la creazione di barriere frangiflutti e aggiunta di sabbia di riporto;
  • Lungomare Ovest: costa con alte formazioni dunali, preceduta dal parco archeologico delle Mura timoleontee;
  • Viale Fontanarossa: la spiaggia antistante il quartiere residenziale di Macchitella, preceduta da un boschetto di eucalipto;
  • Puntasecca e Femmina Morta: la prima zona balneare raggiungibile dalla statale 115 Gela-Licata, preceduta in parte dall'argillosa collina di Montelungo che digrada sino alla pianura sottostante e al sito naturalistico di Poggio Arena, poco distante dallo stagno del torrente Rabbito;
  • Roccazzelle: costa sabbiosa antistante la zona residenziale;
  • Manfria: la spiaggia dominata dalla mole cinquecentesca della torre d'avvistamento sulla sommità dell'omonima collina;
  • Piana Marina: la spiaggia prossima al confine comunale con Butera, preceduta da una vasta zona residenziale, nei pressi della foce del Comunelli.

Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[70]

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Etnie e minoranze straniere

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Al 31 dicembre 2023 la popolazione straniera è di 1 481 abitanti, pari al 2,23% della popolazione.[71]

La religione più praticata è quella cristiana e la chiesa cattolica romana[72] è quella maggiormente diffusa. La città, fino agli inizi del secolo XIX, faceva parte della diocesi di Caltagirone; in seguito passò sotto la giurisdizione della diocesi di Piazza Armerina.

Segue la confessione cristiana evangelica con comunità in maggior parte a carattere pentecostale[73].

Tradizioni e folclore

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Le manifestazioni religiose e folcloristiche nel comune di Gela affondano le proprie radici nei secoli passati. Di seguito le principali:

Festa della Madonna delle Grazie

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Madonna delle Grazie
È l'evento religioso più sentito dalla popolazione locale. La festa è caratterizzata dalla processione a piedi nudi dei devoti per le vie della città alta al seguito del simulacro ottocentesco che sosta per le offerte in denaro e preziosi e dalla cerimonia della svestizione dei bimbi graziati dalla Madonna. Il tutto è accompagnato dai grandi ceri inghirlandati portati a mano dai fedeli. L'evento si conclude col rientro del simulacro e i giochi pirotecnici a mare. Eventi collaterali sono il mercatino di via Mare del 2 luglio.

Settimana Santa

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Venerdì Santo
Anche a Gela, come in altre località siciliane, si svolge l'antica e caratteristica manifestazione della Settimana Santa con particolare riguardo al Venerdì Santo. Elemento tipico gelese è u lamentu, triste canto dialettale eseguito da anziane donne e accompagnato dal suono di un tamburo nella quiete della via Crucis seguita da una moltitudine di fedeli. Negli ultimi 50 anni "u lamentu" è stato diretto dalla voce della sig.ra Anna Mauro Palazzolo, scomparsa il 10 maggio 2010. Nella tarda mattinata l'antico simulacro ligneo del Cristo viene posto sulla croce in piazza Calvario e vi rimane sino al tardo pomeriggio, esposto alla venerazione dei fedeli. Poi viene tolto e deposto in un'urna in legno decorata d'oro zecchino, rientrando in processione nella Chiesa Madre.

Festa patronale

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La festa patronale di Gela, che si svolge l'8 settembre, è legata all'antico ritrovamento da parte di un contadino di una tavola bizantina raffigurante la Madonna d'Alemanna (su un fondo dorato), nella zona villaggio Aldisio dove oggi sorge un santuario, meta di pellegrini nei giorni che precedono la festa. Questa è caratterizzata dalla processione del dipinto per le vie principali della città alta, accompagnata da altri eventi tradizionali tra cui la cuccagna a mare (o “iocu do palliantino”), la rassegna d'arte locale “Sperone Arte” e il mercato di via Mare.

Festa di san Giuseppe

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Tavola di San Giuseppe
La seguita festa di san Giuseppe viene festeggiata due volte: il 19 marzo e la prima domenica di maggio. Nella prima vengono organizzate le tradizionali “tavole di San Giuseppe”, grandi altari imbanditi con ogni bontà gastronomica frutto della questua iniziata da una famiglia devota organizzatrice alcuni mesi prima. La festa è caratterizzata da un particolare rito: per ognuna delle tavole organizzate in giro per la città vengono chiamati tre poverelli del quartiere a impersonare i tre componenti della sacra famiglia. Il giorno della ricorrenza, vestiti con candide tuniche e ghirlande di fiori sul capo, i tre accompagnati da una moltitudine di bambini che gridano “U patriarca! U patriarca!” raggiungono l'ingresso della casa decorato con palme bussando tre volte all'uscio e rispondendo al “cu è?” “semmu Gesù, Giuseppe e Maria!”. Al che, tra gli applausi, vengono accolti in casa a godere delle bontà della tavolata dopo il digiuno rituale dei giorni precedenti.
  • La biblioteca comunale possiede circa 30.000 testi, fra i quali si distinguono testi risalenti al Cinquecento e al Seicento. La sede, è ospitata presso un ex Monastero dell'XI secolo utilizzato nei secoli come ospitium (centro di accoglienza per pellegrini).
  • Archivio storico, in cui sono contenuti gli atti dell'Amministrazione Comunale a partire dal 1800.
  • Altre biblioteche scolastiche sono: quella del Liceo Ginnasio “Eschilo” e quella della scuola media “Ettore Romagnoli”.

Nel territorio sono presenti numerosi istituti di istruzione superiore con vari indirizzi sperimentali. Dall'anno scolastico 2010/2011 è attivo presso il Liceo Ginnasio "Eschilo" (già PNI) l'indirizzo musicale e coreutico e presso il liceo delle scienze umane "Dante Alighieri" (già Brocca) l'indirizzo Economico-Sociale.

Gela è stata nel 1999 sede decentrata di alcuni corsi di laurea come la facoltà di Economia e un corso di Scienze della Comunicazione (facoltà di Lettere e Filosofia) dipendenti dall'Università degli Studi di Catania.

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Reperti votivi al Museo Archeologico di Gela

Teatri

  • Corriere di Gela, uscito nel 1985. Dal 2003 ha anche una versione online;
  • Quotidiano di Gela (online)
  • Today24 (online)
  • Il Gazzettino dì Gela (online)
  • Notizie Fuori Rotta (online)
  • Radio Gela Express, nata nel 1985[81];
  • Tele Gela Color, nata nel 1981 da un gruppo di studenti universitari. Agli inizi degli anni 2000 cambiò il nome in Canale 10, mentre oggi è nota come 98 TeleGela ed è gestita dallo staff del Quotidiano di Gela;
  • Video Golfo Gela, nata nel 1987[82];
  • Rete Chiara, nata nel 2012.
BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Cinema in Sicilia.

Uno dei primi richiami alla cinematografia che riguardino la città di Gela, si può trovare già nel film neorealista Paisà del 1946, diretto da Roberto Rossellini[83][84][85]. Tuttavia, alcuni elementi di propaganda fascista prodotti dall'Istituto Luce parlavano già della città gelese, come il breve cortometraggio di Arnaldo Ricotti L'inizio dei lavori per la costruzione della diga di Gela del 1939, incentrato sulla costruzione della diga Disueri a Gela[86].

Sempre per conto dell'Istituto Luce viene girato nel 1953, il cortometraggio Sicilia 53 curato da Giacomo Pozzi Bellini, dove viene mostrata la costruzione del municipio di Gela[87]. Sei anni più tardi Romano Sileoni cura il cortometraggio Terra di Gela, dove vengono mostrate alcune immagini del territorio che riguardano la coltivazione, gli scavi archeologici e l'estrazione del petrolio in città[88].

Dopo la scoperta dei giacimenti petroliferi in città negli anni 50, nel 1960 venne posata la prima pietra per la costruzione del Polo petrolchimico di Gela, istituita dall'imprenditore Enrico Mattei; partì così, un'azione propagandistica firmata e documentata da grandi registi del cinema[89], per conto dell'Ente Nazionale idrocarburi (ENI). Il primo documentario fu Gela 1959: Pozzi a mare, curato da Vittorio De Seta e Franco Dodi nel 1960, dedicato alla perforazione del primo pozzo sottomarino in Europa battezzato Gela Mare 21[90]. Nello stesso anno vennero realizzati altri due documentari, A Gela qualcosa di nuovo diretto da Fernando Cerchio[91] e il film tv L'Italia non è un paese povero, curato dal regista olandese Joris Ivens.

Nel 1961 Giacomo Vaccari diresse il documentario Ritratto di una grande impresa, dove l'ultima parte è dedicata fra le altre, allo sviluppo dell'Eni nella città gelese durante gli anni 1960. Due anni più tardi viene realizzato dal regista Giuseppe Ferrara, un cortometraggio intitolato La cena di San Giuseppe, dedicato alla tradizionale festività annuale del santo Giuseppe[92].

Nel 1964 il regista Giuseppe Ferrara gira altri due documentari sullo sviluppo della cittadina gelese; Il Gigante di Gela e Gela antica e nuova[93][94].

Un anno più tardi venne realizzato il documentario Da Palma a Gela diretto dal regista Gilbert Bovay, che si concentra sui mutamenti sociali e l'aumento dei posti di lavoro, sorti grazie alla costruzione del Polo petrolchimico[95]. Nel 1967, i registi Piero Nelli e Luigi Perelli dirigono un documentario di propaganda comunista, sulle condizioni precarie della Sicilia intitolato Sinistra unita Sicilia nuova - Vota comunista. Fra le altre città, molte delle riprese sono state effettuate nella città di Gela[96].

Quattro anni più tardi, venne girato un documentario sulla nocività fisica ed emotiva provocata dal lavoro usurante delle fabbriche, diretto dai registi Carlo Striano, Luigi Bartoccioni e Isa Crescenzio dal titolo Condizione operaia. Il film fu girato negli stabilimenti della Olivetti ad Ivrea, alla Massey Ferguson di Aprilia e nello stabilimento del Polo petrolchimico di Gela[97].

Per conto dell'Eni viene prodotto nel 1984 Una storia per l'energia[98]. Diretto da Gillo Pontecorvo[99][100], il documentario tratta la crescita esponenziale dell'Agip nel mondo. Il film contiene immagini di Gela Mare 21, il primo pozzo petrolifero sottomarino perforato a Gela nel 1959.

La città di Gela fu location del film Il ladro di bambini diretto da Gianni Amelio, nel 1992[101][102][103][104]. Nel 2006 Daniele Vicari diresse Il mio paese[105][106].

Il regista Gianni Virgadaula nel 2008 cura la regia di Lèmuri, il bacio di Lilith[107] degli anni venti[108]. Il film venne girato anche nella città gelese[109]. Sei anni più tardi, la città fu location del film Vento di Sicilia diretto dal regista Carlo Fusco[110][111][112][113][114].

Nel 2015 Gianluca Maria Tavarelli dirige il film Una storia sbagliata[115][116]. Il film in parte è stato girato nella città gelese[117][118]. Nello stesso anno viene girato il documentario Sicilia '43 diretto dal regista Folco Quilici, incentrato sullo sbarco in Sicilia, dove sono presenti anche immagini che riguardano Gela[119].

Lista opere
  • Associazione Culturale Musicale Gelese "G. Verdi" dal 1995
  • Associazione Culturale Musicale "Francesco Renda"

Gela fu la patria di Archestrato, il primo poeta a scrivere di gastronomia. Oggi le preparazioni principali sono principalmente legate alla produzione di pane tipico[120], mentre nella piana si producono il carciofo violetto di Sicilia e il pomodorino ramato.

Un piatto tipico della tavola calda gelese sono le impanate[121], un prodotto da forno molto simile alla focaccia, con numerose varietà di ripieni. In origine consumate maggiormente durante il periodo natalizio, oggi vengono vendute tutto l'anno con ripieni che variano dalla carne al pesce o dal più tradizionale con patate, cipolle, cavolfiore e olive nere. Le origini delle impanate sono riconducibili alle empanadas spagnole, arrivate in Sicilia durante il dominio spagnolo avvenuto fra il 1516 e il 1713.

Fra i piatti tipici locali vi è anche la salsiccia di seppia, all'epoca considerato un piatto povero e meno costoso rispetto alla carne. La seppia predilige come alimento dominante del piatto, che viene misto alla carne ed insaccato nel budello di maiale, esattamente come avviene con la salsiccia[122].

Tra i dolci si ricordano i rami 'che ficu[123], le sfinci, i raviolini di ricotta e cioccolato e altri prodotti tipici della pasticceria siciliana.

Estate gelese
Si tratta di un cartellone annuale promosso dall'Amministrazione Comunale comprendente una serie di iniziative tese ad allietare la stagione estiva in città. Tra le manifestazioni più importanti si segnala la stagione teatrale estiva (solitamente tra agosto e settembre) comprendente una serie di spettacoli di danza, teatro popolare, lirica, musica, operette, concerti che vengono organizzate in parte presso il parco archeologico delle mura timoleontee, in parte nelle varie piazze cittadine (San Giacomo, Roma, San Francesco, Umberto I, Sant'Agostino ecc.).
Giochi del golfo
Dal 2007 è attivo il Circolo Matematico L. Fibonacci che organizza annualmente i primavera la manifestazione "Giochi del golfo" e collabora ad eventi di livello nazionale nel campo della matematica ludica.

Geografia antropica

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Quartiere San Giacomo. Sullo sfondo la fitta rete urbana sorta intorno via Venezia

Gela è la settima città più popolosa della Sicilia, presentando una grande varietà di tessuti urbani. Il centro storico medievale presenta un arcaico impianto ippodameo con vicoli ciechi, mentre i quartieri Otto-Novecenteschi hanno una variante del sistema a scacchiera, con strade parallele alla via principale e incrociate da strade perpendicolari a esse, formando isolati rettangolari o quadrati. Il più delle volte, le abitazioni si affacciano con una sola parete sulla strada e hanno le pareti cieche in comune con altri edifici. I rioni periferici sorti a nord della via Venezia negli anni 1970 (Margi, Settefarine, Cantina Sociale), hanno una maglia viaria irregolare. Le case si affacciano con un solo lato sulla via, ma a volte i muri non sono in comune. In qualche caso gli edifici presentano un piccolo giardino dal lato della strada e quasi sempre è presente un giardino sul retro. I nuovi quartieri residenziali costruiti a ovest, presentano lo schema della città-giardino, con villette monofamiliari a schiera.

La cittadina arabo-medievale di Eraclea costituì il primo nucleo urbano fondato dopo la distruzione greca del 282 a.C. Posizionata nella zona compresa tra il cimitero Monumentale e la chiesa di San Giacomo Maggiore, pare che fosse dotata di numerose chiese e perfino di rete fognaria.

Nel 1233 il re Federico II di Svevia decise di fondare sui ruderi della città greca il nuovo centro di Terranova che sarebbe diventato punto di riferimento per l'economia circostante. Il nucleo cittadino, di forma rettangolare, presentava un'estensione di oltre 40 ettari, un possente sistema di fortificazioni con castello all'angolo sud-est ed un porto caricatore. Lo schema urbano si rifaceva a quello romano in quanto incentrato su due assi principali ortogonali (il corso e l'attuale via Marconi) che collegavano le quattro porte (più una quinta verso il mare) e dividevano la città in quattro rioni. Oltre a via Marconi, vi sono anche altre strade che incrociano ortogonalmente il Corso Vittorio Emanuele, (o che comunque confluiscono in esso) e alcune sono anche confini di quartiere, ovvero via Salvatore Damaggio Fischietti, via Giacomo Navarra Bresmes, via Filippo Morello, via Morso, via Matrice, via Mallia, via Marotta, via Vinci, via Casale, via Cannizzo, via Sant'Agostino, via Cocchiara, via Cattuti, via San Sebastiano, via Campochiaro, via Luigi Cadorna, via San Francesco, via Cocchiaro, via Giuffré, via San Giovanni, via Picceri, via Santa Maria di Gesù, via Catalano (tratto finale), via Trieste e via Aldisio Fischietti.

Le strade perpendicolari a queste vie, ovvero parallele col Corso Vittorio Emanuele, incrociandosi con esse, formano grandi isolati quadrati o rettangolari. Tra queste strade si annoverano: via Armando Diaz, via Cairoli, via San Nicola, via Rossini, via Senatore Giuseppe Damaggio, via Florida, via Menotti, via Gurrisi, via Lo Vivo, via Matrice (tratto iniziale), via Gaetano Donizetti, via Cocchiaro (tratto finale), via Passaniti, via Zinchi, via Ventura, Via Abela, via Navarra, via Battesimo, Via Catalano (tratto iniziale), via Vespri e via Pisa. Date le grandi dimensioni degli isolati, internamente a questi, si trovano numerosi vicoli ciechi e cortili, di varia grandezza, chiamati in dialetto curtigghi (cortili), nella toponomastica ufficiale, vengono comunemente denominati col nome di vico. Essi sono diversi tra loro, ma comunque se ne possono riscontrare diverse tipologie, che vanno da un semplice vicoletto, a piccole piazzette alla quale si accede da stretti vicoli o da un arco, (più o meno grande) per sfruttare al massimo lo spazio edificabile disponibile (Ad esempio Vico Ficicchia, Vico Tilaro, e Vico Lombardo sul Corso Vittorio Emanuele, Vico Carpentieri e Vico Panebianco in Via Cairoli) Nel Quattrocento, l'area a ovest del corso principale, venne abbandonata, e all'altezza dell'attuale via Bresmes venne costruito un lungo muro che divideva in due la città. Tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento si cominciò a restaurare le mura medievali occidentali e si ricominciò a popolare la zona. La città contava ben 22 chiese e perciò appariva dall'alto ricca di campanili e cupole, come emerge chiaramente dalle raffigurazioni dell'epoca. Sino al Ottocento la città rimase entro le mura.

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Panorama dal Porto Rifugio

L'esigenza di nuove abitazioni portò all'espansione verso ovest con la creazione del “Borgo” (tra la via XXIV Maggio, la via Bentivegna, la via Giacomo Matteotti e la via Francesco Crispi), del “Rabatello” (Corso Salvatore Aldisio angolo via Matteotti). Più tardi vennero creati i quartieri “Orto Buget ”[124](sud-est), “Mulino a Vento”[125] (est) e “Stazione” (nord-est). Fino a inizio Novecento vennero creati ulteriori quartieri verso ovest (San Giacomo, Pignatelli, Loco Barone), verso sud (Piano Solfarelli[126], Orto fontanelle[127] e Officina Elettrica), lungo la via Nazionale (oggi via Generale Cascino), la via Verga e la via Tevere. Dopo il 1956, si iniziò a costruire ai margini dei vecchi quartieri, e si sopraelevarono numerose abitazioni. Di questo periodo sono i quartieri Carrubbazza (a nord-est, sotto la via Generale Cascino), Baracche[128](a nord-ovest, tra la via Francesco Crispi la via Recanati, la via G. Matteotti, già via Bastione, e la via Po), Sant′Ippolito(situato a ovest, tra la via Crispi, la via Ignazio Giuffida, la via San Giacomo e la via Risorgimento) e la zona del Cimitero[129] (tra corso Salvatore Aldisio, la via Polizelo, la via Ignazio Giuffrida, la via Urbano Rattazzi e la via Emilia. Nel periodo viene ampliato il quartiere della Stazione[130] sino alla via Umbria, ai confini col quartiere Carrubbazza. A partire dagli anni 1960, in corrispondenza dell'attivazione del Petrolchimico, la città venne sconvolta da una disordinata e abnorme espansione urbana in tutte le direzioni che minacciò perfino la parte storica. I quartieri più grandi oggi sono: Caposoprano (zona occidentale della collina), Macchitella e Scavone, Fondo Iozza, Villaggio Aldisio e la grande periferia di Margi e Settefarine (nord).

Al di fuori del centro urbano di una certa dimensione sono gli insediamenti urbani sulla costa occidentale compresa tra la collina di Montelungo e la foce del Comunelli, e la zona industriale col Petrolchimico e i due nuclei dell'Asi (Azienda di Sviluppo Industriale).

Centro storico

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La fontana di Piazza Umberto I con la statua della dea Cerere, opera dello scultore Silvestre Cuffaro (1952). Sullo sfondo, la facciata del Palazzo Rosso.

Il centro storico di Gela, seppur vittima della caotica espansione edilizia dell'ultimo cinquantennio, è ricco di monumenti e testimonianze storiche.

In piazza San Giacomo è esposto il portale con arco ogivale dell'antica chiesetta di San Giacomo (XIII secolo). Lungo corso Salvatore Aldisio prospetta il neoclassico ex Convitto Pignatelli 1878). A sud della Villa Garibaldi (1878) si trova la Chiesa dei Cappuccini, risalente al Trecento ma rimodulata e ampliata nel corso del Novecento. Presenta un prospetto in stile neogotico e, al suo interno, un pregiato polittico in legno intarsiato.

Attorno al centro storico federiciano (1233 sopravvivono le vestigia dell'antico sistema difensivo con tratti di mura, torrioni e porte incastonati nei prospetti delle moderne abitazioni. In particolare risultano interessanti: i tratti di mura di via Matteotti con un torrione del Quattrocento e quattro grandi arcate in pietra, e via Verga (carcere vecchio) dove le mura si sono conservate nella loro altezza originaria e senza grosse superfetazioni, in via Istria. Qui è possibile osservare un bastione trecentesco, in parte crollato negli anni 40. Sempre in via Istria, vicino alle scale di via Filippo Morello, è possibile osservare la torre detta ‘dello Sperone’, dal nome del quartiere dove è situata e quattro poderosi contrafforti all'altezza con la via Miramare, sebbene rovinati dalla presenza di alcuni balconi in cemento; il tratto di viale Mediterraneo con il bastione di porta Marina e almeno due torrioni; i ruderi del Castello federiciano o Palazzo ducale in piazza Calvario e altri tratti di mura in via Porta Vittoria. Quasi tutte le porte furono distrutte nell'800, tranne Porta Marina, smantellata negli anni sessanta dalla Soprintendenza di Agrigento, in previsione di un futuro rifacimento.

In piazza Roma è sita la chiesa del Carmine risalente al Settecento, che custodisce un crocifisso ligneo quattrocentesco ritenuto miracoloso dai gelesi.

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Chiesa di Sant'Agostino

Sul corso Vittorio Emanuele, la via più elegante della città, si erge la Chiesa del Rosario (1796-1838) che esternamente presenta un'alta torre campanaria con cuspide maiolicata e tre bei portali, mentre l'interno si presenta in linee tardo-barocche. Nel cuore cittadino, piazza Umberto I, dove si trova una statua bronzea di Cerere opera dello scultore Silvestre Cuffaro (1952), spicca con la sua imponente ed elegante mole la chiesa madre (1766-1844), esempio di neoclassico. Il prospetto è caratterizzato dai due ordini di colonne doriche e ioniche. Interessanti anche la torre campanaria e la cupola. L'elegante interno a schema basilicale con croce latina, conserva bei dipinti, tra cui: quello bizantino che ritrae la patrona Maria SS. dell'Alemanna, e poi il Transito di Maria e l'Assunzione della Madonna (1786), opere rispettivamente di Deodato Guinaccia e Giuseppe Tresca. Elementi degni di nota sono anche il prezioso altare principale in marmo policromo misto a vetro e il monumento funerario marmoreo al Mallia, opera di Filippo Pennino. Sotto la chiesa è stata scoperta la cripta trecentesca appartenente alla precedente chiesetta di S. Maria de' Platea.

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Chiesa dei Cappuccini

Alle spalle della chiesa Madre è ubicato l'ex Monastero di clausura femminile con annessa chiesa di San Benedetto (XV secolo). Il complesso ha ospitato dal 1910 al 1969 l'Ospedale civile. La chiesa prima di essere parzialmente distrutta da un incendio conservava una stupenda cantoria lignea ornata d'oro zecchino e recante l'aquila sveva, stemma di Gela. Il Monastero è sorto sul sito di un antichissimo palazzo nobiliare di cui rimane un grande torrione con stemma nobiliare all'angolo sud-est.

Accanto al moderno Palazzo di Città (1951), sorto dove un tempo vi era il convento quattrocentesco dei padri Francescani, c'è la chiesa di San Francesco d'Assisi (XIII secolo) con un ricchissimo soffitto a cassettoni lignei ornati d'oro zecchino e dipinti. Nella piazza S. Agostino, la più bella della città e un tempo ornata da ben cinque chiese di epoche diverse, si possono oggi ammirare: la Chiesa e il Convento di Sant'Agostino (1439-1783); il Teatro Eschilo (1832); la chiesa di San Francesco di Paola con l'annesso convento dei padri Minimi poi divenuto educatorio, entrambi in stile tardo barocco. È da notare il fatto che il centro storico gelese è uno dei pochi ad avere una pianta ortogonale con vie piuttosto rettilinee e regolari. Un discorso a parte meritano i basolati delle vie del centro, realizzati dagli scalpellini locali in pietra calcarea bianca ed in basalto. Un tempo le vie principali, come il corso Vittorio Emanuele e la via Giacomo Navarra-Bresmes, erano lastricati con basoli lavici disposti a spina di pesce. Oggi questo tipo di basolato si può trovare in via Marconi, in via Matrice ed in via Rossini. Quest'ultimo basolato era bruttamente fagocitato da chiazze d'asfalto. Per evitarne il degrado nel luglio 2014 iniziarono dei lavori di riqualificazione. Mentre per le vie traverse si utilizzarono basoli calcarei bianchi, disposti secondo precisi disegni e a seconda della grandezza della via. Infatti, nelle vie secondarie, troviamo una fila di lastre disposte verticalmente al centro della carreggiata e altre due ai lati per lo scolo delle acque, con il resto della carreggiata costituita da basoli disposti orizzontalmente, tranne in via Pisa, dove vi è un'unica fila centrale con quattro basoli gli uni accanto agli altri, invece nei vicoli che si affacciano su queste strade, troviamo i basoli disposti a spina di pesce, con o senza le file verticali per lo scolo delle acque reflue. Un altro tipo di pavimentazione era costituito da quadrucci calcarei bianchi, simili ai sampietrini, disposti entro quadrati delimitati da basoli rettangolari. Questo sistema fu utilizzato per la piazza Sant' Agostino, e oggi se ne conserva un esempio nel tratto terminale di via San Nicola, ma in generale si usava per cortili, piazzette ecc. Infine, poco distante dal centro, si può visitare un esempio d'arte medioevale: la chiesetta di San Biagio (1099) con l'annessa ex Commenda dei Templari, la più antica rimasta in città dopo la distruzione della vicina chiesetta di S. Ippolito sempre dell'XI secolo. Alle spalle di San Biagio si trova un'altra piccola chiesa, San Nicola da Tolentino (XIX secolo), il cui campanile neoclassico è stato smontato alcuni anni addietro. Nelle adiacenze si trova l'ingresso del Cimitero Monumentale nel cui viale principale si possono ammirare diverse cappelle e mausolei ottocenteschi e novecenteschi negli stili neoclassico, barocco, gotico e liberty.

Caposoprano[131] è un quartiere residenziale collocato su un vasto pianoro posto nella parte occidentale della collina su cui sorge la città storica, godendo del panorama collinare e costiero, ad un'altitudine media di oltre 50 metri s.l.m.

Di interesse archeologico come tutta la collina di Gela (in quanto sede, in epoca greca, di una vasta necropoli sulla quale successivamente sorse la città timoleontea, nonché di un complesso di bagni di età ellenistica), questa zona sino a tutti gli anni cinquanta dello scorso secolo era collocata al di fuori del centro urbano il cui confine era posto all'altezza dell'attuale Biblioteca Comunale (via Palazzi angolo via Butera). Oggi il quartiere Caposoprano, con i vicini rioni satellite di Piano Notaro e Fondo Iozza, costituisce il centro moderno della cittadina abitandovi circa 10 000 abitanti.

I primi due nuclei di questo quartiere risalgono agli anni cinquanta del XX secolo e sono costituiti da una serie di palazzine realizzate dall'Istituto autonomo Case popolari lungo la via Palazzi e la via Butera. Successivamente, dove un tempo sorgevano solamente case sparse (agricole e di villeggiatura) e orti, a partire dai primi anni settanta si assistette alla nascita di condominii e case pluri-familiari. Questo sviluppo fu dovuto in parte alla nascita di nuove infrastrutture a servizio dell'intera città (ospedale in primis), in parte alla forte esigenza di nuove abitazioni dovuta all'innalzamento del numero di abitanti dovuto all'attivazione dell'area industriale. Nel P.R.G. del 1971 quest'area viene individuata come "zona C", ossia zona di espansione urbana con indice di cubatura edilizia massimo, il che porterà in brevissimo tempo ad un'intensissima edificazione che nel giro di un decennio definirà la trama urbana del quartiere. Il verde che un tempo impreziosiva il paesaggio tenderà a scomparire quasi del tutto, mentre i numerosissimi pozzi (un tempo utili all'irrigazione degli orti) verranno progressivamente coperti per far posto alle strade e ai nuovi edifici.

Il quartiere, tolta qualche eccezione, non è frutto di un preciso progetto di espansione urbanistica e la sua crescita risulta, dunque, piuttosto caotica e irrazionale. Anche qui, come nel resto della città, quasi sempre si sono prima costruiti gli edifici e solo successivamente strade e servizi. Ne risulta una maglia ortogonale piuttosto irregolare con insulae rettangolari. Caratteristiche del quartiere sono le vie di media ampiezza, quasi sempre dotate di marciapiedi in entrambi i lati e parcheggi in fila indiana per le auto. Gli edifici hanno in media 5 livelli fuori terra e presentano tutti ballatoi come nella tradizione mediterranea. Quasi del tutto inesistenti le aree verdi, eccezion fatta per le zone di via Morselli e viale Indipendenza. Asse viario principale del quartiere è la via Palazzi che costituisce la naturale prosecuzione del Corso principale della città storica (sino al 1950 strada nazionale per Licata) e arteria commerciale di riferimento. Altri assi viari molto importanti sono: viale Indipendenza, via Francia, via Parioli, via Ettore Romagnoli, via Alessandro Manzoni, via Emanuele Morselli, via Europa, via Cicerone e via Danimarca-Pio X, tutte interconnesse tra loro da vie traverse.

Zona archeologica

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Fortificazioni greche e postierla ogivale

Questa parte della collina a partire dal VII secolo a.C. fu sede di una vasta necropoli che, successivamente, fu inglobata nella città ampliata da Timoleonte nel IV secolo a.C. La zona di Piano Notaro (nord-ovest) era anche sede di un'importantissima necropoli protostorica dalla quale sono state recuperate preziosissime ceramiche in stile castellucciano. Tra anni quaranta e cinquanta sono stati individuati parecchi siti archeologici (fortificazioni, terme, residenze, casermette, pozzi, tombe, ecc.) quasi tutti sistematicamente ricoperti o, nella peggiore delle ipotesi, distrutti. A sud di viale Indipendenza si sviluppa il grande parco archeologico omonimo in cui sono state rimesse alla luce le note fortificazioni greche (le cosiddette "mura timoleontee"), una preziosissima testimonianza dell'arte classica nel Mediterraneo. Poco distanti (via Europa) sono visitabili, solo parzialmente, le terme d'età ellenistica.

La popolazione risiede quasi totalmente nel centro urbano di Gela. Una minoranza di cittadini, meno di un migliaio di persone, vive in località distanti dal centro, peraltro prive di alcuni servizi fondamentali quali poste e rete idrica.

Nel 2006 è iniziato l'iter per l'istituzione della frazione comunale di Manfria, località balneare di villeggiatura distante circa 8 chilometri dal perimetro urbano. Per quanto riguarda le circoscrizioni comunali, queste sono oggetto di discussione da diverso tempo ma non si è mai arrivati ad atti concreti volti alla loro istituzione a causa degli alti oneri finanziari per le deboli casse municipali. La proposta per la Frazione di Manfria parte dal Comitato Autonomo Torre di Manfria attraverso delibera consiliare nº 6 del 24/01/06 voluta con forza attraverso un piano di studi su cinque quartieri che sono: Manfria (297 abitanti), Rabbito (20 abitanti), Femminamorta (138 abitanti), Montelungo (28 abitanti), Roccazzelle (393 abitanti). Attraverso delle relazioni e studi sui quartieri sopramenzionati il Consiglio Comunale, in seduta pubblica, approva con delibera la Frazione di Manfria. Le associazioni, Cittadini Attivi di Gela e il Comitato di Quartiere " Torre di Manfria, inviano al nuovo sindaco di Gela, una lettera il 18/06/2010 con la quale dicono a chiare lettere di inserire, nel Bilancio 2010, la Delibera Consiliare "Manfria Frazione. Con questo atto, la nuova Giunta, può rendere immediatamente esecutiva la Delibera Consiliare e dare finalmente giustizia ad un quartiere lontano e abbandonato. Il nuovo sindaco accoglie l'istanza dei comitati e promuove un incontro con una delegazione dei comitati per la risoluzione del caso.

Principali località abitate al di fuori del centro urbano:

  • Poggio Blasco: collinetta a nord della città
  • Medica: zona a ridosso della statale 117 bis nei pressi del Castelluccio
  • Priolo: vasta contrada agricola a nord-est del centro
  • Ponte Olivo: importante contrada lungo la SS 117 bis (centro direzionale ENI)
  • Femmina Morta: zona di villeggiatura sulle pendici occidentali del Montelungo
  • Puntasecca: zona balneare tra Montelungo e Poggio Arena
  • Roccazzelle: importante località balneare ad est di Mànfria
  • Manfria: la più famosa località comunale
  • Piana Marina: zona costiera a ridosso della foce del Comunelli
  • Borgo Mànfria: zona agricola a nord della SS 115
  • Settefarine: quartiere periferico a nord del centro storico cittadino oltre la provinciale del Castelluccio
  • Piano Mendola: contrada a nord della città e a nord-ovest di Settefarine
  • Zai: ampia contrada ad ovest della S.P. per Butera (kartodromo)
  • Montelungo: ampia collina litoranea ad ovest di Gela
  • Marchitello: quartiere periferico ad ovest del centro storico cittadino

L'economia gelese, prima dell'avvento dell'industria pesante, era basata principalmente su agricoltura e pesca ma anche su attività artigianali e turismo balneare.[132][133][134]

L'entrata in crisi del complesso petrolchimico, con il conseguente drastico calo di manodopera, ha rinvigorito il settore dell'agricoltura che ha riacquisito il primato per numero di addetti nel quadro dell'economia gelese. La realtà produttiva agricola più vivace riguarda la cosiddetta “fascia trasformata” compresa tra Gela e Vittoria (piana di Gela) ricca di impianti serricoli dove si producono primariamente ortaggi (carciofi, peperoni, pomodori, etc) e verdure. Negli ultimi anni sono sorte delle cooperative di produzione, confezionamento e commercializzazione dei prodotti agricoli. La maggior produzione di carciofi nel mondo avviene in Italia, con una produzione di circa 365.991 tonnellate all'anno[135]. Fra le regioni più produttive vi è la Sicilia, soprattutto nella provincia nissena, che risulta essere il distretto più produttivo nel complesso, coprendo circa il 48% della produzione regionale nelle città di Gela, Niscemi, Butera e Mazzarino[136][137][138].

Di antichissima tradizione è la produzione di vini, corposi e ricchi. Nella zona di Gela si producono: vino Moscato, Nero d'Avola ("u calabrisi")[139][140], Cerasuolo di Vittoria, Monreale Chardonnay e altri vitigni. La produzione vinicola gelese risente fortemente della sua posizione geografica e del clima e dipende dal particolare tipo di coltivazione della vite, ad alberello. Significativa anche la produzione di grano, olive e frutta in genere.

Gela è un importante centro industriale siciliano. La realtà produttiva gelese è costituita dal Petrolchimico col suo indotto e dalla zona industriale Asi.

Il Polo petrolchimico di Gela, attivato nel 1963 dall'Eni, è uno dei più grandi d'Europa. La forza lavoro è andata riducendosi nei decenni ed oggi conta solo circa 1500 dipendenti. Le produzioni ancora attive riguardano: la raffinazione del petrolio, la produzione di benzine e gasoli, l'imbottigliamento di gas metano, la dissalazione per usi civili e industriali, la produzione energetica per fini industriali, la produzione di materie plastiche (Polimeri Europa).

La zona industriale ASI (azienda di sviluppo industriale) di Gela conta numerose aziende di piccole e medie dimensioni attive nei vari settori della produzione: alimentare, edilizia, riciclaggio dei rifiuti, elettronica, chimica, metalmeccanica, cantieristica navale e falegnameria.

Il territorio ricadente nei comuni di Gela, Butera e Niscemi è stato dichiarato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come "ad alto rischio di crisi ambientale" per la presenza del Polo petrolchimico di Gela.[141] i cui ultimi impianti sono stati dismessi nel 2014.

Antecedentemente all'insediamento del petrolchimico Gela era meta di turismo, in parte archeologico ma soprattutto balneare in virtù della sua lunga costa sabbiosa.[132][133] Nei decenni successivi il flusso turistico si è prima ridotto ai minimi termini pur rimanendo sede di un ufficio informazioni turistiche regionale (S.T.R. n. 9 di Gela con competenza comprensoriale) poi, lentamente, è tornato ad essere una delle fonti di guadagno della città anche in virtù di investimenti mirati del Comune per la valorizzazione dell'archeologia della città e alla nascita di decine di lidi nel litorale. La presenza annua registrata dagli uffici regionali presso i botteghini del museo e dei parchi si aggira attorno alle 20 000 unità.[142]

Infrastrutture e trasporti

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Strade provinciali della provincia di Caltanissetta.

Gela è attraversata dalla lunga statale 115 che unisce Siracusa a Trapani attraversando Ragusa e Agrigento. È raggiungibile da Catania e il limitrofo centro di Caltagirone tramite la Strada statale 417 di Caltagirone e la Strada statale 117bis Centrale Sicula nord-sud. Quest'ultima collega Gela con Piazza Armerina e con Enna. Caltanissetta, il capoluogo di provincia, è raggiungibile tramite la Strada statale 626 della Valle del Salso. La Strada statale 190 delle Solfare, distante circa 7 km da Gela, costituisce il collegamento con Mazzarino. Alcune strade provinciali la collegano a Niscemi e Scoglitti. La città è capolinea sud dell'itinerario europeo E45.

La nuova stazione ferroviaria di Gela venne costruita più grande e in sede differente negli anni 1970 del XX secolo contestualmente a un nuovo tracciato esterno alla città in luogo di quella precedente, più piccola, attivata nel 1891 e quale terminale della ferrovia Catania-Caltagirone-Gela; è lo scalo intermedio più grande della linea Siracusa-Caltanissetta che la collega a Ragusa e Siracusa e a Caltanissetta e Palermo. Adiacente alla stazione è stato costruito il terminal cargo di Gela.

La stazione ha visto ridurre sempre più il numero di viaggiatori contestualmente alla diminuzione dell'attività del Polo petrolchimico e, nel complesso, ancor più dopo l'interruzione della linea per Caltagirone e Catania (per il crollo di un viadotto ferroviario tra i territori di Caltagirone e Niscemi) dall'8 maggio 2011.

BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Porto Isola di Gela e Porto Rifugio di Gela.
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L'antico pontile di Gela, oggi
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Il porticciolo turistico o "rifugio".

Gela è dotata di tre strutture portuali: il porto-isola (ad uso esclusivo del Polo petrolchimico di Gela); il porto rifugio, ad uso turistico-peschereccio; il pontile cosiddetto sbarcatoio, inutilizzato dagli anni sessanta del secolo scorso.

BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Aeroporto di Ponte Olivo.

Gela non ha aeroporti attivi; nel periodo bellico (seconda guerra mondiale) esisteva un aeroporto militare, non più accessibile. Esiste un eliporto privato nel centro direzionale Enimed di contrada Ponte Olivo, due elisuperfici nella zona industriale e di un Campo di Volo in contrada Femmina Morta.

Mobilità urbana

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Il servizio di trasporto urbano in città è gestito dall'AST (Azienda Siciliana Trasporti) e conta diverse linee che collegano i vari quartieri dell'abitato.

Amministrazione

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Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
5 gennaio 1991 5 novembre 1991 Carmelo Bambili Sindaco [143]
25 novembre 1991 19 giugno 1992 Giuseppe Vitale Sindaco [144]
26 giugno 1994 18 gennaio 2002 Francesco Gallo PDS Sindaco [145]
18 gennaio 2002 11 giugno 2002 Vittorio Piraneo Commissario prefettizio
11 giugno 2002 18 marzo 2003 Giovanni Scaglione FI Sindaco [146]
18 marzo 2003 23 settembre 2009 Rosario Crocetta PdCI/PD Sindaco [145]
23 settembre 2009 15 giugno 2010 Rosolino Greco Commissario prefettizio
15 giugno 2010 15 giugno 2015 Angelo Fasulo PD Sindaco
15 giugno 2015 7 settembre 2018 Domenico Messinese M5S/
Indipendente
Sindaco [147][148][149][150]
7 settembre 2018 13 maggio 2019 Rosario Arena Commissario prefettizio [151]
13 maggio 2019 24 giugno 2024 Lucio Greco lista civica Sindaco
24 giugno 2024 in carica Giuseppe Terenziano Di Stefano PD, M5S, SCN e liste civiche di centro-sinistra Sindaco

Gela con altri comuni limitrofi, quali Niscemi e Piazza Armerina, decide di aderire alla città metropolitana di Catania, con un referendum del 13 luglio 2014, invece che al Libero consorzio comunale di Caltanissetta. Dopo l'approvazione della legge regionale n.15/2015[152], il consiglio comunale gelese conferma il 14 settembre il risultato del referendum. La conferma tramite legge da parte dell'ARS, come previsto dall'art.44 della legge istitutiva dei liberi consorzi e delle città metropolitane[153][154] è stata però bocciata il 4 maggio 2016 in commissione all'Ars. Il caso rimane aperto attraverso un ricorso, presentato dal CSAG comitato promotore, al TAR Palermo.

Le città di Gela ed Eleusi sono gemellate dal 30 marzo 1985 in nome del tragediografo greco Eschilo, che nacque nella cittadina greca e visse gli ultimi anni della sua vita in quella italiana. Dal 2013 è nato il gemellaggio tra l'estremo nord e l'estremo sud d'Europa (Gela e Nordkapp) grazie al record del mondo su ultraleggero del dottor Giuseppe Alabiso. Nel 2025 è nato un ulteriore gemellaggio con la città di Ouistreham Riva-Bella, anch'essa legata dallo storico sbarco alleato del 1943 e 1944.

La prima formazione calcistica gelese ad aderire alla FIGC e disputare un campionato federale fu la Società Sportiva Gela, attiva nei campionati regionali del dopoguerra, che vinse il titolo siciliano nel 1950 e nel 1953 e partecipò a tre campionati interregionali di quarta serie, sino al 1955 quando non fu più iscritta ai campionati. Ne prese il posto la neonata Unione Sportiva Terranova Gela che disputò numerose stagioni in serie D e nel 1979-1980 ebbe un'effimera esperienza in Serie C2. Pochi anni dopo, nel Serie C2 1988-1989 esordì in C2 anche la seconda squadra cittadina, la Juventina Gela. Le due compagini si fusero nel 1994, dando vita all'Unione Sportiva Juveterranova Gela (poi Gela Calcio S.p.A.) la quale, sino al fallimento del 2011, ha disputato numerosi campionati di serie C2, C1 e Lega Pro.

Nel calcio a 5, le società sono 2: l'Associazione Sportiva Dilettantistica Pro Gela, nata nel 1987 disputa il campionato di Serie C1.[158] e il Futsal Gela il campionato di Serie C1.[senza fonte]

  • La squadra di basket maschile Melfa's Basket School Gela milita nel campionato di Serie C Gold, mentre la Rotonda Est Gela A.S.D. nel campionato provinciale Coni USAcli
  • La società maschile di pallavolo Meic Services Pallavolo Gela, nata nel 2013 dalla fusione tra l'Heraclea e Pallavolo Gela[159] disputa il campionato di Serie B1[160] La società femminile ASD Volley Gela nella stagione 2019/2020 milita nel campionato di serie C Girone C.
  • Per il ciclismo, Gela è stata più volte attraversata dal Giro d'Italia (l'ultima nel 1999 lungo la tappa Agrigento-Modica)
  • Il kitefestival di Gela, tradizionalmente disputato verso la fine di agosto in contrata Tenutella, è un ritrovo di appassionati di kitesurf che vengono da tutta Europa per esibirsi.

Impianti sportivi

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Stadio Vincenzo Presti, PalaLivatino e PalaCossiga.

Le principali strutture sportive di Gela sono lo Stadio comunale "Vincenzo Presti", il campo sportivo "Enrico Mattei" e i due palazzetti dello sport di contrada Marchitello: il palasport comunale Francesco Cossiga e il palasport provinciale Rosario Livatino. Ad esse si affiancano numerose strutture private, tra le quali due piscine, un campo di volo e due maneggi.

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. Luciano Canepari, Gela, in Il DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, ISBN 88-08-09344-1.
  5. 1 2 3 Terranova di Sicilia, su Sistema Archivistico Nazionale.
  6. Regione Siciliana, Le origini greche della città di Gela, su parchiarcheologici.regione.sicilia.it.
    «Durante il periodo delle tirannie di Cleandro e di Ippocrate, Gela si affermò come una delle città greche più potenti della Sicilia, diventando la maggiore città-stato siceliota tra il VI e il V secolo a.C.»
  7. Nuccio Mulè e Comune di Gela, Profilo Storico, su comune.gela.cl.it.
  8. 1 2 Nuccio Mulè, Sbarco americano a Gela, su gelabeniculturali.it.
  9. Golfo di Gela | Luogo FAI, su fondoambiente.it. URL consultato il 19 aprile 2026.
  10. Clima Gela - Medie climatiche » ILMETEO.it, su ilmeteo.it. URL consultato il 12 maggio 2022.
  11. 1 2 Tucidide, Guerra del Peloponneso, 6.4.3.
    «Gela la fondarono in comune Antifemo, che conduceva coloni da Rodi, ed Entimo, che li conduceva da Creta, nel quarantacinquesimo anno dalla fondazione di Siracusa. Alla città il nome fu dato dal fiume Gela, ma il luogo in cui ora si trova l’'acropoli e che fu il primo ad esser munito di mura, si chiama Lindi. Agli abitanti furono date istituzioni doriche.»
  12. 1 2 Muhammad al-Idrisi, Libro del Re Ruggero, traduzione di Michele Amari, Celestino Schiaparelli, Roma Coi Tipi del Salviucci, 1883, p. 65.
    «Di qui a wâdi âs sawârî ("il fiume delle Colonne", oggi di Terranova) dodici miglia.»
  13. Guido delle Colonne, Historia destructionis Troiae, traduzione di Michele Dello Russo, Napoli, Stamperia di F. Ferrante, 1868, p. 254.
    «Onde si disse che Ercole per ricordanza della sua memoria ficcò colonne in una parte di Sicilia, cioè dalla parte di Barberia; il quale luogo ancora si chiama Colonnario»
  14. Rosalba Panvini, La fondazione federiciana di Heraclea, in ΓΕΛΑΣ: storia e archeologia dell'antica Gela, SEI, 1996, p. 130.
  15. Liliane Dufour e Ignazio Nigrelli, Terranova: il destino della città federiciana, Caltanissetta, Tecnicografica Editoriale Vaccaro s.r.l., 1997, p. 15.
    «Comunque si chiamasse la "vecchia" città, il problema non si pose affatto nell'uso popolare, in quanto per gli abitanti stessi la nuova città, anche se nei documenti ufficiali veniva denominata Eraclea, fin dall'inizio fu chiamata solo Terranova, come testimonia lo stesso Guido delle Colonne, e tale denominazione finì per diventare ufficiale dopo il XVIII secolo.»
  16. 1 2 Vittorio Emanuele III, Autorizzazione al comune di Terranova di Sicilia a mutare la propria denominazione in quella di «Gela», in Regio decreto, 11 novembre 1927.
    «Abbiamo decretato e decretiamo: il comune di Terranova di Sicilia è autorizzato a mutare la propria denominazione in quella di «Gela».»
  17. Il calcolo si effettua partendo dalla data di fondazione di Siracusa, solitamente accreditata al 733 a.C. secondo Tucidide, che trasse l'informazione dallo storico siceliota Antioco di Siracusa. Ciò porrebbe la fondazione di Gela all'anno 688 a.C, già formalmente riconosciuto dal Comune di Gela per le celebrazioni del 2700 anniversario dalla fondazione, avvenuto nel 2012.
  18. Pausania, v. 46, 2, in Periegesi della Grecia, vol. 8.
    «[...] e molti anni dopo, quando i Dori si stabilirono in Sicilia, Antifemo fondatore di Gela conquistò la città di Omphake e trasferì a Gela una statua realizzata da Dedalo.»
  19. Tucidide, La guerra del Peloponneso, 6.4.4.
    «Centootto anni, secondo l'approssimazione più vicina, dopo la fondazione della loro città i Geloi stabilirono una colonia ad Agrigento: alla città posero il nome del fiume Akragas; nominarono fondatori Aristonoo e Pistilo, e diedero agli abitanti le istituzioni di Gela.»
  20. Erodoto, 154, 1, in Storie, vol. 7, UTET, p. 399, ISBN 88-02-05011-2.
    «Alla morte di Cleandro figlio di Pantare, che era stato tiranno di Gela per sette anni ed era perito per mano di un cittadino di Gela, Sabillo, si impadronì del potere Ippocrate, fratello di Cleandro.»
  21. Salvatore Piccolo, Gela, in World History Encyclopedia, 12 dicembre 2022. URL consultato l'8 aprile 2026.
    «Sembra che da allora in poi a Gela non si susseguiranno più tiranni, avendo la città adottato una forma di governo democratico»
  22. Diodoro Siculo, 108, v.3-4, in Bibliotheca historica, vol. 13.
    «In seguito [Imilcone] si diresse verso Gela e si accampò lungo il fiume che porta lo stesso nome della città. I Geloi avevano, fuori dalla loro città, una statua bronzea di Apollo di dimensioni colossali; questa fu presa [dai Cartaginesi] come bottino e inviata a Tiro.»
  23. Diodoro Siculo, 114, v.1, in Bibliotheca historica, vol. 13.
    «Imilcone inviò un messaggero a Siracusa per esortare i vinti a appianare le loro divergenze. Dionisio fu lieto di acconsentire e conclusero la pace alle seguenti condizioni: ai Cartaginesi apparterranno [...] gli abitanti di Selinunte, Akragas e Imera, così come quelli di Gela e Camarina, che potranno dimorare nelle loro città a costo che non siano fortificate e paghino un tributo ai Cartaginesi.»
  24. Plutarco, 35, v.1, in Vite parallele, Timoleonte.
    «Timoleonte aveva trovato l’intera isola inselvatichita dai mali e profondamente odiata dagli abitanti; la incivilì e la rese amabile a tutti, a tal punto che altri vennero ad abitare là donde i cittadini prima fuggivano. Ed infatti Akragas e Gela (città grandi, distrutte dai Cartaginesi dopo la guerra attica) furono allora ripopolate, la prima dagli uomini al seguito di Megillo e Feristo, provenienti da Elea, la seconda dagli uomini salpati da Ceo con Gorgo, che aveva riunito gli antichi cittadini.»
  25. Diodoro Siculo, 107, in Bibliotheca historica, vol. 19.
    «[Agatocle] inviò i suoi soldati [a Gela] poco alla volta, per una commissione o l'altra, finché le sue truppe non superarono di gran lunga quelle della città. Ben presto giunse anche lui stesso e accusò i Geloi di tradimento e diserzione [...] perché desiderava impossessarsi delle loro ricchezze: così uccise più di quattromila uomini e confiscò i loro beni. Ordinò inoltre a tutti gli altri abitanti di consegnargli il proprio denaro, argento e oro non coniati, minacciando di punire chiunque avesse disobbedito.»
  26. Diodoro Siculo, 90, v.2, in Bibliotheca historica, vol. 20.
    «Dinocrate, dopo aver tradito i propri alleati, catturò e uccise Pasifilo a Gela e consegnò le fortezze e le città ad Agatocle, dedicando due anni alla resa al nemico.»
  27. Diodoro Siculo, 1, v.4, in Bibliotheca historica, vol. 23.
    «[...] i Mamertini, che avevano devastato Kamarina e Gela e avevano conquistato Messana in modo così empio [...]»
  28. Diodoro Siculo, 2, v.2, in Bibliotheca historica, vol. 22.
    «Finzia fondò una città, che chiamò Finziade, e vi insediò gli abitanti di Gela che erano stati costretti ad abbandonare le loro case. Egli demolì le mura e le case di Gela e ne trasferì la popolazione a Finziade, dove aveva costruito una cinta muraria, un importante mercato e templi dedicati agli dei.»
  29. Virgilio, Eneide, III, v. 701-702.
    «[...] ed appare, lontano da noi, Kamarina - ogni modifica il fato le vieta - ed i campi gelòi, quindi Gela che il nome mutuò dal suo fiume impetuoso.»
  30. Strabone, Geografia, III, libro VI.
    «[...] non sappiamo che Imera sia presentemente abitata da cittadini, nè Gela, nè Callipoli, nè Selinunte, nè Eubea, nè altre parecchie.»
  31. Marco Tullio Cicerone, 103, in In Verrem, actio secunda, De frumento, vol. 3.
    «Gelensium incommoda proferentur ("Vi si faranno conoscere i mali sofferti dai Gelesi")»
  32. Rosalba Panvini, La fondazione federiciana di Heraclea, in ΓΕΛΑΣ: storia e archeologia dell'antica Gela, SEI, 1996, p. 130.
    «I coloni stavolta provenivano da Caltagirone e dalla Calabria [...]»
  33. Hubert Houben, MARCHIAFAVA, Matteo, su Treccani.
    «Il Marchiafava si occupò anche della fondazione, voluta da Federico II, delle nuove città di Monteleone e di Eraclea, odierna Gela.»
  34. Salvina Fiorilla, Gela medievale: territorio, città e fortificazioni; popolazione, economia e scambi commerciali (PDF), in Sicilia Archeologica, n. 90-91-92, 1996.
    «Da un documento del 1249 appare evidente che Pietro Ruffo, priore di Terrana, come imprenditore, seppur forzosamente, aveva fatto costruire degli edifici dentro e fuori Eraclea [...]»
  35. Liliane Dufour e Ignazio Nigrelli, Terranova: il destino della città federiciana, Caltanissetta, Tecnicografica Editoriale Vaccaro s.r.l., 1997, p. 30.
    «I ruoli della colletta del 1277 ci danno conferma dell'impetuoso sviluppo della città a poco più di quarant'anni dalla sua fondazione: in tale anno Terranova pagò una quota di 442 onze e 24 tarì, che la collocò al quinto posto tra le città siciliane dopo Palermo, Messina, Trapani e Corleone [...] questo significa che era una delle città più popolose della Sicilia con i suoi 2.214 "fuochi", equivalenti a circa 8.500 abitanti su una popolazione complessiva della Sicilia di 300.000 abitanti. Terranova era ormai diventata la seconda città della Sicilia occidentale e la prima della Val di Noto [...]»
  36. Liliane Dufour e Ignazio Nigrelli, Terranova: il destino della città federiciana, Caltanissetta, Tecnicografica Editoriale Vaccaro s.r.l., 1997, p. 37.
    «In questo periodo Terranova era sotto la signoria dei Chiaramonte, cui era stata infeudata da Federico IV fin dal 1366»
  37. Denis Mack Smith, Storia della Sicilia Medievale e moderna, 2ª ed., Laterza, 1970.
  38. Giuseppe Sorge, Mussomeli dall'origine all'abolizione della feudalità, Catania, Niccolò Giannotta Editore, 1910.
  39. Tommaso Fazello, Le due deche dell'historia di Sicilia, traduzione di Remigio Fiorentino, Venezia, appresso Domenico, & Gio. Battista Guerra fratelli, 1573, p. 171.
    «Terranova oggi è doppia, cioè la vecchia, e la nuova e ambedue son cinte di mura, ma quella ch'è vecchia è verso Ponente, e quasi rovinata, e diserta; ma la nuova per esser grande, ha le mura alte a proportione, ed è molto habitata [...]»
  40. Salvatore Quasimodo, Il falso e vero verde, Milano, Mondadori, 1960. URL consultato il 19 aprile 2026.
  41. Marina Congiu, “Parto per gli scavi di Gela…” Viaggio nella colonia rodio-cretese, in Viaggio in Sicilia. Racconti, segni e città ritrovate, Atti del X Convegno di Studi, Caltanissetta, 2013. URL consultato il 19 aprile 2026.
  42. Eyvind Hytten e Marco Marchioni, Industrializzazione senza sviluppo. Gela: una storia meridionale, Franco Angeli Editore, 1970.
  43. (FR) Portrait d'une ville sicilienne sous contrôle. Nuit tranquille a "Mafiaville"..., in Le Monde.fr, 3 giugno 1989. URL consultato il 2 settembre 2021.
  44. Umberto Rosso, Battaglia di mafia a Gela: è strage, in La Repubblica, 28 novembre 1990.
  45. Attilio Bolzoni, Diciotto minuti per un massacro, in La Repubblica, 29 novembre 1990.
  46. Gela, giornata conclusiva del concorso promosso dalla FAI Antiracket di Gela, “Gaetano Giordano” con il patrocinio della Polizia di Stato, su questure.poliziadistato.it, 9 maggio 2019. URL consultato il 19 aprile 2026.
  47. Gela aderisce alla Città Metropolitana di Catania, in La Repubblica.it, 14 settembre 2015. URL consultato il 5 novembre 2015.
  48. Mario Barresi, Addio “StregaNissetta” Gela abbraccia Catania, liberazione o inganno?, in La Sicilia.it, 14 settembre 2015. URL consultato il 5 novembre 2015.
  49. Gela alla città Metropolitana di Catania, il Comune cita la Regione davanti al Tar, su Retechiara.it, 30 gennaio 2025. URL consultato il 19 aprile 2026.
  50. Redazione, Riqualificazione orto Fontanelle, primi interventi: progettazione esecutiva consegnata alle società, su Quotidiano di Gela, 23 maggio 2024. URL consultato il 19 aprile 2026.
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  124. Primo nucleo del quartiere novecentesco “Ospizio Marino”, sotto il quartiere Mulino a Vento.
  125. Rione compreso tra la via Generale Cascino, la via Porta Vittoria e la via Prati.
  126. Detto anche Bastione, dal nome della via principale del rione Oggi via Matteotti, un tempo chiamata via Bastione o discesa del Bastione. Questa strada prende il nome dai resti di un torrione (Tuttora visibile in via Istria chiamato) appunto, Bastione.
  127. Tale quartiere si sviluppa attorno alla via Cristoforo Colombo, già discesa Marina, poiché era la virtuale prosecuzione della via Marina (attuale via Bresmes) o anche perché si accedeva a questa strada tramite la Porta Marina, dato che la prosecuzione della via Bresmes sino all'attuale viale Mediterraneo, sarà realizzata nel 1951, data della costruzione del Palazzo di Città.
  128. Che in siciliano si pronuncia “Barracche”, fino a quel momento costituito da poche case sparse, e da molti pagliai costruiti con canne di fiume, detti appunto “barracche”, che daranno il nome al quartiere
  129. Sebbene essa comprenda tutta la zona che va dal corso S. Aldisio fino alla via F. Crispi, divisa dal quartiere Sant'Ippolito dalla via Giuffrida, la zona compresa fra la via Nicolò Paci, la via Emilia e la via Crispi, sarà costruita negli anni 1970-ottanta, come si può facilmente intuire dalla direzione delle strade, che sono parallele alla via Paci, sino alla via Ivrea, allorché, come le strade del quartiere degli anni 1950, sono parallele alla via Crispi e incrociano ad angolo retto la via Nicolò Paci.
  130. il quartiere originario, compreso tra la via Tevere, la via Generale Cascino e la via Omero, risale alla fine del XIX secolo. Al di là di quest'ultima strada, vi erano poche case sparse.
  131. Anche detto Capo Soprano. In siciliano Capusupranu.
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