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Sigillo cruciforme

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BERJAYA
Sigillo Cruciforme, il cui calco è stato scoperto a Ḫattuša

Il sigillo cruciforme (o anche sigillo a croce maltese) è un sigillo reale ittita.

Del sigillo, andato perduto, sono giunte a noi alcune impronte che, scoperte nel 1986 da Peter Neve al Tempio 3 di Ḫattuša[1] e decifrate negli anni successivi,[2.1] hanno contribuito a far chiarezza sulla storia dinastica dell'impero, particolarmente sui primi sovrani.

Il committente del sigillo è Muršili II, uno dei piu grandi sovrani del proprio popolo, in carica sul seggio di Hattuša dal 1321 al 1295 a.C.. Lo scopo del sigillo era propagandistico e dovette servire al giovane re per rafforzare la propria legittimazione a regnare, andando simbolicamente a connettere il regno del padre Suppiluliuma I con quello dei grandi re dell'Antico Regno.[3]

Il sigillo, unico nel proprio genere mai ritrovato, presentava un corpo centrale circolare, come i normali sigilli reali usati da ogni sovrano, con una sorta di ala trapezoidale in direzione di ognuno dei punti cardinali, ed era bifronte, recando cioè incisioni su entrambi i lati.

In ognuna delle sezioni trapezoidali e al centro erano incisi, in geroglifico ittita, per un totale di cinque per ogni lato del Sigillo, i nomi di alcuni sovrani che, dopo la decifrazione finale di Hawkins e Dinçol,[2.2] si scopriranno essere figure di particolare rilievo della storia ittita.

Accanto al nome di ogni sovrano, il sigillo presentava il nome di una Regina, eccezion fatta per una sola delle dieci sezioni totali, in cui compariva solo il nome del Re.

È il lato che si riferisce alla parte antica della storia imperiale ittita, con i nomi di coppie reali risalenti al XVII secolo a.C.

Al centro campeggiano i cartigli di Suppiluliuma I e sua moglie Henti, genitori di Muršili II; le tre coppie di cartigli nelle ali trapezoidali, dall'alto in senso orario, rimandano a nomi noti degli albori dell'impero: Labarna I e Tawananna, Hattušili I e Kaddusi, Muršili I e Kali.

L'ala sinistra, la piu danneggiata, riporta nomi di difficile lettura ed al momento della decifrazione ignoti; dopo svariati tentativi, Hawkins riuscì a leggere Huzziya 0[2.3] ed il suffisso finale del nome della Regina, "Zziya", che successivamente Carruba si sarebbe spinto a interpretare come Wazziya.

È il lato che ricostruisce la più stretta e recente genealogia del sovrano che lo commissionò, Muršili II, ed il cui nome si trova nella sezione al centro, appaiato a quello della prima moglie, Gassulawiya.

Partendo dal basso, invece, ed in ordine cronologico, nelle ali trapezoidali, compaiono i cartigli di Tudhaliya I/II e Nikkalmati, e di Arnuwanda I e Asmunikal, coppie reali del XIV secolo, ben note agli storici. Nella sezione alta, invece, l'anomalia: l'unico spazio cioè con solo il nome del re, Tudhaliya III, senza alcun nome di regina; mentre nell'ala destra, poco leggibile ma oramai dato per appurato dal mondo accademico, il nome del padre di Mursili III, Suppiluliuma I, il cui cartiglio appare sorprendente appaiato non come nell'altro lato del Sigillo con la madre di Muršili, Henti, ma con la moglie di suo padre Tudhaliya III, Daduhepa.

Implicazioni storiche

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Relativamente all'antico Regno, il sigillo ha definitivamente confutato l'ipotesi di Otten che Labarna I ed Hattušili I fossero il medesimo sovrano,[4] visto che entrambi trovano spazio nel lato A; si è pure avuta la conferma dei nomi delle rispettive regine, e di quella di Muršili I, già ipotizzate in precedenza dalla decifrazione delle Liste delle Offerte. Di più, negli anni si era fatta strada l'ipotesi che gli ittiti del Nuovo Regno considerassero Labarna e Tawananna (nomi in seguito divenuti titoli onorifici per sovrani) come mitici fondatori dinastici, posti agli albori della storia ittita, mentre invece il sigillo conferma la storicità della coppia reale, messa in dubbio da alcuni storici.

La maggiore scopera, tuttavia, riguarda il nome di Huzziya. In precedenza, infatti, erano noti solo due sovrani con questo nome, ma entrambi molto posteriori agli altri sovrani riportati sul lato A del sigillo. L'ordine cronologico evidente, che, escludendo i nomi al centro, seguiva il senso orario delle ali, faceva di questo Huzziya il primo sovrano dell'elenco e quindi dell'Antico Regno, anteponendolo addirittura a Labarna I, fino ad allora ritenuto il fondatore del Regno.[2.4] A questo sovrano fu pertanto assegnata la numerazione di Huzziya 0, ed oggi gli ittitologi ritengono che sia stato il primo sovrano della dinastia ittita.[5] Questa ipotesi viene corroborata anche dalla sua presenza al primo posto nella "lista delle offerte C", ove il nome "Huzziya" precede Labarna I, Hattušili I e Muršili I, ossia gli stessi importanti sovrani raffigurati nel lato A del sigillo.

La posizione centrale assegnata a Suppiluliuma I, benché tra gli altri sovrani presenti su questo lato e questi vi sia uno iato temporale di due secoli e mezzo, serve a presentarlo come il legittimo erede per grandezza, dei piu gloriosi sovrani del passato,[3] costituendo un ponte tra la storia ittita e la famiglia dell'autore del manufatto, Muršili II.

Concepito per rafforzare simbolicamente il legame tra il regno di Suppiluliuma con quello dei grandi re del passato, legittamando così l'autorevolezza di Muršili II, il sigillo ricorre a un doppio espediente per evitare un aspetto problematico della successione dinastica. Infatti, benché quasi sicuramente figlio del re Tudhaliya III, Suppiluliuma fu di fatto un usurpatore, avendo eliminato in maniera cruenta il fratellastro Tudhaliya il Giovane, erede designato[1]. Quindi, approntando il lato B del sigillo e non potendo elencare in ordine cronologico i sovrani che lo avevano preceduto, perché ciò avrebbe implicato indicare il defunto zio, Muršili pose la regina Daduhepa, ultima moglie di suo nonno ed ancora in carica all'ascesa al trono di suo padre, di fianco a quest'ultimo, ottenendo così di legittimarlo tramite lei; mentre al fianco del cartiglio di suo nonno Tudhaliya III (non potendo usare il nome di Daduhepa e neppure quello di Satanduhepa, prima consorte di Tudhaliya e madre dello zio ucciso, in quanto farlo avrebbe significato richiamare il colpo di stato del padre) non pose alcun cartiglio di regina,[3] lasciando quindi questa come unica sezione di tutto il sigillo con un solo nome.

Da questo gli storici hanno avuto la notizia o la conferma che le mogli di Tudhaliya III furono due, che Satanduhepa fu la madre di Tudhaliya il Giovane, che questi fu eliminato cruentemente dal fratellastro per usurpare il trono.

L'ordine dal basso in senso orario segue rigidamente la cronologia dei sovrani del nuovo regno che hanno preceduto Mursili II, eccezion fatta per Tudhaliya il Giovane e per il fratello maggiore del re Arnuwanda II, deceduto per malattia dopo un breve regno ed omesso solo per ragioni di spazio; la presenza iniziale di un solo Tudhaliya rafforza la convinzione della maggior parte degli storici che vi fu un unico sovrano con tale nome all'inizio del Nuovo Regno, e non due consecutivi come inizialmente postulato, ragion per cui lo si indica oggi con la numerazione Tudhaliya I/II.[1]

  1. 1 2 3 (EN) Trevor Bryce, The Kingdom of the Hittites, Oxford, Oxford University Press, 2005, ISBN 978-0-19-927908-1.
  2. (EN) Gernot Wilhelm, The cruciform seal' from Boğazköy-Hattusa, in Istanbuler Mitteilungen, vol. 43, 1º gennaio 1993. URL consultato il 19 luglio 2026.
    1. pp. 87-89
    2. pp. 91-103
    3. p. 108
    4. pp. 105-106
  3. 1 2 3 (EN) Boaz Stavi, The Genealogy of Suppiluliuma I, in Altorientalische Forschungen, vol. 38, n. 2, 2011, p. 236, DOI:10.1524/aofo.2011.0015. URL consultato il 19 luglio 2026.
  4. (EN) Richard H. Beal, The Predecessors of Ḫattušili II, in Harry A. Hoffner, Hittite Studies in Honor of Harry A. Hoffner, Jr: On the Occasion of His 65th Birthday, Eisenbrauns, 2003, p. 13, ISBN 978-1-57506-079-8.
  5. (EN) Mark Weeden, The Hittite Empire, in Karen Radner, Nadine Moeller e D. T. Potts, The Oxford History of the Ancient Near East: Volume III: From the Hyksos to the Late Second Millennium BC, Oxford University Press, 2022, p. 542, ISBN 978-0-19-068762-5.