I Borbone Parma Gran Maestri del Sacro Angelico Imperiale
Ordine Costantiniano di San Giorgio
Da oltre tre secoli, dai Farnese ai
Borbone, il S.A.I. Ordine Costantiniano di San Giorgio � una realt� storica e
istituzionale fortemente radicata nella memoria delle citt� di Parma e di
Piacenza, con una articolata sequenza di vicende che vede la Casa Borbone Parma
essere ancora oggi custode del patrimonio araldico di questa antica tradizione
cavalleresca.
Quando, nel 1734, Carlo I di Borbone,
figlio primogenito di Elisabetta Farnese e di Filippo V di Spagna, divenuto Re
delle Due Sicilie, trasfer� di forza a Napoli il Gran Magistero Costantiniano,
oltre ad una enorme quantit� di beni mobili e di opere d�arte, inizi� per
l�ordine una guerra diplomatica e documentale che si riaccese nella prima met�
dell�ottocento con la riassunzione del Gran Magistero da parte della duchessa
Maria Luigia e che continu� fra le contrapposte tesi degli studiosi fino ai
giorni nostri.
Va anzitutto sottolineato che il ricco
archivio custodito presso la sede dell�ordine, nella Chiesa Magistrale di Santa
Maria della Steccata di Parma, � stato oggetto di una ricerca approfondita solo
in tempi relativamente recenti, e solo dopo lo studio dei numerosi ed
importanti documenti donati dai principi Francesco Saverio ed Enrica, poco pi�
di vent�anni fa, � stato possibile leggere la storia dell�ordine in un quadro
pi� completo e corretto.
Da una attenta lettura dei documenti
principali legati alla storia ed alla struttura giuridica dell�Ordine emerge
senza ombra di dubbio che il Gran Magistero dell�ordine era connesso a due
inderogabili ed inscindibili condizioni: essere discendenti dei Farnese e Duchi
di Parma e Piacenza.
Purtroppo, anche in tempi recenti, non �
stato raro imbattersi in libri, articoli o monografie viziate dalla omissione
di fondamentali passaggi di questi atti, o da una lettura superficiale delle
complesse vicende che fra Sette e Ottocento segnarono la storia di queste
istituzioni. Valgano per tutti gli esempi di Filippo Musenga e di altri storici
napoletani, che omettono addirittura pezzi fondamentali degli Statuti di
Francesco Farnese del 1705, dove, dopo l�espressione chiave �a Serenissimis
ex famiglia nostra Farnesia descendentibus primogenitis�, con tutta
naturalezza vengono omesse le parole seguenti �qui pro tempore fuerint Parmae
et Placentiae duces�, che ricalcano esattamente le parole usate dalle bolle
pontificie e che sono elementi indispensabili per capire le disposizioni
connesse alla successione del Gran Magistero (Statuti conservati manoscritti
presso l�archivio della Chiesa Magistrale della Steccata). D�altra parte le
stesse fondamentali parole sono eliminate anche da Giuseppe Castrone, con
evidente trascuratezza delle regole dell�obiettivit�, addirittura dal riferimento
alla Bolla di Clemente XI (�Delle speciali caratteristiche dell�ordine
Costantiniano�, Napoli, 1877) o le edizioni degli stessi Statuti stampati a
Napoli nel 1785 e, pi� recentemente, nel 1966, dove le frasi originali latine
sono tradotte in modo alterato (�fuerint� viene tradotto �saranno
attualmente�). E� fuori dubbio quindi, che Francesco Farnese, negli Statuti del
1705, quelli fondamentali al futuro dell�Ordine, volle unire alla primogenitura
farnesiana quella inscindibile di Duchi di Parma e Piacenza.
Tale indicazione era gi� contenuta
nell�atto di cessione dai Comneno ai Farnese del 1697, dove viene pi� volte
ripetuto e inequivocabilmente sancito che �la dignit� di Gran Maestro
dell�ordine Costantiniano sar� del Duca Francesco Farnese e dei suoi successori
nel Ducato di Parma e Piacenza, Sig.ri Duchi pro tempore�. Una chiara
disposizione �contrattuale� che non pot� evitare di pesare sugli Statuti e
sulle Bolle pontificie. Il trasferimento del Gran Magistero ai Farnese, Duchi
di Parma e Piacenza, fu approvato nel 1699 e confermato dal Pontefice Innocenzo
XII nello stesso anno, riconoscendo Gran Maestro dell�Ordine ai discendenti
della Casa Farnese, Duchi di Parma e Piacenza �pro tempore� (�tibi ac tuis
successive natis, nepotibus et discendentibus, aliisque Familiae tuae Farnesiae
praedictae successoribus Parmae et Placentiae ducibus pro tempore existentibus�),
cos� come dalle stesse indicazioni contenute nell�atto di cessione del 1697.
Anche nel diploma dell�imperatore Leopoldo I, del 1699, il riferimento al
Ducato di Parma e Piacenza appare ugualmente precisato, laddove l�imperatore si
riferisce pi� volte a Francesco Farnese in qualit� di �Serenissimo Parmae et
Placentiae Duci Magnum illius Ordinis Magisterium�. Il diploma imperiale si
rimette inoltre all�autorit� di Innocenzo XII, il quale, come � noto, richiama
esplicitamente la condizione legata alla sovranit� del Ducato. L�imperatore fa
anche riferimento all�atto di cessione di Angelo Comneno, il quale, anch�esso,
espressamente sottolinea le doppie condizioni. Appare chiaro quindi il
collegamento fatto dall�imperatore del Magistero dell�ordine con la famiglia Farnese,
in quanto sovrana di Parma e Piacenza. Il che non stupisce se si considera che,
all�epoca, il Ducato di Parma e Piacenza veniva ancora considerato come posto
sotto l�alta sovranit� dell�imperatore del Sacro Romano Impero, e pertanto la
regolamentazione posta in essere da Leopoldo appariva ed appare, per cos� dire,
pienamente �interna� all�ambito dell�ordinamento giuridico pubblico imperiale.
Da ci� � ricavabile un ulteriore corollario, vale a dire l�impossibilit�
giuridica di scindere tale collegamento Gran Magistero � Famiglia Farnese �
Ducato di Parma e Piacenza, a favore di altro sovrano che, al contrario, veniva
a regnare su di uno Stato quale il Regno di Napoli, che era posto fuori dalla
struttura giuridica imperiale. Conseguentemente proprio la caratterizzazione
data dall�imperatore Leopoldo viene ed essere non gi� equivoca o addirittura in
contrasto con le tesi della Casa Ducale di Parma, come alcuni autori
asseriscono, ma al contrario pieno supporto alla medesima. Papa Clemente XI nel
1718, con la Bolla �Militanti Ecclesiae�, conferm� definitivamente la
natura dell�ordine, sottolineando ulteriormente le doppie condizioni necessarie
all�assunzione del Gran Magistero: essere discendenti dei Farnese e Duchi di
Parma e Piacenza. La bolla del 1718 � l�atto cardine dell�intera vicenda
istituzionale costantiniana, con il quale viene sancito l�inscindibile legame
con il titolo ducale parmense (Francisci Ducis Familiare praedictae successoribus
Parmae, et Placentiae Ducibus pro tempore existentibus), a definitiva
conferma di tutti i precedenti atti. Con la morte senza figli dell�ultimo Duca
Antonio, fratello di Francesco, il Gran Magistero pass� a Carlo di Borbone,
figlio di Elisabetta Farnese, nipote di Antonio, e di Filippo V, Re di Spagna,
il quale, divenuto Re delle Due Sicilie, trasfer� da Parma a Napoli il Gran
Magistero dell�ordine Costantiniano, nonostante venisse meno la chiara condizione
statutaria legata alla sovranit� del Ducato di Parma e Piacenza.
I Duchi Filippo e Ferdinando
rivendicarono energicamente per tutto il �700 il Gran Magistero dell�ordine, ma
senza alcun risultato perch� politicamente troppo deboli per inimicarsi
fratelli e cugini napoletani e spagnoli. In questo quadro di fragilit� politica
del ramo di Parma vanno letti i documenti parmensi del 10 agosto 1749 e del 2
marzo 1751 nei quali Carlo III delle Due Sicilie � menzionato in qualit� di
Gran Maestro dell�Ordine Costantiniano. A questo proposito � opportuno
ricordare che: a) Essi non sono veri e propri atti, relativi cio� allo
specifico ed esclusivo oggetto sulla disputa costantiniana, ma trattano pi�
generiche questioni economiche di privilegi connessi ai benefici dell�ordine.
b) Sono immediatamente seguenti al trattato di Aix la Chapelle del 1748 e
dunque risentono del clima politico e istituzionale che aveva alterato i
rapporti di forza �in Famiglia� con soluzioni la cui legittimit� sarebbe stata
viziata da fattori e circostanze politico-militari evidentemente estranee alla
reale volont� della Casa Parmense. Un parallelo significativo pu� essere
ricordato con l�assunzione di fatto del Gran Magistero dell�Ordine di Santo
Stefano di Toscana nel 1801, da parte dei Borbone Parma, divenuti Re d�Etruria,
con l�assenso della stessa Casa d�Asburgo-Lorena, in un clima evidentemente
alterato dalle vicende napoleoniche. c) A quella data il Gran Maestro
dell�ordine �napoletano� era ancora Carlo III, la cui figura di primogenito non
poteva evitare di far sentire il suo peso nei confronti del fratello minore
Filippo. Nel momento in cui venne a mancare il connubio fra Gran Magistero e
primogenitura � evidente che, in forza dei riferimenti statutari e delle
indicazioni della Santa Sede, la necessaria condizione di sovranit� su Parma e
Piacenza divenne comunque momento di forza rispetto al Regno delle Due Sicilie,
ormai privo anche del ramo primogenito. Non a caso, infatti, le rimostranze
parmensi per riottenere il Gran Magistero si fecero pi� forti e decise non
appena Carlo divenne Re di Spagna, come ricorda anche lo storico Guy Stair Sainty
Ricordiamo a questo proposito le
ambasciate che Ferdinando, nella seconda met� del �700, istru� formalmente per
il tramite del Ministro Cesare Ventura, il quale, in occasione delle nozze del Principe
Lodovico, figlio di Ferdinando, si rec� a Madrid per trattare questa vicenda.
Della �restituzione� del Gran magistero si fece portavoce a Madrid, sempre a
nome del Duca Ferdinando, anche padre Ximenes, di Roma, capo della
Congregazione dei Carmelitani, ma senza successo, perch� Parma, nel triangolo
con la Spagna e con Napoli, era politicamente la pi� debole.
Quando nel 1759 Carlo I Re di Napoli,
abbandon� il Regno delle Due Sicilie per diventare Re di Spagna, dispose che il
Gran Magistero �napoletano� passasse al suo figlio terzogenito, facendo venire
meno anche l�unica condizione che gli permetteva in qualche modo di difendere
il trasferimento a Napoli, e cio� la primogenitura. I nuovi assetti politici e
militari della penisola indussero comunque la Santa Sede a riconoscere anche l�Ordine
Costantiniano delle Due Sicilie, senza per� annullare espressa mente i
contenuti delle precedenti Bolle, con le quali Innocenzo XII e Clemente XI
confermavano le doppie condizioni statutarie per l�assunzione del Gran
Magistero. La Santa Sede, pertanto, concesse successivamente al re di Napoli
una �sanatoria� per il trasferimento di un Ordine la cui natura differiva in
modo sostanziale dalle prescrizioni e dai contenuti degli originari documenti farnesiani.
In merito al rigore di questa doppia
indicazione statutaria dobbiamo rilevare che, in tutte le famiglie titolate, se
la primogenitura in genealogia va a �scalare� sui rami ultrogeniti in mancanza
e a sostituzione del ramo principale, unico e immutabile rimane, senza
eccezioni, l�indicazione del titolo e del predicato. Ne consegue pertanto che,
fermo restando la necessaria discendenza diretta dai Farnese, la condizione
primaria rimane legata alla pretensione sul Ducato di Parma e Piacenza, da
ricondurre quindi a chi ne possiede il titolo.
Non si pu� peraltro sorvolare sul fatto
che quando i francesi occuparono Napoli, incamerarono tutti i beni compresi quelli
costantiniani nel territorio parmense. Essi furono poi ricomprati agli stessi
francesi da Ferdinando, Duca di Parma e Piacenza, e donati alla civica
comunit�, sottraendoli quindi alla propriet� napoletana. Con la perdita dei
benefici sui beni parmensi i napoletani vennero a perdere anche una buona parte
del loro potere e della loro influenza sulla Corte dei cugini emiliani. Alla
base di queste reciproche rimostranze, infatti, vi erano sostanzialmente
motivazioni economiche, se si pensa all�enorme rendita patrimoniale legata ai
beni immobili, e soprattutto alle commende del Po, dove ogni imbarcazione
doveva pagare la tassa di passaggio al commendatario, che era nominato dal Gran
Maestro.
Solo nel 1816 il Ducato di Parma e Piacenza
poteva finalmente riappropriarsi del proprio patrimonio araldico-cavalleresco,
quando la duchessa Maria Luigia d�Asburgo rivendic� e assunse il Gran Magistero
dell�Ordine Costantiniano di Francesco Farnese, in qualit� di duchessa di Parma
e Piacenza e di diretta discendente dei Farnese attraverso suo nonno,
Ferdinando di Borbone, re di Napoli. Il 24 aprile 1816, quattro giorni dopo il
suo arrivo a Parma, Maria Luigia nomin� nove cavalieri di giustizia e tredici
cavalieri di merito, istituendo, il 12 marzo 1817, una commissione araldica
presieduta dal Principe di Soragna per valutare i titoli di ammissione nelle
categorie nobiliari. L�Ordine, dopo la riforma della duchessa Maria Luigia del
1845, � diviso in cinque classi: Senatori Gran Croce con collana, Senatori Gran
Croce, Commendatori, Cavalieri di I e II classe. La croce � ovviamente la
medesima successivamente adottata dall�ordine Costantiniano di San Giorgio
delle Due Sicilie, dalla quale differisce per l�omega minuscolo anzich�
maiuscolo.
Il 21 aprile 1818, con bolla di Pio VII,
la Santa Sede ribadisce e rafforza i privilegi del Gran Priore dell�ordine, presso
la Chiesa Magistrale parmense di Santa Maria della Steccata, nominato dalla
duchessa Maria Luigia.
La stessa Corte napoletana, a conferma
dell�incertezza del diritto, alla luce dei prestigiosi conferimenti di Maria
Luigia ammetteva, per voce del Principe Ruffo, �che alla Signora
Arciduchessa qual posseditrice dei Ducati non si potesse, a dir il vero, negare
il diritto di concedere quello stesso Ordine�. Anche il Principe Ruffo, nel
suo carteggio con il Metternich, non riusc� a produrre, come richiesto dal
Ministro parmense Filippo Magawly, sufficiente documentazione in originale di
una formale accettazione da parte dei Duchi di Parma e Piacenza del passaggio a
Napoli dell�ordine.
Dopo le prime rimostranze della Casa
Reale delle Due Sicilie, fra i due Ordini Costantiniani di Parma e di Napoli si
instaur� una �convivenza� che potremmo definire di reciproca tolleranza,
proprio perch� alla base vi erano equilibri consolidati che sarebbe stato
difficile rimettere in discussione. Con il ritorno dei Borbone sul trono di
Parma, dopo la morte di Maria Luigia nel 1847, Carlo Lodovico, gi� Duca di
Lucca, assunse la Gran Maestria del �S.A.I. Mio Ordine Costantiniano di San
Giorgio... appartenente con ogni diritto ai Sovrani di Parma pro tempore�
(atto del 17 gennaio l848 cui succedette il figlio Carlo III, e successivamente,
dopo la sua morte, avvenuta nel 1854, il figlio minorenne Roberto I, nato nel
1848) che govern� sotto la reggenza della madre Luisa Maria di Francia, nipote
del re Carlo X.
Con il formale ritorno dei Borbone alla
sovranit� del Ducato di Parma e Piacenza e la conseguente riassunzione del Gran
Magistero da parte dei discendenti dei Farnese per successione diretta
maschile, vengono a ricostituirsi, inequivocabilmente, le doppie condizioni
statutarie, eliminando quindi anche le perplessit� da taluni sollevate nei
confronti della legittimit� dinastica di Maria Luigia d�Asburgo.
Alla met� dell�ottocento numerosi Sovrani
risultano insigniti dell�Ordine parmense, fra i quali l�imperatore d�Austria,
l�imperatore del Brasile, lo zar di Russia, il granduca di Toscana, il re di Prussia,
il duca di Modena, Don Francesco d�Assisi (re consorte di Spagna), che
riconobbero ufficialmente l�ordine parmense nei loro Stati. Nel 1869, a Roma,
il duca Roberto I, figlio di Carlo III, nomin� gran cancelliere dell�ordine il Principe
Diofebo Meli Lupi di Soragna. Dopo l�unit� d�Italia il duca Roberto, come fece
con l�Ordine di San Lodovico, continu� a conferire l�ordine Costantiniano non
solo a membri della propria Famiglia, ma anche a Capi di Stato, dignitari,
funzionari di tutta Europa. Ricordiamo fra questi il Principe Alberto I di
Monaco e Ferdinando I e Boris III di Bulgaria, padre di Simeone, attuale primo
ministro di Bulgaria.
Come � noto, dopo la morte di Roberto I,
ultimo sovrano regnante sul Ducato, dal 1907 al 1950 il Gran Magistero fu dei
duchi Enrico e Giuseppe, i quali, infermi di mente, non ebbero la possibilit�
di occuparsi dell�ordine. Per contro, in quegli anni, l�arcivescovo-vescovo di
Parma, Guido Maria Conforti, gi� arcivescovo di Ravenna, beatificato nel 1996,
nella sua qualit� di gran priore mantenne viva la memoria e la tradizione
dell�Ordine, e ricevette in questa veste anche il Principe Umberto di Savoia in
visita a Parma. Quando la Santa Sede, nel 1931, diede disposizione, in forza
del concordato, di reclamare la propriet� della Chiesa Magistrale della
Steccata, si prodig� per confermarne la propriet� all�ordine.
Dal 1922 i beni dell�ordine, compresa
quindi la Chiesa della Steccata, sono amministrati da un Consiglio di nomina
governativa, che vede anche la presenza del Vescovo di Parma, che svolge le
funzioni di Gran Priore, del Sindaco, del Prefetto, del Presidente della
Provincia, del Rettore dell�universit� degli Studi, del Presidente del
Tribunale, del Soprintendente alle Gallerie.
Alla morte del duca Giuseppe, nel 1950,
il Gran Magistero pass� al fratello Elia, il quale, sposata Marianna d�Austria
nel 1903, ebbe Roberto, che fu duca di Parma e Piacenza fino al 1974. Morto senza
figli, il titolo ritorn� indietro di una generazione, e da Roberto il titolo
pass� allo zio, il Principe Francesco Saverio (Xavier), fratello di Enrico,
Giuseppe ed Elia.
E� nota la storia recente del Principe
Saverio, Duca di Parma e Piacenza e padre di Carlo Ugo, per molti anni
impegnato nella battaglia carlista in Spagna e dunque con interessi lontani dal
territorio parmense. Oggi, in un ritrovato equilibrio critico verso la storia,
la Casa Ducale di Parma ha rinnovato le sue motivazioni per ripercorrere le
tracce della memoria e ha riscoperto l�immutato spirito che la unisce al
territorio di Parma e Piacenza. La Repubblica Italiana, con i decreti del
Ministero degli Affari Esteri, ha riconosciuto la natura �non nazionale� del S.A.I.
Ordine Costantiniano di San Giorgio, autorizzando formalmente all�uso della
decorazione i cavalieri nominati che ne abbiano fatto richiesta, in attuazione
della legge 3 marzo 1951, n. 178, art. 7 (i primi decreti sono datati 24 dicembre
1999), riconoscendo dunque implicitamente allo stesso Ordine piena validit�
giuridica e confermandone al Principe Carlo Ugo di Borbone, Capo della Casa
Reale Borbone Parma, Duca di Parma e Piacenza, l�uso legittimo e la propriet� dinastica.
Con sentenza del 26 novembre 1981, il
Consiglio di Stato ha definito Ordini cavallereschi �non nazionali�, ai fini
dell�interpretazione della legge 3 marzo 1951, n. 178, quelli totalmente
estranei all�ordinamento italiano, ma non promanati da un ordinamento statuale
straniero, e cio� le istituzioni costituite e operanti all�estero (con Gran
Maestro che non � un cittadino italiano), ma non espressioni di ordinamenti
statuali sovrani, le quali abbiano ottenuto un riconoscimento che ne
identifichi l�esistenza e ne legittimi giuridicamente la dignit� cavalleresca (atti
di istituzione, leggi ufficiali del territorio, gi� Stato sovrano, che le ha
promanate).
Ricordiamo che ai sensi dell�art. 7 della
legge 178/1951 �i cittadini italiani non possono usare nel territorio della
Repubblica onorificenze o distinzioni cavalleresche loro conferite in Ordini
non nazionali o da Stati esteri, se non sono autorizzati con decreto del
Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro per gli Affari Esteri�.
Il Ministero degli Affari Esteri, con
riferimento al parere del Consiglio di Stato, sez. I, n. 1869/1981, nella nota
n. 022/363 del 29 luglio 1999, ha individuato, fra gli Ordini �non nazionali�
di cui sono autorizzabili le onorificenze, quelli dinastici nei quali il Gran
Magistero � ereditario in una famiglia ex sovrana, a condizione che essi siano
sorti e costituiti quando la famiglia attualmente ex sovrana era, al contrario,
regnante e che vi sia stata una ininterrotta titolarit� nel capo della famiglia
e che manchi una soppressione da parte del capo della famiglia medesima; sotto
questo profilo sono irrilevanti le soppressioni effettuate da altri soggetti
giuridici, anche statuali, che non avevano il potere di sopprimere l�Ordine,
proprio perch� questo era patrimonio della famiglia allora regnante, ma solo
quello di disconoscerlo.
In merito alla interpretazione della
legge 178/1951 circa la definizione di Ordine �non nazionale� rimandiamo
all�approfondito saggio dell�On. Alberto Lembo (atti dei contegno di Pisa del
14 settembre 2001 �Gli Ordini dinastici della I. e R. Casa Granducale di
Toscana e della Reale Casa Borbone Parma�, l�istituzione dei Cavalieri di Santo
Stefano, Pisa, 2002) nel quale sono espresse considerazioni di ampia natura
storico-giuridica che riprendiamo testualmente: - �Si deve osservare che si
pu� continuare a parlare di Ordini dinastico-familiari solo per quelle famiglie
che abbiano conservato, anche dopo la perdita del trono, uno �status� giuridico
e un �trattamento� proprio delle case reali, e ci� sia verificabile attraverso
l�azione di altri soggetti. In altre parole il fondamento giuspubblicistico di
questi Ordini deriva dalla loro appartenenza al patrimonio araldico di una Casa
regnante (all�epoca del Congresso di Vienna o successiva mente) e dal generale
riconoscimento, quanto meno sul piano del cerimoniale ufficiale, che a essi �
attribuito ( ). Pertanto, ai fini del riconoscimento della legittimit� storica
degli Ordini di tale natura e per poterli qualificare come �Ordini non
nazionali� per l�autorizzazione all�uso delle loro onorificenze da parte dello
Stato Italiano nel suo territorio, � necessario che concorrano alcuni elementi
di cui il primo, penso, debba essere quello che il Capo della Casa ne sia per
statuto il �Gran Maestro�, fregiandosi delle relative insegne; questo porta gi�
a poter distinguere fra �Ordine� e �Decorazione al Merito�; vi �, poi,
l�accertamento della continuit� storica nell�esistenza dell�Ordine e nel conferimento
delle onorificenze dell�ordine (anche se questi conferimenti possono essere
stati limitati, per periodi pi� o meno lunghi, ai componenti della Casa gi�
Sovrana) e del perdurante riconoscimento dello �status� di Dinastia gi�
regnante alla Casa che ne detiene il Magistero da parte di soggetti terzi che
godono della piena (almeno in materia) sovranit�: Corti o governi di Stati
retti a regime monarchico, la Santa Sede e il Sovrano Militare Ordine di Malta�.
L�Almanach de Gotha riporta il Principe Carlo Ugo Gran Maestro del SAI.
Ordine Costantiniano di San Giorgio e dell�Ordine di San Lodovico. Un impegno,
come Lui stesso ricorda, �nato e consolidatosi nel Vincolo plurisecolare che
unisce la mia Casa all�antico territorio ducale, che n� il tempo, n� gli eventi
hanno potuto spezzare�. L�Ordine Costantiniano di San Giorgio rappresenta
infatti un inscindibile momento di simbolica unit� fra la Casa Borbone Parma e
la citt�.
Gran Prefetto dell�Ordine � S.A.R. il Principe
di Piacenza Carlo Saverio, figlio primogenito del Gran Maestro e della Principessa
Irene d�Orange Nassau, sorella dell�attuale regina Beatrice d�Olanda; Gran
Cancelliere, in continuit� alla tradizione storica, � stato nominato il
marchese dott. Diofebo Meli Lupi, Principe del Sacro Romano Impero e di Soragna.
Il Principe Carlo Ugo, Duca di Parma e
Piacenza, Gran Maestro, concede eccezionalmente questa onorificenza, nello
stesso spirito di difesa e salvaguardia dei valori cristiani propri dei contenuti
statutari originari, con particolare riferimento a meriti di rilievo di natura
storica e culturale legati allo studio e alla riscoperta della antiche
tradizioni ducali degli Stati parmensi.
I due rami dell�Ordine Costantiniano di
San Giorgio hanno dunque preso vie diverse, percorrendo i secoli fra le alterne
vicende della storia. La sua ricca e prestigiosa tradizione si � mantenuta
inalterata, proiettando nel terzo millennio la stessa preziosa memoria
custodita dalla famiglia che pi� di ogni altra ha segnato la storia d�Europa in
una millenaria sequenza di eventi: i Borbone, la cui sovranit� ha scritto e
continua a scrivere le sorti dei pi� importanti Paesi del nostro continente.
Lo scambio reciproco delle due onorificenze
costantiniane fra le Case di Parma e di Napoli, non pu� evitare di essere
interpretato come un mutuo riconoscimento dei rispettivi Ordini, in un clima di
storica pacificazione e di definitiva chiusura delle antiche polemiche fra i
due storici rami della famiglia. Una memoria che, nel rispetto dei valori
peculiari delle rispettive tradizioni, ripercorre le vicende dei due antichi
Stati pre-unitari, il cui orgoglio del proprio passato � rappresentato dal
legame simbolico ed affettivo che ancor oggi rappresenta l�Ordine Costantiniano
di San Giorgio.
PAOLO CONFORTI
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