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Fjord (film)

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Fjord
Lingua originaleinglese[1], norvegese, rumeno
Paese di produzioneRomania, Francia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Svezia
Anno2026
Durata146 min
Rapporto2,39:1
Generedrammatico
RegiaCristian Mungiu
SceneggiaturaCristian Mungiu
ProduttoreCristian Mungiu, Tudor Reu, Dyveke Bjørkly Graver, Andrea Berentsen Ottmar, Katrin Pors, Mikkel Jersin, Jussi Rantamäki, Emilia Haukka, Sean Wheelan, Kristina Börjeson, Mimmi Spång, Pascal Caucheteux, Vincent Maraval, Grégoire Sorlat, Marco Perego, Adela Vrânceanu Celibidache
Casa di produzioneMobra Film, Why Not Productions, Eye Eye Pictures, Film i Väst, Garagefilm International, Snowglobe, Aamu Film Company, France 3 Cinéma, Goodfellas
Distribuzione in italianoBiM Distribuzione
FotografiaTudor Vladimir Panduru
MontaggioMircea Olteanu
Effetti specialiFilip Kruse
MusicheKaspar Kaae
ScenografiaMarius Winje Brustad, Simona Pădurețu
CostumiKirsi Gum
TruccoIngrid Opdahl, Nastasia Mateiu
Interpreti e personaggi

Fjord è un film del 2026 diretto, sceneggiato e co-prodotto da Cristian Mungiu, con protagonisti Sebastian Stan e Renate Reinsve. Ha vinto la Palma d'oro al 79º Festival di Cannes.[2][3]

I Gheorghiu, padre rumeno, madre norvegese e cinque figli, si trasferiscono da Bucarest nel paesino d'origine della madre, Lisbet, in un fiordo. Ferventi cristiani evangelici e refrattari alla modernità, i loro valori cozzano con quelli progressisti e laici delle istituzioni norvegesi, rappresentati dai vicini di casa, gli Halberg, che culminano in un intervento dei servizi sociali quando una maestra di scuola scopre delle ecchimosi sul corpo dei giovani Gheorghiu. Nel sospetto generale Mihai, il padre, si trova a difendere in tribunale non soltanto la propria patria potestà, ma la pari dignità della sua cultura d'origine.

Per il soggetto del film, Mungiu si è ispirato a dei casi di cronaca che aveva seguito nel corso degli anni, tra cui quello di una famiglia di immigrati polacchi in Danimarca, una di immigrati indiani in Svezia e una di immigrati rumeni in Norvegia, in cui intravedeva «un pattern di scontri tra conservatori e progressisti [...] più che mai evidente nei paesi nordici, tra i più progressisti d'Europa».[4] Ha in particolare studiato a fondo il terzo caso, intervistando la famiglia, il giudice e i giornalisti che si erano occupati della vicenda, decidendo alla fine di non fare un film sulla vicenda, ma di trarne solamente ispirazione.[4]

«Viviamo in una società molto estremizzata, in cui esistono due gruppi convinti di avere la verità in tasca e ciò ha portato a una sorta di violenza sociale che rende impossibile la convivenza civile [...] [e] trovare un terreno comune. [...] Credo sia importante usare il cinema per parlare delle preoccupazioni che nutriamo riguardo alla direzione che ha preso la nostra società. [...] questo scontro, che non ha una soluzione chiara, è qualcosa che dobbiamo affrontare e per cui dobbiamo cercare delle risposte, perché altrimenti finiremo per uccidere chi non la pensa come noi. [...] questo film non parla di Romania e Norvegia [...] [ma del] conflitto tra uno strato della società che ha avuto accesso a privilegi, istruzione e ricchezza, permettendogli di essere persone più empatiche, e lo strato con meno opportunità che hanno queste idee retrograde. [...] Non possiamo semplicemente perorare cause socialmente liberali a persone che non hanno l'acqua potabile, [...] non basta credere che i nostri valori siano quelli giusti. Dobbiamo convincere le persone che lo sono, [...] impegnarci nella generosità, condividere la nostra ricchezza con le aree del mondo e delle società più povere, se vogliamo che progredisca nella giusta direzione. [...] Esprimere dei dubbi sulla società liberale non fa di me un conservatore, significa solo che ho più fiducia nel progressismo riguardo la sua capacità di ammettere l'autocritica.[4]»

Per realizzare il suo primo film al di fuori della Romania,[1][4] Mungiu l'ha prodotto attraverso la Mobra Film di se stesso, Hanno Höfer e Oleg Mutu, in co-produzione con le francese Why Not Productions, la danese Snowglobe, la finlandese Aamu Film Company, le svedesi Film i Väst e Garagefilm e la norvegese Eye Eye Pictures.[1] Il film ha ricevuto sovvenzioni da numerosi enti scandinavi ed europei,[1] tra cui 500 000 euro dal fondo Eurimages.[5]

Nativo della Romania, Stan aveva espresso interesse a lavorare con Mungiu dopo averlo conosciuto al termine di un dibattito a seguito di una proiezione di Un padre, una figlia (2016), per la quale aveva guidato 400 km, e i due erano rimasti in contatto negli anni seguenti, in attesa di un soggetto adatto all'attore.[4] L'idea di rendere calvo Mihai è stata di Mungiu mentre pensava a come "rendere credibile un divo di Hollywood" nel ruolo dell'uomo qualunque e ha aiutato l'attore a calarsi nel personaggio.[4] La chimica tra Stan e la Reinsve, che avevano già recitato insieme in A Different Man (2024), ne ha facilitato il compito, dovendo loro iniziare a girare le proprie scene il giorno stesso dell'arrivo in Norvegia.[4]

Le riprese si sono svolte a Øye e Stenes, nella contea di Møre og Romsdal, dove la co-produttrice norvegese Eye Eye Pictures aveva già girato Armand (2024).[1] Sono durate 36 giorni, dal marzo al maggio 2025.[1] È stato girato da una troupe in egual misura rumena e scandinava, sia per accomodare i collaboratori abituali del regista che per ragioni di budget, costando le maestranze rumene meno di quelle locali.[1] Mungiu e il resto dei suoi connazionali sono rimasti sorpresi dallo scoprire che in Norvegia la giornata lavorativa, tra cui quella su un set cinematografico, era di otto ore.[4]

Distribuzione

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Il film è stato presentato in anteprima il 18 maggio 2026 al 79º Festival di Cannes.[1][6] Sarà distribuito nelle sale cinematografiche italiane dalla BiM Distribuzione in data da destinarsi.[7]

Teo Youssoufian su CineFacts dal Festival di Cannes elogia il film ma si dice perplesso perché "Cristian Mungiu sceglie inaspettatamente da che parte stare, togliendo forza e coerenza al racconto di Fjord"[8].

Riconoscimenti

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  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Geoffrey Macnab, How a Romanian and Norwegian crew joined forces to shoot Cristian Mungiu’s ‘Fjord’, in Screen Daily, 17 maggio 2026. URL consultato il 23 maggio 2026.
  2. La Palma d'oro di Cannes a «Fjord» di Cristian Mungiu, su Corriere del Ticino, 23 maggio 2026. URL consultato il 26 maggio 2026.
  3. Fjord di Cristian Mungiu è il film su cui litigheremo di più quest'anno, su Rivista Studio, 24 maggio 2026. URL consultato il 26 maggio 2026.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 (EN) Scott Roxborough, Cristian Mungiu on ‘Fjord,’ Polarization and Why Liberal Societies Need to Doubt Themselves, su The Hollywood Reporter, 22 maggio 2026. URL consultato il 23 maggio 2026.
  5. (EN) Co-production funding in 2025, su coe.int, Consiglio d'Europa, 2 dicembre 2025. URL consultato il 23 maggio 2026.
  6. (FR, EN) Calendario delle proiezioni della 79ª edizione (PDF), su festival-cannes.com, Festival di Cannes, 8 maggio 2026. URL consultato il 21 maggio 2026.
  7. Chiara Ugolini, Cannes, da “Fjord” a “Minotaur” i film vincitori e quando li vedremo in sala o in streaming, in La Repubblica, 24 maggio 2026. URL consultato il 25 maggio 2026.
  8. Teo Youssoufian, Fjord - Recensione: la famiglia nel fiordo - Palma d'oro Cannes 2026, su CineFacts.it, 24 maggio 2026. URL consultato il 24 maggio 2026.
  9. (EN) Guy Lodge, Romanian Director Cristian Mungiu Wins His Second Palme d’Or at Cannes Film Festival for ‘Fjord’, in Variety, 23 maggio 2026. URL consultato il 23 maggio 2026.

Collegamenti esterni

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