Pentametro giambico
Il pentametro giambico è il verso classico della poesia inglese, come per esempio il blank verse di Henry Howard (Surrey), Christopher Marlowe, William Shakespeare, John Donne, John Milton, Edwin Atherstone, John Keats e Robert Browning.
La denominazione, mutuata dalla metrica classica, indica che è formato da cinque piedi giambici, vale a dire ciascuno composto da una sequenza sillaba breve - sillaba lunga. Nella metrica accentativa tale sequenza diviene, per analogia, tra sillaba atona e sillaba accentata.
Forma
[modifica | modifica wikitesto]Un piede giambico è una sillaba atona (non accentata) seguita da una sillaba tonica (accentata). Il ritmo può essere rappresentato così:
da DUM
Un verso standard in pentametro giambico è composto da cinque piedi giambici consecutivi:
da DUM | da DUM | da DUM | da DUM | da DUM
Esempi semplici di questo ritmo si possono ascoltare nel verso di apertura del Sonetto 12 di William Shakespeare:
When I do count the clock that tells the time
e nell’ode To Autumn di John Keats:
To swell the gourd, and plump the hazel shells
È possibile notare questo ritmo usando “—” per indicare le sillabe accentata (percepite come battiti) e “X” per indicare le sillabe non accentate (percepite come controtempi). In questa notazione un verso standard di pentametro giambico apparirebbe così:
X — X — X — X — X —
La scansione degli esempi sopra può essere annotata come segue:
X — X — X — X — X —
When I do count the clock that tells the time
X — X— X— X— X—
To swell the gourd, and plump the hazel shells
La sillaba in grassetto è uguale a — e dunque alla sillaba accentata. Dove non sarà presente il grassetto corrisponderà a X quindi alla sillaba non accentata.
"Il pentametro giambico è come un formichiere, alto dietro e con le zampe corte davanti", come afferma Frederic Kimball, nel film-documentario Riccardo III - Un uomo, un re. Nella pratica della recitazione le sillabe iniziali del verso sono più alte e marcate, per poi sdrucciolare nel finale.
Il giambo nella poesia classica e inglese
Il termine “giambo” si applicava originariamente al metro quantitativo della poesia classica. I termini classici sono stati adattati per descrivere i metri equivalenti nel verso accentuativo-sillabico inglese. Le diverse lingue esprimono il ritmo in modi differenti. Nell’antico greco e nel latino, il ritmo era creato attraverso l’alternanza di sillabe brevi e lunghe. In inglese, il ritmo è creato attraverso l’uso dell’accento, alternando sillabe atone e sillabe toniche. Una sillaba atona inglese è equivalente a una sillaba breve classica, mentre una sillaba tonica inglese è equivalente a una sillaba lunga classica. Quando una coppia di sillabe è disposta secondo lo schema breve‑lunga, o atona‑tonica, quel piede si dice “giambico”. La parola inglese “trapeze” è un esempio di coppia giambica di sillabe, poiché la parola è composta da due sillabe (“tra‑peze”) ed è pronunciata con l’accento sulla seconda (“tra‑PEZE”, anziché “TRA‑peze”). Un verso in pentametro giambico è composto da cinque di queste coppie di sillabe breve/lunga, o atona/tonica.
Variazioni ritmiche
[modifica | modifica wikitesto]Sebbene, in senso stretto, il pentametro giambico si riferisca a cinque giambi consecutivi (come sopra), nella pratica i poeti variano molto il loro pentametro giambico, pur mantenendo il giambo come piede più comune. Tuttavia, esistono alcune convenzioni per queste variazioni. Il pentametro giambico deve sempre contenere solo cinque piedi, e il secondo piede è quasi sempre un giambo. Il primo piede, al contrario, cambia spesso tramite l’inversione, che rovescia l’ordine delle sillabe nel piede. Il seguente verso dal Riccardo III di Shakespeare inizia con un’inversione:
— X X — X — X — X —
Now is the winter of our discontent
Oltre all’inversione, tramite la quale un accento viene anticipato, un accento può anche essere posticipato per creare un’unità indivisibile di quattro sillabe: XX — —. Nel seguente esempio, il quarto accento è stato spinto in avanti:
X — X — X— X X — —
A mote it is to trouble the mind's eye
Un'altra deviazione comune dal pentametro giambico standard è l’aggiunta di una sillaba finale atona, che crea una cesura debole o femminile. Uno dei versi più celebri di Shakespeare in pentametro giambico presenta una cesura debole:
X —X — X — | — X X — (X)
To be or not to be, | that is the question
Questo verso presenta anche un’inversione del quarto piede, dopo la cesura (indicata con “|”). In generale, una cesura funziona in molti modi come una fine di verso: le inversioni sono comuni dopo di essa, e la sillaba atona aggiuntiva della cesura femminile può apparire prima di essa. Shakespeare e John Milton (nelle opere precedenti al Paradise Lost) impiegarono talvolta cesure femminili prima di una cesura.
Esempio da John Donne:
Ecco il primo quartetto di un sonetto di John Donne, che mostra come utilizzi strategicamente diverse variazioni metriche.
— X X — X — X — X —
Batter my heart three-personed God, for you
Colpisci il mio cuore Dio in tre persone, perché tu
X — X — X — X — X —
As yet but knock, breathe, shine and seek of mend.
finora soltanto bussi, respiri, risplendi e cerchi di riparare.
X — X — X — X — X (X) —
That I may rise and stand o'erthrow me and bend
Affinché io possa sollevarmi e stare in piedi rovesciami e piega
X — X — X — X — X —
Your force to break, blow, burn and make me new.
la tua forza per spezzarmi, soffiarmi, bruciarmi e rendermi nuovo
Donne usa un’inversione (DUM da invece di da DUM) nel primo piede del primo verso per enfatizzare il verbo chiave “batter”, e poi stabilisce un chiaro schema giambico nel resto del verso (da DUM da DUM da DUM da DUM). Nel secondo e nel quarto verso utilizza controtempi fortemente accentati (interpretati come spondei) nel terzo piede per rallentare il ritmo mentre elenca verbi monosillabici. Il ritmo e la grammatica paralleli evidenziano il confronto che Donne stabilisce tra ciò che Dio fa per lui “as yet” (“knock, breathe, shine and seek to mend”) e ciò che egli chiede a Dio di fare (“break, blow, burn and make me new”). Donne usa anche l’enjambement tra il terzo e il quarto verso per accelerare il flusso mentre costruisce il desiderio di essere rinnovato. Per accentuare ulteriormente l’accelerazione dell’enjambement, inserisce una sillaba extra nell’ultimo piede del verso (leggibile come anapesto — dada DUM — o come elisione).
Esempio da Shelley
Percy Bysshe Shelley impiega anch’egli variazioni abili del metro nella sua Ode to the West Wind:
X — X — | X — X — X — (X)
O wild West Wind, | thou breath of Autumn's being,
— X X — X — X X — —
Thou, from whose unseen presence the leaves dead
X — X — — X X — X — (X)
Are driven, like ghosts from an enchanter fleeing,
Come mostrano gli esempi, il pentametro giambico non deve necessariamente essere composto interamente da giambi, né deve avere esattamente dieci sillabe. La maggior parte dei poeti che padroneggiano il pentametro giambico varia frequentemente il ritmo, come fanno Donne e Shakespeare, sia per creare un ritmo complessivo più interessante sia per evidenziare elementi tematici importanti. Di fatto, la variazione abile del pentametro giambico — più che il suo uso costante — potrebbe essere ciò che distingue l’arte ritmica di Donne, Shakespeare, Milton e della sonettista del XX secolo Edna St. Vincent Millay.
Pentametro giambico ed endecasillabo
[modifica | modifica wikitesto]L'endecasillabo italiano, come il blank verse, ha l'ultimo accento forte sulla decima sillaba e gli accenti principali quasi sempre sulle sedi pari; ma il pentametro giambico, come il decasillabo francese, finisce prevalentemente con una parola tronca, talvolta piana, assai raramente sdrucciola.
Note
[modifica | modifica wikitesto]Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Daniel Costa, iambic pentameter, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
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