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Cremazione

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Una pira funebre in Nepal
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Cremazione in Ubud, Bali

La cremazione, anche detta incinerazione[N 1], è la pratica di ridurre tramite il fuoco un cadavere nei suoi elementi base: gas, sali minerali e frammenti ossei.

Si tratta di una pratica molto antica: in Asia tale consuetudine si è mantenuta pressoché inalterata da millenni. Alcune culture antiche credevano che il fuoco fosse un agente di purificazione e che la cremazione illuminasse il passaggio dei defunti in un altro mondo o che ne impedisse il ritorno tra i vivi. Dalla seconda guerra mondiale il concetto di cremazione è anche correlato allo sterminio di massa di prigionieri deportati nei lager nazisti.

Il principale impatto ambientale degli impianti di cremazione moderni riguarda l’aria, poiché durante la cremazione nei forni si ha produzione di inquinanti atmosferici, in particolare polveri, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti. Possono aggiungersi, inoltre, emissioni di mercurio (dall'amalgama presente nelle otturazioni dentarie), zinco (specialmente nel caso delle cremazione di tombe estumulate), diossine-furani e idrocarburi policiclici aromatici.

Storia antica

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Preistoria e storia antica

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Il più antico caso di cremazione risale ad almeno 17 000 anni fa[1][2]; i resti di un corpo in parte cremato sono stati trovati nel lago Mungo, in Australia.[3]

Stando alla documentazione archeologica, sia l'inumazione che la cremazione furono praticate in Medio Oriente e in Europa a partire dall'epoca neolitica. I diversi gruppi culturali avevano le loro preferenze e divieti.

Gli antichi Egizi svilupparono un'intricata teologia sulla trasmigrazione dell'anima che vietava la cremazione. I Babilonesi, secondo Erodoto, imbalsamavano i loro morti. Gli Ittiti e i Fenici praticavano sia la cremazione sia la sepoltura. La cremazione in India è attestata nella cultura del cimitero H (dal 1900 a.C.), considerata la fase formativa della civiltà vedica. I Rigveda contengono riferimenti a tale pratica. I Persiani non praticavano l'incinerazione, perché proibita dallo zoroastrismo.

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Ricostruzione di una scena di cremazione dei celtiberi

In Europa la cremazione si affermò nella prima età del bronzo (c. 2000 a.C.) nella pianura pannonica e lungo il medio Danubio. L'usanza divenne dominante in gran parte dell'Europa nella tarda età del bronzo con la cultura dei campi di urne (da c. 1300 a.C.). Nell'età del ferro, con la cultura di Hallstatt, l'incinerazione, sebbene ancora presente, fu lentamente sostituita dall'inumazione.

Dal 3000 a.C. fino all'epoca sub-micenea (1200-1100 a.C.) i Greci praticarono l'inumazione; la cremazione apparve nell'Ellade solo intorno al XII secolo a.C. L'importanza del rito faceva sì che essa fosse riservata alle persone più nobili e famose. Omero nell'Iliade descrive dettagliatamente la cremazione di Patroclo, morto in duello contro Ettore.

«Del Pelíde al comando obbedïenti / Con larghi sprazzi di vermiglio bacco / Di tutto il rogo ei spensero alla prima / Le vive brage, e giù cadde profonda / La cenere. Adunâr quindi piangendo / Del mansueto eroe le candid’ossa; / Le composer nell’urna avvolte in doppio / Adipe, e dentro il padiglion deposte, / Di sottil lino le coprîr.»

L'Ebraismo del Primo e Secondo Tempio, così come quello moderno, vietano tassativamente la cremazione, permettendo la sola inumazione nella terra di una bara in legno.[4]

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Urna cineraria del 710-690 a.C., cultura di Golasecca

In Italia le prime sporadiche testimonianze di incinerazione dei cadaveri si ebbero nel Neolitico, ma il rito si diffuse nell'Italia settentrionale solo a partire dalla media età del bronzo con la cultura delle terramare, la facies delle palafitte e degli abitati arginati e la cultura di Canegrate. Nel centro-sud il rito comparve con la cultura protovillanoviana.

A Roma la cremazione si trasformò in un'usanza così radicata da far costruire e affittare dai parenti dei defunti loculi all'interno di un columbarium. I loculi erano delle nicchie o strutture simili, disposte orizzontalmente nelle pareti dei colombari, atte a contenere le ceneri dei morti. Presto la vendita di loculi o di interi colombari si trasformò in un lucroso commercio. Con la diffusione del cristianesimo, la pratica della cremazione nell'Impero romano decadde a favore della sepoltura. I primi Cristiani provenivano da famiglie giudaiche e avevano conservato l'uso ebraico, che vietava la cremazione a favore della sepoltura nella nuda terra. Il rito prevedeva l'unzione della salma con oli profumati, che fossa avvolta in un telo col viso coperto da un sudarium di colore bianco. L'usanza si affermò fra tutti i cristiani in virtù della fede nella risurrezione della carne.[5]

La legge romana attribuiva un carattere di sacrosantità alle tombe, a prescindere dalla fede del defunto. La profanazione era punita con la damnatio ad metalla, qualcosa di simile ai lavori forzati nelle miniere. La legge distingue fra un sepulchrum familiare, di proprietà di una famiglia o di una comunità, e un sepulchrum haereditarium, i cui titolari potevano mutare nel tempo. I cristiani erano soliti acquistare simili terreni per edificarvi i propri edifici sacri,[5] venendo sepolti in un terreno consacrato e distinto da quello dei pagani.

Tuttavia, la cremazione non era esplicitamente un tabù fra i cristiani convertiti e non ebrei, sebbene fosse vista con sospetto dalle autorità religiose e a volte apertamente osteggiata a causa della sua origine pagana greco-romana e per la preoccupazione che potesse interferire con la risurrezione del corpo e la sua riunione con l'anima.

Un altro motivo, più pratico, del declino delle cremazioni alla fine dell'Impero romano fu quello della crescente penuria di legname, materiale ovviamente indispensabile per la combustione dei cadaveri.

Età moderna e contemporanea

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Monumento a Paolo Gorini, Lodi

La cremazione è rimasta rara in Europa occidentale fino al XIX secolo, tranne in casi eccezionali: ad esempio, durante l'epidemia di peste nera del 1656, a Napoli in una sola settimana furono bruciati i corpi di 60 000 vittime.

Le cose cambiarono drasticamente con l'avvento dell'illuminismo e con Napoleone Bonaparte, il quale, tramite il celebre Editto di Saint Cloud del 1804 inerente all'obbligo di inumazione dei cadaveri in cimiteri extraurbani, gettò le basi delle odierne norme legislative in materia di diritto cimiteriale.

Tuttavia, almeno per l'Europa, la pratica della cremazione sarà regolamentata solamente nella seconda metà inoltrata dell'800. In modo particolare in Italia, in Gran Bretagna e in Francia, la pratica cremazionista venne sostenuta da un lato dal progresso scientifico, con la spinta della rivoluzione industriale e del processo di urbanizzazione[6] e, dall'altro, sarà resa possibile dalla nascita di movimenti illuministi, liberal-massonici ed anticlericali in reazione alla proibizione da parte della Chiesa Cattolica.

Furono numerosi, a metà-fine del secolo XIX, gli uomini di cultura e di scienza, spesso appartenenti a movimenti di ispirazione positivista, che si fecero promotori dell'idea cremazionista, sottolineandone l’utilità ecologica ed ambientale. Questi movimenti erano associati al secolarismo e guadagnarono seguito nei circoli culturali e intellettuali che, in special modo in Italia, erano composti da uomini associati al mazzinianesimo, al socialismo, all'anticlericalismo e alla Massoneria.[7][8][9][10]

Le Società di Cremazione

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In questo contesto nascono in Europa, ma in modo particolare in Italia, le Società di cremazione, come associazioni a carattere para-notarile per tutelare le proprie volontà postmortem circa la cremazione del proprio corpo. Spesso coincidevano con le associazioni che si costituivano spontaneamente proprio per "l'edificazione del tempio crematorio" all’interno dei grandi cimiteri monumentali. Come bene ha sintetizzato lo storico Guido Verucci:

"Erano queste associazioni composte soprattutto da medici, docenti universitari, politici e uomini di cultura, che avevano come scopo il diffondere la pratica crematoria, intesa, a quell'epoca come uno strumento polemico nei confronti della millenaria cultura cattolica"[11]

Gli argomenti di carattere sanitario erano ovviamente il punto di forza dei primi cremazionisti che si scontrarono da subito con le difficoltà reali presenti nella società dell’epoca, con leggi arretrate che la vietavano supportate dalla posizione intransigente della Chiesa. L'opinione pubblica, sensibilizzata a partire dalla fine degli anni '50, dovrà attendere il 1874 quando, su iniziativa del senatore Carlo Maggiorani, passò la proposta di introdurre la cremazione nel nuovo codice sanitario "in casi e per motivi eccezionali", fino poi ad una regolamentazione a maglie più larghe avvenuta nel 1892. Nel 1869, l'idea della cremazione dei cadaveri fu presentata al Congresso Internazionale Medico di Firenze dai professori Coletti e Castiglioni "in nome della salute pubblica e della civiltà".[12][13][14][15] Nello stesso periodo, in Francia, la cremazione veniva promossa in linea con una crescente preoccupazione europea per l'igiene[16].

Il forno "Gorini"

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Il primato dei primi forni crematori moderni spetta però all'Italia dapprima con gli studi di Brunetti, Polli, Clericetti, Venini, Guzzi e Spasciani-Mesmer ed in particolare Paolo Gorini da Lodi[17] che realizzerà ed il primo forno (o tempio) crematorio nel 1874, nel Cimitero di Lodi. Il Gorini ideò un metodo semplice ed economico di bruciare i cadaveri, con un “nuovo sistema di distruzione dei cadaveri attraverso la combustione”, realizzando il “primo forno crematorio moderno” che portò il nome di Crematoio Lodigiano. Nel 1876 perfezionò il progetto del forno crematorio detto Crematorio lodigiano o goriniano che venne realizzato nel 1877 a Lodi, nel cimitero della frazione Riolo[18], e successivamente nel cimitero di Milano e in quello di Londra.[19]

Si trattava di forno che funzionava a gas illuminante e che fu installato poi nel Cimitero Monumentale di Milano, in un tempio crematorio (oggi ancora esistente ma ormai spento).[20] Venne progettato e costruito dai professori Giovanni Polli e Celeste Clericetti (di estrazione massonica ed anticlericale). appositamente per effettuare la cremazione del commerciante e imprenditore tessile di origine svizzera Alberto Keller, che era deceduto due anni prima lasciando per testamento questa richiesta e i soldi per realizzarla.)[21][22]

La cremazione del Keller avvenne il 22 gennaio 1876 sul cadavere imbalsamato di questi,[23] e vi assistette lo stesso Paolo Gorini, che, nello stesso anno, perfezionò il suo modello di forno crematorio con funzionamento alimentato da fascine di pioppo sul principio della fiamma indiretta.[24]

Il forno Gorini fu installato nel nuovo Crematorio di Londra, a Bombay e fu adottato perfino in Giappone. Forni sul principio Gorini hanno funzionato, quanto meno in Italia, fino agli anni settanta - ottanta del Novecento. In seguito furono modificati per andare a gasolio e poi sostituiti con impianti moderni allorché in quegli anni la cremazione prese a diffondersi a livello di massa. Fu un impianto mirabile e di straordinaria efficienza, ma non fu il primo apparecchio crematorio.[25]

A Livorno e a Venezia venne invece installato il forno crematorio Spasciani-Mesmer: un impianto gasogeno con griglia orizzontale e tramoggia di caricamento del combustibile. Il preriscaldamento richiedeva 8-10 ore, con un consumo di circa 2000 kg di coke; per una cremazione erano necessari 200-300 kg di coke[26].

Sulla scia dell'Italia si accodò l'Inghilterra. Sir Henry Thompson, medico della Regina Vittoria, aveva visto il crematorio di Gorini all'Esposizione di Vienna e ne rimase stupefatto. Tornato in Patria, sostenne che la cremazione era "stava diventando una necessaria precauzione sanitaria contro la propagazione delle malattie tra una popolazione che cresceva ogni giorno di più in relazione all'area che occupava"[27]. Inoltre, credeva che la cremazione avrebbe impedito la sepoltura prematura, ridotto le spese dei funerali, risparmiato ai partecipanti al lutto la necessità di stare esposti alle intemperie durante la sepoltura e le urne sarebbero state al sicuro dal vandalismo. Si unì ad altri sostenitori per formare la Cremation Society of Great Britain nel 1874.[28][29] Nello stesso anno la storia inglese annovera la prima cremazione umana in età moderna, ovvero la moglie del politico radicale, Sir Charles Wentworth Dilke.[30]

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Il forno crematorio del campo di concentramento di Majdanek

Il regime nazista riprese la pratica di cremazione tramite la costruzione di numerosi forni crematori all'interno dei campi di sterminio. Essi servirono per bruciare i corpi di migliaia di ebrei, rom, comunisti, socialisti e altri oppositori del nazismo, nonché omosessuali e prigionieri uccisi o comunque deceduti. Nell'ultima fase della guerra, il numero di prigionieri morti era così elevato che i forni dei campi non erano sufficienti, così si accumulò un'enorme quantità di cadaveri che venivano ammucchiati e poi bruciati all'aria aperta.

La pratica della cremazione si aggiungeva all'atrocità dello sterminio di massa: infatti, risultava profondamente offensiva verso il giudaismo ortodosso, che, in ragione dell'Halakha, la legge ebraica, vieta la cremazione, supponendo che l'anima della persona che vi è sottoposta non possa raggiungere la pace definitiva. Da allora, la cremazione è considerata in maniera particolarmente negativa da molti osservanti di fede ebraica.

Cattolicesimo

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Per secoli la Chiesa cattolica tenne una posizione duramente contraria alla cremazione che, pur tollerata in casi di forza maggiore come ad esempio guerre o gravi epidemie,[31] assumeva invece sovente (per chi la chiedeva) un esplicito significato anticattolico. Ancora il codice di diritto canonico del 1917, promulgato durante il pontificato di Benedetto XV, dichiarava:

«I corpi dei fedeli defunti devono essere sepolti, essendo disapprovata la loro cremazione.

Se qualcuno ha disposto in qualsiasi modo che il proprio corpo venga cremato, è illecito eseguire tale volontà; e se essa è inserita in un contratto, un testamento o un qualsivoglia atto, essa deve essere considerata come non scritta.»

«Siano privati di sepoltura ecclesiastica, a meno che prima della loro morte non abbiano dato segno di penitenza: […] coloro che abbiano disposto che il proprio corpo venga cremato»

L'istruzione Cadaverum cremationis del 19 giugno 1926, rivolta agli Ordinari dei luoghi del mondo intero, tornava sul punto:

«In questo costume barbaro, che ripugna non solo alla pietà cristiana, ma anche alla pietà naturale verso i corpi dei defunti e che la Chiesa, fin dalle origini, ha costantemente proscritto, ve ne sono molti, anche tra i cattolici, che non esitano a vedere i vantaggi più lodevoli dovuti ai cosiddetti progressi moderni ed alla pubblica igiene. Così, la Sacra Congregazione del Sant’Uffizio esorta nel modo più vivo i pastori del gregge cristiano a mostrare ai fedeli, di cui hanno la cura, che in fondo i nemici del cristianesimo vantano e propagano la cremazione dei cadaveri solo allo scopo di distogliere poco per volta le menti dalla meditazione della morte, di togliere loro la speranza della resurrezione dei morti e di aprire in tal modo la via al materialismo. Di conseguenza, benché la cremazione dei corpi non sia in sé un male in assoluto e in certe congiunture straordinarie, per delle ragioni gravi e ben accertate di ordine pubblico, essa possa essere autorizzata, ed infatti lo sia, non per questo è meno evidente che la sua pratica usuale e in qualche modo sistematica, così come la propaganda in suo favore, costituiscono atti empi, scandalosi e perciò gravemente illeciti; è quindi a buon diritto che i Sommo Pontefici, a più riprese, e ultimamente ancora nel Codice di diritto canonico pubblicato recentemente, l’avevano disapprovata e continuano a disapprovarla.»

Nel 1963, a seguito del Concilio Vaticano II, anche la Chiesa cattolica, con l'istruzione Piam et constantem della Suprema Congregazione del Sant'Uffizio, ha ribadito l'invito ai vescovi di predicare l'inumazione, che è la pratica tradizionale della Chiesa. Nel contempo, però, ha disposto che possano avere la sepoltura ecclesiastica anche i fedeli che hanno scelto la cremazione, a condizione che la loro scelta non derivi dalla negazione dei dogmi cristiani, da appartenenze a sette, dall'odio verso la religione cattolica o verso la Chiesa.[32]

Nell'aprile del 2002 il cardinale Jorge Medina Estévez, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha annunciato la preparazione di un rito della cremazione. Tuttavia, il Codice di diritto canonico sostiene, nel canone 1176, che «la Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; e non proibisce la cremazione, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana».

Il 2 marzo 2012 la CEI ha presentato la seconda edizione italiana del Libro delle esequie, che sancisce un sì condizionato alla pratica di cremare i defunti: le ceneri, per la Chiesa cattolica, devono essere conservate nei cimiteri e non disperse in mare o altrove in natura, né conservate in casa o in giardino. Il testo approvato dai vescovi è obbligatorio dal 2 novembre 2012.

L'istruzione Ad resurgendum cum Christo vieta la dispersione delle ceneri "nell'aria, in terra o in acqua o in altro modo" né la loro conversione "in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti" da tenere, ad esempio, in casa.[33] L'istruzione impone che siano conservate in un luogo sacro come il cimitero "o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica”.[34][35]

Altre confessioni cristiane

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La maggior parte delle Chiese evangeliche e protestanti non solleva alcuna obiezione contro la cremazione. Le Chiese ortodosse, al contrario, la vietano in maniera assoluta, imponendo l'inumazione.

Peso e composizione delle ceneri

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La cremazione non riduce il cadavere in cenere: i resti sono frammenti ossei friabili che in un secondo momento vengono sminuzzati fino a formare una cenere che poi, a seconda degli usi, delle consuetudini o delle ultime volontà del defunto, vengono custodite in un'urna, sepolte, sparse o altro.

L'acqua corporea totale rappresenta da sola il 60-65% del peso di un essere umano. Il resto della massa corporea è dato da numerose altre componenti, presenti in particolare nella struttura scheletrica. Lo zolfo corporeo e il carbonio vengono eliminati prevalentemente come gas durante il processo della cremazione. Nei resti cremati residuano prevalentemente fosfati di calcio e altri minerali minori, quali sali di sodio e potassio.

Pur nell'ambito di un'ampia variabilità individuale, la cremazione produce in un soggetto adulto ceneri pari a circa il 3,5% del suo peso; questa percentuale scende al 2,5% in un bambino e fino all'1% nel caso di un feto. Mediamente, quindi, un cadavere produce circa 2,4 kg di ceneri, con un peso leggermente più elevato nei maschi. Il peso delle ceneri correla maggiormente con la statura che non con altri parametri (sesso, età, peso).[36][37][38]

Diffusione attuale in Italia

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Area per la dispersione delle ceneri (Piedicavallo, BI).

Negli ultimi decenni la spinta a emanare normative relative alla cremazione si è fatta sempre più decisa e la pratica oggi in Italia si va sviluppando anche per iniziativa dei Comuni, delle SOCREM - che operano a livello capillare e di territorio - e, soprattutto, grazie alla legislazione che ha visto il Parlamento italiano discutere un suo aggiornamento nel corso della tredicesima legislatura, e si è arrivati così alla Legge n. 130 del marzo 2001 che contempla anche la dispersione.[39][40]

Indubbiamente, oltre ad eventuali ragioni religiose, la preferenza verso la cremazione è dato dalla praticità e dalla riduzione di costi (si elimina il corpo in tempi relativamente rapidi, si semplificano i funerali, c'è una minore burocrazia).

Se nel 2010 in Italia la cremazione era praticata in circa il 29% dei casi[41], nel 2019 più di 160.000 persone sono iscritte alle oltre 40 SOCREM sparse per tutto il territorio nazionale[22], fino a toccare il 33% nel 2023 (contro il solo 3% del 1995).[42][43]

Nella Capitale, ben il 58% delle famiglie romane preferisce l’urna funeraria al loculo.[44]

Nel 2025, nel solo comune di Sanremo viene richiesta con una media del 30%,[45] mentre a Bergamo è in procinto di essere edificato il terzo forno crematorio con una richiesta di oltre il 70% dei cittadini[46][47].

Nella Legge n.130 in vengono infatti contemplate tre opzioni per le ceneri:

  • Dispersione: può essere effettuata in spazi aperti (mare, bosco, montagna, campagna), in aree private, oppure in spazi riservati all'interno degli stessi cimiteri (i cosiddetti "Giardini delle Rimembranze")[48][49], mentre rimane tassativamente vietata all'interno dei centri urbani.
  • Affidamento: Le ceneri devono essere inserite nell'apposito urna di materiale infrangibile non appena concluso il procedimento di cremazione provvista dei dati anagrafici identificativi del defunto e dovrà essere conservata nell'abitazione indicato nella richiesta presentata all’Ufficiale di Stato Civile ed ogni eventuale trasferimento di residenza dovrà essere comunicato sia al Comune di provenienza che a quello di nuova destinazione. Il luogo di conservazione deve avere delle caratteristiche imprescindibili: essere sicuro, protetto da possibili asportazioni, aperture o rotture accidentali. Per assicurarsi che la conservazione dell’urna cineraria sia svolta nel rispetto della Legge, il Comune può organizzare dei controlli periodici o a campione.[50]
  • Conservazione in cimitero: scelta più tradizionale, prevede che l’urna venga collocata in un loculo, una tomba o una celletta ossario.

La legge dà anche indicazioni alle amministrazioni locali per la costruzione di crematori e istituisce il divieto di trarre lucro dalla dispersione delle ceneri. Peraltro, attribuisce al Ministro della sanità il compito di provvedere alla modifica del regolamento di polizia mortuaria, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990 n. 285, allo scopo di disciplinare proprio la dispersione delle ceneri.

La legge ha individuato tre modalità per ottenere la cremazione:

  • Affidare le proprie volontà al congiunto più prossimo che al momento del decesso chiede l'autorizzazione per la cremazione al Sindaco del Comune dove è avvenuto il decesso. Se vi sono più congiunti di pari grado (es. figli), devono essere d'accordo la maggioranza degli stessi, meglio se si riesce ad ottenere l'unanimità del consenso.
  • Lasciare indicazioni precise nelle disposizioni testamentarie.
  • Iscriversi a una società per la cremazione che curerà l'esecuzione della volontà dell'iscritto e la farà valere anche in caso di familiari dissenzienti. Le Società per la cremazione (SOCREM) provvedono all'espletamento di tutta la parte burocratica ed assistono i congiunti. Le società SOCREM stanno diffondendo sempre di più in Italia il concetto di "libertà oltre la morte", ovvero la necessità di una continua e capillare informazione, affinché la pratica della cremazione non venga più vista come un tabù, ma possa essere liberamente scelta e consapevolmente praticata. Tra le prime e più importanti, nel 1882 venne fondata la Società Veneziana per la Cremazione, che commissionò la costruzione del forno all'ingegnere Spasciani-Mesmer e che venne inaugurata ufficialmente il 31 ottobre 1891.[51]

La Regione Lombardia ha regolato la materia all'interno del Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità, legge n. 33 del 2009[52]; così pure hanno provveduto a legiferare altre Regioni Italiane come la Toscana, l'Emilia-Romagna, la Liguria, ecc.

In Piemonte, i comuni, ai sensi della legislazione vigente e in particolare della legge regionale n. 20 del 31 ottobre 2007 (Disposizioni in materia di cremazione, conservazione, affidamento e dispersione delle ceneri), regolamentano la cremazione e la dispersione delle ceneri all'interno del proprio territorio individuando anche le aree destinate alla dispersione delle ceneri dei defunti che abbiano espresso questa volontà.[53][54]

L'immersione delle ceneri, in India, nelle acque di un fiume sacro come il Gange, è chiamata visarjan.

Annotazioni
  1. Da non confondere con incenerazione, sinonimo di incenerimento. Si veda inceneritore.
Note
  1. Gillespie, R (1997) Burnt and unburnt carbon: dating charcoal and burnt bone from the Willandra Lakes, Australia: Radiocarbon 39, 225-236.
  2. Gillespie, R (1998) Alternative timescales: a critical review of Willandra Lakes dating. Archaeology in Oceania, 33, 169-182.
  3. J. M. Bowler, Rhys Jones e Harry Allen, Pleistocene Human Remains from Australia: A Living Site and Human Cremation from Lake Mungo, Western New South Wales, in World Archaeology, vol. 2, n. 1, 1970, pp. 39-60. URL consultato il 31 gennaio 2018.
  4. La cremazione, la prospettiva ebraica - Vita | Chabad.it | Ebraismo, Ebrei e Torà, su chabad.it. URL consultato il 3 luglio 2024 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2016).
  5. 1 2 (EN) Th Dr. Peter Caban, PhD, Christian Ancient Burial Places (PDF), in Journal of Anthropology and Archaeology, vol. 2, n. 1, American Research Institute for Policy Development, giugno 2014, pp. 57-73, ISSN 2334-2420 (WC · ACNP). URL consultato il 7 giugno 2020 (archiviato il 7 giugno 2020). Ospitato su botangle.com. a pagina 58-59
  6. Parallelamente all'invenzione di una nuova tecnologia di forni e dal contatto con le culture orientali che la praticavano
  7. Typology: Crematorium. Our final encounter with architecture increasingly takes place in crematoria but, despite an association with modern bureaucratic society, the type has a long history, su architectural-review.com, The Architectural review, 14 November 2016. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  8. Thomas Laqueur, The burning question : how cremation became our last great act of self-determination. From 18th century religious battles over the revival of cremation to colouring tattoo ink with ashes …, su theguardian.com. URL consultato il 20 dicembre 2025.
    «L'articolo riassumente quanto scritto nel volume di Thomas Laqueur, "The Work of the Dead: A Cultural History of Mortal Remains is published by Princeton", Princeton ; Oxford : Princeton University press, c2015, ISBN 9780691157788»
  9. Ovidio Fornasaro, CENNI STORICI SULLA CREMAZIONE (PDF), su socrem.vi.it. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  10. William Eassie, Cremation of the Dead. Its History and Bearings Upon Public Health, Frankfurt, Outlook Verlag, 2023, ISBN 9783385220881.
  11. Guido Verucci, L'Italia laica prima e dopo l'unità, 1848-1876, collana Biblioteca universale Laterza, 456, 2. ed. riveduta e aggiornata, Roma, Laterza, 1996, ISBN 8842049611, SBN RAV0081340.
  12. Storia - Tutto sulla cremazione, su Funerali.org. URL consultato il 26 dicembre 2025.
  13. Storia della cremazione, su Registro italiano cremazioni. URL consultato il 26 dicembre 2025.
  14. Storia della cremazione in Italia, su https://www.cremazione.it/. URL consultato il 26 dicembre 2025.
  15. Fulvio Conti, Anna Maria Isastia, Fiorenza Tarozzi ; prefazione di Franco Della Peruta, Storia della cremazione in Italia, 1880-1920, in La morte laica, collana Collana del Centro studi Ariodante Fabretti, vol. 1, Torino, Scriptorium, 1998, SBN BVE0149852.
  16. Mates Lewis H., Encyclopedia of Cremation, London, Routledge, 2005, p. 198, ISBN 9780754637738.
  17. Tecnologie ecologiche ed energetiche - La cremazione e la religione, su geminc.it (archiviato dall'url originale il 10 maggio 2015).
  18. Società di Cremazione Paolo Gorini, Lodi, Forno. "Io vi eliminerò in un’aureola di luce e di calore.", su socremlodi.it. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  19. Il forno crematorio più antico d'Italia è al Monumentale: diventerà un museo Dismesso dal 1992, è in stato d'abbandono. La trasformazione in sala espositiva è nel piano regolatore dei cimiteri, su © MilanoToday. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  20. Manuela Pirani, La cremazione in Gran Bretagna (PDF), in Antigone, n. 4, 1991, pp. 25-28.
    «L'edificio esiste ancora, ma ha cessato di essere operativo nel 1992»
  21. Monumentale Milano, su duepassinelmistero.com. URL consultato il 21 marzo 2017.
  22. 1 2 Federazione Italiana per la Cremazione, Storia della cremazione in Italia, su www.cremazione.it, Federazione Italiana per la Cremazione © 2019. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  23. Iscrizioni delle chiese e degli altri edifici di Milano dal secolo VIII ai giorni nostri, su archive.org. URL consultato il 21 marzo 2017.
  24. Museo Paolo Gorini, Il «crematojo lodevole» di Riolo, su museogorini.com. URL consultato il 20 dicembre 2025.
    «Nel forno crematorio ideato da Paolo Gorini, la salma, supina su un graticcio, viene spinta all'interno del forno per scorrimento su rotelle. Chiuso il forno, essa viene investita orizzontalmente per tutta la sua lunghezza dalla testa ai piedi dalle fiamme generate da una fornace a legna sistemata dietro e sotto il capo stesso. Il camino del fumo scende dapprima in basso sotto i piedi della salma per poi salire nel fumaiolo. All'inizio di questo una seconda piccola fornace a legna brucia ogni residuo. [...] Il forno si alimentava con fascine di legna dolce, circa due quintali per la durata del due ore. Molti cimiteri adottarono il forno goriniano, che venne edificato a Milano (1877, arch. Carlo Maciachini), Cremona (1883, ing. Francesco Podestà), Roma (1883, ing. Salvatore Rosa), Varese (1883, arch. Augusto Guidini), Torino (1888, arch. Pompeo Mariani. Venne inoltre adottato a Londra (cimitero di Woking, 1888, ing. Turner) e a Parigi (cimitero Pére Lachaise, 1887, arch. Formigé).»
  25. MACCONE L., Storia documentata della Cremazione presso i popoli antichi e moderni con speciale riferimento all'igiene, 57-58, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, Bergamo 1932
  26. - La Cremazione Moderna - La tecnologia dei forni crematori fino alla prima guerra mondiale, su olo-dogma.myblog.it.
  27. History of Modern Cremation in Great Britain from 1874: The First Hundred Years, su https://web.archive.org/web/20100803051500/http://www.srgw.demon.co.uk/CremSoc/History/HistSocy.html, The Cremation Society of Great Britain (1974). Introduction, 2 December 2010. URL consultato il 21 dicembre 2025.
  28. Manuela Pirani, La cremazione in Gran Bretagna (PDF), su Funerali.org, pp. 25-28. URL consultato il 21 dicembre 2025.
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  30. The History Channel, "26 March – This day in history", su thehistorychannel.co.uk. URL consultato il 21 dicembre 2025 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2008).
  31. Claude Pellouchoud, La giusta severità della Chiesa verso la cremazione dei corpi dei fedeli, su fsspx.it, Fraternità Sacerdotale San Pio X, 31 ottobre 2023. URL consultato il 3 dicembre 2024.
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  42. Alice Facchini, Sempre più spesso si sceglie la cremazione, su L'Essenziale, 25 luglio 2022. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  43. Claudio Succi, Cremazione: quante famiglie la preferiscono all’inumazione, su radiocittafujiko.it, 30 settembre 2023. URL consultato il 20 dicembre 2025.
    «Oggi sempre più famiglie preferiscono questo tipo di soluzione, perché considerata migliore sotto vari punti di vista [...] I motivi per cui sempre più persone ricorrono alla cremazione dei parenti defunti sono vari, tra cui alcuni sono particolarmente evidenti. A partire dal fatto che in molte zone d’Italia è più semplice e meno costoso inumare dei resti cremati invece di un defunto. Il costo totale delle esequie diminuisce, ma risulta anche più semplice trovare un piccolo spazio all’interno di un cimitero. Si deve poi considerare che negli ultimi anni la legislazione italiana è molto cambiata per quanto riguarda le cremazioni. Oggi è infatti possibile non solo inumare i resti cremati, ma anche conservare l’urna nella propria abitazione o spargere le ceneri sul territorio, previa richiesta al Comune in cui si trova la zona prescelta. È quindi possibile per i parenti lontani decidere di portare con sé le ceneri e il ricordo del defunto, oppure ridurre ulteriormente il costo del funerale, rendendo omaggio ai desideri del defunto, che magari aveva espresso l’intenzione di riposare in un parco o nelle acque di un fiume o del mare.»
  44. Camilla Mozzetti, Cremazioni, boom di richieste a Roma: calano i prezzi e si riducono le liste di attesa, su Il Messaggero, 1º ottobre 2024. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  45. Cinzia Papetti, Cremazione, la chiede il 30 per cento “In 48 ore si può ritirare l’urna” Il vicesindaco Fellegara ha illustrato ieri i servizi a Valle Armea: “Una realtà sempre più richiesta”, su La Stampa. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  46. Bergamo, via libera alla terza linea del forno crematorio, su L'Eco di Bergamo. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  47. Ok alla terza linea del forno crematorio di Bergamo: più posti, più servizi e nessun costo per il Comune. Oggi oltre il 70% dei cittadini sceglie la cremazione. Una tendenza in crescita, che mette in difficoltà le due linee oggi in funzione, su https://primabergamo.it/. URL consultato il 20 dicembre 2025.
  48. Nel giardino delle rimembranze art. in Funerali.org : il settore funerario sul Web
  49. Francesca Candioli, Sempre più cremazioni a Borgo Panigale. E le ceneri finiscono nei parchi o al mare. Si sceglie sempre più la dispersione in natura, su Il Corriere di Bologna, 2 novembre 2016. URL consultato il 24 maggio 2021.
  50. Alice Spiga, L’urna in casa: 6 dubbi comuni, su So.Crem Bologna. URL consultato il 19 dicembre 2025.
  51. - Libertà oltre la morte: realtà nazionale e specificità veneziane nelle origini e nella prima fase di crescita delle Società per la Cremazione (1880 – 1914) - Maria Luisa Peraro 2002 (PDF), su socremvenezia.it. URL consultato il 1º settembre 2011 (archiviato dall'url originale il 25 novembre 2006).
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  54. ESTRATTI DI MAPPA UBICAZIONE AREA DISPERSIONE CENERI, comune di Piedicavallo, on-line su www.comune.piedicavallo.bi.it (consultato nel settembre 2014)
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  • Alessandro Porro e Deborah Sabrina Iannotti, Calce e fuoco : cremazione ed Ebrei di lingua italiana fra Ottocento e Novecento, Rudiano, GAM, ©2023 (Fonti e studi di storia della medicina / DISCCO ; 10), ISBN 9791281717015
  • Alessandro Porro, La libertà fiammeggiante : storia della cremazione e della Socrem a Milano, Milano : Socrem, 2020, 2 volumi, SBN MIL0989941
  • Andrea Salvini e Rita Biancheri (a cura di), Donne e cremazione, Pisa , Pisa University Press, 2020 (Saggi e Studi) ISBN 978-88-333-9340-7
  • Alessandro Porro, Bruno Falconi, Il fuoco di Roma : la cremazione a Roma e in Italia (1879-1911), Rudiano, GAM, ©2019 (Storia della medicina; 13), ISBN 978-88-98288-90-8
  • Fabrizio Loffi (a cura di); testi di: Mino Galetti, Giovanni Gregori, Fabrizio Superti, Et in pulverem reverteris: i 140 anni della Società di cremazione di Cremona, Catalogo della Mostra tenuta a Cremona nel 2018, Cremona, Fantigrafica, 2018, ISBN 978-88-319-4907-1
  • Congregazione per la dottrina della fede; presentazione S.E. mons. Giacomo Morandi; introduzione S.E. mons. Luis Ladaria, S.I.; commenti Serge Thomas Bonino O.P. ... [et al.], Istruzione Ad resurgendum cum Christo circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione: testo e commenti, Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2018 (Documenti e studi / Congregazione per la dottrina della fede; 28) ISBN 978-88-266-0061-1
  • Michele De Padova, Dal letto al forno: tra decus mortis e inciviltà della cremazione, Firenze, Collina di Bellosguardo, 2017.
  • La cremazione a Pisa: le ragioni di una scelta, a cura di Andrea Salvini, Pisa , Pisa university press, 2015 (Saggi e studi) ISBN 978-88-6741-512-0
  • Piotr Kuberski; prefazione di François Bcespflug; traduzione dal francese di Giuseppe Piccinno, Il Cristianesimo e la cremazione, Napoli, EDI, 2014 ISBN 978-88-98264-05-6
  • Gianni Cioli, Polvere: cremazione e dispersione delle ceneri negli orientamenti della Chiesa cattolica, Bologna, EDB, 2014 (Fare il punto. Documenti), Scritti in parte già pubblicati. ISBN 978-88-10-56502-5
  • Gianluca della Maggiore, La scelta della cremazione a Livorno: profili biografici, Livorno, Erasmo, 2013. ISBN 978-88-98598-00-7
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  • Anna Maria Bietti Sestieri, L'Italia nell'età del bronzo e del ferro: dalle palafitte a Romolo (2200-700 a.C.). with CD-ROM. Rome: Carocci. 2010. ISBN 978-88-430-5207-3
  • Michele Aramini, 1500 grammi di cenere: cremazione e fede cristiana. Milano, Ancora, 2006. ISBN 978-88-514-0390-4
  • Gianluca D'Elia, Storia della cremazione a Perugia. 1884-2005, Perugia, Futura, 2005 in "Quaderni storici del Comune di Perugia".
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  • Marina Sozzi, Luoghi e non-luoghi dei morti: la cremazione in Occidente in eta moderna e contemporanea, [s.l.], [s.e.], 2004
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  • Maria Vittoria Panico, La cremazione a Torino dal 1880 al 1915, Tesi di laurea, rel. Giovanni De Luna, Torino, Università degli studi, 1996/97
  • Ettore Camaschella, La società novarese di cremazione a un secolo dalla sua nascita, Novara, Tip. La cupola, 1977
  • Rodolfo Fini, La cremazione servizio di stato nel mondo di domani: conferenza tenuta in Firenze all'Università popolare il 15 ottobre 1964, Firenze, Societa per la cremazione, 1964
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  • Arturo Colletti, La cremazione, Genova, Tip. del Serafino d'Assisi, 1905
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  • Angelo Colombo, La cremazione. Milano, Giuseppe Palma Editore-Tip. Riformatorio Patronato, 1893
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  • Gaetano Pini, La cremazione dei morti: ricordi e notizie, Milano, Giuseppe Civelli, 1880
  • Cesare Musatti, Cremazione e medicina forense: lettura tenuta all'ateneo veneto il 20 luglio 1876, Padova, Tip. P. Prosperini, 1876

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