Boccea
| Boccea | |
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| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Città | |
| Circoscrizione | Municipio Roma XIII |
| Data istituzione | 30 luglio 1977 |
| Codice | 18F |
| Superficie | 47,74 km² |
| Abitanti | 7 664 ab. |
| Densità | 160,54 ab./km² |
Boccea è la zona urbanistica 18F del Municipio Roma XIII di Roma Capitale.
Si estende in gran parte sull'area nord della zona Z. XLV Castel di Guido e, a est, sull'area sud della zona Z. XLVIII Casalotti.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territorio
[modifica | modifica wikitesto]La zona confina:
- a nord con la zona urbanistica 19G Castelluccia
- a nord-est con la zona urbanistica 18E Casalotti di Boccea
- a est con le zone urbanistiche 18C Fogaccia e 18B Val Cannuta
- a sud con le zone urbanistiche 16F Pantano di Grano e 16E Massimina
- a ovest con in comune di Fiumicino, ex zona Z. XLVI Torrimpietra
Il toponimo
[modifica | modifica wikitesto]Il quartiere prende il nome da un’antico fondo di arbusti di bosso, buxus in latino, che proprio da questa tipologia di vegetazione prendeva il nome, il quale ebbe nel tempo varie forme: Buxo, Buxea, Buccia, Bucea, infine poi Boccea. Esso era posto al 13º miglio dell'antica via Cornelia, dove ancora oggi sorge la tenuta di Boccea con l'annessa chiesa intitolata San Mario, edificata dall'architetto Virginio Bracci nel 1789, per volere di papa Pio VI.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Già nell’854 il fondo di Boccea risulta appartenere al Capitolo di San Pietro[1]. Nel corso del medioevo la zona assunse importanza in quanto via di collegamento tra Roma e la Toscana, e la relativa costa tirrenica, diversi furono, quindi, i casolari e le piccole fortezze edificate lungo il tragitto, appena fuori da Roma [2]. Tra XI e XII secolo, in particolare, vi fu edificato un piccolo castello, il Castrum Boccea, uno dei più antichi castelli suburbani del Lazio. Il “Fundus Buccia” è menzionato per la prima volta nel 1158 in un atto di donazione al monastero di San Martino. Un diploma sanatorio del 1240 nomina espressamente il “castrum Buccege”, definendolo contornato da fondi considerevoli e confinante con le tenute di Castel di Guido e di Tragliata. Nel 1341 il castrum fu saccheggiato e distrutto da Giacomo Savelli, figlio di Pandolfo, ma la proprietà era ancora posseduta dal Capitolo di San Pietro, per cui papa Benedetto XII esortò il Savelli a risarcire i danni.[1]
Nel XVIII secolo fu apportata una modifica al tracciato stradale della Via di Boccea, provocando l’isolamento dell’antico casale (dal cui castrum originario prendeva il nome), a vantaggio dei nuovi edifici di uso agricolo eretti tra XVIII e XIX secolo .[1]
Fino al XIX secolo Boccea rimase un’area a vocazione quasi interamente agricola, vi erano, infatti, ampie tenute, pascoli e ville rustiche[3]. La svolta arrivò dopo che Roma divenne capitale d’Italia nel 1870: tra gli anni 1870 e 1890, lo Stato italiano, realizzó una cintura difensiva attorno alla città, il cosiddetto campo trincerato di Roma, del quale faceva parte il celebre Forte Boccea, costruito tra il 1877 e il 1881, il quale era inizialmente una struttura militare, per poi divenire carcere giudiziario militare fino al 2005.
La trasformazione decisiva avvenne nel XX secolo, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra. Roma capitale cresceva incessantemente e le campagne della periferia ovest iniziarono a urbanizzarsi. Così Via Boccea divenne l’asse principale del quartiere[4].
Tra gli anni 1970 e 1980 la zona ricevette il prolungamento della linea A della metropolitana fino alle fermate Cornelia e Battistini, collegando Boccea direttamente al centro storico e accelerando la sua trasformazione in quartiere residenziale[4].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 Casale di Boccea (Castrum Boccea), su retedimorestorichelazio.it.
- ↑ Roma Boccea, su agendaonline.it.
- ↑ Boccea, su ilmessaggerocasa.it.
- 1 2 Quartieri di Roma, su mielicase.it. URL consultato il 2025.

