Claude-Victor Perrin
| Claude-Victor Perrin | |
|---|---|
| Soprannome | Victor |
| Nascita | Lamarche, 7 dicembre 1764 |
| Morte | Parigi, 1º marzo 1841 |
| Luogo di sepoltura | Cimitero di Père-Lachaise |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | |
| Anni di servizio | 1781 - 1841 |
| Grado | Maresciallo dell'Impero |
| Guerre | Guerre rivoluzionarie francesi Guerre napoleoniche Spedizione di Spagna |
| Campagne | Prima campagna d'Italia Seconda campagna d'Italia Campagna di Russia |
| Battaglie | Assedio di Tolone Battaglia di Faenza Battaglia di Montebello Battaglia di Marengo Battaglia di Friedland Battaglia di Talavera Assedio di Cadice Battaglia di Dresda Battaglia di Lipsia |
| voci di militari presenti su Wikipedia | |
Claude-Victor Perrin detto Victor, duca di Belluno (Lamarche, 7 dicembre 1764 – Parigi, 1º marzo 1841) è stato un generale francese.
Fu un militare capace ed intrepido ma non brillava per capacità strategica. Arruolatosi nell'esercito da giovanissimo, scalò le gerarchie sino a diventare un generale poco dopo l'assedio di Tolone, nel quale ebbe modo di conoscere Bonaparte. L'amicizia nata fra i due, consolidatasi nella successiva campagna d'Italia, portò Victor ad essere uno degli uomini fidati di Napoleone e ne facilitò la carriera. Nominato maresciallo dell'Impero, Victor mostrò i suoi limiti da generale nel corso delle sua avventure in Spagna e in Russia, risultando spesso indeciso e titubante nei momenti decisivi. Rimasto fedele all'imperatore sino alla sua prima abdicazione, dopo il ritorno dei Borbone sul trono di Francia, assunse posizioni legittimiste e manifestò la propria fedeltà ai nuovi sovrani fuggendo con loro durante i Cento giorni.
Come a molti dei marescialli dell'Impero a lui è stato dedicato un boulevard nella capitale francese. Il suo nome è inciso sotto l'Arco di Trionfo.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Gli inizi e le guerre rivoluzionarie francesi
[modifica | modifica wikitesto]Claude-Victor Perrin nacque il 7 dicembre 1764 a Lamarche, un villaggio nel dipartimento dei Vosgi. Entrò nel 4° reggimento d'artiglieria di Grenoble il 16 ottobre 1781 come tamburino.[1][2][3][4] Vi rimase sino al 1791, quando ottenne un congedo. Stabilitosi a Valence, nella Drôme, nel 17972 si unì alla Guardia nazionale della città, militando come granatiere. Pochi mesi dopo, si unì al 3° battaglione di volontari della Drôme. Il 4 agosto 1792 ottenne la promozione a capitano, servendo da aiutante maggiore nel 5° battaglione di volontari delle Bocche del Rodano.[1][2][3] Promosso a capobattaglione, dopo lo scoppio della guerra fu inviato nell'Armata d'Italia, dove combatté tra il 1792 ed il 1793, distinguendosi in uno scontro a Coaraze, dove con il suo battaglione di 600 uomini sconfisse una divisione di piemontesi ed émigré che ne contava 3000, spingendoli alla ritirata.[1][2][3] Successivamente, Victor fu impiegato nell'assedio di Tolone, dove ricevette un battaglione di cacciatori. Nella notte tra il 10 e l'11 novembre 1793, con 800 uomini, conquistò le ridotte e le trincee che coronavano il monte Faron e passò a fil di spada la maggior parte delle truppe che le difendevano. L'11, resistette con successo a una battaglia di sei ore contro 6000 uomini e, nonostante la inferiorità numerica, mantenne la posizione che gli era stata affidata. La sua condotta quel giorno fu elogiata dai rappresentanti del popolo, Saliceti e Gasparin, che lo nominarono aiutante generale e chef de brigade sul campo di battaglia.[2][3] Gli fu immediatamente affidato il comando delle truppe che formavano la divisione di destra dell'esercito d'assedio, e fu lui a preparare e schierare l'attacco alla famosa ridotta inglese dell'Eguilette, nota come "la piccola Gibilterra".[1][2][3] Alla testa di un gruppo di granatieri, assaltò la ridotta il 17 dicembre, conquistandola ma rimanendo gravemente ferito al ventre nel corso degli scontri.[1][2][3][4] Fu in tale occasione che conobbe Bonaparte.[4] Terminato con successo l'assedio, i commissari del popolo lo nominarono in maniera provvisoria generale di brigata.[1][5]
Guarito dalle ferite, partecipò nell'Armata dei Pirenei orientali alle campagne contro la Spagna. Il suo primo compito fu di condurre un attacco su Espolla il 17 novembre 1793, passando per il colle di Bagnols: diresse brillantemente l'attacco, conquistando i trinceramenti del suo bersaglio e della vicina Saint-Clèment.[5][6] Sotto il comando del generale Sauret prese parte anche alla battaglia della Sierra Nera.[1] Fu presente alla gli assedi del forte di Saint'Elme e di Collioure, in particolare occupandosi della sorveglianza e di posizionare delle batterie lungo la costa, non lontano da Roses. Terminati gli assedi, ottenne la conferma al grado di generale di brigata.[5][6] Terminata la guerra del Rossiglione, Victor fu trasferito nell'Armata d'Italia, militando nella divisione del generale Massena. All'interno di tale divisione si distinse nel corso delle battaglie di Borghetto Santo Spirito e di Loano.[1][5][7] A metà aprile del 1796 partecipò alla presa del castello di Cosseria e due giorni dopo contribuì alla disfatta del generale austriaco Vukassovich a Dego. Più tardi, quello stesso anno si distinse nel corso dell'assedio di Peschiera, nella battaglia di Rovereto e nella battaglia di San Giorgio. Spostato nella divisione Rey, partecipò alla battaglia di Rivoli e fu ferito mentre combatteva le truppe austriache del generale Provera nei pressi della villa La Favorita.[1][5][7] Dopo questi scontri, fu nominato sul campo da Napoleone generale di divisione, nomina che fu confermata poi dal Direttorio.[1][5][8] Dopo aver stroncato il tentativo austriaco di riprendere Mantova, Victor fu inviato a Bologna assieme a Lannes: i due occuparono Imola e sconfissero a Faenza le truppe papali. La marcia dei due generali francesi proseguì verso le Marche, dove si impadronirono Ancona senza sparare un singolo colpo. Queste vittorie, unite alla successiva occupazione di Macerata,[1][5][9] condussero alla pace di Tolentino.[10] Ad aprile fu richiamato in Veneto per sopprimere i moti rivoltosi veronesi, unendosi alla divisione Kilmaine e poi a quella di Bernadotte.[1][5][9] Terminata la campagna a seguito del trattato di Campoformio, Victor fu richiamato in Francia.[9][11]

Inizialmente messo a comando di una delle divisioni del generale Kléber nell'armata d'Inghilterra, fu spostato prima al comando della 2ª divisione militare a Nantes e poi inviato nuovamente in Italia, prendendo il posto del generale Grouchy al comando della 12ª divisione il 17 marzo 1798.[1][9][11] Napoleone avrebbe avuto averlo al suo fianco nella spedizione in Egitto ma il Direttorio preferì mantenere Victor in Italia, dove quello stesso anno partecipò all'occupazione del Piemonte.[1][11][12] Nel 1799 Victor combatté sotto in più occasioni contro l'esercito austro-russo di Suvorov: prese parte alle battaglie di Verona e di Magnano sotto Schérer, a quelle di Bassignana e di Marengo sotto il comando di Moreau e sotto MacDonald alla battaglia della Trebbia, dove rimase ferito. Passato sotto il comando del generale Saint-Cyr a luglio, fu poi collocato a comando di una divisione del centro francese dal comandante Championnet. Prese parte alle battaglie di Genola e di Mondovì, terminate con due sconfitte per i repubblicani. Nel 1800, fu arruolato all'interno dell'Armata di Riserva, prendendo parte alla battaglia di Montebello, dove il suo intervento permise a Lannes di ottenere il trionfo, e alla battaglia di Marengo, dove diresse l'avanguardia francese nelle prime fasi dello scontro. Dopo la fine della campagna in Italia, ricevette una sciabola d'onore e il 26 luglio dello stesso anno fu nominato luogotenente generale in capo dell'armata di Batavia. Dal 9 agosto 1802 al 6 giugno 1803 fu nominato capitano generale della Louisiana, ma non lasciò mai la Francia per raggiungere la colonia d'oltreoceano. Inviato per la seconda volta in Batavia, prese il comando delle forze batave nel 1804. Il 22 aprile 1804 fu messo in disponibilità.[1][11][13]
Sotto l'Impero
[modifica | modifica wikitesto]
Il 22 aprile 1804 fu nominato Grand'Ufficiale della Legion d'Onore e poco dopo fu nominato presidente del collegio elettorale del dipartimento di Maine e Loira.[11][13] Nel febbraio del 1805 fu inviato ambasciatore plenipotenziario in Danimarca, restandovi sino al 1806.[13][14] Fu a causa del progressivo incrinamento dei rapporti con la Prussia che Victor tornò in Francia, unendosi alla Grande Armée come capo di stato maggiore del maresciallo Lannes. Scoppiata la guerra, Victor combatté a Saafeld, a Jena e firmò la capitolazione di Spandau ad ottobre mentre due mesi più tardi servì a Pułtusk. Napoleone lo mise a comando della divisione polacca Dombrowski, poi il 5 gennaio dell'intero X Corpo, incaricandolo di sostenere gli assedi di Kolberg e di Danzica.[1][11][15] Il 20 gennaio, mentre era in viaggio verso Stettino, Victor fu catturato dai soldati prussiani assieme alla carrozza. Rimase prigioniero fino al successivo 8 marzo, quando uno scambio con il generale prussiano Blücher, arresosi a Bernadotte a Ratekau il precedente novembre, fu portato a termine.[11][16][17][18] Fu messo a comando dell'assedio di Graudenz il 23 maggio mentre il 5 giugno, dopo che Bernadotte rimase ferito in una scaramuccia, venne messo a comando del I Corpo della Grande Armée, guidandolo nella successiva battaglia di Friedland. In particolare, la carica guidata dallo stesso Victor fu uno degli elementi che portarono al successo francese. Più che soddisfatto del comportamento e dei successi del generale, Napoleone gli concesse il bastone di maresciallo dell'Impero il 13 luglio.[14][16][17][19] Dopo la pace di Tilsit, Victor fu nominato governatore della Prussia e di Berlino, ottenendo il titolo di duca di Belluno nel settembre 1808.[16][17][20] Ad un anno dalla fine della guerra, Victor fu messo al comando del I Corpo della Grande Armée destinato a combattere in Spagna.[14][16][17][20] Giunto a Parigi il 22 settembre 1808, si mosse verso Bayonne, raggiungendo la città tra il 20 ed il 30 ottobre. Pochi giorni dopo, le sue forze attraversarono i Pirenei e si riunirono a Vitoria entro il 5 novembre.[17][20] Dopo essere stato ripreso da Napoleone per la sua imprudenza, costata una sconfitta al generale Villatte a Balmaseda il 5 novembre,[21] tra il 10 e l'11 novembre Victor attaccò e sconfisse il generale spagnolo Blake ad Espinosa de los Monteros: la vittoria francese fu totale e gli spagnoli rimasti si diedero alla fuga.[16][17][20] Dopo questa vittoria, il maresciallo ebbe un ruolo importante nello scontro di Somosierra, aprendo il cammino dell'esercito francese verso Madrid. Il 2 dicembre, il maresciallo partecipò alla conquista della capitale spagnola e poi si diresse verso Toledo. Il successivo 18 gennaio, nei pressi di Uclés, sconfisse l'esercito spagnolo del generale Venegas, dell'armata del duca dell'Infantado, infliggendo pesanti perdite ai nemici.[16][20][22]

Dopo la decisione di Bonaparte di tentare una seconda spedizione in Portogallo, Victor fu inviato assieme al I Corpo in Estremadura, con l'evidente compito di raggiungere il territorio lusitano e supportare l'armata principale di Soult.[23] Dopo aver attraversato il Tago nei pressi di Talavera de la Reina il 15 marzo, le forze del maresciallo si incrociarono con quelle del generale spagnolo de la Cuesta: gli spagnoli si ritirarono più volte nei giorni a venire, cercando di evitare sempre uno scontro decisivo con il Corpo di Victor. Dopo aver ricevuto abbondanti rinforzi, de la Cuesta si decise ad ingaggiare i francesi nei pressi di Medellin il 28 marzo:[20][22] gli spagnoli, superiori in numero, stavano per ottenere una preziosa vittoria quando il deciso intervento del generale Lasalle rovesciò le sorti dello scontro, trascinando il Corpo di Victor verso un grande successo.[24] Oltre 10000 furono le perdite tra gli spagnoli. Ad ogni modo, Victor non riuscì a ricongiungersi con Soult: l'arrivo di numerose truppe anglo-portoghesi lo costrinsero a mantenere la sua posizione in Estremadura. Il 22 luglio, nei pressi di Talavera, le sue avanguardie furono attaccate dagli uomini di Wellesley. Ritiratosi e rafforzato dalle truppe di Giuseppe Bonaparte, Victor si scontrò nuovamente con il generale inglese tra il 27 ed il 28 luglio: dopo un iniziale e violento attacco di Victor, nel secondo giorno il fuoco dell'artiglieria inglese costrinse i napoleonici ad indietreggiare verso le loro posizioni iniziali. La battaglia, di conseguenza, si concluse con un nulla di fatto in cui entrambi gli schieramenti persero circa 7500 uomini a testa. A riconoscimento del valore dimostrato, Victor ricevette alcune donazioni nel territorio dell'Hannover fa parte di Napoleone.[25][26][27] Dopo essersi ritirato verso Maqueda, Victor fu impiegato nella caccia delle truppe del generale spagnolo Eguia, le cui truppe erano nella Sierra Morena e nella Mancha. Dopo aver fermato gli spagnoli che tentavano di attraversare il Tago il 14 novembre nei pressi di Villamanrique, Victor si diresse verso sud, puntando all'Andalusia. Entrò il 23 novembre a Cordova ed entrò in Siviglia nel febbraio 1810. Iniziò quindi l'assedio di Cadice: per i successivi due anni Victor sventò tutti i tentativi nemici di spezzare l'assedio. In particolare, nel 1811, spagnoli ed inglesi organizzarono uno sbarco nei pressi di Algeciras, organizzando una piccola armata sotto il comando del generale spagnolo Antonio Begines de los Rios. Il nemico mosse verso Chiclana già il 28 gennaio ma si ostacoli di vario genere ne rallentarono la marcia. Venuto a conoscenza del piano nemico, Victor si mosse alla testa di 6000 uomini per affrontarne 30000: il 5 marzo 1811, dopo aver rovesciato l'avanguardia nemica grazie alla propria abilità di manovra, attaccò il corpo principale del nemico. Gli anglo-spagnoli lasciarono sul campo quattro cannoni e 1500 morti. Comunque, Victor non poté completare l'assedio di Cadice perché fu richiamato in Francia il 3 aprile 1812: la campagna di Russia stava per avere inizio ed egli avrebbe preso comando di uno dei Corpi della Grande Armée.[16][28][29][30]

Nel giugno dello stesso anno, tra le rive dell'Elba e dell'Oder andò a costituirsi il IX Corpo della Grande Armèe, composto da circa 30000 soldati. Il maresciallo Victor, che ne avrebbe preso il comando, avrebbe supervisionato le retrovie dell'armata, posizionandosi a Tilsit ed attendendo eventuali richieste di rinforzo. Il mese seguente si portò a Vilna e su ordine di Napoleone fu inviato a supportare l'ala sinistra dell'esercito comandata dai marescialli Oudinot e Saint-Cyr,[28][29] trovatisi in difficoltà contro le truppe del generale russo Wittgenstein, vincitore a Polack.[31] Victor si mosse incontro agli altri due marescialli e prese il comando delle forze napoleoniche nelle due battaglie di Czasniki e di Smoliani, affrontando in campo aperto i russi: nel primo scontro, il 31 ottobre, la sua avanguardia fu sconfitta dai russi ed egli prese la decisione di ritirarsi, senza nemmeno tentare di proseguire negli scontri, mentre nella seconda battaglia, avvenuta il 14 novembre, sebbene fosse in vantaggio al termine della prima giornata, non riuscì a mantenerlo, permettendo ai russi di recuperare contro la sua ala destra e terminare lo scontro con un nulla di fatto.[32] Ricevette il 25 novembre l'ordine di ricongiungersi con l'armata principale, ormai distante pochi chilometri e contribuire all'evacuazione dell'esercito oltre la Beresina, proteggendo il ponte di Studienska. Arrivato il 27 novembre, Victor, le cui truppe erano numerose e più in forza di quelle dell'armata principale, si distinse negli scontri con Wittgenstein, impedendo all'esercito russo di raggiungere il prezioso ponte.[28][33] Sfortunatamente, una delle divisioni di Victor, quella del generale Partonneaux, smarrì il proprio orientamento e finì contro il centro dell'armata di Wittgenstein, venendo catturata. In crescente difficoltà dopo l'errore di Partonneaux, Victor fu prima soccorso dalla brigata Baden, richiamata dall'altro lato del fiume. Successivamente supportato dal fuoco dell'artiglieria francese, fu infine in grado di respingere i russi grazie alla carica di cavalleria del generale Fournier. Terminati gli attacchi dei russi, il corpo di Victor attraversò il fiume nella notte tra il 28 ed il 29 novembre.[34]
Rientrato in Francia con quel poco che rimaneva del IX Corpo d'armata,[28][33] a Victor fu affidato il II Corpo d'armata destinato alla campagna in Germania.[16][28][33] Victor difese l'Elba durante il mese di aprile del 1813,[16] poi prese parte alla battaglie di Lützen.[28][33] A Dresda comandò l'ala destra dell'esercito francese e, con la complicità della cavalleria di Murat, riuscì a catturare un gran numero di soldati nemici.[16][35] Comandò poi il centro francese a Wachau e partecipò alla battaglia di Lipsia.[16][28][33][35] Dopo la sconfitta, le forze di Victor ripiegarono verso la Francia, mettendosi inizialmente a protezione dei Vosgi. Ripiegò poi su Mosella, sull'Ornain e sulla Marna.[28][33] Partecipò alle battaglie di Brienne e di La Rothiére dove si batté con il solito valore, tuttavia, qualche settimana dopo, il suo arrivo in ritardo a Montereau compromise il successo dell'intera manovra francese, dando tempo a Guglielmo di Württemberg di riorganizzare le proprie posizioni.[16][28][33][35] Victor fu severamente rimproverato da Napoleone, venne sostituito al comando dal generale Gérard e incoraggiato ad entrare in pensione: Victor ottenne a fatica un incontro con Bonaparte, riuscendo dopo una lunga conversazione e a riavere un posto nell'esercito come comandante di due divisioni della Guardia Imperiale.[36] Essendo molto orgoglioso per natura, l'episodio lo segnò profondamente e incrinò il suo rapporto con Bonaparte.[28][33] Il 7 marzo fu ferito da un colpo d'arma da fuoco a Craonne, che lo mise fuori combattimento per il resto della campagna.[16][33][35][37]
La Restaurazione
[modifica | modifica wikitesto]
Dopo l'abdicazione di Napoleone Victor decise di collaborare con il re Luigi XVIII, dal quale ricevette il 2 giugno 1814 il titolo di Cavaliere dell'Ordine di San Luigi ed il comando della 2ª divisione militare alla fine del medesimo anno.[33][37][38] Al ritorno del Bonaparte dall'isola d'Elba si mantenne fedele al re, tentando persino di bloccare l'avanzata di Napoleone verso Parigi nei pressi di Chalons-sur-Marne, venendo poi costretto ad abbandonare la posizione e a seguire il re nella fuga verso Gand.[16][33][37] Per la sua ostilità nei confronti di Napoleone, Victor fu radiato dall'albo dei marescialli il 15 aprile.[16] Rientrò in Francia assieme alla famiglia reale l'8 luglio.[16]
La sua lealtà verso i Borbone fu ampiamente ricompensata negli anni a venire: fu nominato maggior generale della Guardia reale, pari di Francia e messo a capo della commissione incaricata di giudicare i servizi degli ufficiali durante i Cento giorni. Partecipando alla votazione sulla condotta del maresciallo Ney, si espresse come favorevole alla pena di morte.[16][33][37] All'inizio del 1816 venne messo a comando della 16ª divisione militare a Lilla. In seguito, fu nominato Commendatore dell'Ordine dello Spirito Santo e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Luigi,[16][39][40] assumendo anche il comando della 6ª, 7ª, 8ª, 18ª e 19ª divisione militare[16][38] e il ruolo di ministro della Guerra dopo che de La Tour-Maubourg assunse un incarico diplomatico a Istanbul.[16][38][40][41] All'epoca della spedizione in Spagna, da lui stesso preparata, sperava di essere nominato maggior generale, ma il duca di Angoulême, assunto il comando della spedizione, nominò il generale Guilleminot.[40][41] Quindi, Victor prese il ruolo di ministro di stato. Fu poi nominato Comandante supremo del campo di Reims il 25 maggio 1825 e nel 1828 fu ammesso come membro nel Consiglio superiore di Guerra, dove rimase sino al 1° agosto 1830. [16][40][41] Legittimista, si oppose all'ascesa al trono di Luigi Filippo d'Orlèans. Giurò fedeltà al nuovo governo ma rimase estraneo agli affari pubblici.[40][41] Morì a Parigi il 1° marzo 1841.[16][38][40][41] Alla sua morte la salma venne inumata nel Cimitero di Père-Lachaise.[42]
Matrimoni e discendenza
[modifica | modifica wikitesto]Da Giovanna Giuseppina Muguet Victor ebbe:
- Vittorina di Belluno (nata nel 1792), che sposò Louis Huguet-Chataux;
- Carlo di Belluno (1795-1827);
- Napoleone Vittorio Francesco Perrin di Belluno, duca di Belluno (1796-1853), che sposò Maria da Penha de Lemos Lemos Whilloughby da Silveira de Lacerda;
- Napoleone Vittorio Eugenio di Belluno (1799-1852).
Nel 1803 si risposò con Julie Vosch van Avesaat, dalla quale ebbe:
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze francesi
[modifica | modifica wikitesto]Onorificenze straniere
[modifica | modifica wikitesto]Araldica
[modifica | modifica wikitesto]| Stemma | Descrizione | Blasonatura | |
| Claude-Victor Perrin Duca di Belluno |
Ornamenti esteriori da duca maresciallo dell'impero francese, cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'onore. | ||
| Claude-Victor Perrin Duca di Belluno |
Ornamenti esteriori da duca e pari di Francia, cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'onore. | ||
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Six, p. 549.
- 1 2 3 4 5 6 Lievyns, p. 205.
- 1 2 3 4 5 6 Mullié, p. 573.
- 1 2 3 Griswold, p. 285.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Lievyns, p. 206.
- 1 2 Mullié, pp. 573-574.
- 1 2 Mullié, p. 574.
- ↑ Mullié, pp. 574-575.
- 1 2 3 4 Mullié, p. 575.
- ↑ Tolentino - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 7 febbraio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 Lievyns, p. 207.
- ↑ Mullié, pp. 575-576.
- 1 2 3 Mullié, p. 576.
- 1 2 3 Griswold, p. 286.
- ↑ Mullié, pp. 576-577.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 Six, p. 550.
- 1 2 3 4 5 6 Mullié, p. 577.
- ↑ (EN) 1911 Encyclopædia Britannica/Blücher, Gebhard Leberecht von - Wikisource, the free online library, su en.wikisource.org. URL consultato il 17 febbraio 2026.
- ↑ Lievyns, pp. 207-208.
- 1 2 3 4 5 6 Lievyns, p. 208.
- ↑ Six, p. 555.
- 1 2 Mulliè, p. 578.
- ↑ Griswold, pp. 286-287.
- ↑ Mullié, p.186.
- ↑ Lievyns, pp. 208-209.
- ↑ Mullié, pp. 578-579.
- ↑ Griswold, pp. 287-288.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Lievyns, p. 209.
- 1 2 Mullié, p. 579.
- ↑ Griswold, pp. 288-289.
- ↑ Russian Generals of the Napoleonic Wars: General Peter Ludwig Wittgenstein, su www.napoleon-series.org. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ (EN) Richard K. Riehn, 1812 Napoleon's Russian Campaign, New York, John Wiley's & Sons, Inc., 1990, pp. 362-364, ISBN 0-471-54302-0, OCLC 1327893598.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Mullié, p. 580.
- ↑ Battle of the Berezina, su www.frenchempire.net. URL consultato il 2 marzo 2026.
- 1 2 3 4 Griswold, p. 289.
- ↑ Griswold, pp. 289-290.
- 1 2 3 4 Lievyns, p. 210.
- 1 2 3 4 Griswold, p. 291.
- ↑ Mullié, p. 581.
- 1 2 3 4 5 6 Lievyns, p. 211
- 1 2 3 4 5 Mullié, p. 582.
- ↑ The Marshals' Final Resting Place: Le Cimetiere du Pere-Lachais, su www.napoleon-series.org. URL consultato il 6 marzo 2026.
- ↑ (EN) Family tree of Claude Victor PERRIN, su Geneanet. URL consultato il 6 marzo 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Rufus Wilmot Griswold, Napoleon and the Marshals of the Empire, vol. 2, Porter & Coates, 1885.
- (FR) A. Lievyns, Jean Maurice Verdot e Pierre Bégat, Fastes de la Légion-d'honneur, vol. 2, Parigi, Bureau de l'administration, 1843.
- (FR) Charles Mullié, Biographie des célébrités militaires des armées de terre et de mer: de 1789 à 1850, vol. 2, Poignavant, 1851.
- (FR) George Six, Dictionnaire biographique des généraux et amiraux français de la Révolution et de l'Empire : 1792-1814, vol. 2, Parigi, Librairie historique et nobiliaire, 1934.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikiquote contiene citazioni di o su Claude-Victor Perrin
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Claude-Victor Perrin
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Victor, Claude Victor Perrin, duca di Belluno, detto-, su sapere.it, De Agostini.
- (EN) Claude Victor-Perrin, duke de Bellune, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Opere di Claude-Victor Perrin, su Open Library, Internet Archive.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 15014054 · ISNI (EN) 0000 0001 0777 6977 · CERL cnp01086510 · LCCN (EN) n92117306 · GND (DE) 116115173 · BNE (ES) XX5393348 (data) · BNF (FR) cb14953826x (data) |
|---|
- Generali francesi
- Generali del XVIII secolo
- Generali del XIX secolo
- Francesi del XVIII secolo
- Francesi del XIX secolo
- Nati nel 1764
- Morti nel 1841
- Nati il 7 dicembre
- Morti il 1º marzo
- Morti a Parigi
- Generali francesi delle guerre napoleoniche
- Personalità della Rivoluzione francese
- Marescialli di Francia
- Gran croce della Legion d'onore
- Persone iscritte sull'Arco di Trionfo a Parigi

