Romanzo d'appendice

Il romanzo d'appendice (in francese feuilleton) è una forma di romanzo popolare che usciva a puntate su quotidiani, riviste o altri periodici.[1] Il termine francese feuilleton designava in origine una sezione del giornale destinata ad articoli letterari, teatrali e di varietà; col tempo passò a indicare anche il romanzo pubblicato a puntate in quello spazio.[1][2]
In Francia il romanzo d'appendice raggiunse la sua forma più nota nell'Ottocento: nel 1836 La Presse e Le Siècle inserirono romanzi a puntate nella parte bassa del quotidiano.[1][3] Nei Paesi di lingua inglese la narrativa a puntate seguì percorsi distinti, servendosi di fascicoli mensili, riviste e periodici illustrati, non soltanto del piede del quotidiano.[4][5] In ogni caso il lettore seguiva la storia nel ritmo di uscita del giornale, della rivista o del fascicolo; solo più tardi il testo veniva raccolto in volume.[1][6]
Fu proprio nell'ambito del romanzo d'appendice che diversi generi popolari — il romanzo d'avventura, il poliziesco, il sentimentale, il fantastico — trovarono la loro forma, giungendo a un pubblico vastissimo.[7]
Caratteristiche
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Nei quotidiani francesi, il romanzo era diviso in puntate collocate nel feuilleton, il piede della pagina, cioè la sua parte bassa; la lettura proseguiva così da un numero all'altro del giornale.[1][2] La scansione in puntate portò con sé finali sospesi, rivelazioni, personaggi ricorrenti, riconoscimenti improvvisi, fughe, rapimenti, misteri familiari, vendette e cambi di fortuna.[8] A ciò si aggiungevano toni melodrammatici, intrighi criminali, segreti e trame che riprendevano personaggi e situazioni da una puntata all'altra.[8] Svolgendosi per settimane o mesi, la storia poteva estendersi, moltiplicare gli episodi e far tornare più volte gli stessi personaggi davanti ai lettori.[1][2]
Il nome "romanzo d'appendice" rimanda alla collocazione di queste storie nella parte bassa della pagina del quotidiano, prima che fossero eventualmente raccolte in volume.[2][6] In francese il termine feuilleton designava in origine quella sezione del foglio; roman-feuilleton diventò poi il nome del romanzo che vi compariva a puntate.[1][2] Negli anni del Secondo Impero, il nome feuilleton cominciò a indicare anche una narrativa ricca di colpi di scena, attesa del seguito, riconoscimenti improvvisi (agnizioni) e situazioni melodrammatiche, fino a comprendere testi non più usciti nell'appendice del giornale.[8] La pubblicazione in appendice non coincide però con ogni forma di pubblicazione a puntate: Il Circolo Pickwick di Charles Dickens fu distribuito in fascicoli mensili separati, mentre La donna in bianco di Wilkie Collins apparve sul periodico All the Year Round.[9][10][5] Contano dunque non soltanto la divisione in puntate, ma anche il supporto scelto, la collocazione nel periodico e il rapporto con l'edizione in volume.[2][9]
Origini e sviluppo in Francia
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Il termine feuilleton deriva da feuille, cioè foglio, e in origine apparteneva al linguaggio degli stampatori e dei legatori, dove indicava un piccolo quaderno ricavato dalla piegatura della pagina a stampa.[11] Passando ai quotidiani, il vocabolo assunse un significato giornalistico: nel 1800 il Journal des débats inaugurò il feuilleton nel piede della pagina (rez-de-chaussée), cioè nella parte bassa del foglio riservata agli articoli di cultura e intrattenimento, separata dalla parte politica del quotidiano.[12] Il Journal des débats acquistò grande influenza con la direzione di Louis-François Bertin, attivo alla guida del giornale dal 1799 al 1841.[13] Fino al 1836, tuttavia, quello spazio non era destinato al romanzo: vi comparivano soprattutto critica letteraria, teatrale, musicale e artistica, resoconti delle accademie e cronaca mondana.[3]
I romanzi erano comparsi nei periodici prima di entrare nei quotidiani: riviste letterarie come la Revue de Paris e la Revue des Deux Mondes avevano già pubblicato, dal 1829, romanzi di Balzac, Sue, Dumas, Karr, Vigny e Sand.[3] Per Balzac, nel 1831 uscirono due estratti de La pelle di zigrino (La Peau de chagrin, 1831): Une débauche nella Revue des Deux Mondes e Le Suicide d'un poète nella Revue de Paris, prima dell'edizione in volume del 6 agosto 1831.[14] Nel 1836 il romanzo entrò nei quotidiani politici, che fino ad allora stampavano un numero limitato di copie.[3] In quell'anno Émile de Girardin fondò il quotidiano La Presse, riducendo il prezzo dell'abbonamento da 80 a 40 franchi e servendosi del romanzo d'appendice per attrarre nuovi abbonati.[3] Girardin compensò il ribasso del prezzo introducendo progressivamente la pubblicità; il romanzo d'appendice serviva ad ampliare il pubblico e a far tornare i lettori da un numero all'altro.[15] Armand Dutacq fondò Le Siècle con un progetto editoriale analogo; i due quotidiani aprirono insieme l'era della stampa di massa.[3]
Il feuilletoniste era pagato a puntata o a riga, lavorando sotto la pressione di scadenze ravvicinate; molti autori si avvalevano di collaboratori di cui non rivelavano il nome. Fra tutti, il caso più discusso è quello di Alexandre Dumas, che lavorò a lungo con Auguste Maquet: Maquet compilava archivi e proponeva piani narrativi, poi Dumas decideva, riscriveva e vi apponeva la propria impronta.[16] La pratica fu denunciata nel 1845 dal pamphlet Fabrique de romans: Maison Alexandre Dumas & Cie di Eugène de Mirecourt; Dumas intentò un processo, al termine del quale Mirecourt fu condannato a sei mesi di prigione e a un'ammenda.[17]
La contessa di Salisbury (La Comtesse de Salisbury, 1836) di Dumas comparve su La Presse dal 15 luglio all'11 settembre 1836.[18] Dal 23 ottobre al 4 novembre dello stesso anno, sempre su La Presse, toccò a La signorina Cormon (La Vieille Fille, 1836) di Honoré de Balzac, prima opera balzachiana a comparire in appendice, poi raccolta nella Comédie humaine.[19][20] Frédéric Soulié fu un prolifico feuilletoniste per La Presse, il Journal des débats e Le Siècle; Le memorie del diavolo (Mémoires du diable, 1837) si divise tra La Presse e il Journal des débats.[21] Tra il 1836 e il 1845, grazie alla presenza regolare dei romanzi d'appendice, i principali quotidiani parigini raddoppiarono il proprio tiraggio, cioè il numero di copie stampate.[3]
I misteri di Parigi (Les Mystères de Paris, 1842-1843) di Eugène Sue apparve sul Journal des débats fra il 19 giugno 1842 e il 15 ottobre 1843, in 140 puntate.[22] Melodramma, denuncia sociale, mistero urbano e attesa del seguito vi si intrecciavano con effetto immediato su lettori di ogni ceto, come testimoniò Théophile Gautier sulle colonne de La Presse; da quel romanzo derivò in Europa la fortuna dei "misteri" cittadini.[2][22] Dello stesso Sue, L'ebreo errante (Le Juif errant, 1844-1845) è un altro romanzo popolare a sfondo sociale.[23] Negli stessi anni I tre moschettieri (Les Trois Mousquetaires, 1844) di Alexandre Dumas padre comparve a puntate su Le Siècle, mentre Il conte di Montecristo (Le Comte de Monte-Cristo, 1844-1846) fondava il proprio fascino su vendetta, attesa del seguito, riconoscimenti improvvisi e colpi di scena: tutti elementi tipici della narrativa d'appendice.[24][25]
Pierre Alexis Ponson du Terrail fu uno dei feuilletonisti più fecondi della stampa francese.[26] Il suo personaggio Rocambole, apparso per la prima volta nel 1857, diede origine all'aggettivo "rocambolesco", usato per indicare vicende avventurose e piene di svolte impreviste.[27] Alla stessa corrente appartiene Paul Féval, autore de I misteri di Londra (Les Mystères de Londres, 1844), Il gobbo e del ciclo degli Habits noirs, nei cui testi ricorrono intrighi criminali, travestimenti, colpi di scena e scene costruite in modo teatrale.[7][28] Tra gli autori popolari francesi figura anche Xavier de Montépin, autore de La portatrice di pane.[2][29]
Nell'Italia dell'Ottocento ebbero largo seguito anche autori francesi come Paul de Kock ed Émile Gaboriau.[23] De Kock si era specializzato in romanzi ambientati nella vita quotidiana parigina, rivolti a lettori borghesi e popolari.[30] Fu invece con Gaboriau che il romanzo d'appendice aprì alle storie di indagini giudiziarie e poliziesche: L'affare Lerouge (L'Affaire Lerouge, 1866), uscito prima in appendice, segnò l'avvio del romanzo poliziesco francese.[31] Il romanzo comparve su Le Pays dal 14 settembre al 7 dicembre 1865, prima di essere ripreso sul Soleil nel 1866.[32]
Jules Verne, che aveva stretto nel 1864 un contratto con l'editore Hetzel per due romanzi l'anno, pubblicò a partire dal 1865 la maggior parte dei titoli dei Viaggi straordinari a puntate nel Magasin d'éducation et de récréation, rivista bimensile di Hetzel rivolta alla famiglia, poi raccolti in volumi illustrati.[33] Il giro del mondo in 80 giorni (Le Tour du monde en quatre-vingts jours, 1872) apparve prima sul quotidiano Le Temps dal 6 novembre al 22 dicembre 1872, poi in volume presso Hetzel l'anno successivo.[34]
Fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, Michel Zévaco e Gaston Leroux spinsero la narrativa popolare a puntate verso nuovi filoni. Zévaco, giornalista di formazione anarchica, pubblicò dal 1902 la serie di cappa e spada dei Pardaillan (Les Pardaillan, 1902-1918): dieci romanzi ambientati nelle guerre di religione francesi del Cinquecento, apparsi prima sulla Petite République di Jean Jaurès, poi su Le Matin.[35] Leroux, già cronista giudiziario, esordì come romanziere nel 1907 con Il mistero della camera gialla (Le Mystère de la chambre jaune, 1907), uscito a puntate nel supplemento letterario de L'Illustration; nel 1909-1910 Il fantasma dell'Opera (Le Fantôme de l'Opéra, 1910) apparve su Le Gaulois, per essere pubblicato in volume nel 1910.[36]
All'inizio del Novecento scrittori d'avanguardia e surrealisti attinsero volentieri agli schemi e agli effetti del romanzo d'appendice.[37] Non vi fu aliena neppure la letteratura colta: Madame Bovary (1857) di Gustave Flaubert uscì nella Revue de Paris dal 1º ottobre al 15 dicembre 1856, apparendo poi in volume l'anno successivo.[38] Analogamente, Il Capitan Fracassa (Le Capitaine Fracasse, 1863) di Théophile Gautier apparve in appendice nella Revue nationale et étrangère fra il 25 dicembre 1861 e il 30 giugno 1863, prima dell'edizione in volume presso Charpentier.[39]
- Paul Féval, fotografato da Étienne Carjat: I misteri di Londra (Les Mystères de Londres, 1844), Il gobbo (Le Bossu, 1858) e il ciclo delle Vesti nere (Les Habits Noirs) appartengono alla sua produzione d'appendice.
- Émile Gaboriau: con le sue storie di indagini il romanzo d'appendice incontrò il racconto poliziesco.
- Jules Verne, fotografato da Étienne Carjat nel 1884: i Viaggi straordinari (Voyages extraordinaires) passarono spesso dalla pubblicazione periodica all'edizione in volume.
Narrativa a puntate nei Paesi di lingua inglese
[modifica | modifica wikitesto]Nei Paesi di lingua inglese la narrativa a puntate uscì in fascicoli mensili, riviste illustrate, giornali metropolitani e giornali provinciali, secondo forme diverse dal modello francese del feuilleton.[5]
Nel Regno Unito
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Nella narrativa vittoriana illustrata molte opere uscirono in fascicoli o su periodici prima dell'edizione in volume; per i lettori dell'epoca la storia si presentava attraverso puntate accompagnate da illustrazioni, copertine, annunci e pause tra un'uscita e l'altra.[4] Fra gli anni Trenta e Quaranta dell'Ottocento le nuove tecniche di incisione su legno e su acciaio permisero la nascita di romanzi illustrati a puntate, nei quali testo e immagine contribuivano insieme allo sviluppo della trama.[4]
Il Circolo Pickwick (The Posthumous Papers of the Pickwick Club, 1836-1837) di Charles Dickens uscì in fascicoli mensili fra il 1836 e il 1837.[40] Le prime puntate vendettero poche centinaia di copie, mentre verso la fine ogni fascicolo raggiunse circa quarantamila.[40] Molti romanzi successivi di Dickens uscirono in venti dispense mensili, di solito vendute a uno scellino; altri furono pubblicati a puntate settimanali nelle riviste che lo stesso autore dirigeva.[40] Uscire a puntate cambiava il modo di scrivere: l'autore doveva distribuire la trama episodio per episodio e tenere vivo l'interesse del lettore per mesi.[40]
Fra il 1856 e il 1889, i diciannove romanzi di Wilkie Collins apparsi prima a puntate uscirono su riviste familiari settimanali, riviste letterarie mensili, giornali metropolitani e giornali provinciali.[41] La donna in bianco (The Woman in White, 1859-1860) appartiene al cosiddetto romanzo sensazionale (sensation novel), un genere costruito su mistero, tensione e segreti familiari.[5] Nelle puntate illustrate vittoriane le figure non avevano soltanto una funzione decorativa: potevano anticipare, richiamare o chiarire momenti della trama, offrendo letture che le edizioni moderne in volume unico non restituiscono.[4]
Anche William Makepeace Thackeray e Anthony Trollope ricorsero ai periodici per molte delle loro opere.[4] Stevenson pubblicò La freccia nera su Young Folks, lo stesso periodico che aveva già ospitato a puntate L'isola del tesoro e Il ragazzo rapito, rivista economica di largo consumo rivolta a un pubblico di giovani lettori.[42]
- Anthony Trollope: anche i suoi romanzi entrarono nel circuito delle riviste vittoriane e delle edizioni in volume successive.
- Wilkie Collins, ritratto da John Everett Millais nel 1850 (National Portrait Gallery, Londra): La donna in bianco (The Woman in White, 1859) e altri suoi romanzi uscirono prima su rivista.
- Copertina de La donna in bianco (The Woman in White, 1859) di Collins: il romanzo apparve su All the Year Round prima dell'edizione in volume.
Negli Stati Uniti
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Negli Stati Uniti la narrativa a puntate si sviluppò attraverso riviste e periodici secondo tradizioni proprie, lontane dal modello del feuilleton francese. Il caso più noto è La capanna dello zio Tom (Uncle Tom's Cabin, 1851-1852) di Harriet Beecher Stowe, che apparve per quaranta settimane consecutive sul periodico abolizionista The National Era a partire dal 5 giugno 1851 e uscì in volume nel marzo 1852 con un successo straordinario.[43] Nella seconda metà del secolo la pubblicazione a puntate su riviste mensili divenne la via principale anche per autori affermati come Henry James e Herman Melville; come spiegò un articolo dello Scribner's Monthly nel 1878, era il romanziere di secondo piano quello costretto a pubblicare direttamente in volume, mentre i migliori apparivano sempre prima in rivista.[44]
In altri Paesi europei
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La diffusione dei romanzi a puntate al di là dei confini francesi fu favorita da traduzioni rapide, ristampe e contraffazioni: già nel 1843 I misteri di Parigi di Sue era tradotto in italiano, tedesco e olandese, avviando in tutta Europa il filone dei romanzi sui "misteri" cittadini.[22] In ogni Paese il genere si adattò alle tradizioni locali della narrativa popolare e alle condizioni specifiche della stampa periodica.[23]
In Russia, i romanzi a puntate arrivarono soprattutto attraverso le riviste spesse (tolstye zhurnaly), grossi periodici mensili che raccoglievano narrativa, critica letteraria, storia, filosofia e articoli di cultura.[45] Fra gli anni Quaranta e gli anni Ottanta dell'Ottocento queste riviste ospitarono quasi tutta la narrativa russa poi entrata nel canone letterario, con l'eccezione de Le anime morte (Mërtve duši, 1842) di Nikolaj Gogol'.[45] La più influente fu Il messaggero russo (Russkij vestnik): vi apparve a puntate quanto di meglio produsse la letteratura russa dell'Ottocento, con romanzi di Ivan Turgenev, Fëdor Dostoevskij e Lev Tolstoj quali Padri e figli (Otcy i deti, 1862), Delitto e castigo (Prestuplenie i nakazanie, 1866), Guerra e pace (Vojna i mir, 1865-1867) e Anna Karenina (Anna Karenina, 1875-1877).[45][46] Guerra e pace comparve sul Russkij vestnik con il titolo 1805 tra il 1865 e il 1867; interrotta la pubblicazione a puntate, il romanzo nella versione definitiva uscì in volume nel 1869.
Nelle regioni di lingua tedesca il romanzo-feuilleton prese piede dopo la rivoluzione del 1848: i primi esempi compaiono su giornali politici come la Neue Rheinische Zeitung, dove Georg Weerth pubblicò fra il 1848 e il 1849 la satira nobiliare Leben und Thaten des berühmten Ritters Schnapphahnski; seguì a partire dal 1850 Die Ritter vom Geiste di Karl Ferdinand Gutzkow sulla Kölnische Zeitung.[47] Negli anni Cinquanta la rivista familiare illustrata Die Gartenlaube, fondata nel 1853 da Ernst Keil, divenne il principale organo tedesco della narrativa a puntate, raggiungendo nel 1875 una tiratura di 382.000 copie.[44] In Austria il fenomeno si manifestò anch'esso dopo il 1848, dando vita fra l'altro a romanzi come Die beiden Grasel di Eduard Breier (1854).[47]
In Spagna, il folletín e la novela por entregas si distinguevano per il modo di pubblicazione: il primo usciva nelle pagine di un giornale, mentre la seconda era distribuita in fascicoli pensati anche per la raccolta in volume.[48] L'editore Gaspar y Roig adottò questo sistema per opere di Manuel Fernández y González come Los monfíes de las Alpujarras, El cocinero de Su Majestad e Men Rodríguez de Sanabria.[48]
In Portogallo, il romance-folhetim ottocentesco ha come punti di riferimento I misteri di Parigi di Sue, I misteri di Lisbona (Mistérios de Lisboa, 1854) di Camilo Castelo Branco e Il mistero della strada di Sintra (O Mistério da Estrada de Sintra, 1870) di Eça de Queiroz e Ramalho Ortigão.[49]
- Frontespizio del Russkij vestnik: sulle sue pagine apparvero a puntate romanzi di Dostoevskij e Tolstoj.
- Karl Ferdinand Gutzkow, fotografato intorno al 1860: Die Ritter vom Geiste è fra i primi esempi tedeschi di romanzo-feuilleton.
- Illustrazione anonima per Los monfíes de las Alpujarras di Manuel Fernández y González, uno degli esempi spagnoli di narrativa per fascicoli.
Nella letteratura italiana
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In Italia il romanzo d'appendice dell'Ottocento si alimentò soprattutto di traduzioni di opere francesi a basso costo, pubblicate a puntate nei giornali.[23] Le traduzioni costavano meno della produzione di romanzi originali, offrendo così agli editori italiani opere già collaudate sul mercato francese.[23] Nel XIX secolo Edoardo Sonzogno pubblicò 235 romanzi francesi tradotti, dedicando una collana ai romanzi di Jules Verne.[23] Anche Salani pubblicò narrativa popolare illustrata: nelle sue edizioni l'immagine attirava il compratore e orientava la lettura, in un mercato in cui si affollavano romanzi d'appendice francesi, romanzi a puntate italiani e giornali a basso prezzo.[50]
Francesco Mastriani e Carolina Invernizio presero i modelli narrativi francesi e li piegarono al gusto del pubblico italiano.[23][51][52] Nelle opere di Francesco Mastriani[53] ricorrono finali di puntata sospesi, intreccio complesso, toni forti e colpi di scena; La cieca di Sorrento, pubblicata in appendice nel periodico Omnibus politico-letterario, fu uno dei suoi romanzi di maggiore successo.[51] Carolina Invernizio scrisse romanzi d'appendice per lettori popolari e della piccola borghesia;[54] la sua produzione comprende circa centotrenta opere, spesso raccolte in volume dopo la pubblicazione a puntate su quotidiani come la Gazzetta di Torino e l'Opinione nazionale di Firenze.[55] Le sue storie, ricche di pathos e di colpi di scena, riscossero grande successo tra i lettori popolari e piccolo-borghesi.[54] Nel catalogo Salani, Invernizio fu l'autrice di punta del romanzo popolare: tra il 1891 e il 1900 furono tirate circa 350.000 copie delle sue opere.[56] Il bacio d'una morta è tra i suoi titoli più noti; ne I ladri dell'onore, Invernizio mescolò delitti, agnizioni e vendette con elementi di denuncia sociale e di critica alla società umbertina.[54][52]
Emilio Salgari, lo scrittore italiano di maggiore successo commerciale tra Otto e Novecento, cominciò pubblicando nelle appendici dei quotidiani: cinque suoi romanzi uscirono prima sulle pagine dei giornali, fra cui Tay-See o La Rosa del Dong-Giang, La tigre della Malesia e La favorita del Mahdi sulla Nuova Arena di Verona fra il 1883 e il 1884, Gli strangolatori del Gange sul Telefono di Livorno nel 1887 e La vergine della pagoda d'Oriente sulla Gazzetta di Treviso nel 1891-1892.[57] Le stesse opere furono poi ripubblicate in libro, spesso con titolo diverso e con rimaneggiamenti più o meno estesi.[57] Emilio De Marchi scrisse Il cappello del prete nel 1888 per le appendici del giornale milanese L'Italia e per il Corriere di Napoli, con la dichiarata intenzione di nobilitare il genere.[58] Anche Demetrio Pianelli uscì prima sul giornale L'Italia con il titolo La bella pigotta.[58]
Nel primo Novecento, Guido da Verona e Pitigrilli godettero di grande successo commerciale: alcuni romanzi di Da Verona ebbero un successo definito "clamoroso" e "scandalistico", mentre i romanzi e le novelle di Pitigrilli vengono considerati esempi tipici di letteratura di consumo, cioè narrativa pensata per un ampio mercato di lettori.[59][60] Matilde Serao scrisse anche a puntate, ma il suo caso è diverso da quello degli autori specializzati nella narrativa d'appendice popolare.[61] La novella Scuola Normale Femminile uscì a puntate sulla Nuova Antologia nel 1885, raccolta poi in volume nel 1886 nel Romanzo della fanciulla.[62] Nel Novecento Liala riprese modi narrativi della tradizione popolare e dei feuilleton ottocenteschi, adattandoli alle lettrici del romanzo rosa.[63]
Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi apparve sul Giornale per i bambini fra il 1881 e il 1883, poi raccolto in volume nello stesso anno; l'opera è considerata un capolavoro della letteratura per l'infanzia.[64] Nel 1910 un giovane Benito Mussolini pubblicò a puntate il romanzo storico-passionale Claudia Particella, l'amante del cardinale nel supplemento settimanale Vita trentina del giornale Il Popolo di Cesare Battisti.[65][66]
- Matilde Serao: La virtù di Checchina uscì in appendice sul Fanfulla della domenica prima dell'edizione in volume.
- Frontespizio de La cieca di Sorrento, uscito in appendice nell'Omnibus politico-letterario prima dell'edizione in volume.
- Frontespizio della prima edizione de Le avventure di Pinocchio (1883), preceduta dalla pubblicazione sul Giornale per i bambini.
Dal giornale al volume
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Un romanzo d'appendice poteva passare dal quotidiano a fascicoli, giornali-romanzi, edizioni illustrate e volumi.[1][6] Nel 1855, con il Journal pour Tous, il giornale-romanzo illustrato aprì uno spazio diverso dal piede della pagina quotidiana (rez-de-chaussée) raccogliendo racconti a puntate in fascicoli autonomi.[67] Portare in volume un romanzo già noto dai giornali permetteva all'editore di ridurre i rischi, perché l'opera aveva già dimostrato di piacere al pubblico.[68] In Francia lo stesso racconto poteva così essere letto nel quotidiano, nella rivista illustrata o in volume.[69] Per i primi romanzi di Salgari il passaggio dall'appendice al libro comportò cambi di titolo e rimaneggiamenti; nell'editoria vittoriana, al contrario, le edizioni originali a puntate includevano copertine, illustrazioni e inserti pubblicitari che le successive edizioni in volume spesso eliminarono o ridussero.[57][70]
Feuilleton e letteratura di genere
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Il romanzo d'appendice non era un genere letterario definito, ma anzitutto un modo di pubblicare, entro cui comparvero generi molto diversi.[7] Nei primi decenni dominarono il romanzo storico e il romanzo di costumi contemporanei, trascinati dal successo di Walter Scott, James Fenimore Cooper, Honoré de Balzac, Eugène Sue e Alexandre Dumas.[7] Verso la metà dell'Ottocento il feuilleton ospitò anche il romanzo d'avventura, il romanzo criminale, le storie di vendetta, i racconti di travestimenti e agnizioni, il romanzo sociale e la narrativa tratta dai fatti di cronaca.[7]
Dalla seconda metà del secolo in poi alcuni filoni si definirono con maggiore nettezza.[7] In Francia quello criminale e giudiziario si legò ai fatti di cronaca, alle aule dei tribunali e alla figura dell'investigatore; qui si inserisce Émile Gaboriau con il personaggio di Lecoq, attraverso cui il feuilleton contribuì alla nascita del poliziesco francese.[71] Il filone avventuroso trovò nella puntata la forma adatta a viaggi, fughe, inseguimenti, agnizioni e rovesciamenti improvvisi della sorte, come mostrano la narrativa di Dumas, le avventure di Rocambole di Ponson du Terrail e una parte della produzione di Jules Verne.[7] Quello sentimentale e melodrammatico insisté su eredità contese, segreti familiari, figli ritrovati, amori ostacolati e cadute sociali: tutti elementi che tenevano alta la curiosità del lettore da una puntata all'altra.[7] Anche il gotico, il fantastico, il romanzo scientifico e, più tardi, la letteratura di spionaggio trovarono nelle puntate uno dei principali canali della narrativa popolare di largo consumo.[7]
Accoglienza e critica
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Accolto con entusiasmo dal pubblico dei giornali, il romanzo d'appendice incontrò invece la critica letteraria prima con diffidenza, poi con crescente ostilità: Sainte-Beuve e Gustave Planche rimproverarono al genere la scarsa elaborazione, gli effetti facili, la grossolanità e la dubbia moralità; fu proprio Sainte-Beuve a coniare l'etichetta di "letteratura industriale".[72] Sul piano politico, giornalisti e deputati come Chapuys-Montlaville denunciarono il roman-feuilleton come lettura capace di distogliere dalla politica, incoraggiare la passività, corrompere costumi e gusto e sviluppare la fantasia a danno della ragione.[73]
Il clima si inasprì dopo il successo dei romanzi sociali degli anni Quaranta, a cominciare dai I misteri di Parigi di Eugène Sue.[22][73] Con la rivoluzione del 1848 i critici più conservatori arrivarono a chiedere l'abolizione del romanzo d'appendice; dal luglio 1850 la reazione conservatrice impose il cosiddetto timbro Riancey, una tassa di cinque centesimi per numero, ai giornali che pubblicavano opere romanzesche.[74] Sotto il Secondo Impero, la censura politica favorì viceversa i giornali di intrattenimento centrati su fatti di cronaca, cronaca mondana e romanzo d'appendice.[75][23]
La ricerca più recente ha mostrato come il romanzo d'appendice non si limitasse al quotidiano, ma comprendesse anche giornali-romanzi, fascicoli illustrati, copertine e successive edizioni in volume.[8][69][70] In Italia gli editori Salani sfruttarono con cura le illustrazioni per vendere i propri libri, in un mercato dove il romanzo d'appendice francese, quello italiano e i giornali a basso prezzo si contendevano gli stessi lettori.[76]
Eredità in altri mezzi di comunicazione
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Negli anni Dieci del Novecento alcuni romanzi d'appendice uscivano al tempo stesso in fascicoli, sui giornali a larga diffusione e nelle sale cinematografiche.[77] L'avvento del cinema sonoro ridimensionò i film a episodi ispirati al modello d'appendice; la narrazione popolare a puntate trovò poi nuovo spazio nella televisione.[77] I serial cinematografici erano opere divise in capitoli o episodi, proiettati separatamente con cadenza settimanale. I serial dell'età del muto potevano arrivare a venti capitoli; nell'età del sonoro ne ebbero di solito tra dodici e quindici, conservando sempre il finale sospeso (cliffhanger) che spingeva il pubblico a tornare la settimana successiva.[78] Le avventure di Paolina (The Perils of Pauline, 1914) della Pathé, un melodramma in venti parti,[79] ne è un esempio tipico, fondato sulla ripetizione di schemi narrativi con variazione degli episodi.[80]
Nel 1975 la RAI trasmise Romanzo popolare italiano, serie di cinque sceneggiati tratti da romanzi dell'Ottocento e del primo Novecento, fra cui I misteri di Napoli da Francesco Mastriani e I ladri dell'onore da Carolina Invernizio.[52] Ne I ladri dell'onore, la regia di Ugo Gregoretti, con la consulenza di Umberto Eco, scelse di mostrare in modo esplicito i congegni narrativi del romanzo d'appendice, anziché cercare una trasposizione realistica del testo.[52]
Analogo ruolo svolse la radio. Negli Stati Uniti degli anni Trenta il serial radiofonico diurno si affermò come format rivolto alle casalinghe e finanziato da inserzionisti di prodotti per la casa, dando origine al genere poi noto come soap opera.[81] In Italia, I quattro moschettieri, scritto da Nizza e Morbelli e trasmesso dall'EIAR dal 1934, trasformò il modello avventuroso di Dumas in una serie comica fatta di canzoni, voci narranti e dialoghi; il programma fu sostenuto da una campagna promozionale basata sulle figurine distribuite con prodotti Perugina e Buitoni.[82][83]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 5 6 7 8 (FR) Morgane Avellaneda, Du rez-de-chaussée au format livre : l'envolée d'un genre, le roman-feuilleton, su bnf.fr, Bibliothèque nationale de France, 2 marzo 2021. URL consultato il 24 maggio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 Queffélec, 1989, p. 3
- 1 2 3 4 5 6 7 Queffélec, 1989, p. 4
- 1 2 3 4 5 Leighton e Surridge, 2018, pp. 2-3, 6-7, 14-15
- 1 2 3 4 Law, 2002, pp. 1-2
- 1 2 3 Gillet, 1986, pp. 59-62
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (FR) Lise Queffélec-Dumasy, Le Roman-feuilleton français au XIXe siècle, in Belphégor, vol. 7, n. 1, 2008, pp. 2-3, 11, 26, 32, 42, 47. URL consultato il 24 maggio 2026.
- 1 2 3 4 Gillet, 1983, p. 79
- 1 2 Leighton e Surridge, 2018, pp. 14-15
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[modifica | modifica wikitesto]- Opere originali citate



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