close
Vai al contenuto

Julian Schnabel

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
BERJAYA
Julian Schnabel

Julian Schnabel (New York, 26 ottobre 1951) è un pittore e regista statunitense.

Nato a Brooklyn da una famiglia ebrea, figlio di Esta Greenberg e Jack Schnabel, Schnabel è uno dei pittori viventi più celebri e più controversi della scena newyorkese, molto noto per le tele di grandi dimensioni (spesso eseguite con tecniche miste), i ritratti e gli interventi di design.

Carriera artistica

[modifica | modifica wikitesto]
«Non ho un marchio, una cifra riconoscibile. Non mi è mai riuscito di realizzare un lavoro che in qualche modo si ricollegasse a uno precedente. Lo stile per me è solo il vantaggio supplementare dell'intenzione e dell'azione conclusa.»

Trasferitosi con la famiglia a Brownsville (Texas) nel 1965, visse da studente in Texas e ottenne la laurea in Belle Arti presso l'università di Houston. Nel 1975 prese in affitto uno studio a Houston e convinse l'allora direttore del Museo di arte contemporanea a ospitargli la prima mostra, che non ebbe risultati entusiasmanti. Ai recensori dell'epoca, questi primi dipinti apparivano chiaramente influenzati dall'arte post-minimalista, ma acerbi dal punto di vista della tecnica e della chiarezza di visione.[2]

Nel 1975 a 24 anni, dopo la lunga permanenza in Texas (in cui disse di aver «assorbito energia e selvaggio spirito di frontiera») rientrò a New York, sua città natale, cimentandosi in opere, tra cui i cosiddetti plate paintings, tele disseminate di cocci di piatti che lo resero celebre e ricercato, caratterizzate da un eclettismo onnivoro, senza una direzione specifica ma con una forte ambizione.[3]

Quattro anni dopo, alla Mary Boone Gallery di New York, il pittore riuscì a vendere in anticipo tutte le opere esposte. Nel 1980 partecipò alla 39ª Biennale di Venezia e negli anni successivi, lanciato dalla stessa Mary Boone e da altri noti galleristi come Leo Castelli e Arne Glimcher, acquisì una grande notorietà nonostante le polemiche e i giudizi controversi espressi da critici che non riconoscevano in lui, capace di spaziare dall'astrazione al realismo, una ispirazione univoca. L'artista, di grande fiuto pubblicitario, alimentava la confusione dichiarandosi alternativamente erede di Pollock, di Newman o di Gaudí e questo favorì il suo successo sul mercato dell'arte. La consacrazione definitiva si ebbe nel 1987 con una mostra al Whitney Museum di New York in cui esponeva 37 sue opere realizzate a partire dal 1975 fra pittura e scultura.[3]

Lo stile di Schnabel, definito neo-espressionista (ma lui non ama essere etichettato), è caratterizzato soprattutto dalle grandi dimensioni dei dipinti e dall'utilizzo di svariati materiali come tela, legno, gesso, cera, ritagli di fotografie, corna di cervo, velluto, specchi, pezzi di ceramica. A causa della loro tridimensionalità, le opere sono state talvolta classificate come sculture.

Molte sono state le mostre anche in Italia: a Milano, la prima città italiana che lo ospitò «da poverissimo»[4] nel 1994, nel 2001 e nel 2004, a Prato nel 1989[5], a Roma nel 2007[6], a Napoli nel 2009.[7]

Il 10 settembre 2001, Schnabel fu intervistato da una troupe televisiva nella sua casa a Long Island e raccontò all'intervistatrice di un sogno che aveva fatto pochi giorni prima: «Ero su un aereo che si schiantava contro un grattacielo. L'impatto mi fece svegliare di colpo». Questa intervista divenne oggetto di culto a causa di quegli attentati che si verificarono il giorno successivo, alimentando ulteriormente il mito di un artista visionario, in anticipo sui tempi.[1]

Carriera cinematografica

[modifica | modifica wikitesto]

Julian Schnabel ha esordito come regista nel 1996 con Basquiat, film biografico sul pittore Jean-Michel Basquiat di cui ha anche scritto la sceneggiatura. Nel 2000 ha prodotto e diretto Prima che sia notte, un adattamento dell'omonimo romanzo autobiografico di Reinaldo Arenas. Con Prima che sia notte ha ottenuto la candidatura all'Oscar al miglior regista, oltre a quella di Javier Bardem come miglior attore.

Nel 2007 ha diretto Lo scafandro e la farfalla, un adattamento del libro di Jean-Dominique Bauby, con cui ha vinto il premio per miglior regista al Festival di Cannes. Lo stesso film ha ottenuto il premio alla miglior regia e al miglior film straniero in occasione dei Golden Globe del 2008, oltre a una candidatura all'Oscar al miglior regista, sempre nel 2008.

Alla 64ª mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia ha fatto parte della giuria del premio fotografico Venice Movie Stars Photography Award. Sempre a Venezia, tre anni dopo, ha presentato in concorso il suo nuovo film, Miral (2011).

Nel 2018 ha diretto il biopic Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità, collaborando anche alla sceneggiatura e al montaggio.

Il 3 settembre 2025, fuori concorso, ha presentato in anteprima a Venezia il suo In the Hand of Dante, tratto dal romanzo di Nick Tosches La mano di Dante.

Sposato dapprima con Jacqueline Beaurang, i due hanno avuto tre figli, Lola Montes, Stella Madrid e Vito Maria. Dopo il divorzio, Schnabel ha sposato Olatz López Garmendia, da cui ha avuto i gemelli Cy e Olmo. Dal 2007 al 2011 ha convissuto con la giornalista e scrittrice italo-palestinese Rula Jebreal.[8] Da una successiva relazione con la modella danese May Andersen ha avuto un figlio nel 2013.

Il suo stile decisamente peculiare consiste nel vestirsi con elegantissimi pigiami, sia singoli che sotto giacche e cappotti. Schnabel abita in una grande casa-studio da lui stesso progettata secondo la propria personale concezione di arte, nota come Palazzo Chupì, sull'11ª strada nel West Village.

Riconoscimenti

[modifica | modifica wikitesto]

Julian Schnabel nei musei

[modifica | modifica wikitesto]
  1. 1 2 Paolo Valentino, Ho visto in anticipo il crash delle Torri gemelle, in Corriere della Sera, 3 febbraio 2004, p. 33
  2. Charlotte Moser, Houston: Between Fantasy and Surrealism, in ARTnews, nº 66, aprile 1976
  3. 1 2 Adachiara Zevi, Con lo spirito di frontiera. L'eclettismo vorace di Julian Schnabel, in Corriere della Sera, 3 gennaio 1988, p. 19
  4. Julian Schnabel a Milano con affetto, in Corriere della Sera, 3 febbraio 2004, p.51
  5. Roberto Sanesi, Immagini come parole, in Corriere della Sera, 3 novembre 1989
  6. Vittorio Sgarbi in Corriere della Sera, 14 giugno 2007, p. 16: «Schnabel è l'ultimo artista integrale dopo Picasso e Bacon»
  7. Sebastiano Grasso, Julian e la dama cinese allo specchio, in Corriere della Sera, 2 agosto 2009, p. 37
  8. (EN) Schnabel & gal pal break up, su pagesix.com, 15 agosto 2011. URL consultato il 19 luglio 2025.
  9. Julian Schnabel al MoMA di New York.
  10. Julian Schnabel al Centro Pompidou di Parigi. URL consultato il 4 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2017).
  11. Julian Schnabel alla Tate Gallery di Londra.
  12. Julian Schnabel al Metropolitan Museum of Art di New York.
  • Julian Schnabel - Dipinti / Paintings 1978-2003 (a cura di Max Hollein), Regione Campania, Electa Napoli, 2004

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 66504730 · ISNI (EN) 0000 0001 1446 7128 · SBN CFIV070895 · Europeana agent/base/68331 · ULAN (EN) 500020477 · LCCN (EN) n82243633 · GND (DE) 118609483 · BNE (ES) XX1118467 (data) · BNF (FR) cb12151051s (data) · J9U (EN, HE) 987007273983405171 · NDL (EN, JA) 00474611 · CONOR.SI (SL) 54381667