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Federico da Montefeltro

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BERJAYA Disambiguazione – Se stai cercando altri personaggi chiamati Federico da Montefeltro, vedi Federico da Montefeltro (disambigua).
Federico da Montefeltro
BERJAYA
Federico nel Doppio ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca (1465-1472 circa, Galleria degli Uffizi)
Duca di Urbino
come Federico III
Stemma
Stemma
In caricaagosto 1474 
10 settembre 1482
PredecessoreSe stesso come Conte
SuccessoreGuidobaldo I
Conte di Urbino
In carica23 luglio 1444 
agosto 1474
PredecessoreOddantonio II (come Duca)
SuccessoreSe stesso come Conte
Altri titoliConte di Castel Durante, Mercatello, Montefeltro e Urbino
Signore di Cagli, Cantiano, Frontone, Gubbio e Sassocorvaro
Vicario apostolico in temporalibus
Gonfaloniere della Chiesa
NascitaCastello di Petroia, Gubbio, 7 giugno 1422
MorteFerrara, 10 settembre 1482 (60 anni)
Luogo di sepolturaChiesa di San Bernardino
DinastiaDa Montefeltro
Ubaldini
PadreGuidantonio da Montefeltro (in realtà Bernardino Ubaldini)
MadreElisabetta degli Accomanducci (in realtà Aura da Montefeltro)
ConiugiGentile Brancaleoni
Battista Sforza
Figlivedi sezione
ReligioneCattolicesimo
MottoOfficium natura docet
Federico da Montefeltro
BERJAYA
Ritratto in armatura del duca Federico da Montefeltro
SoprannomeLa luce dell'Italia
NascitaGubbio, 7 giugno 1422
MorteFerrara, 10 settembre 1482
Cause della mortemalattia
Luogo di sepolturachiesa di San Bernardino
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servitoBERJAYA Regno di Napoli
BERJAYA Ducato di Milano
BERJAYA Repubblica di Firenze
BERJAYA Stato Pontificio
BERJAYA Ducato di Urbino
BERJAYA Ducato di Ferrara
Forza armataMercenari
Anni di servizio1438 - 1482
GradoCondottiero
Capitano generale
FeriteOcchio sinistro
Guerre
Battaglie
Nemici storiciSigismondo Pandolfo Malatesta
Altre caricheGonfaloniere della Chiesa
voci di militari presenti su Wikipedia
BERJAYA
Documento sulla nascita di Federico da Montefeltro.[1]
BERJAYA
Impresa di Federico, gru e motto latino Officium natura docet ("la natura insegna il dovere")

Federico da Montefeltro, definito dalla storiografia moderna come Federico III da Montefeltro (Gubbio, 7 giugno 1422Ferrara, 10 settembre 1482), è stato un condottiero e duca italiano, capitano di ventura e famoso signore rinascimentale.

Conte di Montefeltro, di Urbino e di Castel Durante, ebbe signoria su molti altri luoghi, arrivando ad assurgere al rango di duca di Urbino, dal 1474 alla morte.[2] Nel 1437 sposò in prime nozze Gentile Brancaleoni (1416-1457), figlia del signore di Mercatello e Sant'Angelo in Vado Bartolomeo Brancaleoni; in seconde nozze, nel 1460, Battista Sforza (1446-1472), figlia di Alessandro Sforza signore di Pesaro e suo cognato. Federico, figlio illegittimo, assunse il potere dopo l'omicidio del fratellastro Oddantonio nel 1444.

Federico combatté a lungo con il confinante Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, il cui figlio in seguito diverrà genero dello stesso duca. Nella sua rivalità con Firenze, con cui precedentemente era alleato, fu uno dei promotori, assieme a papa Sisto IV, nel 1478 della congiura dei Pazzi contro Lorenzo il Magnifico e Giuliano de' Medici.[3] Tuttavia le due città si riappacificarono poco dopo unendosi contro Venezia e lo stesso papa, ma Federico morì di malaria durante il conflitto mentre comandava l'esercito del ducato di Ferrara.

Allievo dell'umanista Vittorino da Feltre, Federico da Montefeltro impiegò gli enormi guadagni derivati dalle condotte militari per mantenere una splendida corte, ma soprattutto per edificare il Palazzo Ducale d'Urbino e il Palazzo Ducale di Gubbio, per rafforzare le difese militari dello stato con la costruzione e la ristrutturazione delle rocche, e per allestire una delle più celebri biblioteche dell'epoca. Per questo è ricordato come uno dei principali mecenati del Rinascimento italiano ed era definito "la luce dell'Italia"[4].

Fu il primo straniero ad essere insignito dal monarca britannico dell'Ordine della Giarrettiera. Federico fu amico intimo di Piero della Francesca, che dipinse il dittico dei duchi di Urbino esposto alla Galleria degli Uffizi; in questo ritratto il volto di Federico assume la forma fisica dello stesso territorio e in definitiva ne celebra, in modo simbolico, la reciproca appartenenza.[5]

Federico da Montefeltro nacque a Gubbio nel 1422, figlio naturale di Guidantonio da Montefeltro e di una donna nubile. Federico fu poi legittimato con una bolla papale emessa da papa Martino V, zio di Caterina Colonna seconda moglie di Guidantonio. Tuttavia leggende e ipotesi fantasiose hanno costellato nei secoli passati i suoi natali. Secondo alcuni storici e documenti, egli sarebbe stato figlio di Elisabetta degli Accomanducci[6][7] di Monte Falcone, dei conti del castello di Petroia, dama di compagnia della prima moglie di Guidantonio, Rengarda Malatesta[8]. Elisabetta ebbe in seguito un altro figlio chiamato anche lui Federico. L'opinione maggiormente condivisa al giorno d'oggi è però che egli fosse figlio di Aura da Montefeltro, a sua volta figlia naturale di Guidantonio, e di suo marito Bernardino Ubaldini, e che fosse stato fatto passare per figlio di suo nonno materno Guidantonio che al tempo non aveva figli maschi.[9][10][11] La propaganda di Sigismondo Pandolfo Malatesta usò la diceria contro di lui, ma sussistono diversi documenti, tra cui scritti di papa Pio II e papa Sisto IV, alleati del duca e suoi protettori, in cui la paternità di Federico è attribuita a Bernardino Ubaldini e non a Guidantonio.[12] In ogni caso, Federico si considerò, pubblicamente, sempre figlio di quest'ultimo.

BERJAYA
Piero della Francesca, Pala di Brera (1472 circa), con Federico da Montefeltro inginocchiato a destra; nel dipinto è presente anche il figlio illegittimo Antonio, identificato dalla critica come il primo dei due angeli sulla destra, dietro il mantello della Vergine Maria, ritratta da Piero con le sembianze della Duchessa Battista Sforza deceduta poco prima.

Introdotto a corte solo nel 1424, dopo la morte della contessa Rengarda Malatesta, prima moglie di Guidantonio, ne venne allontanato nel 1427 alla nascita di Oddantonio, figlio legittimo del conte di Urbino e della seconda moglie Caterina Colonna. Passò l'infanzia dapprima nel monastero benedettino di Gaifa, presso Urbino, poi - per volontà del conte Guidantonio - presso la corte di Giovanna Alidosi, vedova del conte Bartolomeo Brancaleoni; nel 1433 fu inviato a Venezia come ostaggio (a garanzia degli accordi tra Eugenio IV e Filippo Maria Visconti) e successivamente visse a Mantova, dove frequentò la celebre scuola di Vittorino da Feltre (Ca' Zoiosa). In quella circostanza venne armato cavaliere dall'imperatore Sigismondo di Lussemburgo (1433). Dopo essere tornato in patria sposò nel 1437 Gentile Brancaleoni, ottenendo in tal modo la terra di Mercatello, con numerosi castelli, per i quali venne creato conte nel 1443.

La morte di Oddantonio e l'ascesa di Federico

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Nel 1438 ricevette il comando della compagnia militare detta "Feltria", creata in società da Bernardino Ubaldini e da Guidantonio da Montefeltro, e militante nell'esercito visconteo comandato da Niccolò Piccinino. Il 22 luglio 1444 a Urbino viene barbaramente assassinato il fratellastro (o zio) Oddantonio, accusato dal popolo di molestare le donne urbinati e di comportamento tirannico[13] nonché di essere sotto l'influenza dei rivali Malatesta. Federico si recò in città, firmando una convenzione con il comune nella quale era prevista l'immunità per i congiurati, venendo acclamato Signore. Con analoghe forme prenderà possesso di tutti i domini aviti. L'estraneità di Federico all'assassinio è stata messa in dubbio dai più (contemporanei e storici moderni), secondo i quali doveva perlomeno esserne al corrente. Alleato di Francesco Sforza, nel 1445 acquistò la signoria di Fossombrone da Galeazzo Malatesta senza autorizzazione papale, cosa che gli costò la scomunica, tolta solo due anni dopo dal papa Niccolò V.

Nel 1447 ottenne per la prima volta la piena legittimazione del potere con la concessione del vicariato apostolico in temporalibus. In quegli anni Federico si sbarazzò delle ultime opposizioni interne. Nel 1446 sventò la cosiddetta congiura di carnevale, nella quale risultarono coinvolti importanti esponenti della famiglia comitale e della corte di Oddantonio, ovvero Antonio di Niccolò da Montefeltro, Francesco di Vico e Giovanni di San Marino, che furono tutti decapitati mentre le sorellastre Sveva e Violante furono di fatto esiliate a Roma presso lo zio cardinale Prospero Colonna; nel 1447 soppresse nel sangue la rivolta di Fossombrone, sobillata (come la congiura di carnevale) dal signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta (la città venne messa a ferro e fuoco per tre giorni, affinché fosse da monito, in tutto il Montefeltro, di quale fosse la sorte di chiunque avesse osato la ribellione).

La ferita al volto

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Federico si faceva raffigurare sempre dal suo lato sinistro della faccia a causa della perdita dell'occhio destro in uno scontro armato imprecisato, forse il torneo del 1450 organizzato per commemorare l'ascesa di Francesco Sforza al titolo di duca di Milano. Sebbene si sia ritenuto per un certo periodo che Federico si fosse fatto praticare un taglio sul naso per ampliare la visuale dell'occhio sinistro rimastogli, con un intervento di rinoplastica, è possibile che il ponte nasale gli fosse stato frantumato dallo stesso colpo di lancia che gli distrusse l'occhio.[14][15]

Guerra contro Rimini

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L'azione politica militare del conte di Urbino fu per lo più indirizzata a contenere e contrastare quella di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. I contrasti tra le due casate avevano origini antiche, risalenti alla metà del Duecento, ma si acuirono e si smorzarono a fasi alterne. Alle ragioni politiche (territoriali ed economiche) si aggiunse una profonda antipatia personale. Le scelte di schieramento e i passaggi di alleanza furono spesso dettati dalla forte contrapposizione tra i due. L'epilogo avvenne nel 1462 nella battaglia del Cesano, quando Federico sconfisse duramente i riminesi. Sigismondo fu costretto a ripiegare e da allora, nel giro di pochi mesi, perse tutti i domini a esclusione di Rimini. Federico, che agiva come capitano del papa che intendeva annettere la signoria ribelle di Rimini, si avvantaggiò ottenendo ampi possedimenti nel Montefeltro (1463). Dopo la morte di Sigismondo (1468), la figlia di Federico Elisabetta da Montefeltro si unì in matrimonio con il figlio del Malatesta, Roberto (1475), che combatté anche sul fronte opposto e morì quasi contemporaneamente al duca.

Il titolo ducale

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Nel 1472 Federico fu incaricato da Lorenzo de' Medici di prendere possesso, alla testa di seimila armati, di Volterra per conto di Firenze (già precedentemente aveva combattuto per il padre Piero) che rischiava di perdere il controllo delle miniere di allume, appena scoperte nelle colline metallifere. Trovandosi di fronte un esercito di popolo, composto anche da contadini, i mercenari di Federico da Montefeltro si abbandonarono a terribili saccheggi e vaste distruzioni, suscitando sdegno tra i fiorentini.

Nel 1474 Federico raggiunse l'apice del prestigio ottenendo il titolo ducale di Urbino dal papa Sisto IV, che gli concesse anche l'Ordine equestre di San Pietro. La figlia Giovanna da Montefeltro sposò poco dopo Giovanni della Rovere, un nipote del papa. In quell'anno fu anche aggregato all'Ordine dell'Ermellino dal re Ferdinando I di Napoli e nell'Ordine della Giarrettiera dal re Edoardo IV d'Inghilterra.

Federico da Montefeltro trasformò il ducato di Urbino in un importantissimo centro artistico e culturale, secondo in Italia solo a quello di Lorenzo il Magnifico a Firenze.

La guerra contro Firenze

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei Pazzi.

In seguito, dopo che Lorenzo il Magnifico gli bloccò i pagamenti delle condotte (probabilmente per ritorsione per l'avvicinamento del Montefeltro alla famiglia Pazzi), nonché infastidito dall'espansione di Firenze, Federico cominciò a provare forte risentimento contro i Medici. Recenti studi dimostrano[3] che fu, assieme al papa Sisto IV, a suo nipote Girolamo Riario e a Ferrante d'Aragona, uno degli artefici della memorabile congiura dei Pazzi avvenuta nel 1478 all'interno del Duomo di Firenze con lo scopo di eliminare Lorenzo de' Medici e il fratello Giuliano. L'obiettivo era quello di portare Firenze sotto il controllo di Roma nell'ambito del disegno espansionistico di Sisto IV, rimuovere la Repubblica e la signoria cittadina e installarvi il Riario (principale mente della congiura) come signore, con i Pazzi in qualità di banchieri del pontefice. Il duca doveva inoltre la sua investitura solenne proprio a Sisto IV, di cui era vassallo, nonché a Riario stesso. Federico dispose in favore dei congiurati truppe per 600 uomini alle porte di Firenze.

Attivo nell'organizzazione della congiura fu Pietro Felici, segretario del duca di Urbino. Al tempo il duca non venne accusato, e il suo nome compare solo in alcune corrispondenze cifrate tra cui quella del Montefeltro stesso decifrata modernamente con le chiavi di decrittazione di Cicco Simonetta.[3] Infatti il Magnifico, dopo essersi vendicato degli assassini di Giuliano (gli esecutori legati alla famiglia Pazzi e l'arcivescovo di Pisa Salviati), fece pubblicare in agosto la confessione del sicario Giovanni Battista da Montesecco, ma da accorto diplomatico fece però omettere il nome del duca Federico da Montefeltro, mettendosi così in credito nei suoi confronti. Avendo il papa dichiarato guerra a Firenze assieme agli alleati tra cui Ferrante d'Aragona re di Napoli, per protesta contro la detenzione del nipote Raffaele Riario e dopo aver lanciato la scomunica a Lorenzo, Federico fu uno dei comandanti incaricati dal pontefice e dal sovrano aragonese nel giugno 1478. Nel settembre del 1479, Federico da Montefeltro attaccò di sorpresa la Fortezza di Poggio Imperiale assieme al duca di Calabria e alle truppe senesi, facendo prigionieri molti capitani di ventura al soldo di Firenze. Le truppe saccheggiarono e occuparono Casole d'Elsa, Certaldo e Castelfiorentino. La guerra terminò dopo una rischiosa missione diplomatica del Magnifico in persona a Napoli nel 1480. Dopo la guerra dei Pazzi, Lorenzo e Federico saranno di nuovo alleati accanto al duca Ercole I d'Este nella cosiddetta "guerra del sale" a Ferrara contro Venezia.

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Chiesa di San Bernardino a Urbino: cenotafio di Federico da Montefeltro di epoca barocca, con busto realizzato da Girolamo Campagna (1620).
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Tomba di Federico da Montefeltro (indicato come Federico II in quanto secondo duca di Urbino) e del figlio Guidobaldo con la moglie Elisabetta Gonzaga, Chiesa di San Bernardino.

La guerra di Ferrara e la morte

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BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra di Ferrara (1482-1484).

Nonostante la menomazione all'occhio, a cui si aggiunsero quella a una gamba (dovuta al crollo del pavimento della stanza in cui alloggiava a San Marino nel 1478) e la gotta[16] (descritta da lui stesso nelle lettere ed evidenziata da coloro che ne hanno analizzato lo scheletro), continuò per tutta la vita a combattere, nonostante la difficoltà a cavalcare sopraggiunta. Federico da Montefeltro morì, colpito da una malattia infettiva, probabilmente una ricaduta della malaria che lo aveva colpito anni prima, durante la guerra di Ferrara il 10 settembre 1482, mentre comandava l'esercito del duca di Ferrara, alleato dei fiorentini e opposto a quello papale e veneziano.

Federico fu sepolto nella chiesa di San Bernardino in Urbino.[16] Il corpo imbalsamato fu posto inizialmente in una cassa di legno, appesa alla parete destra dell'altare maggiore, e rimase fino al 1620 circa, quando vennero realizzati su ordine di Francesco Maria II della Rovere i due cenotafi dei duchi alle pareti della navata, e la bara di Federico da Montefeltro fu deposta con quelle dei familiari nella cripta sotto il pavimento. A causa dell'umidità della camera sepolcrale il corpo, precedentemente mummificato, venne irreparabilmente danneggiato, al punto che nelle successive ricognizioni nemmeno il cranio era intatto.[17] Riesumati nel 2000 e portati per analisi all'Università di Pisa, i resti di Federico sono ritornati a Urbino solo nel 2022; il 7 giugno il feretro, avvolto nelle bandiere del Ducato, è stato solennemente ricollocato nella chiesa.[18][19]

Gli successe come duca il giovanissimo figlio Guidobaldo, di soli 10 anni, sotto la tutela dello zio Ottaviano Ubaldini e del fratellastro Antonio.

Condotte militari

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Dopo l'esperienza fatta nell'esercito visconteo comandato dal Piccinino (1438-1441) è al servizio del re di Napoli contro Francesco Sforza (1442). Dopo la presa del potere, nel 1444 passa a Francesco Sforza e alla Repubblica fiorentina.

Nel 1450 lascia la condotta fiorentina per il solo Sforza, divenuto duca di Milano. A partire dall'anno successivo è con il re di Napoli.

L'apoteosi delle azioni militari venne raggiunta con la presa di Volterra per conto di Firenze nel 1472. Ma innumerevoli sono state le sue vittorie, spesso conquistate con stratagemmi diversi volti a evitare scontri armati e ottenere facilmente la resa, come contaminare l'acqua dei pozzi assediati o tramite trattative. Fu paragonato a Demetrio I Poliorcete. Si dimostrò magnanimo con chi si arrendeva, spietato con quanti resistevano.

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Statua di Federico da Montefeltro, di Girolamo Campagna, Palazzo Ducale di Urbino

Federico ebbe la signoria (fondiaria o cittadina) su diversi feudi pontifici e imperiali:

  • conte di Montefeltro per nascita (titolo imperiale risalente al XIII secolo), ma come i suoi predecessori non ebbe il dominio dell'intera regione storica se non dopo il 1463;
  • conte di Urbino per nascita (titolo imperiale risalente al 1226);
  • conte di Mercatello per investitura pontificia del 1443 dei territori portati in dote dalla moglie Gentile Brancaleoni (cedette i domini a Ottaviano degli Ubaldini nel 1474);
  • conte di Castel Durante per nascita (titolo ottenuto dal padre nel 1424 per investitura pontificia);
  • signore di Gubbio, Cagli, Cantiano e Frontone per nascita (titoli sempre ottenuti dal padre nel 1424 per investitura pontificia);
  • signore di Sassocorvaro, dalla successione del 1444, di Fossombrone dal 1445, Pergola dal 1459 e di numerosi castelli minori del Montefeltro a partire dal 1463.

Nel 1474 venne elevato al rango di duca di Urbino, ma lo stato continuò a mantenere il precedente carattere composito di città, terre e castelli che si reggevano con propri statuti, governati dal Montefeltro per accordi e patti giurati, quindi sotto la veste giuridica del Vicariato apostolico in temporalibus concesso dal Pontefice.

BERJAYA Lo stesso argomento in dettaglio: Rinascimento urbinate.
BERJAYA
Anonimo fiorentino, Città ideale di Urbino, realizzato alla corte dei Montefeltro tra il 1470 e il 1490

Alla corte di Federico operarono gli architetti Maso di Bartolomeo, Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini; quest'ultimo sarà anche artista a tutto tondo e verrà inserito a corte come suo consigliere personale, essendo suo amico e confidente. Numerosi pittori operarono per Federico. Tra essi Piero della Francesca, intimo amico di Federico, ma anche Paolo Uccello, Giusto di Gand e Pedro Berruguete.

Egli fu, in vita, continuo coltivatore dell'erudizione personale, grazie probabilmente alla sua permanenza e formazione nei monasteri benedettini durante gli anni di fanciullezza; per questo favorì e sostenne le arti e la cultura in generale. Tra i suoi protetti ci fu anche il matematico Luca Pacioli.

La famosa biblioteca di Federico, unica in quell'epoca per vastità e pregio, venne realizzata in collaborazione con il libraio fiorentino Vespasiano da Bisticci, suo principale fornitore: tra i copisti e miniatori che lavorarono presso lo Scriptorium urbinate ci fu anche Federico Veterani. L'intera biblioteca (che insieme ai volumi raccolti dai successori di Federico raggiunse una consistenza di oltre 1760 codici manoscritti) venne acquistata per 10.000 scudi dal papa Alessandro VII Chigi nel 1657 che di fatto la salvò dalla dispersione. Da allora costituisce il nucleo più importante della Biblioteca apostolica vaticana.

L'alleanza con Roma e la religiosità personale

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Pedro Berruguete, Federico da Montefeltro con il figlio Guidobaldo

Trascorse i primi anni di vita con i monaci dell'Abbazia benedettina di Gaifa, nei pressi di Urbino. Questi trasmisero al giovane Federico un marcato senso del sacro. Successivamente egli venne educato severamente alla condotta religiosa da alcuni precettori personali - camaldolesi provenienti dall'importante monastero di Fonte Avellana, situato non lontano da Gubbio, nel territorio del Ducato - in un contesto familiare (i Montefeltro), di già Vicari Apostolici e imparentati con il papa Martino V. Ma l'incontro fondamentale della sua vita religiosa sarà quello con san Bernardino da Siena nel 1435. Durante la permanenza del Santo nella terra dei Montefeltro infatti, Bernardino ebbe la simpatia e la stima di Federico che, frequentandolo, fruì della sua direzione spirituale rimanendone segnato nel carattere per tutta la vita.

Nella sua preziosa biblioteca Federico possedeva una rarissima copia miniata della Bibbia da lui commissionata per uso personale, detta appunto Bibbia Montefeltro, oggi conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Questo testo seguiva sempre il Duca per la preghiera e la lettura personale, anche durante le sue condotte militari. A causa della professata fede egli venne nominato dal papa Pio II e successivamente confermato da Paolo II e Sisto IV come Gonfaloniere della Chiesa. Fu inoltre capitano generale della Chiesa nonché consigliere politico di papa Sisto IV.

Intrattenne anche rapporti con il cardinale bizantino Bessarione, famoso umanista e filosofo neoplatonico, che battezzò le figlie e il figlio Guidobaldo.

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Battista Sforza

Dalla prima moglie Gentile Brancaleoni, sua cugina, essendo ella sterile, non ebbe figli.

Da Battista Sforza (figlia del cognato Alessandro Sforza, che aveva sposato in seconde nozze Sveva da Montefeltro, matrigna di Battista), la moglie più amata, ebbe:

Ebbe inoltre, in gioventù, numerosi figli naturali, tutti legittimati:

  • Buonconte (Urbino, 1441 o 1444 - Sarno, luglio 1458), legittimato da Papa Niccolò V il 7 agosto 1454, morì a sedici anni di peste[22]; erede designato, la sua morte prematura gettò Federico nello sconforto[23]
  • Antonio (Urbino, 1445 - Gubbio, 1500), conte di Cantiano e rettore di Sant'Agata Feltria dal 1482 al 1500, suo luogotenente ed erede d'armi, che sposò nel 1487 Emilia Pio di Savoia, figlia del conte Marco II signore di Carpi e Sassuolo;
  • Gentile (Urbino, 1458 - Pesaro 1529), che sposò nel 1463 Carlo Malatesta conte di Chiaruggiolo e, rimasta vedova, nel 1469 Agostino Fregoso, signore di Voltaggio.
  • Elisabetta (Urbino, 1445 - Roma, 1503),[24] che sposò Roberto di San Severino, conte di Cajazzo.[25][26][27] L'esistenza di questa figlia è tuttavia stata messa in dubbio, in quanto compare solo in alcune genealogie moderne, mentre nessuna traccia si trova nelle fonti stesse. Poiché Roberto fu sposato con Giovanna da Correggio tra il 1447 e il 1467 e con Lucrezia Malavolti dal 1473 fino alla morte, un eventuale matrimonio con questa Elisabetta si collocherebbe fra il 1467 e il 1473, ma è più ragionevole pensare a un errore dei genealogisti, che abbiano confuso Roberto Malatesta (marito, appunto, di una Elisabetta da Montefeltro) con Roberto Sanseverino, come non di rado accadeva, essendo chiamati entrambi all'interno delle fonti "Signor Roberto", senza distinzione di cognome.[28]
  • Federico, di cui non si hanno notizie, morto piccolo e sepolto nella stessa tomba del padre e di Guidobaldo, come evidenziato dalla lapide[17][29][30]
Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Federico II da Montefeltro Nolfo da Montefeltro  
 
Margherita Gabrielli  
Antonio II da Montefeltro  
Teodora Gonzaga Ugolino Gonzaga  
 
Emilia della Gherardesca  
Guidantonio da Montefeltro ?  
Giovanni III di Vico ?  
 
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Agnesina di Vico  
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Federico da Montefeltro  
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Guido Paolo di Matteo da Urbino, conte di Petroia  
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Elisabetta degli Accomanducci ?  
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immagine del nastrino non ancora presente
 Roma, 1475[31]

Nella cultura di massa

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  1. «Appare anco da una nota di diverse cose e fatti spettanti al castello di Petroia di Gubbio, la memoria qui sotto notata.
    Matteus de Accomandutiis habuit unicum filium, noncupatum Guidonem Paulum, qui decessit, superstiti unica filia, legittima et naturali, noncupata Elisabetta, herede universali, ex qua natus est Comes Federicus [Matteo degli Accomanducci ebbe un unico figlio, chiamato Guido Paolo, il quale morì, lasciando come unica figlia, legittima e naturale, Elisabetta, erede universale, dalla quale è nato il Conte Federico.]»
  2. Il potere papale era più saldo di quello imperiale, essendo il monarca presente sul territorio, e dunque in grado di concedere elargizioni meno convenienti per il vassallo. L’investitura ducale al predecessore Oddantonio era dunque stata fatta dal papa per lui e per i suoi discendenti, e non come accadeva nei ducati imperiali nella più generosa formula per i suoi successori. Il titolo non si trasmise quindi in automatico a Federico, peraltro solo fratellastro e quindi con un legame di parentela non generato da un regolare matrimonio cattolico approvato dalla Chiesa. Federico dovette quindi alla lunga farsi di nuovo legittimare nel suo rango.
  3. 1 2 3 Marcello Simonetta, L'enigma Montefeltro, Biblioteca Universitaria Rizzoli, gennaio 2010, ISBN 978-88-17-03902-4.
  4. Andrea Antonioli, Il secolo d'oro del Rinascimento, Newton Compton Editori, 2017, p. Cap. 6.1, ISBN 978-88-227-1520-3.
  5. Nicola Mordini, Il volto del Montefeltro. Federico duca di Urbino e Piero della Francesca, Edizioni Moderna, 2024, ISBN 9788898843909.
  6. Filippo Ugolini, Storia dei conti e duchi d'Urbino, Grazzini, Giannini e c., 1859. URL consultato il 19 dicembre 2022.
  7. FEDERICO da Montefeltro, duca di Urbino in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 19 dicembre 2022.
  8. O. Marrani, p.7.
  9. Istoria genealogica delle famiglie nobili toscane, et umbre., su books.google.it.
  10. Umbria luoghi della cultura – Palazzo Ducale di Gubbio., su monumentiumbria.beniculturali.it. URL consultato il 17 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2016).
  11. Memorie della vita di Franceschino Marchetti degli Angelini., su books.google.it.
  12. La nascita di Federico da Montefeltro, su festivaldelmedioevo.it.
  13. Federico da Montefeltro signore di Urbino: sovrano illuminato o despota?, su oubliettemagazine.com.
  14. (EN) Henri P.J. Winters, Federico da Montefeltro, Duke of Urbino (1422-l 482): the story of his missing nasal bridge, in British Jourmal of Plastic Surgery, n. 35, The Trustees of British Association of Plastic Surgeons, 1982, pp. 247-250, DOI:10.1016/S0007-1226(82)90109-6. URL consultato il 25 ottobre 2019.
  15. Federico da Montefeltro: il naso più famoso d'Italia e la prima rinoplastica, su uffizifirenze.it. URL consultato il 20 dicembre 2018.
  16. 1 2 (EN) Antonio Fornaciari, Gout in Duke Federico of Montefeltro (1422-1482): a new pearl of the Italian Renaissance (PDF), in Clinical and Experimental Rheumatology, n. 36, 2018, pp. 15-20. URL consultato il 25 ottobre 2019.
  17. 1 2 L'esplorazione della tomba di Federico da Montefeltro (1422-1482), su paleopatologia.it.
  18. Dopo 22 anni il duca torna a Urbino: entro fine giugno la consegna dei resti, su ilducato.it.
  19. Il Duca di Urbino è tornato a casa. La funzione in Cattedrale per le spoglie di Federico, su ilducato.it.
  20. Bollettino della Regia Deputazione di storia patria per l'Umbria, Unione tipografica cooperativa, 1905, p.189.
  21. Studi romagnoli. Volume 45, Fratelli Lega, 1997, p.231.
  22. Giovanni Santi, La vita e le gesta di Federico di Montefeltro, Duca d'Urbino: poema in terza rima (Codice Vat. Ottob. lat. 1305), Bibl. Apostolica Vaticana, 1985, p.185.
  23. Federico scrisse poco dopo a Francesco Sforza: "Signor mio, io conosco che per li peccati miei el Nostro Signore Dio me ha tolto un occhio et questo figliolo che era la vita mia et el contentamento mio et de i subditi miei, che io non seppi mai volere cosa che lui ch’el non la fesse segondo el mio desiderio: né me possa ricordare che el me dispiacesse mai in cosa alcuna."
  24. Genealogia Da Montefeltro., su genealogy.euweb.cz.
  25. Pompeo Litta, Conti del Montefeltro. Duchi di Urbino, collana Famiglie celebri italiane, Milano, Giulio Ferrario, 1850, SBN BA10099946.
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Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Gonfaloniere della Chiesa Successore BERJAYA
Pedro Luis de Borja 1462 – 1468 Federico da Montefeltro I
Federico da Montefeltro 1474 – 1482 Giovanni Della Rovere II

Predecessore Duca di Urbino Successore BERJAYA
Oddantonio II da Montefeltro 1444 – 1482 Guidobaldo da Montefeltro
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