Roderigo Alidosi
| Roderigo Alidosi | |
|---|---|
| Signore di Castel del Rio | |
| In carica | 1589 – 1623 |
| Predecessore | Ciro Alidosi |
| Successore | Mariano Alidosi |
| Nascita | Firenze, 1545 circa |
| Morte | Firenze, 29 settembre 1623 |
| Luogo di sepoltura | Basilica di santa Maria del Carmine, Firenze[1] |
| Dinastia | Alidosi |
| Padre | Ciro Alidosi |
| Madre | Helena de Mendoza |
| Consorte | Lucrezia Concini |
| Figli | Ciro Mariano Isabella Elena |
Roderigo Alidosi, signore di Castel del Rio (Firenze, 1545 circa – Firenze, 29 settembre 1623[1]), è stato un nobile e diplomatico italiano, al servizio della famiglia Medici.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Origini e formazione
[modifica | modifica wikitesto]Roderigo (o Rodrigo) Alidosi nacque da Ciro, signore di Castel del Rio, e da Helena de Mendoza, damigella d'onore di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de' Medici. Ricevette il nome del nonno materno, Roderigo de Mendoza, ed era pronipote del cardinale Francesco Alidosi.[2] In quanto secondogenito fu inizialmente destinato alla carriera ecclesiastica e, trasferitosi a Roma, frequentò la cerchia di Mark Sittich von Hohenems Altemps, beneficiando di una borsa di studio concessa dal cardinale Castagna, il futuro papa Urbano VII.[3] Compì gli studi giuridici presso gli atenei di Siena e Pisa, conseguendo la laurea nel 1587. In seguito alla prematura morte del fratello maggiore, divenne erede del patrimonio paterno.
Alla morte del padre, avvenuta nel 1589, Roderigo gli succedette nella signoria di Castel del Rio e ottenne dal granduca Ferdinando I la commenda dell'Ordine di Santo Stefano papa e martire per la Romagna,[4] istituzione fondata dal padre nel 1566 e dotata di consistenti possedimenti fondiari nelle diocesi di Imola e Cesena.[5]
Attività diplomatica
[modifica | modifica wikitesto]Roderigo fu investito di numerosi incarichi diplomatici. Nel 1590 si recò a Monaco, nel 1602 in Spagna e, nel 1605, a Varsavia, con il compito di presentare i sensi di omaggio della famiglia Medici a Sigismondo III di Polonia[6] in occasione del successo militare in Livonia e del matrimonio del sovrano con l'arciduchessa Costanza d'Asburgo. Durante la permanenza a Varsavia avvio consultazioni con l'ambasciatore del Falso Dimitri I di Russia, allo scopo di garantire ai mercanti fiorentini a Mosca privilegi commerciali equivalenti a quelli riconosciuti ai mercanti polacchi.
Tra il 1605 e il 1607 risiedette a Praga come inviato mediceo presso la corte dell'imperatore Rodolfo II. Nell'ambito dei negoziati per le nozze tra Cosimo, primogenito del granduca, e Maddalena, figlia dell'arciduca Carlo II d'Austria, Roderigo redasse per Ferdinando I una relazione articolata sullo stato politico e istituzionale del Impero.[7][8]
Procedimenti inquisitoriali
[modifica | modifica wikitesto]Al rientro in Italia nel 1607, Roderigo condusse con se un giovane boemo protestante, Hans Christoph Berbistorff,[9][10] ospitandolo nella propria dimora di Castel del Rio.[5] Questo episodio divenne il pretesto per una manovra volta a colpire la sua persona e la sua giurisdizione. Il parroco e vicario inquisitoriale Andrea Mazzoni, animato da risentimento per la pressione fiscale esercitata da Roderigo sui beni ecclesiastici, presento una denuncia segreta all'inquisitore di Romagna. Le accuse comprendevano presunti atti di violenza sui sudditi e il sospetto di eresia, con particolare riferimento ai rapporti con Berbistorff.
Le autorità pontificie ricercavano da tempo un'occasione per intervenire su Castel del Rio. Il feudo, collocato ai margini della provincia di Romagna, fungeva da rifugio per i fuoriusciti dello Stato Pontificio grazie al largo esercizio del diritto d'asilo praticato dagli Alidosi. Due episodi alimentarono ulteriormente le tensioni: il decreto del 24 maggio 1603, che autorizzava la popolazione locale a dare ricetto ai banditi in assenza del signore, e la grazia concessa dalla moglie di Roderigo a Dionisio della Valle, già condannato a morte dalle autorità papali. Tali circostanze spinsero la Santa Sede a perseguire la revoca della signoria e l'annessione del territorio, obiettivo che sarebbe stato realizzato solo nel 1638, sotto il governo del figlio Mariano. In questo contesto l'inquisitore di Romagna accolse con sollecitudine la denuncia del parroco.[5]
Il 4 luglio 1608, ignaro dei capi d'imputazione, Roderigo fu arrestato a Borgo di Rossignano, in territorio pontificio, su ordine dell'inquisitore. Avvertito dal domenicano Vincenzo Blondi, riuscì tuttavia a rifugiarsi a Firenze. Nell'agosto successivo Ferdinando I ne dispose la carcerazione, ufficialmente per avocare il procedimento al Sant'Uffizio di Firenze. Consapevole delle mire pontificie, il granduca invio nel contempo cento armati dal Mugello e da Firenzuola a presidiare Castel del Rio. L'episodio suscito ampia risonanza a Firenze: l'opinione pubblica propendeva per l'innocenza di Roderigo e manifestava sdegno per la detenzione di un ex ambasciatore; anche l'ambasciatore veneziano Francesco Morosini ne sottolineo la gravità. Roderigo poté contare su appoggi di rilievo:[10] Ferdinando I intercesse presso papa Paolo V tramite il proprio ministro a Roma e il nunzio apostolico a Firenze, mentre il cognato Concino Concini e la moglie Leonora Dori convinsero il re di Francia Enrico IV a intervenire personalmente presso il pontefice. Di fronte a tali pressioni diplomatiche Paolo V assunse un atteggiamento più conciliante.[5]
Diverse testimonianze ne confermarono l'integrità morale e religiosa, in particolare quella di Luca Nardi, commissario provinciale dei frati minori conventuali in Boemia, che da Praga attesto l'assenza di rapporti ambigui tra Roderigo e gli ambienti protestanti. Il 22 settembre 1608 anche il Consiglio degli Uomini e la comunità di Castel del Rio certificarono la sua irreprensibilità, sebbene tale atto potesse essere interpretato come effetto di pressioni. La linea difensiva risultò efficace: Roderigo, liberato dal granduca nel novembre 1608 pur restando sotto la vigilanza del Sant'Uffizio fiorentino, fu definitivamente prosciolto il 23 luglio 1609 dall'inquisitore generale di Firenze, padre Cornelio da Milano, con l'imposizione di sole lievi sanzioni disciplinari.[5]
Rientrato a Castel del Rio, Roderigo abrogo gli statuti di Imola precedentemente in vigore e introdusse nel 1610 la legislazione toscana. Ripresa l'attività diplomatica, nel 1610 fu inviato in Lorena dal nuovo granduca Cosimo II. Al ritorno il parroco Mazzoni presento nuove accuse, attribuendogli la responsabilità morale di un attentato compiuto dal nipote Giovan Francesco Albizzi contro Annibale della Vigna,[11] testimone nel processo fiorentino. Nonostante l'interessamento del cardinale Giovanni Garzia Mellini e dell'inquisitore di Romagna per una riapertura dell'inchiesta, la vicenda fu archiviata, verosimilmente per intervento papale, risultando Roderigo estraneo ai fatti.
Un ulteriore tentativo di incriminazione si verifico nel 1616, quando il cardinale Domenico Rivarola ne chiese l'arresto per empietà;[12] nell'estate del 1619 l'inquisizione manifesto un rinnovato interesse per il caso.[13] Anche in questa circostanza l'intercessione personale di Cosimo II, che garanti per l'ortodossia di Roderigo, condusse al definitivo rigetto delle accuse.
Ultimi anni
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1618 Roderigo concesse in affitto alla famiglia Medici i propri beni allodiali e le giurisdizioni connesse alla signoria per un canone annuo di 2.000 scudi, prorogando l'accordo per un ulteriore quinquennio nel 1621. Parallelamente promosse l'erezione della cappella di sant'Elena presso la basilica di santa Maria del Carmine a Firenze. Roderigo morì il 29 settembre 1623, mentre la Santa Sede stava predisponendo nuovi atti volti a riaffermare la propria sovranità su Castel del Rio. La titolarità della signoria passo per successione ereditaria al figlio Mariano.[5]
Matrimonio e discendenza
[modifica | modifica wikitesto]Roderigo fu ammesso stabilmente alla corte medicea come gentiluomo di camera e si unì in matrimonio alla fiorentina Lucrezia Concini (*? †4.IX.1648), figlia di Giovan Battista (*1532 †1605) e sorella di Concino Concini, protagonista della vita politica della corte di Francia e favorito di Maria de' Medici. La coppia ebbe quattro figli:
- Ciro, morto in fasce;
- Mariano (*? †29.XII.1645), ultimo del suo ramo, fu l'ultimo signore di Castel del Rio;
- Isabella (*? †14.IX.1649), sposa in prime nozze, nel 1616, Giambattista Martelli (*? †?); in seguito, il 7 febbraio 1645, si unisce con Taddeo Del Monte (*1603 †1655);
- Elena (*1593 †1655 ultima di sua famiglia), sposò Francesco Avogli (*1588 †1641); rimasta vedova, contrasse seconde nozze con Gregorio Tedeschi (*? †?), maggiore delle armi presso Pistoia. Dal matrimonio con Francesco Avogli nacque Onofrio (*? †1652), che sposò Vittoria Trotti, appartenente a un ramo cadetto del casato alessandrino dei Trotti, dando origine alla famiglia Avogli Trotti.
Ascendenza
[modifica | modifica wikitesto]| Genitori | Nonni | Bisnonni | Trisnonni | ||||||||||
| Bertrando Alidosi | Giovanni Alidosi | ||||||||||||
| Cipriana Franceschi | |||||||||||||
| Giulio Alidosi | |||||||||||||
| Caterina Baccalla | … | ||||||||||||
| … | |||||||||||||
| Ciro Alidosi | |||||||||||||
| Sigismondo Chigi | Mariano Chigi | ||||||||||||
| Margherita Baldi | |||||||||||||
| Virginia Chigi | |||||||||||||
| Sulpizia Petrucci | Pandolfo Petrucci | ||||||||||||
| Aurelia Borghesi | |||||||||||||
| Roderigo Alidosi | |||||||||||||
| … | … | ||||||||||||
| … | |||||||||||||
| Roderigo de Mendozza | |||||||||||||
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| Helena de Mendozza | |||||||||||||
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Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Digital Sepoltuario.
- ↑ Thomas Frederick Mayer, p. 164.
- ↑ Thomas Frederick Mayer, p. 184.
- ↑ Pietro Paolo Ginanni, pp. 108-111.
- 1 2 3 4 5 6 Gaspare De Caro.
- ↑ Sebastiano Ciampi, p. 127.
- ↑ Giuseppe Campori.
- ↑ Giuseppe Mazzatinti, p. 250.
- ↑ Thomas Frederick Mayer, p. 165.
- 1 2 Arnaldo Segarizzi, p. 141.
- ↑ Thomas Frederick Mayer, p. 198.
- ↑ Thomas Frederick Mayer, p. 205.
- ↑ Thomas Frederick Mayer, p. 208.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]Codici
[modifica | modifica wikitesto]- Giuseppe Mazzatinti, Inventari dei manoscritti delle biblioteche d'Italia, volume settimo, Forlì, Luigi Bordandini, 1897.
Fonti documentarie e cartari medievali
[modifica | modifica wikitesto]- Roderigo Alidosi, Alidosi, Roderico: Relazione di Germania e della corte di Rodolfo II imperatore negli anni 1605-1607, a cura di Giuseppe Campori, Modena, Tipografia Cappelli, 1872 [1605–1607].
Raccolte erudite, genealogiche e araldiche
[modifica | modifica wikitesto]- Pietro Paolo Ginanni, Memorie storiche della antica, ed illustre famiglia Alidosia, Roma, 1714.
- Pompeo Litta Biumi, Famiglie celebri di Italia. Alidosio d'Imola, dispensa 131, fascicolo 73, Milano, Giulio Ferrario, 1851.
Storica, annalistica e trattatistica
[modifica | modifica wikitesto]- Fortunato Cortini, Storia di Castel del Rio dalle origini all'anno 1932, Imola, Tipografia Galeati, 1933.
Biografica e prosopografica
[modifica | modifica wikitesto]- Paolo Nalli, Roderigo Alidosi, Signore di Castel del Rio e il S. Uffizio, in Atti e memorie della Regia Accademia di scienze, lettere ed arti in Modena, vol. 3, serie V, Modena, Società Tipografica Modenese, 1938.
- Gaspare De Caro, Roderigo Alidosi, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 2, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960.
Ricerche, studi storici e critici, convegni e pubblicazioni
[modifica | modifica wikitesto]- Sebastiano Ciampi, Bibliografia critica [...] dell'Italia colla Russia, colla Polonia ed altre parti settentrionali, tomo II, Firenze, Guglielmo Piatti, 1839.
- Arnaldo Segarizzi (a cura di), Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, vol. 3, parte seconda, Bari, Giuseppe Laterza e figli, 1916.
- Marcello Del Piazzo, Gli ambasciatori toscani del Principato (1537-1737) (PDF), in Notizie degli Archivi di Stato, anno XII, parte terza, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1952, pp. 57–106.
- (EN) Thomas Frederick Mayer, The Roman Inquisition on the Stage of Italy, c. 1590-1640 [L'inquisizione romana sulla scena italiana, c. 1590-1640], Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 2013, ISBN 9780812209341.
Risorse digitali
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Digital Sepoltuario, su sepoltuario.iath.virginia.edu, Università della Virginia.

