Le origini di Marano Marchesato non sono certe e neanche l'archeologia ha ancora fornito indicazioni definitive. Secondo una teoria, il nome deriverebbe dalla famiglia Marano, che nel Medioevo accolse alcuni cittadini di Cosenza in fuga dalle incursioni delle masnadesaracene provenienti dall’emirato di Amantea. Questi rifugiati si insediarono nelle campagne e nelle colline circostanti l’antica metropoli Brettia (Fagiani 1936:31). Un’altra ipotesi lega il toponimo ai “marrani”, termine arabo (mahran, “cosa proibita”) usato per indicare i miscredenti.[4]
L’origine storica, tuttavia, è più comunemente collegata al terremoto del 27 marzo 1638, che colpì la provincia di Cosenza causando circa diecimila vittime[5]. Dopo il disastro, numerosi abitanti dei vicini paesi di Rende e Castelfranco (odierna Castrolibero) si rifugiarono nelle campagne di Marano, dove possedevano terreni. Nel tempo, le famiglie edificarono abitazioni stabili, dando origine a un nuovo agglomerato urbano[6].
La crescita del borgo generò una contesa tra i principi di Sersale di Castelfranco e i marchesi Alarcón y Mendoza di Rende. La disputa si protrasse per anni e nel 1684 il tribunale del Consiglio Collaterale di Napoli inviò un regio tabulario per risolverla. Alla fine, la parte sud-occidentale del borgo fu assegnata ai Sersale, mentre le restanti contrade passarono agli Alarcón y Mendoza. Marano Marchesato divenne quindi un casale di Rende e seguì le vicende politiche e sociali del territorio fino all’eversione feudale del 1806.
Il centro si articola in un nucleo principale e in alcune frazioni fra di esse contigue: Perri a 593 metri s.l.m., Piano a 550 metri s.l.m., Carmine a 526 metri s.l.m. e, leggermente più staccata e convergente verso il fondovalle, Malvitani a 356 metri di altitudine.
Chiesa di Maria SS. del Carmine: è la più antica ed importante, sede parrocchiale omonima. Conosciuta anche come Santuario di Maria SS. del Carmine, secondo la tradizione locale, la sua fondazione risalirebbe al 1135, attestata da un’iscrizione storica collocata nella navata centrale, riscoperta e restaurata all’inizio del XX secolo. [7]L’edificio ha subito nel corso dei secoli numerosi interventi di ricostruzione e consolidamento, dovuti principalmente ai danni causati da frane e terremoti, eventi che hanno più volte minacciato l’integrità strutturale della chiesa. Un primo intervento significativo è documentato nel 1608, mentre una ristrutturazione più estesa ebbe luogo nel 1900. L’iscrizione interna, seppur sintetica, testimonia queste vicissitudini e ricorda l’impegno della comunità locale nel mantenere vivo il culto. Dal punto di vista architettonico, la chiesa presenta una pianta a croce latina articolata in tre navate separate da pilastri e archi a tutto sesto, in mattoni di tufo L'interno della Chiesa del Carmine.recentemente riportati in vista.[8] La facciata caratterizzata da un timpano e porticato sorretto da colonne, è affiancata da una torre campanaria laterale. Gli ambienti interni ospitano elementi di notevole interesse artistico e liturgico, tra cui affreschi risalenti ai secoli XVIII e XIX, un pulpito ligneo finemente intagliato, un confessionale settecentesco e un organo a canne realizzato nei primi decenni del XX secolo. L’intitolazione alla Madonna del Monte Carmelo risale almeno al XVII secolo ed è strettamente connessa alla venerazione della cosiddetta Madonna Bruna, icona orientale che, secondo la tradizione carmelitana, fu introdotta in Italia dai frati provenienti dalla Palestina e custodita fin dal Medioevo nella Chiesa del Carmine Maggiore di Napoli. Ogni anno, il 16 luglio, si svolgono le celebrazioni in onore della Madonna del Carmine, che comprendono riti liturgici e processioni, eventi di grande rilevanza per la comunità locale.[9]
Chiesa di Santa Maria Assunta: di origine tradizionalmente attribuita al XII secolo, è statoa più volte rimaneggiata e restaurata, soprattutto dopo il terremoto del 1854, perdendo gran parte delle caratteristiche medievali e assumendo linee architettoniche sette-ottocentesche. La facciata è articolata in tre portali in tufo, con quello centrale scolpito nel 1863 con motivi floreali. L’interno è a navata unica con stucchi decorativi e cantoria sopraelevata.[10] La chiesa custodisce un ricco patrimonio artistico. Tra le statue si segnalano tre in legno, due dedicate all’Assunta e una a San Luigi Gonzaga e due in cartapesta: Santa Rita (1922) e Sant’Ippolito (1856); inoltre una statua del Gesù fanciullo e un acrolito di Santa Lucia. Gli affreschi comprendono Gesù che consegna le chiavi a San Pietro (1882), Madonna del Carmine, SS. Trinità, Immacolata (1882) e Sacra Famiglia (1888). I dipinti includono: San Luigi Gonzaga, Battesimo di Gesù, Sacra Famiglia (1836), Santa Maria Assunta (1851), Pie donne ai piedi della Croce (1847), Sant’Ippolito, Santa Lucia, Madonna delle Grazie e quattro tele raffiguranti gli evangelisti. Particolare rilievo assumono le opere lignee realizzate da artigiani locali: tre armadi costruiti da Vivacqua (1925), De Paola di Rende (1928) e dai Fratelli Marino (1938); un altare ligneo del Vivacqua (1922); stalli e balaustra realizzati da Apa nel 1861.[11] La chiesa sorge accanto all'area cimiteriale, costituita da una grande cappella di sepoltura denominata nel gergo locale "Cappellone".
Chiesa dell'Immacolata Concezione: sorge addossata alle spalle della Chiesa dell'Assunta. Attualmente degradata, chiusa al culto e in stato di abbandono, presenta una facciata sobria con un porta a tutto sesto, un finestrone quadrangolare e un campanile a vela laterale che condivide con la chiesa accanto.
Chiesa di San Francesco da Paola: la sua costruzione risale al XIX secolo, inserendosi nel contesto delle architetture sacre post‑napoleoniche del territorio. La facciata è sobria e presenta un portale lapideo sormontato da uno stemma e da una monofora. L’interno si sviluppa su una navata unica, in linea con le chiese di piccole comunità calabresi dello stesso periodo. La liturgia è accompagnata da un organo a canne del XX secolo, mentre le funzioni religiose sono annunciate da tre campane, di cui una risalente al 1850. La chiesa custodisce alcune opere d'arte. Tra i dipinti più rilevanti vi sono: San Francesco di Paola eseguito da Ritacca nel 1980; due opere raffiguranti i Miracoli di San Francesco, dipinte da Greco nel 1920 e nel 1932; il Miracolo di Martinello; e tre dipinti su latta, sempre attribuiti a Greco. Per quanto riguarda le sculture, sono conservate una statua lignea di San Francesco della fine del XVIII secolo e una statua acrolito dello stesso santo.[12]
Chiesa di Sant'Antonio Abate: piccola e semplice situata nella frazione Malvitani. Ha un'unica modesta navata, custodisce alcune tele e statue. Sulla facciata, scandita da un portale a tutto sesto e da un oculo circolare, è posto un campanile a vela con due campane.
Chiesa di Santa Filomena: Cappella gentilizia situata nella via omonima. Oggi è abbandonata, ridottaa nelle sue dimensioni ed è sconsacrata.
Marano Marchesato è rappresentato nel calcio dilettantistico dall'Unione Sportiva Marano, squadra di calcio nata nel 2015 e affiliata alla FIGC. La stessa società nasce con l'intento di unire le due comunità di Marano Marchesato e del limotrofo Marano Principato. La sede è in via Curcio a Marano Marchesato.
Le gare interne si svolgono presso il Campo Sportivo “Vincenzo Tenuta” di Marano Principato. Gli allenamenti si svolgono nell'impianto sportivo di Calcio a 11 di Contrada Malvitani a Marano Marchesato.
La scuola calcio svolge la sua attività presso l'impianto sportivo di calcio a 5 di via Donnu Saveru a Marano Marchesato.
Nella stagione sportiva 2015/2016, la prima della sua storia, la prima squadra ha preso parte al campionato provinciale di terza categoria - delegazione di Cosenza.
Dalla stagione sportiva 2020/2021 l’US MARANO milita nel Campionato Regionale di Prima Categoria Calabrese.