Economia di Marino
Settore primario
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Il settore primario è stato storicamente per lungo tempo il settore trainante dell'economia locale. La vitivinicoltura, nei secoli passati, ha dato impiego alla maggior parte della popolazione marinese, assicurando anche un ritorno economico importante grazie all'alto valore aggiunto della produzione.
Al vino di Marino è stata riconosciuta una denominazione di origine controllata ed il relativo disciplinare di produzione è stato approvato con decreto del Presidente della Repubblica del 6 agosto 1970.[1] Una prima tipizzazione fu introdotta già nel 1932, ai sensi della legge 10 luglio 1930, n. 1164.[2] Il disciplinare ha istituito anche una zona di produzione per cui può essere utilizzaa la menzione "Classico". Le tipologie ammesse sono "superiore", secco, abboccato, amabile o dolce, vendemmia tardiva e passito. La base ampelografica deve essere costituita da una percentuale non inferiore al 50% di Malvasia bianca di Candia, a cui possono concorrere, da soli o congiuntamente, per il restante 50% altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, con esclusione dei vitigni aromatici (i più diffusi sono Malvasia del Lazio, Trebbiano verde, Bellone, Greco e Bombino).
Nel 2024, secondo i dati della Confederazione nazionale dei Consorzi volontari per la Tutela delle Denominazioni dei Vini Italiani (FEDERDOC), la denominazione "Marino" era rivendicata da 55 produttori, per un totale di 270,94 ettari. La resa in uva è stata pari a 22.897 quintali, con una produzione di 16.000 ettolitri di vino, pari al 7,37% della produzione regionale. La resa media è stata pari a 150 quintali per ettaro.[3]
Per avere un termine di confronto, nel 1982 la superficie vitata esistente nel territorio di Marino era pari a 889 ettari, ed il numero di aziende vinicole del territorio era pari a 618. Nel 2020 le aziende vinicole erano rimaste solo 69.[4] Il principale produttore vinicolo del territorio è la cantina sociale cooperativa "Gotto d'Oro", fondata nel 1945. Oggi la cantina ha 150 soci e lavora ogni anno 70.000 quintali di uva, producendo 5 milioni di bottiglie.[5] Rispetto ai moderni impianti dello stabilimento della cantina sociale cooperativa in Via del Divino Amore n. 347, fanno da contrasto le vecchie cantine dove i vignaioli vinificavano in passato all'interno del centro storico, conservando il vino nelle caratteristiche grotte sotterranee dalle temperatura costante. Queste grotte, ormai defunzionalizzate, formano una rete articolata che si estende sotto l'intero centro storico, solo parzialmente è nota agli stessi proprietari degli immobili soprastanti e non è stata mai mappata; alcune grotte sono state recuperate da soggetti privati o pubblici, come le grotte sottostanti Palazzo Colonna e quelle sotto l'ex-Palazzo Comunale, che formano il circuito "Marino sotterranea".[6]
La diffusione della coltura specializzata del vigneto, grazie alla sua redditività, contribuì a creare un luogo sociale peculiare nei Colli Albani.[7] In passato, per questo, la vitivinicoltura fu causa di una massiccia emigrazione di manovalanza forestiera verso le cittadine vinicole dei Colli Albani, e Marino in particolare. Si trattava di braccianti addetti ai pesanti lavori di vangatura manuale necessari alle vigne, o conducenti di animali da soma necessari al trasporto delle uve e del vino, spesso provenienti dai paesi della Ciociaria, e chiamati per questo sprezzantemente dai marinesi "ciucitti" o "chiuchiari". Anche le donne, locali e forestiere, erano addette alle operazioni di potatura e raccolta dell'uva, e venivano chiamate "pisciane". La situazione delle braccianti e dei braccianti agricoli, privi di tutele legali e totalmente dipendenti dalla discrezionalità dei proprietari dei vigneti, non era buona, e ben lontana dall'atmosfera dell'idillio bucolico della vendemmia. D'altra parte gli stessi proprietari terrieri, senza i moderni strumenti di tutela, potevano subire repentini e drammatici rovesci di fortuna a causa degli agenti atmosferici, piogge, grandine, incendi, o degli agenti patogeni (peronospera, oidio, chiamato localmente "collero" o "colera", fillossera).
In passato furono fiorenti anche lo sfruttamento delle risorse boschive ed in particoalre del Bosco Ferentano, oggi area naturale protetta dal Parco regionale dei Castelli Romani; l'allevamento, testimoniato dall'esistenza di una università agraria dei Bovattieri fino al 1797; e la coltivazione delle cipolle, che avveniva tramite un sistema di sfruttamento collettivo di appezzamenti di terreno chiamati "cipollaro". L'ultima coltivazione collettiva di un cipollaro avvenne nel 1921.
Settore secondario
[modifica | modifica wikitesto]L'attività estrattiva delle cave di peperino è stata fiorente dall'epoca romana fino agli anni Sessanta del XX secolo, ed è stata concentrata negli ultimi decenni presso la località denominata ancor oggi Cave di Peperino. Il quartiere conserva ancora orgogliosamente memoria del passato operaio dei tanti cavatori ed artigiani esperti nella lavorazione della pietra.
Un altro centro di attività estrattiva di un differente materiale vulcanico, il basalto fu la località che ancora porta il nome di Cava dei Selci.
Gli artigiani marinesi sono riuniti nell'Associazione Artigiana "Zaccaria Negroni", dedicata al Servo di Dio e sindaco democristiano di Marino Zaccaria Negroni, che si dedicò attivamente ai problemi dell'artigianato: fu infatti presidente dell'ACAI (Associazione Cristiana Artigiani Italiani) tra il 1957 ed il 1966 e presidente dell'ENAPI (Ente Nazionale per l'Artigianato e la Piccola Industria) dal 1963 al 1970, oltre che membro, in quanto senatore, della Commissione Parlamentare sull'assicurazione contro le malattie per gli artigiani tenutasi durante la II legislatura della Repubblica Italiana (1953-1958).
Tra le attività artigianali più diffuse e rinomate vi è l'arte del ferro.[8]
Altre attività secondarie molto praticate sono la tipografia e la panificazione.
Settore terziario
[modifica | modifica wikitesto]Servizi
[modifica | modifica wikitesto]Esistono tre associazioni commercianti: l'Unione Commercianti Marino (presidente Roberto Frezza), l'UFC - Unione Commercianti Frazioni Marino (presidente Andrea Paciotti) e l'Associazione Commercianti Frattocchie (presidente Mariangelo De Michele).
Nel 2010 circa novanta attività commerciali di Marino centro (piazza Giacomo Matteotti, Corso Trieste, Via Roma, Via Cavour, Corso Vittoria Colonna) diedero vita al "centro commerciale naturale".[9]
Nel 1920 venne fondata la Banca di Marino, controllata prima dal Banco di Santo Spirito e poi a partire dal 1987 dall'INA, che ne cambò il nome in INA Banca - Marino. Nel 1998 la quota di maggioranza dell'istituto di credito (che a quella data aveva 18 sportelli) venne ceduta alla Banca Popolare di Milano, che prima ha cambiato la ragione sociale in Banca 2000 S.p.A. e poi l'ha inglobata per fusione.
Turismo
[modifica | modifica wikitesto]Il turismo praticato nel territorio è definito di tipo lacuale.
Nel 2021 il turismo incideva sull'occupazione per lo 0,16%. Il dato precedente alla pandemia di COVID-19 era del 0,30% (2019).[10]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Disciplinare di produzione dei vini a denominazione di origine controllata "Marino" (PDF), su vinacciolo.it. URL consultato il 29 agosto 2025.
- ↑ Cattedra Ambulante di Agricoltura e Consorzio provinciale per la viticoltura di Roma, I vini tipici dei Castelli Romani, Roma 1933, p. 13.
- ↑ FEDERDOC - V.Q.P.R.D. D’italia Edizione 2024 (PDF), su federdoc.com. URL consultato il 29 agosto 2025.
- ↑ Jacopo Manni, Studio sul paesaggio agrario dei Castelli Romani, in Bressan, pp. 96-98
- ↑ Soci: dalla cantina sociale al mercato estero, su Gotto d'oro. URL consultato il 18 aprile 2026.
- ↑ Visitmarino - Marino sotterranea, su visitmarino.it. URL consultato il 29 agosto 2025.
- ↑ Giacomina Nenci, Realtà contadine, movimenti contadini, in Le Regioni dall'Unità ad oggi. Il Lazio (a cura di Alberto Caracciolo), Torino 1991, p. 188.
- ↑ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 19.
- ↑ Marino Laziale - Centro Commerciale Naturale di CCNITALIA.COM, su youtube.com. URL consultato il 29 agosto 2025.
- ↑ Giorgia Bressan, Turismo e sostenibilità in un'area protetta, in Bressan, p. 65
