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  araldica, genealogia, nobilt�, ordini cavallereschi, storia, diritto e tradizioni nobiliari
mercoled� 13 giugno 2007
 

I Borbone Parma Gran Maestri del Sacro Angelico Imperiale
Ordine Costantiniano di San Giorgio


BERJAYA


Da oltre tre secoli, dai Farnese ai Borbone, il S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio � una realt� storica e istituzionale fortemente radicata nella memoria delle citt� di Parma e di Piacenza, con una articolata sequenza di vicende che vede la Casa Borbone Parma essere ancora oggi custode del patrimonio araldico di questa antica tradizione cavalleresca.

Quando, nel 1734, Carlo I di Borbone, figlio primogenito di Elisabetta Farnese e di Filippo V di Spagna, divenuto Re delle Due Sicilie, trasfer� di forza a Napoli il Gran Magistero Costantiniano, oltre ad una enorme quantit� di beni mobili e di opere d�arte, inizi� per l�ordine una guerra diplomatica e documentale che si riaccese nella prima met� dell�ottocento con la riassunzione del Gran Magistero da parte della duchessa Maria Luigia e che continu� fra le contrapposte tesi degli studiosi fino ai giorni nostri.

Va anzitutto sottolineato che il ricco archivio custodito presso la sede dell�ordine, nella Chiesa Magistrale di Santa Maria della Steccata di Parma, � stato oggetto di una ricerca approfondita solo in tempi relativamente recenti, e solo dopo lo studio dei numerosi ed importanti documenti donati dai principi Francesco Saverio ed Enrica, poco pi� di vent�anni fa, � stato possibile leggere la storia dell�ordine in un quadro pi� completo e corretto.
Da una attenta lettura dei documenti principali legati alla storia ed alla struttura giuridica dell�Ordine emerge senza ombra di dubbio che il Gran Magistero dell�ordine era connesso a due inderogabili ed inscindibili condizioni: essere discendenti dei Farnese e Duchi di Parma e Piacenza.
Purtroppo, anche in tempi recenti, non � stato raro imbattersi in libri, articoli o monografie viziate dalla omissione di fondamentali passaggi di questi atti, o da una lettura superficiale delle complesse vicende che fra Sette e Ottocento segnarono la storia di queste istituzioni. Valgano per tutti gli esempi di Filippo Musenga e di altri storici napoletani, che omettono addirittura pezzi fondamentali degli Statuti di Francesco Farnese del 1705, dove, dopo l�espressione chiave �a Serenissimis ex famiglia nostra Farnesia descendentibus primogenitis�, con tutta naturalezza vengono omesse le parole seguenti �qui pro tempore fuerint Parmae et Placentiae duces�, che ricalcano esattamente le parole usate dalle bolle pontificie e che sono elementi indispensabili per capire le disposizioni connesse alla successione del Gran Magistero (Statuti conservati manoscritti presso l�archivio della Chiesa Magistrale della Steccata). D�altra parte le stesse fondamentali parole sono eliminate anche da Giuseppe Castrone, con evidente trascuratezza delle regole dell�obiettivit�, addirittura dal riferimento alla Bolla di Clemente XI (�Delle speciali caratteristiche dell�ordine Costantiniano�, Napoli, 1877) o le edizioni degli stessi Statuti stampati a Napoli nel 1785 e, pi� recentemente, nel 1966, dove le frasi originali latine sono tradotte in modo alterato (�fuerint� viene tradotto �saranno attualmente�). E� fuori dubbio quindi, che Francesco Farnese, negli Statuti del 1705, quelli fondamentali al futuro dell�Ordine, volle unire alla primogenitura farnesiana quella inscindibile di Duchi di Parma e Piacenza.

Tale indicazione era gi� contenuta nell�atto di cessione dai Comneno ai Farnese del 1697, dove viene pi� volte ripetuto e inequivocabilmente sancito che �la dignit� di Gran Maestro dell�ordine Costantiniano sar� del Duca Francesco Farnese e dei suoi successori nel Ducato di Parma e Piacenza, Sig.ri Duchi pro tempore�. Una chiara disposizione �contrattuale� che non pot� evitare di pesare sugli Statuti e sulle Bolle pontificie. Il trasferimento del Gran Magistero ai Farnese, Duchi di Parma e Piacenza, fu approvato nel 1699 e confermato dal Pontefice Innocenzo XII nello stesso anno, riconoscendo Gran Maestro dell�Ordine ai discendenti della Casa Farnese, Duchi di Parma e Piacenza �pro tempore� (�tibi ac tuis successive natis, nepotibus et discendentibus, aliisque Familiae tuae Farnesiae praedictae successoribus Parmae et Placentiae ducibus pro tempore existentibus�), cos� come dalle stesse indicazioni contenute nell�atto di cessione del 1697. Anche nel diploma dell�imperatore Leopoldo I, del 1699, il riferimento al Ducato di Parma e Piacenza appare ugualmente precisato, laddove l�imperatore si riferisce pi� volte a Francesco Farnese in qualit� di �Serenissimo Parmae et Placentiae Duci Magnum illius Ordinis Magisterium�. Il diploma imperiale si rimette inoltre all�autorit� di Innocenzo XII, il quale, come � noto, richiama esplicitamente la condizione legata alla sovranit� del Ducato. L�imperatore fa anche riferimento all�atto di cessione di Angelo Comneno, il quale, anch�esso, espressamente sottolinea le doppie condizioni. Appare chiaro quindi il collegamento fatto dall�imperatore del Magistero dell�ordine con la famiglia Farnese, in quanto sovrana di Parma e Piacenza. Il che non stupisce se si considera che, all�epoca, il Ducato di Parma e Piacenza veniva ancora considerato come posto sotto l�alta sovranit� dell�imperatore del Sacro Romano Impero, e pertanto la regolamentazione posta in essere da Leopoldo appariva ed appare, per cos� dire, pienamente �interna� all�ambito dell�ordinamento giuridico pubblico imperiale. Da ci� � ricavabile un ulteriore corollario, vale a dire l�impossibilit� giuridica di scindere tale collegamento Gran Magistero � Famiglia Farnese � Ducato di Parma e Piacenza, a favore di altro sovrano che, al contrario, veniva a regnare su di uno Stato quale il Regno di Napoli, che era posto fuori dalla struttura giuridica imperiale. Conseguentemente proprio la caratterizzazione data dall�imperatore Leopoldo viene ed essere non gi� equivoca o addirittura in contrasto con le tesi della Casa Ducale di Parma, come alcuni autori asseriscono, ma al contrario pieno supporto alla medesima. Papa Clemente XI nel 1718, con la Bolla �Militanti Ecclesiae�, conferm� definitivamente la natura dell�ordine, sottolineando ulteriormente le doppie condizioni necessarie all�assunzione del Gran Magistero: essere discendenti dei Farnese e Duchi di Parma e Piacenza. La bolla del 1718 � l�atto cardine dell�intera vicenda istituzionale costantiniana, con il quale viene sancito l�inscindibile legame con il titolo ducale parmense (Francisci Ducis Familiare praedictae successoribus Parmae, et Placentiae Ducibus pro tempore existentibus), a definitiva conferma di tutti i precedenti atti. Con la morte senza figli dell�ultimo Duca Antonio, fratello di Francesco, il Gran Magistero pass� a Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, nipote di Antonio, e di Filippo V, Re di Spagna, il quale, divenuto Re delle Due Sicilie, trasfer� da Parma a Napoli il Gran Magistero dell�ordine Costantiniano, nonostante venisse meno la chiara condizione statutaria legata alla sovranit� del Ducato di Parma e Piacenza.

I Duchi Filippo e Ferdinando rivendicarono energicamente per tutto il �700 il Gran Magistero dell�ordine, ma senza alcun risultato perch� politicamente troppo deboli per inimicarsi fratelli e cugini napoletani e spagnoli. In questo quadro di fragilit� politica del ramo di Parma vanno letti i documenti parmensi del 10 agosto 1749 e del 2 marzo 1751 nei quali Carlo III delle Due Sicilie � menzionato in qualit� di Gran Maestro dell�Ordine Costantiniano. A questo proposito � opportuno ricordare che: a) Essi non sono veri e propri atti, relativi cio� allo specifico ed esclusivo oggetto sulla disputa costantiniana, ma trattano pi� generiche questioni economiche di privilegi connessi ai benefici dell�ordine. b) Sono immediatamente seguenti al trattato di Aix la Chapelle del 1748 e dunque risentono del clima politico e istituzionale che aveva alterato i rapporti di forza �in Famiglia� con soluzioni la cui legittimit� sarebbe stata viziata da fattori e circostanze politico-militari evidentemente estranee alla reale volont� della Casa Parmense. Un parallelo significativo pu� essere ricordato con l�assunzione di fatto del Gran Magistero dell�Ordine di Santo Stefano di Toscana nel 1801, da parte dei Borbone Parma, divenuti Re d�Etruria, con l�assenso della stessa Casa d�Asburgo-Lorena, in un clima evidentemente alterato dalle vicende napoleoniche. c) A quella data il Gran Maestro dell�ordine �napoletano� era ancora Carlo III, la cui figura di primogenito non poteva evitare di far sentire il suo peso nei confronti del fratello minore Filippo. Nel momento in cui venne a mancare il connubio fra Gran Magistero e primogenitura � evidente che, in forza dei riferimenti statutari e delle indicazioni della Santa Sede, la necessaria condizione di sovranit� su Parma e Piacenza divenne comunque momento di forza rispetto al Regno delle Due Sicilie, ormai privo anche del ramo primogenito. Non a caso, infatti, le rimostranze parmensi per riottenere il Gran Magistero si fecero pi� forti e decise non appena Carlo divenne Re di Spagna, come ricorda anche lo storico Guy Stair Sainty

Ricordiamo a questo proposito le ambasciate che Ferdinando, nella seconda met� del �700, istru� formalmente per il tramite del Ministro Cesare Ventura, il quale, in occasione delle nozze del Principe Lodovico, figlio di Ferdinando, si rec� a Madrid per trattare questa vicenda. Della �restituzione� del Gran magistero si fece portavoce a Madrid, sempre a nome del Duca Ferdinando, anche padre Ximenes, di Roma, capo della Congregazione dei Carmelitani, ma senza successo, perch� Parma, nel triangolo con la Spagna e con Napoli, era politicamente la pi� debole.

Quando nel 1759 Carlo I Re di Napoli, abbandon� il Regno delle Due Sicilie per diventare Re di Spagna, dispose che il Gran Magistero �napoletano� passasse al suo figlio terzogenito, facendo venire meno anche l�unica condizione che gli permetteva in qualche modo di difendere il trasferimento a Napoli, e cio� la primogenitura. I nuovi assetti politici e militari della penisola indussero comunque la Santa Sede a riconoscere anche l�Ordine Costantiniano delle Due Sicilie, senza per� annullare espressa mente i contenuti delle precedenti Bolle, con le quali Innocenzo XII e Clemente XI confermavano le doppie condizioni statutarie per l�assunzione del Gran Magistero. La Santa Sede, pertanto, concesse successivamente al re di Napoli una �sanatoria� per il trasferimento di un Ordine la cui natura differiva in modo sostanziale dalle prescrizioni e dai contenuti degli originari documenti farnesiani.

In merito al rigore di questa doppia indicazione statutaria dobbiamo rilevare che, in tutte le famiglie titolate, se la primogenitura in genealogia va a �scalare� sui rami ultrogeniti in mancanza e a sostituzione del ramo principale, unico e immutabile rimane, senza eccezioni, l�indicazione del titolo e del predicato. Ne consegue pertanto che, fermo restando la necessaria discendenza diretta dai Farnese, la condizione primaria rimane legata alla pretensione sul Ducato di Parma e Piacenza, da ricondurre quindi a chi ne possiede il titolo.
Non si pu� peraltro sorvolare sul fatto che quando i francesi occuparono Napoli, incamerarono tutti i beni compresi quelli costantiniani nel territorio parmense. Essi furono poi ricomprati agli stessi francesi da Ferdinando, Duca di Parma e Piacenza, e donati alla civica comunit�, sottraendoli quindi alla propriet� napoletana. Con la perdita dei benefici sui beni parmensi i napoletani vennero a perdere anche una buona parte del loro potere e della loro influenza sulla Corte dei cugini emiliani. Alla base di queste reciproche rimostranze, infatti, vi erano sostanzialmente motivazioni economiche, se si pensa all�enorme rendita patrimoniale legata ai beni immobili, e soprattutto alle commende del Po, dove ogni imbarcazione doveva pagare la tassa di passaggio al commendatario, che era nominato dal Gran Maestro.

Solo nel 1816 il Ducato di Parma e Piacenza poteva finalmente riappropriarsi del proprio patrimonio araldico-cavalleresco, quando la duchessa Maria Luigia d�Asburgo rivendic� e assunse il Gran Magistero dell�Ordine Costantiniano di Francesco Farnese, in qualit� di duchessa di Parma e Piacenza e di diretta discendente dei Farnese attraverso suo nonno, Ferdinando di Borbone, re di Napoli. Il 24 aprile 1816, quattro giorni dopo il suo arrivo a Parma, Maria Luigia nomin� nove cavalieri di giustizia e tredici cavalieri di merito, istituendo, il 12 marzo 1817, una commissione araldica presieduta dal Principe di Soragna per valutare i titoli di ammissione nelle categorie nobiliari. L�Ordine, dopo la riforma della duchessa Maria Luigia del 1845, � diviso in cinque classi: Senatori Gran Croce con collana, Senatori Gran Croce, Commendatori, Cavalieri di I e II classe. La croce � ovviamente la medesima successivamente adottata dall�ordine Costantiniano di San Giorgio delle Due Sicilie, dalla quale differisce per l�omega minuscolo anzich� maiuscolo.
Il 21 aprile 1818, con bolla di Pio VII, la Santa Sede ribadisce e rafforza i privilegi del Gran Priore dell�ordine, presso la Chiesa Magistrale parmense di Santa Maria della Steccata, nominato dalla duchessa Maria Luigia.

La stessa Corte napoletana, a conferma dell�incertezza del diritto, alla luce dei prestigiosi conferimenti di Maria Luigia ammetteva, per voce del Principe Ruffo, �che alla Signora Arciduchessa qual posseditrice dei Ducati non si potesse, a dir il vero, negare il diritto di concedere quello stesso Ordine�. Anche il Principe Ruffo, nel suo carteggio con il Metternich, non riusc� a produrre, come richiesto dal Ministro parmense Filippo Magawly, sufficiente documentazione in originale di una formale accettazione da parte dei Duchi di Parma e Piacenza del passaggio a Napoli dell�ordine.
Dopo le prime rimostranze della Casa Reale delle Due Sicilie, fra i due Ordini Costantiniani di Parma e di Napoli si instaur� una �convivenza� che potremmo definire di reciproca tolleranza, proprio perch� alla base vi erano equilibri consolidati che sarebbe stato difficile rimettere in discussione. Con il ritorno dei Borbone sul trono di Parma, dopo la morte di Maria Luigia nel 1847, Carlo Lodovico, gi� Duca di Lucca, assunse la Gran Maestria del �S.A.I. Mio Ordine Costantiniano di San Giorgio... appartenente con ogni diritto ai Sovrani di Parma pro tempore� (atto del 17 gennaio l848 cui succedette il figlio Carlo III, e successivamente, dopo la sua morte, avvenuta nel 1854, il figlio minorenne Roberto I, nato nel 1848) che govern� sotto la reggenza della madre Luisa Maria di Francia, nipote del re Carlo X.
Con il formale ritorno dei Borbone alla sovranit� del Ducato di Parma e Piacenza e la conseguente riassunzione del Gran Magistero da parte dei discendenti dei Farnese per successione diretta maschile, vengono a ricostituirsi, inequivocabilmente, le doppie condizioni statutarie, eliminando quindi anche le perplessit� da taluni sollevate nei confronti della legittimit� dinastica di Maria Luigia d�Asburgo.

Alla met� dell�ottocento numerosi Sovrani risultano insigniti dell�Ordine parmense, fra i quali l�imperatore d�Austria, l�imperatore del Brasile, lo zar di Russia, il granduca di Toscana, il re di Prussia, il duca di Modena, Don Francesco d�Assisi (re consorte di Spagna), che riconobbero ufficialmente l�ordine parmense nei loro Stati. Nel 1869, a Roma, il duca Roberto I, figlio di Carlo III, nomin� gran cancelliere dell�ordine il Principe Diofebo Meli Lupi di Soragna. Dopo l�unit� d�Italia il duca Roberto, come fece con l�Ordine di San Lodovico, continu� a conferire l�ordine Costantiniano non solo a membri della propria Famiglia, ma anche a Capi di Stato, dignitari, funzionari di tutta Europa. Ricordiamo fra questi il Principe Alberto I di Monaco e Ferdinando I e Boris III di Bulgaria, padre di Simeone, attuale primo ministro di Bulgaria.

Come � noto, dopo la morte di Roberto I, ultimo sovrano regnante sul Ducato, dal 1907 al 1950 il Gran Magistero fu dei duchi Enrico e Giuseppe, i quali, infermi di mente, non ebbero la possibilit� di occuparsi dell�ordine. Per contro, in quegli anni, l�arcivescovo-vescovo di Parma, Guido Maria Conforti, gi� arcivescovo di Ravenna, beatificato nel 1996, nella sua qualit� di gran priore mantenne viva la memoria e la tradizione dell�Ordine, e ricevette in questa veste anche il Principe Umberto di Savoia in visita a Parma. Quando la Santa Sede, nel 1931, diede disposizione, in forza del concordato, di reclamare la propriet� della Chiesa Magistrale della Steccata, si prodig� per confermarne la propriet� all�ordine.

Dal 1922 i beni dell�ordine, compresa quindi la Chiesa della Steccata, sono amministrati da un Consiglio di nomina governativa, che vede anche la presenza del Vescovo di Parma, che svolge le funzioni di Gran Priore, del Sindaco, del Prefetto, del Presidente della Provincia, del Rettore dell�universit� degli Studi, del Presidente del Tribunale, del Soprintendente alle Gallerie.
Alla morte del duca Giuseppe, nel 1950, il Gran Magistero pass� al fratello Elia, il quale, sposata Marianna d�Austria nel 1903, ebbe Roberto, che fu duca di Parma e Piacenza fino al 1974. Morto senza figli, il titolo ritorn� indietro di una generazione, e da Roberto il titolo pass� allo zio, il Principe Francesco Saverio (Xavier), fratello di Enrico, Giuseppe ed Elia.

E� nota la storia recente del Principe Saverio, Duca di Parma e Piacenza e padre di Carlo Ugo, per molti anni impegnato nella battaglia carlista in Spagna e dunque con interessi lontani dal territorio parmense. Oggi, in un ritrovato equilibrio critico verso la storia, la Casa Ducale di Parma ha rinnovato le sue motivazioni per ripercorrere le tracce della memoria e ha riscoperto l�immutato spirito che la unisce al territorio di Parma e Piacenza. La Repubblica Italiana, con i decreti del Ministero degli Affari Esteri, ha riconosciuto la natura �non nazionale� del S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio, autorizzando formalmente all�uso della decorazione i cavalieri nominati che ne abbiano fatto richiesta, in attuazione della legge 3 marzo 1951, n. 178, art. 7 (i primi decreti sono datati 24 dicembre 1999), riconoscendo dunque implicitamente allo stesso Ordine piena validit� giuridica e confermandone al Principe Carlo Ugo di Borbone, Capo della Casa Reale Borbone Parma, Duca di Parma e Piacenza, l�uso legittimo e la propriet� dinastica.

Con sentenza del 26 novembre 1981, il Consiglio di Stato ha definito Ordini cavallereschi �non nazionali�, ai fini dell�interpretazione della legge 3 marzo 1951, n. 178, quelli totalmente estranei all�ordinamento italiano, ma non promanati da un ordinamento statuale straniero, e cio� le istituzioni costituite e operanti all�estero (con Gran Maestro che non � un cittadino italiano), ma non espressioni di ordinamenti statuali sovrani, le quali abbiano ottenuto un riconoscimento che ne identifichi l�esistenza e ne legittimi giuridicamente la dignit� cavalleresca (atti di istituzione, leggi ufficiali del territorio, gi� Stato sovrano, che le ha promanate).
Ricordiamo che ai sensi dell�art. 7 della legge 178/1951 �i cittadini italiani non possono usare nel territorio della Repubblica onorificenze o distinzioni cavalleresche loro conferite in Ordini non nazionali o da Stati esteri, se non sono autorizzati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per gli Affari Esteri�.
Il Ministero degli Affari Esteri, con riferimento al parere del Consiglio di Stato, sez. I, n. 1869/1981, nella nota n. 022/363 del 29 luglio 1999, ha individuato, fra gli Ordini �non nazionali� di cui sono autorizzabili le onorificenze, quelli dinastici nei quali il Gran Magistero � ereditario in una famiglia ex sovrana, a condizione che essi siano sorti e costituiti quando la famiglia attualmente ex sovrana era, al contrario, regnante e che vi sia stata una ininterrotta titolarit� nel capo della famiglia e che manchi una soppressione da parte del capo della famiglia medesima; sotto questo profilo sono irrilevanti le soppressioni effettuate da altri soggetti giuridici, anche statuali, che non avevano il potere di sopprimere l�Ordine, proprio perch� questo era patrimonio della famiglia allora regnante, ma solo quello di disconoscerlo.
In merito alla interpretazione della legge 178/1951 circa la definizione di Ordine �non nazionale� rimandiamo all�approfondito saggio dell�On. Alberto Lembo (atti dei contegno di Pisa del 14 settembre 2001 �Gli Ordini dinastici della I. e R. Casa Granducale di Toscana e della Reale Casa Borbone Parma�, l�istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano, Pisa, 2002) nel quale sono espresse considerazioni di ampia natura storico-giuridica che riprendiamo testualmente: - �Si deve osservare che si pu� continuare a parlare di Ordini dinastico-familiari solo per quelle famiglie che abbiano conservato, anche dopo la perdita del trono, uno �status� giuridico e un �trattamento� proprio delle case reali, e ci� sia verificabile attraverso l�azione di altri soggetti. In altre parole il fondamento giuspubblicistico di questi Ordini deriva dalla loro appartenenza al patrimonio araldico di una Casa regnante (all�epoca del Congresso di Vienna o successiva mente) e dal generale riconoscimento, quanto meno sul piano del cerimoniale ufficiale, che a essi � attribuito ( ). Pertanto, ai fini del riconoscimento della legittimit� storica degli Ordini di tale natura e per poterli qualificare come �Ordini non nazionali� per l�autorizzazione all�uso delle loro onorificenze da parte dello Stato Italiano nel suo territorio, � necessario che concorrano alcuni elementi di cui il primo, penso, debba essere quello che il Capo della Casa ne sia per statuto il �Gran Maestro�, fregiandosi delle relative insegne; questo porta gi� a poter distinguere fra �Ordine� e �Decorazione al Merito�; vi �, poi, l�accertamento della continuit� storica nell�esistenza dell�Ordine e nel conferimento delle onorificenze dell�ordine (anche se questi conferimenti possono essere stati limitati, per periodi pi� o meno lunghi, ai componenti della Casa gi� Sovrana) e del perdurante riconoscimento dello �status� di Dinastia gi� regnante alla Casa che ne detiene il Magistero da parte di soggetti terzi che godono della piena (almeno in materia) sovranit�: Corti o governi di Stati retti a regime monarchico, la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta�. L�Almanach de Gotha riporta il Principe Carlo Ugo Gran Maestro del SAI. Ordine Costantiniano di San Giorgio e dell�Ordine di San Lodovico. Un impegno, come Lui stesso ricorda, �nato e consolidatosi nel Vincolo plurisecolare che unisce la mia Casa all�antico territorio ducale, che n� il tempo, n� gli eventi hanno potuto spezzare�. L�Ordine Costantiniano di San Giorgio rappresenta infatti un inscindibile momento di simbolica unit� fra la Casa Borbone Parma e la citt�.

Gran Prefetto dell�Ordine � S.A.R. il Principe di Piacenza Carlo Saverio, figlio primogenito del Gran Maestro e della Principessa Irene d�Orange Nassau, sorella dell�attuale regina Beatrice d�Olanda; Gran Cancelliere, in continuit� alla tradizione storica, � stato nominato il marchese dott. Diofebo Meli Lupi, Principe del Sacro Romano Impero e di Soragna.
Il Principe Carlo Ugo, Duca di Parma e Piacenza, Gran Maestro, concede eccezionalmente questa onorificenza, nello stesso spirito di difesa e salvaguardia dei valori cristiani propri dei contenuti statutari originari, con particolare riferimento a meriti di rilievo di natura storica e culturale legati allo studio e alla riscoperta della antiche tradizioni ducali degli Stati parmensi.
I due rami dell�Ordine Costantiniano di San Giorgio hanno dunque preso vie diverse, percorrendo i secoli fra le alterne vicende della storia. La sua ricca e prestigiosa tradizione si � mantenuta inalterata, proiettando nel terzo millennio la stessa preziosa memoria custodita dalla famiglia che pi� di ogni altra ha segnato la storia d�Europa in una millenaria sequenza di eventi: i Borbone, la cui sovranit� ha scritto e continua a scrivere le sorti dei pi� importanti Paesi del nostro continente.
Lo scambio reciproco delle due onorificenze costantiniane fra le Case di Parma e di Napoli, non pu� evitare di essere interpretato come un mutuo riconoscimento dei rispettivi Ordini, in un clima di storica pacificazione e di definitiva chiusura delle antiche polemiche fra i due storici rami della famiglia. Una memoria che, nel rispetto dei valori peculiari delle rispettive tradizioni, ripercorre le vicende dei due antichi Stati pre-unitari, il cui orgoglio del proprio passato � rappresentato dal legame simbolico ed affettivo che ancor oggi rappresenta l�Ordine Costantiniano di San Giorgio.

PAOLO CONFORTI



saggio tratto dal volume
L'Ordine Costantiniano di San Giorgio. Storia, stemmi e Cavalieri
per gentile concessione dell'Autore








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