Donna Franca Florio definita l'Unica o la Divina dall'amico Gabriele D'Annunzio
«Bisogna mostrare ai forestieri che vengono a noi avidi di primavera e d’azzurro quel che sia una notte in questa tiepida Conca d’oro che la natura allieta di ogni dolcezza e profumo con gli aromi inebrianti del misterioso oriente». Così L’Ora di Palermo nel marzo 1906 lancia un’iniziativa promozionale per il turismo nell’isola mediterranea: La primavera siciliana. Musa assoluta dell’epoca, allora, Donna Franca Florio. Bellissima, colta, generosa, brillante conversatrice e piena di charme, fu una delle grandi protagoniste della Belle Époque. Nei suoi salotti si avvicendavano scrittori, musicisti, dandy e poeti: da Oscar Wilde a Robert de Montesquiou, da Puccini a Trilussa. Definita “L’Unica” e “La Divina” dal suo grande amico Gabriele D’Annunzio, “Stella d’Italia” dal Kaiser Guglielmo II, Donna Franca era “la regina di Palermo”.
Di nobile famiglia siciliana, nata a Palermo 150 anni fa, il 27 dicembre 1873, la baronessa Francesca Paola Jacona di San Giuliano sposò, non ancora ventenne, Ignazio Florio, uno dei più ricchi e importanti imprenditori dell’inizio del Novecento. Quando i due si conobbero Franca, pur essendo poco più che una ragazzina, era già uno splendore. Alta un metro e 73, spalle larghe e tornite, vita sottile, aveva una figura da mannequin. La carnagione ambrata e i capelli scuri, illuminati da brillanti occhi verdi facevano di lei una vera bellezza.
Stefania Auci e Paolo Genovese scrittrice e regista della saga in una intervista esclusiva ci conducono sul set: «Il buon cibo siciliano, il barocco e un pianto liberatorio hanno suggellato la nostra liaison»
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I due si sposarono l’11 febbraio 1893. Fu un matrimonio d’amore, contrastato dai genitori di lei, che non vedevano di buon occhio un’unione con un donnaiolo come Ignazio Florio.
Durante il viaggio di nozze, a Parigi, Ignazio ordinò per la moglie vari abiti da Worth, le fece realizzare una fragranza da Houbigant, il profumiere dello zar e della regina Vittoria, e le comprò una splendida collana di Cartier in corallo peau d’ange a 13 fili, a cui sarebbero seguiti gioielli per ogni figlio (ne ebbe 5) e per farsi perdonare ognuna delle sue innumerevoli amanti, dalla Bella Otero a Lina Cavalieri, da Mata Hari fino alla contessa Vera Arrivabene.
La loro primogenita, Giovanna, nacque nel novembre di quell’anno. Nel 1898 diede alla luce l’erede maschio Ignazio Jr., anche chiamato Baby Boy. È il momento più felice della vita di Donna Franca. Il secolo si chiude in bellezza, con una terza gravidanza. Nel 1900 nasce la terzogenita Igiea. La bellezza di Franca è al suo apice. Risale ad allora uno dei suoi più famosi ritratti, quello chiacchieratissimo che le fece Giovanni Boldini nel 1901 (ma fu oggetto di ritocchi fino al 1924). Franca, con le labbra socchiuse e il magnetico sguardo appena distratto, posò per lui nel suo boudoir con indosso uno scollatissimo abito di velluto nero, oggi appartenente alla collezione del Museo della moda e del costume di Palazzo Pitti a Firenze. Quando Ignazio vide la lasciva sensualità con cui il pittore aveva ritratto sua moglie, andò su tutte le furie, disgustato dalla posa “troppo serpentina” di Franca, secondo lui più adatta a una demi-mondaine che a una signora. Il ritratto fu prontamente rispedito a Parigi, nell’atelier del pittore che fu costretto a correggerlo rendendolo meno sensuale.
Ma una vera tempesta si stava per abbattere sulla famiglia. Nel 1902 muore Giovanna, colpita dalla meningite a soli nove anni. L’anno dopo viene trovato inspiegabilmente morto Baby Boy. Franca è lontana e non se lo perdonerà mai. L’anno successivo rimane incinta di nuovo. La bambina, Giacobina, muore appena nata.
Il matrimonio nel frattempo si rivela complesso, soprattutto a causa delle evasioni sentimentali di Ignazio. Nei suoi diari Franca annota: «Ieri primo screzio con Ignazio, appena tornato dal suo safari in Africa. Nel disfare le valigie mi imbatto in un paio di mutandine da donna; ma perché Ignazio dovrebbe tradirmi? Davvero è così facile trovare una donna più bella di me?».
L’indole di Franca, che nel 1902 era diventata dama di corte della regina Elena, cambia. Fuma senza sosta e si dà al gioco.
Nel 1909 nasce Giulia, Giugiù, che riporta in famiglia la serenità del passato. Alle soglie dei quarant’anni Franca è ancora bellissima. Le sue toilette continuano a fare scalpore. Passata l’era di Worth e della maison Durand, grande sartoria di Palermo, intorno al 1910 quando il “tiranno” della moda internazionale era Paul Poiret, Franca iniziò a servirsi da lui e da Maria Monaci Gallenga, sarta-artista romana famosa per i suoi abiti di velluto stampati con pigmenti metallici.
Sono gli ultimi fervori di un’epoca. Lo scoppio della guerra segnò il tramonto dei Florio. Nel 1922 in un albergo della Versilia le vennero rubati i meravigliosi gioielli. Furono recuperati poco dopo, ma non le appartennero più perché nel 1935 fu costretta a venderli all’asta. Dopo la guerra “la regina di Palermo” trascorse lunghi periodi a Parigi, dove alloggiò al Ritz. Nel 1925 si trasferì definitivamente a Roma dove Igiea aveva sposato nel 1921 il duca Averardo Salviati. La figlia più piccola, Giulia, sposò nel 1939 il marchese Afan de Rivera Costaguti. Morì nel 1950 circondata dall’amore delle sue figlie. «Senza Franca», avrebbe poi commentato Sofia Coppola, che a un certo punto accarezzò l’idea di fare un film su di lei, «la saga dei Florio sarebbe una storia verghiana, dolorosa, di accumulazione e inesorabile fatalità. Con lei diventa una storia proustiana, di splendida decadenza, di dolcezza di vivere».
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