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Vincent Arthur Smith

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BERJAYA
La storia antica dell'India di Vincent Arthur Smith, 1914

Vincent Arthur Smith, CIE (Dublino, 3 giugno 1843Oxford, 6 febbraio 1920[1]), è stato un indologo e storico irlandese, nonché membro del Servizio civile indiano e curatore d'arte. È stato una delle figure di spicco della storiografia indiana durante l'Impero anglo-indiano[2].

Negli anni Novanta del XIX secolo, ebbe un ruolo fondamentale nello smascherare i falsi di Alois Anton Führer,[3][4] che all’epoca lavorava per l’Archaeological Survey of India e che Smith sorprese in flagrante mentre realizzava iscrizioni false.

Smith nacque a Dublino il 3 giugno 1843, quando la città faceva parte del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. Suo padre era Aquilla Smith, figura ben nota negli ambienti medici e numismatici di Dublino e Londra.[1]

Dopo essersi laureato al Trinity College di Dublino, nel 1871 superò l’esame finale per l’Indian Civil Service,[5] classificandosi «in testa alla graduatoria», e prestò servizio in quello che oggi è l’Uttar Pradesh fino al 1900, ricoprendo i ruoli tipici dell’ICS, fino a raggiungere la carica di Segretario Capo del governo nel 1898 e a diventare Commissario nello stesso anno. Durante tutto questo periodo fu un prolifico autore di saggi sulla storia indiana e, nel 1900, lasciò anticipatamente il servizio per dedicarsi maggiormente a questa attività, facendo ritorno in Inghilterra.[1]

Trasferitosi inizialmente a Cheltenham, nel 1910 Smith si stabilì a Oxford, dove entrò a far parte del St John’s College e fu nominato curatore dell’Indian Institute.[1][6]

Dopo il pensionamento Smith scrisse diverse monografie sulla storia indiana.[7] Tra queste figuravano due monografie dedicate rispettivamente agli imperatori Ashoka e Akbar, che egli continuò a revisionare più volte, aggiornandole alla luce delle nuove ricerche e informazioni.[7] Scrisse e pubblicò inoltre due volumi esaustivi sulla storia indiana, The Early History of India e The Oxford History of India, oltre a un libro sulla storia delle belle arti in India e nello Sri Lanka.[1]

Smith fu insignito del titolo di Compagno dell’Ordine dell’Impero Indiano[8] e gli fu conferito un dottorato dal Trinity College di Dublino nel 1919.[1]

Morì a Oxford il 6 febbraio 1920.[9]

  1. 1 2 3 4 5 6 (EN) F. E. P., Vincent Arthur Smith, in The Journal of the Royal Asiatic Society of Great Britain and Ireland, n. 3, luglio 1920, pp. 391–395, JSTOR 25209644.
  2. (EN) Rajiv Ahir, A Brief History of Modern India, Spectrum Books (P) Limited, 2018, p. 14, ISBN 978-81-7930-688-8.
  3. (EN) The Buddha and Dr. Führer : an archaeological scandal, su searchworks.stanford.edu. URL consultato il 28 luglio 2026.
  4. (EN) Alois Anton Führer & the Lumbini Pillar: A Flawed Discoverer of a Genuine Site, su Buddha Of Lanka, 4 luglio 2025. URL consultato il 28 luglio 2026.
  5. (EN) Ann Ewing, Administering India: The Indian Civil Service, su History Today, 31 maggio 1982. URL consultato il 29 luglio 2026.
  6. (EN) Indian Institute of Science, su iisc.ac.in. URL consultato il 29 luglio 2026.
  7. 1 2 N.B.D., OBITUARY NOTES, in Annals of the Bhandarkar Oriental Research Institute, vol. 1, n. 2, 1919, pp. 191–193, ISSN 0378-1143 (WC · ACNP), JSTOR 41688156.
  8. (EN) William Crooke, Dr. Vincent Arthur Smith, C. I. E., in Folklore, vol. 31, n. 1, 30 marzo 1920, p. 87, DOI:10.1080/0015587x.1920.9719131.
  9. (EN) The History of British India: A Chronology. by J F Riddick
  10. (EN) Dipesh Chakrabarty, The Calling of History: Sir Jadunath Sarkar and His Empire of Truth, University of Chicago Press, 15 luglio 2015, p. 61, ISBN 978-0-226-10045-6.
  11. (EN) Vincent Arthur Smith, The Oxford History of India: From the Earliest Times to the End of 1911, Clarendon Press, 1923.

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