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Scontri di Kisangani

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Scontri di Kisangani
parte della Seconda guerra del Congo
BERJAYA
Memoriale di Kisangani dedicato alle vittime del conflitto
Data5 - 10 giugno 2000
LuogoRD del Congo (bandiera) Kisangani, Provincia di Tshopo
Casus belliDisputa per il controllo strategico e delle risorse della città
Esito
  • Cessate il fuoco mediato dall'ONU
  • Circa 3000 feriti per entrambe le fazioni
Schieramenti
Comandanti
Emmanuel Karenzi KarakeJames Kazini
Perdite
sconosciute600-700 soldati
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Gli scontri d Kisangani, anche noti come Guerra dei Sei Giorni (in francese: Guerre des Six Jours), furono una serie di combattimenti armati tra le forze ugandesi e ruandesi avvenuti nei dintorni della città di Kisangani, nella Repubblica Democratica del Congo, tra il 5 e il 10 giugno 2000, all'interno del più ampio contesto della Seconda Guerra del Congo, iniziata nel 1998.

Le Forze di Difesa Popolare dell'Uganda e la Forza di Difesa del Ruanda avevano già combattuto a Kisangani, intorno all'aeroporto locale, nell'agosto 1999, per via di disaccordi strategici legati al conflitto e all'utilizzo e al possesso delle risorse minerarie della città. Gli scontri sono poi ripresi nel giugno del 2000, finendo per essere più letali rispetto al passato, lasciando gran parte della città danneggiata e ferendo, stando ad un rapporto dell'organizzazione per i diritti umani Justice et Libération, circa 3000 persone, soprattutto civili[1][2].

Dopo i precedenti scontri del 1999 e del maggio 2000, i combattimenti di giugno si rivelarono i più devastanti, caratterizzati dall'impiego di oltre 7.000 colpi d'artiglieria che distrussero infrastrutture vitali, tra cui la Cattedrale di Nostra Signora del Rosario e la diga di Tshopo. Il conflitto, scaturito dal desiderio di Ruanda e Uganda di controllare le risorse minerarie locali, lasciò una scia di migliaia di vittime civili, mutilati e gravi abusi umanitari. A distanza di vent'anni, le vittime continuano a chiedere riparazioni, sostenute da figure come il premio Nobel Denis Mukwege, che invoca l'istituzione di un tribunale penale internazionale per i crimini avvenuti durante questi scontri e la creazione di memoriali per non dimenticare il massacro.

Nella cultura di massa

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Il regista congolese Dieudonné Hamadi ha dedicato due documentari a questi eventi, "Maman Colonelle" (2017) e "En route pour le miliard" (2021), dedicati a preservare la memoria delle vittime e alla richiesta di sostegno finanziario nei loro confronti[3][4][5].

  1. Abiodun Alao, Natural resources and conflict in Africa: the tragedy of endowment, Rochester, NY, Rochester Press, 2007, pp. 134, ISBN 978-1-58046-267-9, OCLC 85851531.
  2. (EN) Scramble for the Congo: Anatomy of an Ugly War, su Crisis Group, 20 dicembre 2000, Appendix B. URL consultato il 6 giugno 2021 (archiviato dall'url originale il 6 giugno 2021). Modified from the original.
  3. Trauma lingers from DR Congo's 'Six-Day War,' 20 years on, su The Independent Uganda, 8 giugno 2020. URL consultato il 17 maggio 2021.
  4. (EN) TIFF 2020: Downstream to Kinshasa Review – Point of View Magazine, su povmagazine.com, 14 settembre 2020. URL consultato il 17 maggio 2021.
  5. (EN) Christopher Vourlias, 'Downstream to Kinshasa,' First Congolese Film in Cannes Official Selection, Honors Resilience of War Victims, su Variety, 26 giugno 2020. URL consultato il 17 maggio 2021.