close
Vai al contenuto

Carlo Bonucci

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Carlo Bonucci (Napoli, 24 novembre 1799Capri, 28 settembre 1870) è stato un archeologo italiano.

Nacque nel 1799 a Napoli, capitale dell'omonimo regno, da Raffaele Bonucci e Maddalena Mazza; suo zio Antonio (col quale è stato talvolta confuso) fu attivo come architetto e docente e lo iniziò agli ambienti degli scavi archeologici.[1] Compì i primi studi presso il Collegio dei padri scolopi di San Carlo alle Mortelle[2] e poi, per volere dei genitori, intraprese un viaggio d'istruzione a Nizza, nel Regno di Sardegna. Interessato fin da giovane allo studio delle belle arti, si laureò in architettura ma durante la sua vita non praticò la professione, preferendo invece l'archeologia e il restauro di monumenti antichi; gli è attribuito, durante gli anni di studio, il restauro della fontana di Santa Lucia.[1]

Nel corso degli anni 1820 si dedica alla realizzazione di alcune guide, come quella di Pompei del 1824 e quella di Napoli e dintorni del 1825, collaborando inoltre alla stesura del primo volume della guida per il Real Museo Borbonico.[1]

Il 12 ottobre 1827 fu nominato "architetto direttore" degli scavi di Ercolano e nel 1828 fu parimenti nominato architetto direttore degli scavi di Pompei; a Ercolano, dove le attività di scavo ripresero all'inizio del 1828 dopo un'interruzione durata quasi cinquant'anni, si optò per la tecnica di scavo a cielo aperto e nei successivi dieci anni fu possibile portare alla luce due isolati di case, tra cui il peristilio della casa d'Argo (edificio che fu restaurato in parte dallo stesso Bonucci); a Pompei invece Bonucci portò alla luce la casa del Fauno, dandone notizia in un volumetto del 1832 intitolato Il gran musaico di Pompei e la magione del Fauno (tradotto anche in francese) con l'illustrazione del celebre mosaico della battaglia di Isso[2] (da lui erroneamente identificata come la battaglia di Platea).[1] Tra gli scavi di cui si occupò figurano anche quelli per la casa del Poeta Tragico, la casa dei Dioscuri e la casa delle Fontane a mosaico.[1]

Nel 1829 divenne socio corrispondente del neonato Istituto di corrispondenza archeologica, fondato a Roma dall'archeologo tedesco Eduard Gerhard. Sposatosi, ebbe un solo figlio nel 1830: Antonio Raffaele Bonucci.[1]

Di Pompei si occupò ininterrottamente per oltre un ventennio, anche dopo la nomina a direttore di Pietro Bianchi, col quale mantenne un rapporto conflittuale; Bonucci, prima del suo declassamento ad "architetto locale", fu infatti accusato di vari disordini e ruberie e nel luglio 1831 lui stesso tentò di difendersi da una delle varie accuse (ovvero quella di aver sprecato "qualche centinaia di ducati" per un lavoro di trasporto di marmi e affreschi) con una memoria inviata al re Ferdinando II. Nonostante la retrocessione, rimase a Pompei ed Ercolano e poté tornare a dedicarsi all'attività letteraria, collaborando col giornale Le Due Sicilie. Nel 1838 fu inoltre nominato direttore degli scavi di Pozzuoli, Baia e Cuma, dove si dedicò in particolare al restauro delle terme e allo scavo dell'Anfiteatro Flavio.

Fu nominato professore pubblico di lettere italiane, geografia, storia e altre dottrine nel 1840 presso la Regia Università degli Studi di Napoli mentre nel corso dell'anno successivo divenne professore onorario del Regio Istituto di Belle Arti di Napoli nella sezione di architettura.[2] Negli anni 1840 aderì a diverse accademie e istituzioni tra cui la Reale Accademia Ercolanese, l'Institut Royal de France, la Société Royale des antiquaires du Nord oltre che la Società economica della provincia di Caserta e quella della provincia di Avellino. Era già membro inoltre dell'Accademia Reale di Danimarca, dell'Accademia Reale di Svezia, della Società Reale degli Antiquari di Londra, dell'Imperiale e Reale Accademia di Vienna e dell'Istituto Reale degli Architetti britannici.

Nel 1844, in qualità di Soprintendente alle antichità di Napoli, fu inviato a Canosa per dei sopralluoghi, ma già nel 1845 tornò alla direzione degli scavi di Pompei ed Ercolano in seguito alla grave infermità che colse Bianchi. Nello stesso periodo fu architetto direttore del Real Museo Borbonico, sebbene la sua attività in questo campo fu scarsamente documentata. Al 1847 risale un forte dissidio col giovane collega Giuseppe Fiorelli (che Bonucci aveva inizialmente raccomandato all'allora direttore del museo Francesco Maria Avellino per il ruolo di ispettore a Pompei), che con tutta probabilità portò alla sua rimozione dall'incarico di direttore degli scavi di Pompei oltre che di quelli di Pozzuoli nel 1849.

Terminati i suoi incarichi, tornò a Canosa una seconda volta nel 1853, insieme al figlio Antonio Raffaele, e si occupò da un lato del restauro dei materiali già rinvenuti e dall'altro del reperimento dei fondi necessari per la prosecuzione degli scavi; fece ritorno a Canosa anche una terza volta nel 1858.

Tra il 1855 e il 1856 effettuò una prima ricognizione sull'isola di Capri, alla quale era legato anche per un vincolo parentale con la famiglia Cerio (era infatti comproprietario del palazzo Cerio); concentrò la sua attività di scavo a villa Jovis, al colle di San Michele Cesina e al palazzo a Mare, mettendo i suoi ritrovamenti a disposizione del Real Museo Borbonico gratuitamente.

Dopo il conflitto con Fiorelli, a cui fece seguito un aspro confronto con Domenico Spinelli negli anni 1860, optò per il pensionamento tra il 1860-1861.

Il 1º maggio 1870 optò per il definitivo trasferimento a Capri, dove morì il 28 settembre 1870 e dove fu sepolto nella chiesa di Santo Stefano.[1]

Il comune di Roma gli ha dedicato una strada nel 1961, sita in zona Ostia Antica.[3]

  1. 1 2 3 4 5 6 7 Rossella Iovinella, L'antichistica napoletana alla vigilia dell'Unità: l'esperienza di Carlo Bonucci (1799-1870), in Scuola di dottorato in Scienze Storiche, Archeologiche e Storico-Artistiche - Dottorato di Ricerca in Storia - XXVII Ciclo, Università degli Studi di Napoli Federico II. URL consultato il 20 maggio 2026.
  2. 1 2 3 Arnaldo Venditti, BONUCCI, Carlo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 12, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1971. URL consultato il 20 maggio 2026.
  3. Via Carlo Bonucci, su geoportale.comune.roma.it, Ufficio toponomastica - Roma Capitale. URL consultato il 20 maggio 2026.

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 69856334 · ISNI (EN) 0000 0000 6138 7289 · SBN SBLV204345 · BAV 495/98715 · CERL cnp01436270 · LCCN (EN) no2014156077 · GND (DE) 124248721 · BNF (FR) cb164503089 (data)