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Il flauto a sei puffi

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Il flauto a sei puffi
BERJAYA
Il primo incontro tra il Grande Puffo, John e Solfamì in una scena del film
Titolo originaleLa Flûte à six schtroumpfs
Lingua originalefrancese
Paese di produzioneFrancia, Belgio
Anno1975
Durata71 min
Rapporto1,66:1
Genereanimazione, commedia, fantastico, musicale
RegiaPeyo
SoggettoPeyo (fumetto)
SceneggiaturaPeyo, Yvan Delporte
Casa di produzioneDupuis, Belvision
MontaggioNebiha Ben Milad, Michèle Neny
MusicheMichel Legrand
Art directorPaulette Melloul
AnimatoriEddie Lateste
SfondiMichel Leloup, Michel Matagne, Maddy Grogniet
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

Ridoppiaggio (1983)

Il flauto a sei puffi (La Flûte à six schtroumpfs) è un film d'animazione del 1975 diretto da Peyo.

Il film vede per protagonisti John e Solfamì e in parte anche i Puffi[1], i personaggi creati dal fumettista belga Peyo, che è anche regista della pellicola. Il film è tratto dalla storia a fumetti omonima: Il flauto a sei puffi (La flûte à six schtroumpfs), pubblicata per la prima volta nel 1958 dal n. 1047 al 1086 nella rivista Spirou per poi essere ripubblicata come albo nel 1960, che segue abbastanza fedelmente pur con molte piccole differenze e l'introduzione di numerosi momenti musicali e cantati.

Come nei fumetti originali di Peyo, questa avventura segna il primo incontro dei Puffi con John e Solfamì, a differenza della successiva serie TV I Puffi, in cui questa storia viene ignorata.

Da notare che il flauto mostrato nel film, di tipo dolce, non è mai esistito nella versione a sei fori; i sei fori erano invece caratteristica dei flauti traversi, prima della loro riforma costruttiva, avvenuta nel 1893 ad opera di Theobald Böhm.

Nel Medioevo, la vita scorre tranquilla al castello del re, fra le giostre cavalleresche, che vedono il giovane scudiero John vincitore, e le esibizioni trobadoriche del suo piccolo, ingenuo, e stonatissimo buffone di corte Solfamì. Il mattino dopo l'ultimo torneo, un mercante giunge al castello; il re accompagnato da John lo riceve subito, ma è Solfamì che il mercante desidera; egli ha infatti una collezione di strumenti musicali da mostrare a tanto famoso cantore. Non appena il re e John apprendono lo scopo del mercante lo scacciano incolleriti: non c'è davvero bisogno di alimentare ulteriormente la vena artistica di Solfamì. Quando si accorgono che per terra è rimasto un flauto, evidentemente difettoso essendo dotato soltanto di sei fori, il re cerca di distruggerlo gettandolo nel fuoco del camino, ma poco dopo si diffonde un fumo verde, denso e copioso che riempie la stanza. Spento il fuoco in tutta fretta, è proprio Solfamì a rinvenire fra le ceneri il flauto a sei fori, e lo raccoglie subito entusiasta, fra la costernazione di John e del re, che vedono in questo modo il loro tormento musicale accrescersi.

Pulito il flauto dalla fuliggine, Solfamì, deliziato dal suo suono, decide di sottoporlo all'orecchio di tutti gli abitanti del castello. Al suo suonare la gente si mette a ballare improvvisamente e disordinatamente; inizialmente Solfamì si offende credendosi bersaglio d'una burla, ma poi si rende conto che è il flauto ad essere magico, tanto da costringere la gente al ballo, e continua a suonarlo per divertirsi alle spalle degli altri.

Nel frattempo il mercante continua il suo giro; giunto in una locanda espone la sua mercanzia ai presenti, ma si accorge scoraggiato d'avere perduto un pezzo: un flauto in legno con un piccolo difetto, quello d'avere soltanto sei buchi. Uno degli avventori, un certo Matteo Manolesta, ascoltato il racconto del mercante, e saputo che lo smarrimento doveva essere avvenuto al castello del re, parte subito alla volta della fortificazione. Qui giunto, domanda ospitalità per la notte, e partecipa al banchetto serale. Rintracciato Solfamì, si dipinge come un appassionato di musica, desideroso di sentire all'opera un così celebre artista. L'ingenuo ragazzo cade nell'inganno e lo conduce nella sua camera, dove gli mostra il flauto a sei fori; qui Manolesta lo convince a lasciarglielo provare e, dopo pochi motivi musicali, Solfamì cade addormentato dall'incantesimo del flauto. Manolesta lo lega e lo imbavaglia, dopodiché fugge dal castello del re.

Il mattino successivo, liberato Solfamì e accertati i fatti, tutti si rendono conto della pericolosità di quel flauto magico, per niente affatto un giocattolo: se suonato sufficientemente a lungo, il forzoso ballare fa addormentare stremati. John e Solfamì partono dunque alla ricerca di Manolesta, ma il suo ritrovamento, seguito a molte ricerche, si conclude con i due protagonisti che cadono inesorabilmente addormentati ai suoi piedi. John decide allora che per vincere Manolesta occorre far cessare l'incantesimo del flauto, e così i due si dirigono dal mago Omnibus; ma neppure il vecchio saggio sa compiere un tale incantesimo. Soltanto i creatori del flauto magico saprebbero fare una cosa simile: i Puffi, piccoli ometti blu vestiti di bianco, apparentemente uguali fra loro che vivono nascosti nella foresta; ma dal momento che nessuno sa come arrivare al loro villaggio, Omnibus addormenta John e Solfamì, sdoppiando la loro personalità e facendone rimaterializzare la copia nel paese dei Puffi. Dopo le prime difficoltà di comprensione del loro linguaggio, infarcito di termini "puffi" e del verbo "puffare", i due amici fanno la conoscenza del Grande Puffo, un vecchio saggio vestito di rosso che, non potendo interrompere la magia del flauto, decide di costruire per loro un nuovo flauto magico, per farli lottare alla pari con Manolesta.

Nel frattempo Matteo Manolesta si è alleato con il duca Gran Canaglia; i due vogliono detronizzare il re, muovendogli guerra con i mercenari pagati con il frutto delle ruberie di Manolesta, fatte copiosissime e rapide, grazie proprio al flauto a sei fori. Con l'ausilio delle segnalazioni dei Puffi, John e Solfamì riescono a raggiungere i due lestofanti; non appena si scorgono, inizia subito il duello al flauto magico fra Matteo e Solfamì, che fa cadere addormentato mezzo paese, vedendo alla fine vincitore Solfamì.

Catturati Manolesta e Gran Canaglia, giunge il momento di far ritorno alla quotidianità, ma Solfamì non vorrebbe separarsi dal flauto, anche ora che ne conosce il potenziale nefasto, e così si fabbrica un flauto a imitazione di quello magico, per poterlo poi scambiare. Al momento degli addii John e Solfamì restituiscono ai Puffi i loro due flauti; non appena se ne vanno, Solfamì tira fuori il flauto rimastogli e ci soffia dentro con tutte le forze, ma si accorge costernato che il flauto rimastogli è quello che si è fabbricato da sé.

  • Gli umani: John e Solfamì, il re, madame Barbara, il mago Omnibus, il suo assistente Olivier, il ladro Matteo Manolesta, il duca Gran Canaglia
  • I Puffi: Grande Puffo, Maldestro / Maestro/ Tontolone (2° doppiaggio), Goloso / Golosone, Poeta, Contadino, Pigrone, Ingegnere /Inventore (1° e 2° doppiaggio), Puffo da festa/Burlone/Attore (1° e 2° doppiaggio, originale), Brontolone, Quattrocchi, Forzuto.

Colonna sonora

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Durante la festa successiva alla costruzione del flauto si può ascoltare la canzone La festa della luna (di E. Mergency - R. Klunz - P. Blandi) cantata da Victorio Pezzolla e inclusa nell'album "Arrivano i Puffi", assieme alla prima sigla della serie TV Il paese dei Puffi, (sempre di Pezzolla), impiegata nelle prime trasmissioni sulle reti locali prima dell'approdo sulle reti Fininvest (oggi Mediaset).

Distribuzione

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Il film è stato distribuito in Belgio e Svizzera la vigilia di Natale del 1975.[2][3]

Edizione italiana

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In Italia il film è stato trasmesso direttamente in TV dal 14 dicembre 1981 sulle televisioni locali, con un primo doppiaggio realizzato a Milano da Merak Film.[4]

Dal 14 al 16 dicembre 1983, il film è andato in onda su Italia 1 in tre puntate, con un ridoppiaggio eseguito dal Gruppo Trenta, che ha curato le voci della serie televisiva.[5][6][7] La stessa edizione è stata replicata come film unico il 6 gennaio 1984.[8]

L'edizione curata da Fininvest si apre con la quarta sigla della serie, John e Solfamì, cantata da Cristina D’Avena. Nel ridoppiaggio il nome di John viene sostituito con Johan, in linea con la serie animata, nonostante la sigla mantenesse la forma "John". La voce del personaggio seduto accanto al re nel torneo iniziale, erroneamente femminile nella prima edizione, è stata corretta al maschile. La capretta di Solfamì viene chiamata Carotina, come nei cartoni animati, mentre nel fumetto originale non aveva un nome e in successive pubblicazioni fu indicata come Nerina. Altri cambiamenti riguardano "Madame Barbara", precedentemente "Madama Barbara", e il villaggio dei Puffi, che diventa "Pufflandia".

Nel secondo doppiaggio, contrariamente al precedente, durante la presentazione cantata dei Puffi le battute dei singoli personaggi vengono tradotte in italiano, mentre i cori restano in lingua originale. Il "giorno del cantarello" viene sostituito con "Puffnatale". Nel ridoppiaggio i nomi di "Ingegnere" e "Maldestro" diventano "Inventore" e "Maestro", sebbene quest’ultimo sia un errore, poiché il personaggio rappresentato è quello che distrugge la macchina che sta costruendo.

A differenza della serie animata successiva, nel film i Puffi appaiono quasi tutti uguali, con le sole eccezioni di Grande Puffo e Quattrocchi. Di conseguenza la voce associata a Tontolone nella serie, nel ridoppiaggio del film viene impiegata in più scene su personaggi diversi. Inoltre, il personaggio reso come "Puffo da festa" nel doppiaggio originale e "Burlone" nel ridoppiaggio corrisponde in realtà a "Puffo Attore" (Schtroumpf Acteur).

Nelle distribuzioni più recenti del film, come quella in DVD, quella caricata sul canale YouTube ufficiale italiano dedicato ai Puffi o la messa in onda su Cartoonito avvenuta nel 2013, viene ripristinato il doppiaggio originale del 1981 per la maggior parte del film: tuttavia, nell'ultima scena del film (quando Solfamì si accorge di aver tenuto il flauto sbagliato), per gli ultimi sei secondi viene utilizzato il secondo doppiaggio, come si evince dal repentino cambio di voce di Solfamì nel mezzo della frase da lui pronunciata.

  1. I puffi in un film, in La Stampa, Torino, 11 ottobre 1983, p. 21. URL consultato il 10 novembre 2022.
  2. Peyo, Les Schtroumpfs - L'Intégrale, vol. 4, Bruxelles, Dupuis, 2016, p. 16, ISBN 978-2--8001-6720-6.
  3. annonce du cinéma Studio à Neuchâtel pour les jours de fête de noel 1975 (à la page 14) (PDF), su doc.rero.ch, 24 dicembre 1975. URL consultato il 27 agosto 2022.
  4. Le televisioni private domani (Telenord TN4), in La Stampa, 13 dicembre 1981, p. 47.
  5. Dai programmi tv e radio (Telequattro), in Il Piccolo di Trieste, 14 dicembre 1983, p. 11.
  6. Dai programmi tv e radio (Telequattro), in Il Piccolo di Trieste, 15 dicembre 1983, p. 11.
  7. Dai programmi tv e radio, in Il Piccolo di Trieste, 16 dicembre 1983, p. 11.
  8. Radiocorriere TV, anno 61, n. 01, ERI, 1984, p. 50.

Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 223092696 · BNE (ES) XX5024514 (data) · BNF (FR) cb16472545z (data)