Brion Gysin

Brion Gysin (Taplow, 19 gennaio 1916 – Parigi, 13 luglio 1986) è stato uno scrittore, poeta e pittore inglese di origine canadese, che ha fatto parte della Beat Generation.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Di padre svizzero e madre canadese; perde il padre in tenera età e cresce in Canada e negli Stati Uniti, dove prende cittadinanza. Completa gli studi alla Sorbona di Parigi e ancora giovanissimo, nel 1935, entra a far parte del gruppo surrealista (dal quale viene espulso per volere di André Breton due anni dopo). Negli anni '40 la rivista Town & Country pubblica alcuni suoi racconti: a seguito di questo piccolo successo egli affianca alla pittura autodidatta una costante attività letteraria. Nel 1950 Brion va a Tangeri, attraversa il Sahara raccogliendo schizzi e impressioni, incontra i musicisti di Joujouka con le loro tradizioni magico-rituali. Affascinato dalla gente e dai costumi locali, Gysin si stabilisce a Tangeri, dove nel 1953 apre il ristorante “The Thousand and One Nights” che gestirà sino al 1958, e dove conosce W.S.Burroughs, con cui avrà una lunga relazione artistica ed affettiva. Perdendo la gestione del ristorante, torna a Parigi nel 1958, concentrandosi nuovamente sulla pittura,[1] ma poco dopo tornando a lavorare su progetti letterari, sempre in modo estremamente sperimentale. Partecipa a rassegne di poesia sonora e visiva, esplorando le relazioni fra suono e immagine, mediante l’uso di proiezioni e nastri registrati,[2] e al clima creativo e trasgressivo del Hotel Beat frequentato in quegli anni da Allen Ginsberg, Peter Orlovsky, Derek Raymond, Harold Norse e Gregory Corso, oltre allo stesso W.S.Burroughs.
Nel 1958 inventa il cut-up, tecnica di composizione basata sul montaggio di spezzoni di nastro magnetico preregistrato, che applica anche alla scrittura creando esempi di romanzo-collage. Con Burroughs, dal 1959 e per molti anni, evolve la tecnica del cut-up, sia in ambito letterario che in ambito sonoro, con la realizzazione di nastri che i due sviluppavano alla ricerca di un "decodificatore" (decoder) dell'ipnosi indotta dalla comunicazione istituzionale e commerciale (contro, per esempio, la cosiddetta "musica per ascensori"). Nel 1960. con Burroughs, edita due esempi di Letteratura del cut-up: Minutes to Go e The Exterminator. La ricerca porterà poi i due a pubblicare nel 1978, dopo lunghe traversie editoriali, The Third Mind, libro considerabile come la vera somma delle loro idee più innovative. Negli ultimi anni di vita, seppure fisicamente sofferente, si dedica ad esperimenti fotografici in cui la pellicola da impressionare viene fatta ruotare al momento dell’esposizione alla luce. Di Gysin, il misantropo Burroughs dichiarerà "Brion Gysin è stato l'unico uomo che io abbia mai rispettato".[3]
Si è occupato della poesia in tutte le sue forme. Ha composto, infatti, testi sperimentali di tipo permutazionale, calligrafico, visuale e sonoro. Gysin inventa le permutations, ovvero poesie composte di brevi frasi in cui l’ordine delle parole viene permutato, con l’aiuto di formule matematiche e computers, in tutte le combinazioni possibili. Non è difficile scorgere in questa idea la radicalizzazione del concetto fondamentale del cut-up: non più la semplice combinazione casuale di elementi linguistici, bensì un elenco di tutte le casualità potenzialmente contenute in un testo. Le permutations non sono solo concepite per la pagina stampata, dove assumono l’aspetto di listati tecnici, ma anche come partiture per lavori sonori: le opere registrate nel 1960, utilizzando la tecnologia degli studi di registrazione londinesi, sono considerate oggi dei classici della poesia sonora. Nella sua ricerca circa il calligrafismo, utilizzando pennelli e inchiostro, Gysin sovrappone vari strati di scrittura occidentale e echi di calligrafia orientale, modificando l’orientamento della pagina, fino ad ottenere delicati patterns visivi, in cui la parola viene ridotta al silenzio: obiettivo di Gysin è raggiungere l’ultima spiaggia della poesia, la fine della parola (del resto un suo lavoro si intitola “Le parole non appartengono ai poeti”). Una cifra costante nelle diverse invenzioni di Gysin è quella della ‘ripetizione differente’, ovvero la combinazione sistematica di parole, suoni ed immagini, al fine di indurre nello spettatore un’illuminazione, uno stato simile alla trance mistica.[2]
Ha pubblicato numerosi dischi. Di grande interesse sono le registrazioni effettuate in collaborazione con il sassofonista jazz Steve Lacy.[4]
Ha tenuto numerose performance in America e in Europa.
È stato l'inventore, con l'aiuto di Ian Sommerville, della Dreamachine, un'elementare macchina luminosa rotante che genera effetti psichedelici: una scultura cinetica a forma di cilindro, su cui sono disposte ad intervalli regolari delle scanalature, attraverso le quali filtra la luce intensa di una lampada che si trova all’interno. Il cilindro ruota ad una velocità preordinata, in modo che l’osservatore posto di fronte alla macchina con gli occhi chiusi, viene investito da una pulsazione luminosa che stimola il manifestarsi di onde alfa (proprie del cervello nel momento del sogno) e quindi di visioni caleidoscopiche simili a quelle prodotte dalla mescalina e da altre droghe.[2]
La sua opera pittorica è oggi conservata ed esposta nei maggiori Musei mondiali, tra i quali: Museum of Modern Art (MoMA), Los Angeles County Museum of Art (LACMA), Lentos Kunstmuseum (Linz).[5]
Discografia essenziale
[modifica | modifica wikitesto]- A. Lora Totino (a cura di), Futura, Cramps, Milano, 1978 [antologia di poesia sonora in 7 LP33]
- B. Gysin, Orgy Boys, hat Hut Records, Therwil, 1981 [LP33]
- B. Gysin / Steve Lacy, Songs, hat Hut Records, Therwil, 1981 [Box con LP33+D45]
- B. Gysin, One night @ the 1001, Sub Rosa, 1998 [2 CD]
Opere
[modifica | modifica wikitesto]- To Master A Long Goodnight
- Minutes to Go (con W.S.Burroughs, Sinclair Beiles e Gregory Corso), Two Cities Editions, Parigi, 1960
- The Exterminator (con W.S.Burroughs), The Auerhahn Press, San Francisco, 1960
- Stories, Inkblot
- The Process, Overlook Press
- Œuvre Croisée (The Third Mind) (con W.S.Burroughs), Parigi, Flammarion, 1976
- The Third Mind (con W.S.Burroughs), 1978
- The Last Museum
- Here To Go (Interviste con Terry Wilson)
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (FR) Brion Gysin, su Centre Pompidou. URL consultato il 2 gennaio 2026.
- 1 2 3 Giuseppe Checchia, Brion Gysin - Ricordo del Poeta che non possedeva le parole, su Labirinto Stellare, 17 luglio 2018. URL consultato il 2 gennaio 2026.
- ↑ UbuWeb Film & Video: Brion Gysin, su www.ubu.com. URL consultato il 2 gennaio 2026.
- ↑ (EN) FONDAZIONE BONOTTO - Gysin, Brion, su www.fondazionebonotto.org. URL consultato il 2 gennaio 2026.
- ↑ www.artnet.com, https://www.artnet.com/artists/brion-gysin/. URL consultato il 2 gennaio 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Brion Gysin
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sito ufficiale, su briongysin.com.
- (EN) Opere di Brion Gysin, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Bibliografia di Brion Gysin, su Internet Speculative Fiction Database, Al von Ruff.
- (EN) Brion Gysin, su Goodreads.
- (EN) Brion Gysin, su Discogs, Zink Media.
- (EN) Brion Gysin, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
- (EN) Brion Gysin, su SecondHandSongs.
- (EN) Brion Gysin, su IMDb, IMDb.com.
- Brion Gysin su Ubu Web, su ubu.com.
- Sito in francese, su inter-zone.org.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 100267599 · ISNI (EN) 0000 0001 1031 7747 · SBN NAPV095254 · Europeana agent/base/59878 · ULAN (EN) 500089445 · LCCN (EN) n79026860 · GND (DE) 118719653 · BNE (ES) XX5468554 (data) · BNF (FR) cb11906626n (data) · J9U (EN, HE) 987007498990805171 |
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