close
Vai al contenuto

Mugnaio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
BERJAYA
Uomo in costume da mugnaio del Medioevo ad un festival a Monselice.

Un mugnaio è un lavoratore che opera in un mulino, uno stabilimento che trasforma i cereali in farina. Si tratta di una delle più antiche occupazioni umane, e da essa sono derivati cognomi comuni in molte lingue indoeuropee come Molino, Molinaro, Molinari o Mugnaioni in italiano, Miller in inglese, Müller in tedesco, Meunier in francese, etc.

La materia prima dei mugnai è costituita dai cereali in genere e particolarmente dal frumento. Nel campo dell'alimentazione la macinazione del cibo permette una più facile digestione dei nutrienti e salva l'usura dei denti. Nel settore non alimentare necessitano di una macinazione sostanze necessarie alla produzione delle malte, nel campo dei materiali da costruzione. Anche questi materiali necessitano di particolari tipi di mulini.

BERJAYA
Macina in pietra in un mulino in Scozia.

Lo strumento di base per un mugnaio era la macina in pietra - semplicemente una grande pietra fissa sulla quale girava un'altra pietra mobile azionata in diverse maniere. A mano, per le più semplici e di piccole dimensioni, in modo simile ad un mortaio e pestello.

A seguito dello sviluppo della tecnologia, le macine sono state perfezionate ed i mulini vennero azionati da animali, acqua, vento e corrente elettrica. Gli addetti ai mulini vennero chiamati, e lo sono ancora oggi, mugnai.

In una società rurale tradizionale, i mugnai erano spesso più ricchi dei normali contadini, tanto da essere fatti segno di invidia e spesso presi di mira nelle rivolte del pane nei momenti di carestia. Di conseguenza, i mugnai erano spesso in una posizione più forte nei confronti dei proprietari terrieri feudali rispetto ai normali contadini.

Nel tradizionale carnevale d'Ivrea, si commemora la "Mugnaia". La leggenda vuole che, il giorno delle sue nozze, Violetta (era questo il nome della ragazza, figlia di un mugnaio di Ivrea)[1] fosse stata trascinata nel "Castellazzo" dal perfido tiranno deciso a reclamare lo ius primae noctis; ma Violetta, novella Giuditta, riuscì a far ubriacare il tiranno per poi tagliargli nel sonno la testa, dando così inizio – come recitano le parole della Canzone del Carnevale - alla sollevazione popolare e all'abbattimento del maniero del tiranno.

Nessuna vicenda storica suffraga puntualmente la leggenda, dal momento che i marchesi del Monferrato, pur tentando nel corso del XII secolo di signoreggiare su Ivrea, non riuscirono mai a stabilirvi durevolmente il proprio dominio.[2]

Nelle arti e nei media

[modifica | modifica wikitesto]

Detti e proverbi del Mugnaio

[modifica | modifica wikitesto]

Cantilena:
"Töghen, töghen" oppure: "dach pü gnanca el sach, dach li pü gnanca el sach"
Parole ripetute dal mugnaio seguendo il ritmo cadenzato della macina del mulino.

Preghiera:
"Santa Madonna Benedetta, laghem tön fò a mò nàà paleta."
Madonna benedetta lasciami prendere ancora un'altra paletta.

Proverbio:
"Cambià muliner - Se cambia ladro"
A cambiare mugnaio significa cambiare ladro
Al tempo il grano era merce preziosa e correva voce tra il popolo che i mugnai fossero poco onesti e si comportassero come ladri.

Le canzoni del Mulino

[modifica | modifica wikitesto]
VECCHIO MULINOLA MAMMA DI ROSINALA CASTAGNAPULENTA GIALDALA POLENTA

Là sulla riva d'un ruscello montano
quale mistico arcano
ci sta un vecchio mulino
e gira lento come i secoli e gli anni
con le gioie e gli affanni
dell'umano destin.
Ma tra la quiete della terra, del ciel
generoso e fedel', ognor canta così:
su gira, gira la ruota mulino
su gira, gira non badare al destino.
Sei vecchio e stanco
ma quell'onda che ognora
come un tenero amore passando si sfiora
giocondo ti fa.

La mamma di Rosina era gelosa bim bom bam
Rosina amami per carità
Nemmeno a prender l'acqua con gli occhi bianchi e neri
Nemmeno a prender l'acqua la mandava
Un giorno si alzò presto e andò al mulino bim bom bam
Rosina amami per carità
Un giorno si alzò presto con gli occhi bianchi e neri
ma trova il mulinaio addormantato
E sveglia mulinaio che l'è giorno bim bom bam
Rosina amami per carità
E sveglia mulinaio dagli occhi bianchi e neri
che devo macinar questa farina
E già che sei venuta mia Rosina bim bom bam
Rosina amami per carità
Ti voglio macinare con gli occhi bianchi e neri
Ti voglio macinare fina fina
E mentre la mola macinava bim bum bam
se la stringeva al petto sopra al sacco della farina
Rosina amami per carità
se la stringeva al petto e la baciava
Sta fermo mulinaio con le mani bim bum bam
Rosina amami per carità
lo tengo sei fratelli con gli occhi bianchi e neri
lo tengo sei fratelli ti uccideranno

Quando piove in montagna
la castagna non si bagna
e nel suo riccio se ne sta.
Quando poi fa capolino
chi arri va lì per primo
dentro al sacco finirà.
Poi andrà nel padellone
di ferro fatto apposta
per chiamarsi caldarrosta.
E per stare in compagnia
per far lieto ogni bambino
se lessata nel camino.
Questa è la canzone che
giunge giù dalla montagna
e che di bocca in bocca
col profumo s'accompagna.
La canta il contadino
per salvarla dal destino
perché perché, proprio perché
diventerà marrons glacé.
Ma poi chissà, chissà chissà,
la castagna dove andrà.
Andrà in un padellone
di ferro fatto apposta...
Finalino.
Questo motivo allegro
può sembrare birichino
ma chi mangia la castagna
questa canzon ricorderà
ricorderà il suo detto
che si canta in compagnia
la castagna la ga la cua
chi per prim la ciapa i'è sua.

Cara mam mi ho fam
vori pulenta con salam
bel fioo per incoo
te la manget coi fasoo
coi fasoo la vori no
la ma fa girà l'còo
se I 'te doli' coo da matt
te la manget con ellat
Rit.: Pulenta gialda
l'è bela calda
collat bel fresc
la mangium niin
i' è buna e sana
come la mana
ne fem na pel
e ghel disum a nessiin
Con ellat i'è mulesina
la sumaia a na papina
se la pias men indurida
te la meti là riistida
ben riistida col biiter
mi l'ho già mangiada ier
te faroo un bel pulentin
con tri oof in cereghin
Rit.: Pulenta gialda... con trii ovin
I trii oof en razionaa
te la magnet col stuaa
de stuaa ghe né pii chi
e po' incoo i' è venerdì
venerdì l'è di da pes
col merliiz i' è buna stes
oh che barba col merliiz
pien de resc, salaa e diiiir
Rit.: Pulenta gialda... col merliiz

Per fare la polenta
ci vuole la farina
per fare la farina
ci vuole il molinaio
che fa girar le pale
le pale del molino
con i' acqua del riale
per macinar il grano.
Per fare il grano
ci vuole il contadino
che pianta sotto terra
un seme piccolino.
Poi pensa la natura
con la pioggia e il sol
che gli darà la cura
per farlo ben maturar.
Per fare la semente
ci vuole una pianta
che cresce e mai muor
è la pianta dell'amor
la pianterà Rosina
nel giardino del suo cuor
la crescerà Rosina
sarà il seme d'ogni fior.

  1. Il fatto che la leggendaria eroina della festa sia la figlia di un mugnaio può far riferimento all'odiata gabella sul macinato imposta in epoca medievale ai mulini della zona, lungo il corso della Dora.
  2. La questione dei confini tra leggenda e verità storica è stata affrontata anche da Giuseppe Giacosa (cfr. il II cap. del suo Castelli Valdostani e Canavesani). È verosimile che la leggenda faccia confusione tra Ranieri di Biandrate (contro il quale gli eporediesi insorsero nel 1194, distruggendo il castello di San Maurizio, chiamato dal popolo il "Castellazzo") e Guglielmo VII di Monferrato che aveva proditoriamente, per breve tempo, preso possesso di Ivrea nel 1266 (cfr. Minardi e Franchetto, Il Canavese ieri e oggi).

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàLCCN (EN) sh85049276 · GND (DE) 4208219-5 · J9U (EN, HE) 987007538453005171 · NDL (EN, JA) 00570306