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Sublimi geometrie dell'Impero

Asmara, una moderna città italiana d'oltremare (1935-1940)

di Lulghennet Teklè - 30 gennaio 2004

Asmara, Viale Mussolini, veduta notturna - 1940 (Archivio Chiassereni).Asmara ha vissuto dal 1935 al 1940 un periodo incredibilmente florido dal punto di vista architettonico, sia per quantità del costruito che per elevata qualità stilistica. E' proprio in questo breve arco di tempo che la città diviene un enorme cantiere, anche di sperimentazioni, dove i progettisti, lontani dal controllo della madrepatria, hanno la possibilità di tentare la strada di un'architettura nuova e moderna.

E' però interessante notare come esista una spaccatura, determinata dalla nascita dell'Impero, nelle scelte stilistiche operate dagli italiani in città. Da quel momento ad Asmara non è più il tempo degli eccessi eclettici, dei richiami romanici e neorinascimentali della prima fase della colonizzazione, ma arriva, insieme ad una nuova ondata di coloni, anche la volontà di costruire una nuova e diversa città.

Perciò, mentre in Italia ferve il dibattito su quale sia la strada per definire un'architettura moderna e al contempo fascista, in Asmara si costruisce adoperando proprio i modelli compositivi fissati dai protagonisti di questo dibattito, come Rava, Piccinato, Pellegrini. La questione del "costruire in colonia" è ormai fondamentale e all'indomani dell'annuncio della nascita dell'Impero viene pubblicato su Architettura un appello dal titolo "Realizzazione costruttiva dell'Impero. Appello agli architetti italiani". Iniziano, quindi, ad apparire su quotidiani e riviste di settore una serie di scritti riguardo alle responsabilità dell'architettura e degli architetti nella costruzione delle colonie e perciò dell'Impero.

Sede della AGEA - Azienda Nettezza Urbana, 1940 (D'Architettura, n. 11, 1994).Il dibattito sulla creazione di uno stile coloniale italiano rimbalza immediatamente dalle pagine delle riviste italiane fin sulle coste del Mar Rosso, divenendo tramite per un coinvolgimento di Asmara nelle tematiche più generali dell'architettura moderna. I progettisti vogliono essere all'avanguardia e si sentono protagonisti del dibattito aperto anche se ciò che stanno realizzando resta in pratica quasi del tutto sconosciuto fuori dell'ambito cittadino. L'isolazionismo a senso unico li rende in grado di assorbire tutte le nuove tendenze, proteggendoli, però, da possibili intrusioni nelle loro scelte stilistiche.

Questi sono i presupposti che permettono la costruzione della nuova Asmara e di quelle architetture che sono la risposta alla questione di una possibile applicazione dei moderni modelli internazionali riletti in chiave italiana. Infatti, mentre in Italia il razionalismo non riesce ad imporsi come architettura di Stato, ad Asmara è un fiorire di architetture dalle semplici forme geometriche, dai volumi puri, interrotti, però, da superfici curve, spesso vetrate. I progettisti italiani in Eritrea, dei quali, nel migliore dei casi si conosce a malapena il cognome, non subendo le medesime costrizioni dei colleghi che vivono nella madrepatria, si lanciano in ardite sperimentazioni e realizzazioni.

FIAT Officine Tagliero ("l'aeroplano"), 1938 - ing. Giuseppe PettazziManifesto di questo spirito è l'autofficina FIAT Tagliero che, progettata dall'ingegnere Giuseppe Pettazzi nel 1938, è soprannominata "l'aeroplano" poiché sembra proprio che l'edificio stia per librarsi nell'aria. La scelta di Pettazzi di eliminare i già esili pilotis del progetto iniziale, che ancoravano "l'aeroplano" a terra, con imponenti travi portanti poste sull'estradosso delle ali, aumenta la suggestione del volo. Questo è un evidente esempio della mimesi della macchina di ispirazione futurista, enfatizzata nel fatto che l'autostazione è costruita sul viale che conduce dall'aeroporto verso il centro cittadino. Le architetture prodotte non si possono intendere come un risultato estemporaneo dato che la nuova Asmara vuole essere nei suoi propositi città futurista, dove «[l'] architettura razionale del nostro grande e misconosciuto architetto Sant'Elia avrà alfine l'incontrastato dominio» (Alcor, «La città coloniale di domani», Il Corriere dell'Impero, Asmara, 21 luglio 1936).

Il dibattito sul carattere architettonico da attribuire alla città, che inizia sul quotidiano di Asmara proprio con la suddetta affermazione, continua per gli anni seguenti ponendo spesso in contrasto chi critica il «nudo scatolame d'oggigiorno» e chi apprezza e promuove la ricerca stilistica che sta avvenendo. Municipio e privati si impegnano nella costruzione di palazzi, uffici, cinema, alberghi, lasciando i progettisti liberi da vincoli e imposizioni di carattere stilistico. In questo contesto essi dimostrano altrettanta dimestichezza nell'uso del Razionalismo, del Futurismo, dell'Espressionismo o del Novecento.

Asmara, Cinema Impero, 1938 (Archivio Chiassereni).La riorganizzazione della città è quindi totale, con una particolare attenzione alla rappresentazione scenografica, che va dalla sistemazione dell'imponente illuminazione pubblica, all'abbellimento delle strade e delle piazze. Viale Mussolini, fulcro di tutte le attività, è l'asse cittadino dove sono costruiti i principali edifici. Quasi due chilometri alberati a palme dove si nota più nettamente la differenza fra gli edifici costruiti nella prima fase della colonizzazione e quelli della seconda fase. Così agli eccessi eclettici e ai richiami neo romanici della Cattedrale con la sua alta torre campanaria, fa da contraltare il Municipio con la caratteristica torre Littoria, al teatro Asmara di stile neorinascimentale si oppone il cinema teatro Impero dalla facciata semplicemente intonacata e dalle caratteristiche aperture ad oblò.

La nuova Asmara è, ovviamente, progettata per gli Italiani anche se alcune zone a ridosso di viale Mussolini e destinate agli Eritrei beneficiano della riqualificazione architettonica che subisce tutto il centro cittadino. In quest'area sorgono i principali edifici religiosi che sono ricostruiti più imponenti degli originali dell'inizio del secolo, con un interessante sforzo da parte dei progettisti, l'architetto Malaguti per la Cattedrale Copta del 1939 e l'architetto Giuseppe Ferrazza per la Moschea del 1938, di reinterpretazione della tradizione autoctona in chiave moderna.

Cinema-teatro Excelsior (oggi Roma), 1938 - geom. Roberto Cappellano. Decorazioni: arch. Buzzi, arch. Saverio Fresa, arch. Giuseppe Malaguti (foto settembre 2002).Ma la nuova Asmara non è solo fatta di tutti quegli edifici che hanno, per vari aspetti, un valore di rappresentanza del potere, ma è anche edilizia residenziale. Sono infatti ora costruiti in periferia interi nuovi quartieri "villaggi", alcuni dei quali realizzati per la popolazione eritrea. Questi villaggi, immersi nel verde e che aspirano a proporre Asmara come città giardino, non sono però autosufficienti e gli abitanti sono quindi costretti a spostarsi in città per lavorare. Il risultato, lontano dal modello di città giardino di Howard, sembra più vicino alle greenbelts statunitensi.

Comunque l'edilizia residenziale, sia essa la casa uni o bifamiliare o l'edificio plurifamiliare, subisce nella sua concezione la medesima evoluzione che ha subito la città. Caso emblematico è la villa di tipo prealpino del primo periodo della colonizzazione, dai tetti fortemente inclinati e dai richiami eclettici, che viene sostituita dalle tipologie di carattere razionalista provenienti dall'Italia.

E' quindi il modello di casa in colonia proposto da Piccinato nella V Triennale di Architettura del 1933 e il successivo modello di villa tropicale dello stesso Piccinato del 1936 ad imporsi. Ai vantaggi funzionalisti della villa di tipo prealpino, che si adatta al clima di Asmara soggetto a forti escursioni termiche ed improvvise ed abbondanti piogge, sono preferite le qualità anche formali di una casa dallo spirito mediterraneo. Infatti se l'ispirazione per la definizione di un razionalismo per così dire "autarchico" proviene dalle colonie del Mediterraneo, la sua applicazione trova la massima espressione in questa lontana provincia d'oltremare.

Albergo C.C.I.A.A.O. (Compagnia Immobiliare Alberghi Africa Orientale),Il razionalismo internazionale diventa, quindi, realmente italiano in quell'Asmara che Curzio Malaparte visita e ammirato descrive in un suo reportage sul Corriere della Sera («L'Africa non è nera - Città dell'Impero bianco», 13 maggio 1939): «Quel che subito colpisce è il senso di un'inconsueta ampiezza di vedute: una generosità e una larghezza di idee e di propositi di cui l'architettura non [è] che la testimonianza esteriore.. Le strade ampie, dritte, la disposizione e lo stile degli edifici, la intensità del traffico, l'incredibile quantità di lussuose macchine che percorrono veloci e silenziose i suoi grandi viali fiancheggiati di case candide, dalle linee pure, moderne, di palazzi di vetro e di cemento, dignitosi e intelligenti (...). Dov'è la piccola città di provincia, L'Asmara "coloniale" di quattro di cinque anni or sono? (...) Era uno specchio L'Asmara di quel tempo: lo specchio coloniale dell'Italia borghese. Quell'età è ormai morta, altre età sono nate».

! Lulghennet Teklè

DIDASCALIE ILLUSTRAZIONI

  1. Asmara, Viale Mussolini, veduta notturna - 1940 (Archivio Chiassereni).
  2. Sede della AGEA - Azienda Nettezza Urbana, 1940 (D'Architettura, n. 11, 1994).
  3. FIAT Officine Tagliero ("l'aeroplano"), 1938 - ing. Giuseppe Pettazzi (foto 1970 Archivio Chiassereni).
  4. Asmara, Cinema Impero, 1938 (Archivio Chiassereni).
  5. Cinema-teatro Excelsior (oggi Roma), 1938 - geom. Roberto Cappellano. Decorazioni: arch. Buzzi, arch. Saverio Fresa, arch. Giuseppe Malaguti (foto settembre 2002).
  6. Albergo C.C.I.A.A.O. (Compagnia Immobiliare Alberghi Africa Orientale), 1937 - arch. Vincenzo Pantano, ing. Rinaldo Borghino (Archivio Chiassereni).
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