Francesco Zurolo
| Francesco Zurolo | |
|---|---|
| Nascita | Regno di Napoli, prima metà del XV secolo |
| Morte | Otranto, 11 agosto 1480 |
| Cause della morte | Ucciso (al servizio di Ferdinando I d'Aragona) durante l'assedio di Otranto, dall'esercito ottomano al comando del Gran Visir Achmet Pascià Gedik |
| Luogo di sepoltura | Chiesa di Santa Caterina a Formiello |
| Religione | Cattolicesimo |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Mercenari |
| Arma | Fanteria |
| Grado | Capitano |
| Comandanti | Francesco Zurolo o Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi |
| Guerre | Guerra di Otranto |
| Campagne | Terra d'Otranto |
| Battaglie | Prima fase della guerra di Otranto, agosto del (1480) |
| Comandante di | Guarnigione di Otranto |
| Altre cariche | Grado di capitano |
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Francesco Zurolo, detto anche Francesco Zurlo, in alcune antiche trascrizioni Francisci Zuroli[1][2][3][4][5][6] o Francesco Zurulo[7][8] (prima metà del XV secolo – Otranto, 11 agosto 1480), fu un barone italiano di Oppido Lucano e feudatario di Pietragalla e Casalaspro (un villaggio sorto nei pressi di Pietragalla).
Era un membro della nobile famiglia Zurolo o Zurlo.
Fu anche capo militare e capitano della città di Otranto, insieme a Giovanni Antonio Delli Falconi, durante l'assedio dei turchi ottomani, durante le prime fasi della conquista ottomana della città; morì eroicamente con i suoi soldati poco dopo una breccia nelle mura, dove fu ucciso dai soldati turchi.
Fu fondatore postumo, per sua volontà, del complesso conventuale di Santa Maria del Gesù detto di Sant'Antonino a Oppido Lucano e anche per volontà di una delle sue figlie, Caterina Zurolo, che esaudì le volontà del padre morto in battaglia. Il complesso vide la sua costruzione nel 1482.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Famiglia Zurolo
[modifica | modifica wikitesto]Le cronache della famiglia Zurolo o Zurlo è attestata fin dai tempi più remoti e ha goduto, con alterne fortune, di nobiltà nel Regno di Napoli ed in particolare in Campania, Puglia, Salento (una provincia della Puglia), Basilicata e Molise.[9][10][11]
Vita privata e baronia nel Regno di Napoli
[modifica | modifica wikitesto]Francesco Zurolo era figlio di Giacomo Zurolo e Francesca Brancaccio. Ebbe fratelli e sorelle, tra i quali ricordiamo: Caterina, Ettore, Beatrice, Pietro, Elisabetta e Lucrezia.[12]
Sposò Cassandra Caracciolo dalla quale ebbe le figlie Lucrezia, Caterina e Ughetta.[13]
Francesco Zurolo (o Francesco Zurlo) feudatario e barone di Pietragalla, Casalaspro (era un villaggio sorto nei pressi di Pietragalla) e Oppido Lucano.[14]
La Battaglia di Otranto
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Contesto della guerra di Otranto
[modifica | modifica wikitesto]Durante il periodo di espansione dell'Impero Ottomano, Maometto II poco dopo aver conquistato Costantinopoli, decise di invadere i regni cristiani dell'Europa occidentale. Tra il 1476 e il 1478, diverse truppe turche furono inviate nell'Italia settentrionale, comprese incursioni in Friuli-Venezia Giulia e Istria (allora parte dei domini della Serenissima Repubblica di Venezia). La pace fu poi stabilita tra le due nazioni nel 1479.
Tra maggio e agosto del 1480, una nuova flotta turca fu inviata alla conquista dell'isola di Rodi e delle Sporadi meridionali, guidata da Gedik Ahmed Pascià. I Cavalieri di San Giovanni (vedi Cavalieri Ospitalieri), tuttavia, riuscirono a respingere l'assedio e l'esercito invasore fu costretto a ritirarsi nuovamente.
Nonostante i vari fallimenti delle forze turche, un nuovo esercito di soldati turchi partì quasi immediatamente dalla città costiera albanese di Valona e arrivò in Puglia.
In previsione dell'invasione turca della Puglia, Zurolo fu nominato da Ferrante d'Aragona (comunemente chiamato Ferdinando I di Napoli) comandante di piazza (o comandante della guarnigione) della città di Otranto, insieme ad un altro capitano, Giovanni Antonio Delli Falconi, che portò con sé un manipolo di suoi fedelissimi, dalla città di Pulsano.[15]

L'invasione turca della Puglia e di Otranto
[modifica | modifica wikitesto]Alla fine di luglio del 1480, l'invasione della Puglia avrebbe dovuto avere luogo vicino a Bari o Brindisi.[18] Gli invasori sbarcarono in una zona vicino ai laghi di Alimini,[19] oggi chiamata Baia dei Turchi, in memoria di quell'invasione. L'esercito invasore avrebbe dovuto assediare la città di Brindisi, ma il comandante turco, avvertito delle deboli difese di Otranto, preferì attaccare quest'ultima città costiera.[20]
Otranto fu invasa venerdì, nelle prime ore del 28 luglio,[21] da circa 18.000 turchi, guidati da Gedik Ahmed Pascià, composto da un esercito di 150 navi da guerra,[22] suddivise in: 90 galee, 15 maone, 40 golette e altre navi, con loro anche l'agha dei giannizzeri e il bailo di Negroponte. L'esercito difensore aveva a disposizione circa 5.000 uomini, praticamente tutti gli abitanti della città,[23] scarsamente armati, e un piccolo gruppo di mercenari (erano circa 300 mercenari spagnoli e 50 cavalieri italiani)[24] tutti comandati dal capitano Francesco Zurolo, infine avevano a disposizione poche e antiquate armi e un sistema difensivo obsoleto.[25][26]
Il 29 luglio, nei pressi del villaggio vicino alla città, iniziarono i primi saccheggi e successivamente i primi scontri con i soldati della guarnigione Otrantina, che diedero quasi subito l'ordine di abbandonarla e di ritirarsi con i viveri (cibi di vario genere) all'interno della fortificazione, le cui porte vennero poi chiuse al nemico.[27]

Diplomazia fallita
[modifica | modifica wikitesto]Ahmet inviò diversi mediatori per chiedere la resa di Otranto, ma il popolo si ribellò al primo mediatore che scampò al linciaggio, un certo Turcman o Turciman: un cittadino di Otranto, per disprezzo, gettò le chiavi della città sulla riva del mare; altre fonti affermano che in realtà furono i due capitani a gettare le chiavi nel pozzo della città, dopo aver rifiutato l'offerta diplomatica di resa incondizionata.[29] Altri mediatori riuscirono a scampare alla morte e a comunicare al Pascià il rifiuto di Otranto di convertirsi e arrendersi. Un altro messaggero, forse portatore di un ultimatum, non riuscì nemmeno ad avvicinarsi a Otranto perché fu trafitto da una freccia alle porte della città.[30]
Sembra che Gedik stesso si sia avvicinato alle mura di Otranto con una nave, ma sia stato quasi ucciso da un colpo di cannone, fatto esplodere su ordine del comandante Zurolo.[31]
Attacco di Otranto
[modifica | modifica wikitesto]Ahmed Pascià, dopo aver fallito tutti i tentativi diplomatici, diede ordine di bombardare le mura nemiche per 3 giorni, il 9, 10 e 11 agosto, durante i quali le mura furono solo leggermente rinforzate dai difensori.
Quasi sette ottavi (350) della milizia di Otranto scavalcarono le mura della città e fuggirono. I cinquanta soldati rimasti combatterono a fianco dei cittadini e versarono olio bollente e acqua sugli Ottomani che tentarono di scalare i bastioni tra il fuoco dei cannoni.
Nonostante la grande superiorità numerica dei turchi, i difensori combatterono con coraggio e fede, incoraggiati dallo stesso comandante.[32] Durante questi 3 giorni, i soldati turchi catturati dai difensori furono uccisi mediante macellazione, alcuni impiccati e altri impalati, su ordine di Zurolo, per spaventare gli attaccanti. I turchi riuscirono quindi a sfondare le mura con le loro batterie e ad aprire un varco in un punto, dove si trovava la porta chiamata La Porticella. Il giorno dell'ultima battaglia, quando gli invasori riuscirono ad aprire la breccia (vedi assedio) nelle mura, nonostante fosse stato gravemente ferito al braccio durante un assalto il giorno precedente, Francesco si precipitò armato insieme al figlio e ad altri uomini coraggiosi nel tentativo di respingere gli invasori, morendo poco dopo.
Giovanni Antonio Delli Falconi morì il giorno seguente, ancora in difesa della città.
Diverse versioni della sua morte e di quella del figlio
[modifica | modifica wikitesto]Esistono diverse versioni della sua morte: in una, venne catturato dai Turchi e segato in due;[33][34] muore combattendo nella difesa delle mura probabilmente mutilato, fatto che avrebbe dato origine alla prima versione.[35]
La rappresaglia fu particolarmente sanguinosa: 800 (813 circa) persone furono decapitate dopo 15 giorni di resistenza: il comandante Zurolo cadde quasi subito dopo l'apertura di una breccia in città, sui bastioni delle mura durante l'ultimo assalto nemico.[36][37] Poco dopo morì anche il capitano Delli Falconi.[38]
Anche sulla sorte del figlio le fonti divergono: secondo alcuni cadde eroicamente insieme al padre,[39] secondo altri fu portato prigioniero in Turchia, dove lo fecero rinnegare Cristo.[40] Il figlio di Francesco Zurolo viene erroneamente confuso con un altro cavaliere sconosciuto, morto insieme allo stesso capitano, poiché il coraggioso condottiero non aveva figli maschi.[41]
Sepoltura
[modifica | modifica wikitesto]Nella chiesa di Santa Caterina a Formiello a Napoli sono esposte, sotto l'altare della quarta cappella, due teche contenenti alcuni resti mortali - i teschi degli eroici difensori di Otranto - in numero di 240; in esse sono custoditi anche quelli dei due valorosi capitani recuperati e trasferiti (da Otranto a Napoli) per volontà di Alfonso II d'Aragona.[42][43]
Dediche
[modifica | modifica wikitesto]- Nel centro storico di Otranto, nei pressi della Cattedrale romanica, le strade sono quasi tutte dedicate agli eroi della Battaglia di Otranto. Tra queste ce n'è anche una dedicata a Francesco Zurlo – capitano 1480".
Citazioni
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Francesco Giannone, Memorie storiche: statuti e consuetudini dell'antica terra di Oppido in Basilicata, Oppido Lucano (PT), Fratelli Marsala, 1905, pp. 40, 41, 42, 43 e 55. URL consultato il 7 dicembre 2025.«...et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
- ↑ Vittorio Zacchini e Cosimo Damiano Fonseca, La guerra di Otranto del 1480-81. Operazioni strategiche e militari: atti del Convegno internazionale di studio promosso in occasione del V centenario della caduta di Otranto ad opera dei turchi: Otranto, 19-23 maggio 1980, a cura di Cosimo Damiano, Otranto (LE), Galatina Congedo 1986, 19-23 maggio 1980, pp. 268–271. URL consultato il 7 dicembre 2025.«... et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
- ↑ Franco Baldi e Giovanni Ballati, Gli 800 martiri. La presa di Otranto, Illustratore: Giovanni Ballati, Pistoia (PT), Etruria Editrice, Franco Baldi, 2017, pp. 26 e 27, ISBN 9788895533773. URL consultato il 7 dicembre 2025.«... et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
- ↑ Gianfreda Grazio, I beati 800 martiri di Otranto, 10ª ed., Lecce (LC), Tiemme, Edizioni del Grifo, 2002 [1996], pp. 37–41, ISBN 9788872613108. URL consultato il 7 dicembre 2025.«... et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
- ↑ Giuseppe Greco, Oltre la memoria. Momenti di vita della parrocchia S.S. Pietro e Paolo in Oppido Lucano, Lavello (PZ), Finiguerra Arti Grafiche, 1º gennaio 1998, pp. 252–255. URL consultato il 7 dicembre 2025.«... et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
- ↑ AA. VV., Il capitano Francesco Zurolo detto Zurlo, in L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola (NA), dicembre 2021, p. 56.«... et Ceccarella fuerat uxor quondam Francisci Zuroli...»
- ↑ AA. VV., Il capitano Francesco Zurolo detto Zurlo, in L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola (NA), dicembre 2021, pp. 55–61.«Complesso religioso situato in prossimità del centro abitato, si erge nel suo complesso dotato di ampi portali d'ingresso (vedi infra), uno dei quali reca: la lapide o pietra oblunga di fondazione e consacrazione del tempio con epigrafe -FRANCESCO ZVRVLO I FECIT in basso è lo stemma religioso dellOrdine Conventuale di Santa Maria del Gesù con monogramma scolpito raffigurante un disco raggiante caricato dalla croce al centro e da due lettere VM poste in basso ai lati; l'altro portale, invece, reca la data di fondazione -MCCCCLXXXII scolpita con lo stemma della famiglia -Zurulo seu Zurolo, come si evince soprattutto sia da questa iscrizione sia dai documenti d'archivio e dagli stemmi più antichi del fondatore. Questa grande struttura conventuale fu eretta in virtù di una disposizione testamentaria di Francesco Zurolo – morto due anni prima della suddetta data di erezione – al quale presumibilmente nominò erede ed esecutrice testamentaria la sua unica figlia Caterina Zurolo.»
- ↑ AA. VV., Capitolo IV - Ritratti di personaggi della Casata e Capitolo V - Monumenti e dimore storiche (roccheforti, castelli, manieri e palazzi) che hanno ospitato personaggi della Casata Albero genealogico illustrato, in Casata Zurolo. Origini e sviluppo di una famiglia feudale del Meridione d'Italia, 2024, pp. 113 e 173.«A pagina 113, si noti la pietra angolare dipinta nelle vostre tele di "Francesco Zurolo" e "Caterina Zurolo". A pagina 173, dalla prima foto a sinistra, la didascalia recita: Oppido Lucano, dettagli del "Convento e Chiesa di Santa Maria del Gesù": i due portali d'ingresso, uno dei quali reca la pietra angolare con l'iscrizione - FRANCISCO ZVRVLO | FECIT, che presenta l'emblema del venerabile "Ordine Conventuale di Santa Maria del Gesù" con un monogramma sacro scolpito raffigurante un disco radiante, una croce al centro, e con le lettere - VM poste su entrambi i lati...»
- ↑ Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, volume secondo, Tipografia del Cav. G. de Angelis e figlio, 1875, pp. 219–220. URL consultato il 22 agosto 2025.«L'autore menziona tutti i feudi posseduti dalla famiglia Zurolo nell'Italia meridionale (Regno di Napoli) all'epoca del loro dominio.»
- ↑ AA. VV., IV, in Casata Zurolo. Origini e sviluppo di una famiglia feudale del Meridione d'Italia, 2024, p. 113.«Tra i vari illustri membri della famiglia Zurolo raffigurati nella sezione, si veda la foto del dipinto postumo di Domenico Marrazzo, raffigurante Francesco Zurolo.»
- ↑ Staff di Nobili Napoletani, Famiglia Zurolo, su Pasquale Cavallo (a cura di), Nobili Napoletani, Pasquale Cavallo. URL consultato il 22 novembre 2024.«Francesco Zurolo, barone di Oppido e feudatario di Pietragalla e Casalaspro, capitano di fanteria che difese valorosamente Otranto durante l'assedio dei Turchi del 1480 al comando del Gran Visir Agomat Pascià, e fondatore (AD 1482, data postuma di fondazione) del convento e della chiesa di Santa Maria del Gesù, comunemente detta Sant'Antonio, a Oppido Lucano.»
- ↑ AA. VV., L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola, dicembre 2021, p. 53.«Vedere l'albero genealogico citato rappresentato dall'autore nel suo testo.»
- ↑ AA. VV., L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola, pp. 53, 55–56.«La geologia di Francesco Zurolo (estrapolata da 3 pagine di testo).»
- ↑ AA. VV., L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola, dicembre 2021, p. 55.«...nonché barone di Oppido Lucano e feudatario di Pietragalla e Casalaspro...»
- ↑ Annamaria G., In memoria del capitano Giovanni Antonio Delli Falconi, in Racconti dal Salento, Rosario Nicolardi, mercoledì 6 maggio 2015. URL consultato il 5 novembre 2025.«Nella prima settimana di giugno del 1480, re Ferdinando d’Aragona, informato sul trasferimento dell’armata turca da Costantinopoli a Valona, munì di presidio tutte le città delle marine, affidando Otranto a due capitani: il napoletano Francesco Zurolo e Giovanni Antonio Delli Falconi, che condusse da Pulsano un suo manipolo di fedelissimi.»
- ↑ Staff del Comune di Otranto, Cattedrale Santa Maria Annunziata, Si erge sul luogo più alto della cittadina, fu concepita affinché potesse essere la chiesa più autorevole di tutta la Puglia., su Città di Otranto, Regione Puglia, 5 novembre 2024. URL consultato il 10 giugno 2025.«In seguito alla liberazione della città dal dominio turco, durata 300 giorni dal 1480 al 1481, periodo in cui la cattedrale fu trasformata in moschea.»
- ↑ Staff dell'Arcidiocesi di Otranto, La Cattedrale, Dal 1080 ai giorni nostri, La storia della Cattedrale di Otranto, su Arcidiocesi di Otranto, Arcidiocesi di Otranto, 24 aprile 2019. URL consultato il 12 giugno 2025.«Nel 1481, le truppe liberatrici di Alfonso d'Aragona demolirono la facciata e il lato ovest, che furono ricostruiti nello stesso anno. Nel 1482, l'abside destra fu ampliata per dare una degna sepoltura alle spoglie dei gloriosi "Martiri di Otranto".»
- ↑ Staff di Japigia-Benvenuti nel Salento!, La cronaca della Strage di Otranto del 1480, su Japigia-Benvenuti nel Salento!, Paola Beatrice Arcano, 14 agosto 2004. URL consultato il 28 ottobre 2025.«I turchi erano ora di stanza a Valona, in Albania. Si diressero prima verso Brindisi con le loro galee.»
- ↑ Roberta, La conquista turca di Otranto, in SALENTO.into, Taviano, Marco Bove. URL consultato il 10 novembre 2025.«Era il 28 luglio 1480. Una flotta turca (di oltre 10 000 uomini), guidata da Gedik Ahmet Pascià, sbarcò nei pressi dei Laghi Alimini, a nord di Otranto.»
- ↑ Brindisi durante l’invasione turca di Otranto (PDF), Brundisii Res, 1978, pp. 133—141. URL consultato il 13 giugno 2026.«È stato detto e scritto che l'obiettivo iniziale di Gedik Achmet era Brindisi e che il pascià, avvertito della situazione a Otranto durante l'attraversamento del canale, preferì quest'ultima città in quanto completamente indifesa.»
- ↑ Grazio Gianfreda, I beati 800 martiri di Otranto, Edizioni del Grifo, Q. Gianfreda, 2007, p. 35, ISBN 9788872613108. URL consultato il 14 maggio 2026.
- ↑ Carlo Cesare Montani, Otranto: la strage degli ottocento martiri, Riflessioni attuali a proposito di corsi e ricorsi della storia, su Luciano Atticciati e Simone Valtorta (a cura di), Storico.org, Luciano Atticciati e Simone Valtorta, maggio 2018. URL consultato il 21 agosto 2025.«(1) Si tratta di una stima prudente, tratta dalla letteratura prevalente, in gran parte di origine locale. Infatti, secondo alcune fonti, i galeoni ottomani contavano almeno 200 uomini, con un numero proporzionalmente superiore a quello indicato. Al contrario, i difensori armati, privi di fanteria e di altri equipaggiamenti militari pesanti, contavano solo poche centinaia.»
- ↑ Vito Bianchi, Otranto 1480, Il sultano, la strage, la conquista, 2ª ed., Bari, Editori Laterza, 1º marzo 2018 [2016], ISBN 9788858132340. URL consultato l'11 giugno 2025.«... Zurlo. Un esercito di circa 10 000 guerrieri si sarebbe scagliato contro quel gruppo disorganizzato e miserabile, con un gran numero di armaioli, cuochi, medici e prostitute di truppa.»
- ↑ Luca Rocco, Romanzo senza filo, Racconto non lineare della comunicazione radio... e dintorni, Ledizioni, 9 febbraio 2024, ISBN 9788855269773. URL consultato il 22 agosto 2025.«...Francesco Zurolo, detto Francesco Zurlo, signore di Pietragalla, Casalaspro e Oppido Lucano. Il comandante Zurolo si unì al piccolo contingente militare di cinquanta cavalieri spagnoli e trecento fanti assegnati al suo...»
- ↑ Staff di historiaregni, I turchi ad Otranto, su Angelo D’Ambra, Salvatore de Chiara, Giuseppe De Simone, Alessandro Pellegatta, Davide Alessandra, Riccardo Pasqualin e Enrico Pizzo (a cura di), historiaregni, Angelo D’Ambra, 14 aprile 2020. URL consultato il 14 aprile 2024.«Il turco allestì una potente flotta di 90 galee, 15 maone e 40 golette con 18 000 uomini posta al comando di Agomat Keduti Pascià, supportata dall'agà dei giannizzeri, dal balivo di Negroponte e dai berjebei di Tracia. Erano salpati da Valona e l'aragonese, appena ne venne a conoscenza, fece condurre a Otranto mille soldati e quattrocento fanti, affidandoli al comando di Francesco Zurolo e Giovanni Antonio Falconi.»
- ↑ Staff di altaterradilavoro, La Battaglia di Otranto. Sogno espansionistico nel sud Italia per gli ottomani, campanello d’allarme per gli stati della Penisola., in ALTA TERRA DI LAVORO, GIA' TERRA LABORIS, GIA' LIBURIA, GIA' LIBORIA OLIM CAMPANIA FELIX, 20 luglio 2020. URL consultato l'8 giugno 2025.«Gli Ottomani potevano contare su oltre 15 000 uomini ben armati e addestrati, sul costante afflusso di rifornimenti dalla costa albanese e su pezzi di artiglieria superiori per numero e qualità, per non parlare delle loro 7 bombarde "di dimensioni incredibilmente grandi". Lo schieramento idruntino, invece, poteva contare su circa 5 000 uomini, praticamente tutti gli abitanti della città armati alla meno peggio più un piccolo gruppo di mercenari, il tutto comandato dal capitano Francesco Zurolo, su poche e vetuste armi e su un obsoleto sistema difensivo basato sulle mura bizantine della città, risalenti al X secolo, e sul castello di epoca federiciana costruito a picco sul mare e indebolito da anni di abbandono e salsedine.»
- ↑ Cosimo Enrico Marseglia, L’assedio e la presa di Otranto, in CorriereSalentino.it-un passo avanti, Lecce (LC), Dario De Carlo, Flavio De Marco e Gaetano Gorgoni, 30 giugno 2025. URL consultato il 21 gennaio 2026.«Il 29 luglio, la periferia della città cadde in mano alle forze ottomane e gli abitanti si rifugiarono all'interno delle mura della cittadella.»
- ↑ Vedere dal testo, in Poliorama Pittoresco, Anno V, Semestre I e II (1840/41), Napoli (NA), Filippo Cirelli, Salvatore Fergola, 1840–1841, p. 180.«Il dipinto nella cappella è basato su un'opera del pittore veneziano Bellini, il quale, su richiesta dello stesso sultano Mehmet II, si recò a Costantinopoli per realizzare l'originale.»
- ↑ Donato Moro e Gino Pisanò, Hydruntum, fonti documenti e testi sulla vicenda otrantina del 1480, Volume 1, vol. 1, Istituto delle culture mediterranee della provincia di Lecce, Gino Pisanò, Congedo, 2002, p. 135, ISBN 9788880864165. URL consultato il 13 giugno 2025.
- ↑ Staff di HistoriaRegni, Portale di divulgazione storica, "SUD-I turchi ad Otranto", in https://www.historiaregni.it/i-turchi-ad-otranto/, 14 aprile 2020. URL consultato l'11 aprile 2024.«Nelle prime ore del 28 luglio, le navi ottomane apparvero davanti al porto e, trovato un punto indifeso sulla costa adatto allo sbarco, sbarcarono uomini, cavalli, cannoni e munizioni. La città fu assediata e fu immediatamente ordinata la resa. Un'assemblea popolare riunita in cattedrale, guidata dai deputati Angelantonio Sanpietro, Gabriele Gaetano, Domenico Coluccia, Alessandro Carbotto, Lanzillotto Fagà e altri notabili, decise di non arrendersi. Un novantenne del posto, Ladislao De Marco, prese le chiavi della città, si recò in riva al mare seguito da un gran numero di concittadini e le mostrò provocatoriamente al nemico, prima di gettarle tra le onde.»
- ↑ Vito Bianchi, Otranto 1480, Il sultano, la strage, la conquista, 2ª ed., Bari (BA), Editori Laterza, 1º marzo 2018 [2016], ISBN 9788858132340. URL consultato l'11 giugno 2025.«... Zurlo aveva rifiutato sprezzantemente le offerte del sangiaccato ed era arrivato persino a rispondere con una bombarda, "che gli aveva fatto un torto": Gedik Ahmed Pasha se n'era andato schiumando di rabbia, irritato dal...»
- ↑ (ES, IT) Staff della conferenza e Hubert Houben, La conquista turca di Otranto (1480) tra storia e mito, atti del convegno internazionale di studio, Otranto-Muro Leccese, 28-31 marzo 2007 · Volume 1, vol. 1, Otranto (LE), Muro Leccese (LE), Congedo, 1º dicembre 2008 [28-31 marzo 2007], p. 369, ISBN 9788880868309. URL consultato il 2 dicembre 2025.«...L'autore sottolinea il coraggio del popolo indrunito di fronte all'aggressione turca; ricorda memorabili esempi di sacrificio, come quello del Capitano Francesco Zurolo che esortò i suoi soldati a combattere per la loro fede, non avendo alcuna speranza di salvare né la città né la loro vita; o quello della madre che, nell'ultimo momento della sua morte, incoraggiò il figlio ad affrontare serenamente la morte nel nome di Cristo.»
- ↑ Jakov Lukarević (Luccari), Copioso ristretto degli annali di Ravsa, vol. 3, National Library of the Czech Republic, Ad istanti di Antonio Leonardi, 1605, p. 111. URL consultato il 21 novembre 2025.«... tagliarono a pezzi Francesco Zurolo, il governatore della guarnigione...»
- ↑ Matteo di Giovanni, Cecilia Alessi e Alessandro Bagnoli, Siena: La memoria di Pio 11, in Cronaca di una strage dipinta, Ali, Alessandro Bagnoli e Cecilia Alessi, 2006, ISBN 9788888769134. URL consultato il 21 novembre 2025.«Dopo essere stato catturato e disarmato, venne tagliato in due parti.»
- ↑ Lucia Gualdo Rosa, Francesco Tateo e Isabella Nuovo e Domenico Defilippis, Gli umanisti e la guerra otrantina-testi dei secoli XV e XVI, Bari, 1982, p. 35, ISBN 9788822060051. URL consultato il 21 novembre 2025.«Francesco Zurolo, dopo essere stato catturato dagli invasori ottomani, venne tagliato in due parti.»
- ↑ (HR) Momčilo Spremić, Ragusa tra gli aragonesi di Napoli e i Turchi, in Dubrovnik e gli Aragonesi (1442–1495), 1987, p. 193. URL consultato il 21 novembre 2025.«Francesco Zurolo venne ucciso quasi subito dopo l'apertura di una breccia nelle mura di Otranto.»
- ↑ Francesco Grasso, La poesia delle Calabrie, vol. 1, Vibo Valentia, QUALECULTURA-Jaca Book, 1994, ISBN 8816900512.
- ↑ Vito Bianchi, Otranto 1480, Il sultano, la strage, la conquista, 2ª ed., Bari, Editori Laterza, 1º marzo 2018 [2016], ISBN 9788858132340. URL consultato l'11 giugno 2025.«... "Zurolo," already wounded in previous clashes, was mortally wounded, and his body, armed, lay beneath the walls of the stands. "Giovanni Antonio Delli Falconi" also died of blood loss.»
- ↑ Grazio Gianfreda, I santi martiri di Otranto, a cura di Quintino Gianfreda, 12ª ed., EDIZIONI GRIFO, pp. 37, 42 e 45, ISBN 9788869940019.«Francesco Zurolo, with his son at his side and at the head of his brave men, fought like a lion and massacred the enemy, repeating Leonidas' gesture at the Pass of Thermopylae. The resistance was tenacious: the ground was ceded inch by inch, until, overwhelmed by the pressing storm, he fell heroically together with his son and all his warriors.»
- ↑ Domenico Defilippis, Isabella Nuovo e Lucia Gualdo Rosa, Gli umanisti e la guerra otrantina. Testi dei secoli XV e XVI, Edizioni Dedalo, 1982, pp. 26, 35, 40, 120, 123, 176, 179, ISBN 9788822060051. URL consultato il 21 novembre 2025.
- ↑ AA. VV., L'Assedio di Otranto del 1480 e i suoi prodi capitani: Francesco Zurolo detto Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi, Nola, Dicembre 2021.«La genealogia di Francesco Zurolo (estrapolata da 3 pagine di testo). L'autore evidenzia e presenta al lettore innanzitutto l'albero genealogico della famiglia Zurolo o Zurlo, seguito dalla biografia del feudatario stesso. Non vi è alcuna traccia storica di un figlio maschio in questa biografia.»
- ↑ Giuseppe Ceci, La chiesa e il convento di Santa Caterina a Formello, in Napoli nobilissima, IX, Arte tipografica Napoli - Napoli (NA), 1900, pp. 49–51, 67–70.«Quando i domenicani lombardi presero possesso di S. Caterina a Formello, vi trasferirono le reliquie dei martiri di Otranto che avevano avuto in custodia durante il breve periodo della loro permanenza alla Maddalena. Esse si trovavano in quella chiesa da quando il Duca di Calabria l'aveva annessa al suo palazzo ducale.»
- ↑ Giuseppe Ceci, La chiesa e il convento di Santa Caterina a Formello, in Napoli nobilissima, X, 1901, pp. 35–39, 101–105, 178–183.
- ↑ Francesco Tateo, Chierici e feudatari del Mezzogiorno, Laterza, 1984, pp. p.59, ISBN non esistente.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (TK) Ibn Kemal, Osman Han'ın Hikâyeleri, traduzione di Storie della casa di Osman.
- Francesco Giannone, Memorie storiche: statuti e consuetudini dell'antica terra di Oppido in Basilicata, Oppido Lucano (PT), Fratelli Marsala, 1905, pp. 40, 41, 42, 43 e 55. URL consultato il 7 dicembre 2025.
- Maria Corti, L'ora di tutti, Bompiani, 1991, pp. 26, 100 e 104, ISBN 9788845216886. URL consultato il 23 maggio 2024.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Famiglia Zurolo, su nobili-napoletani.it.

