Noncello
| Noncello | |
|---|---|
| Stato | |
| Regioni | |
| Lunghezza | 15 km |
| Portata media | 21 m³/s |
| Nasce | Cordenons 45°59′04.83″N 12°42′27.64″E |
| Sfocia | Meduna a Visinale di Pasiano 45°54′20.77″N 12°36′38.46″E |
Il Noncello (Nonsel in dialetto pordenonese[1], Nunciel in friulano standard, Nunsiel in friulano occidentale[2]) è un fiume di risorgiva del Friuli, lungo circa 15 chilometri e compreso interamente nella provincia di Pordenone. Nasce a Cordenons, attraversa Pordenone e confluisce nel Meduna presso Visinale di Pasiano.
Al fiume è legata l'origine stessa del capoluogo, che al traffico fluviale verso l'Adriatico e Venezia deve il proprio nome e il proprio sviluppo; fra Ottocento e Novecento le sue acque alimentarono inoltre i tre grandi cotonifici che fecero di Pordenone uno dei principali centri tessili del Regno d'Italia.
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]Anticamente il fiume era noto come Naone; il toponimo attuale era in origine probabilmente riferito a uno dei suoi rami, come diminutivo del nome del corso principale. Nei documenti antichi compaiono entrambe le forme Naunzel e Naun. L'idronimo potrebbe derivare dalla radice celtica nantu-, nanto-, con il significato di "valle" o "ruscello".
Dal vecchio nome del fiume derivano sia il toponimo di Pordenone (Portus Naonis, "porto del Naone") sia quello di Cordenons (Curtis Naonis, "corte del Naone").
Circola inoltre una paretimologia popolare che collega il nome a quello del Cellina, il fiume dal cui bacino provengono in parte le acque di risorgiva: il Cellina "si cela" a lungo sottoterra fra i sedimenti ghiaiosi, mentre il Noncello, sgorgando dalle risorgive, "non si cela".
Geografia
[modifica | modifica wikitesto]Sorgenti e regime di risorgiva
[modifica | modifica wikitesto]Il Noncello è alimentato dalla fascia delle risorgive, nella quale le acque provenienti dai bacini montani e dall'alta pianura ghiaiosa tornano in superficie perché il deflusso sotterraneo è ostacolato dai sedimenti argillosi progressivamente più frequenti verso valle.[3]
Il sistema sorgentifero è articolato: la polla più a monte si trova nel comune di Cordenons, ma altre risorgive poste più a valle danno origine a rivoli che si uniscono al ramo nativo, in particolare nell'area dell'ex cotonificio Makò, di via delle Sorgenti e della frazione di Torre.[4]
Corso
[modifica | modifica wikitesto]Nel tratto iniziale il fiume attraversa l'abitato di Cordenons, lambendo il complesso dell'ex cotonificio Makò. All'altezza del ponte di Braida Foenis il corso si allarga e le sue acque sono utilizzate da un allevamento ittico delimitato da paratie, che hanno anche la funzione di deviare buona parte della portata verso il canale artificiale realizzato per alimentare la centrale idroelettrica di Torre; a valle della derivazione l'alveo naturale prosegue sensibilmente impoverito.[4][5]
Superate le bassure di Torre, le acque si dividono in più alvei e alimentano due rami che circondano il parco del Seminario vescovile, per poi riunirsi poco prima del centro cittadino. In questo tratto la portata aumenta grazie al contributo delle rogge Vallona, Mulini, Codafora e Brentella.[4] Il fiume sottopassa quindi la strada statale 13 Pontebbana e costeggia l'area dell'ex cotonificio Amman, dove riceve le acque del canale Amman.
Attraversata Pordenone, il Noncello lascia sulla propria destra il centro storico e ne bagna il margine lungo la Riviera del Pordenone. Più a valle riceve la roggia Burida, in prossimità dello scarico dell'impianto di depurazione cittadino. Sulla riva sinistra si trova l'abitato di Vallenoncello, quartiere periferico del capoluogo ed ex comune autonomo, mentre sulla destra il fiume divide gli abitati di Porcia di Rustighiel, Portovieli e Rondover. Dopo aver sottopassato l'autostrada A28, confluisce nel Meduna presso Visinale di Pasiano.
Affluenti e canali
[modifica | modifica wikitesto]Il reticolo che alimenta il Noncello è in larga parte costituito da rogge di risorgiva e da canali artificiali di origine industriale.
Fra gli affluenti naturali figurano le rogge Vallona, Mulini, Codafora e Brentella, che confluiscono nel tratto compreso fra Torre e il centro di Pordenone,[4] e la roggia Burida, che raccoglie le acque dell'omonimo lago artificiale, a sua volta alimentato dal rio Maj e dal rio delle Remengole.[6]
Ai corsi naturali si aggiungono due canali realizzati per l'industria cotoniera: il canale artificiale che deriva dal Noncello a Torre per alimentare la locale centrale idroelettrica,[4] e il canale Amman, detto anche canale Meduna, che convoglia alla centrale del cotonificio di Pordenone acque provenienti dal bacino del Meduna. Alla medesima centrale giunge anche il canale di gronda Noncello, che attraversa i terreni del seminario vescovile; a monte dell'impianto uno sfioratore regola le portate in eccesso formando una cascata.[6]
Ponti
[modifica | modifica wikitesto]Il fiume è attraversato da una decina di manufatti. A Cordenons si incontrano, da monte, il ponte del Vado in via Pasch, quello di via Garibaldi accanto all'ex cotonificio Makò e quello di Braida Foenis; seguono l'attraversamento della strada statale 13 in viale Aquileia, le passerelle pedonali del parco del Seminario, il ponte di viale Martelli, la passerella ciclopedonale di via Rivierasca, il ponte di Adamo ed Eva, il ponte di via Pola, il ponte ferroviario e infine il viadotto dell'autostrada A28.
Il più noto è il ponte di Adamo ed Eva, che collega il centro storico alla chiesa della Santissima Trinità. Un ponte in pietra a tre arcate fu costruito nel 1550, contestualmente a una rettifica dell'alveo; gravemente danneggiato dalla piena del 1665, crollò definitivamente nel 1712. Le due statue collocate sui pilastri, che raffigurano Giove e Giunone ma che i pordenonesi chiamano tradizionalmente Adamo ed Eva, furono donate alla città dal luogotenente veneto Antonio Loredan nel 1718, dopo il terzo crollo. Fra il 1761 e il 1763 l'ingegnere Bartolomeo Ferracina rifece l'opera dalle fondamenta, deviando provvisoriamente il fiume. Bombardato nel 1918, il ponte fu riedificato in ferro e muratura fra il 1921 e il 1925 su progetto di Augusto Mior, con la parte centrale mobile per consentire il passaggio delle imbarcazioni dirette a un porto fluviale che non fu mai realizzato. Dopo i danni dell'alluvione del 2002, nel 2004 la struttura e le statue furono oggetto di un restauro.[7]
Il ponte ferroviario, poco a valle, porta la linea aperta nel 1855, il cui arrivo segnò la fine del traffico commerciale sul fiume.
Piene e alluvioni
[modifica | modifica wikitesto]Nonostante il regime relativamente regolare tipico dei corsi di risorgiva, il Noncello ha conosciuto piene di rilievo. Quella del 1665 danneggiò fino alle fondamenta il ponte in pietra del centro storico, avviandone la serie di crolli e ricostruzioni.[7] L'esondazione del 1966 allagò gli impianti industriali di Borgomeduna e segnò l'inizio della fine dell'attività cotoniera in città.[8] L'alluvione del 2002 danneggiò nuovamente il ponte di Adamo ed Eva.[7]
Ambiente
[modifica | modifica wikitesto]Vegetazione e flora
[modifica | modifica wikitesto]Nonostante il corso si sviluppi in gran parte in contesto urbano e periurbano, il Noncello conserva una fascia di vegetazione ripariale spontanea, particolarmente estesa nel tratto compreso nel parco fluviale del Noncello. Le sponde sono occupate prevalentemente da specie igrofile, con diverse varietà di salice — in particolare il salice bianco e il salice cinereo — pioppi e ontani.[9] Nel tratto cittadino il corteggio arbustivo comprende il pallon di maggio, il sambuco, il biancospino e la robinia, specie esotica ormai naturalizzata; la loro fioritura contemporanea a tarda primavera produce un caratteristico effetto scenografico lungo le rive.[9]
Il paesaggio vegetale del fiume nell'area urbana di Pordenone è stato oggetto di uno studio fitosociologico di Fabrizio Martini e Livio Poldini pubblicato nel 1980,[10] mentre la flora legnosa del parco fluviale è stata censita in una guida interattiva realizzata dal Dipartimento di Biologia dell'Università degli Studi di Trieste nell'ambito del progetto Dryades.[11]
Fauna
[modifica | modifica wikitesto]Non sono disponibili dati di monitoraggio della fauna ittica per il corpo idrico del Noncello: l'elemento di qualità biologica relativo ai pesci non risulta determinato nelle campagne dell'ARPA del Friuli-Venezia Giulia.[12]
Per i corsi d'acqua di risorgiva della bassa pianura, tipologia alla quale il Noncello appartiene, la Carta delle vocazioni ittiche del Friuli Venezia Giulia, elaborata dal Dipartimento di Scienze della Vita dell'Università degli Studi di Trieste per conto della Regione, individua una comunità di riferimento comprendente fra le specie principali l'alborella, l'anguilla, il cobite comune, la carpa, il luccio cisalpino, il panzarolo, la lampreda padana, il triotto, il ghiozzo padano, la scardola italica, il cavedano italico e la tinca.[13]
Il confronto fra comunità attese e comunità effettivamente rilevate nelle stazioni della medesima zona ittica evidenzia però un forte impoverimento: lampreda padana e tinca, attese nella totalità delle stazioni, non sono state osservate in alcuna di esse, e analogo esito hanno avuto il panzarolo e la trota marmorata. Fra le cause indicate per le zone di pianura figurano l'antropizzazione degli alvei, le canalizzazioni, lo sfalcio della vegetazione riparia a vantaggio delle coltivazioni, i prelievi idrici a scopo irriguo e gli scarichi urbani, agricoli e industriali.[13]
Il monitoraggio della fauna ittica e degli habitat, insieme al ripristino della continuità fluviale e al contrasto delle specie invasive, rientra fra le azioni previste dal contratto di fiume del Noncello.[14]
Qualità delle acque e stato ecologico
[modifica | modifica wikitesto]Il tratto terminale del Noncello, che si sviluppa a valle dell'immissione della roggia Burida in prossimità dello scarico del depuratore di Pordenone, costituisce un corpo idrico monitorato da ARPA Friuli-Venezia Giulia con il codice 06AS2T19. Per il periodo 2014-2019 il corpo idrico è stato classificato in stato ecologico sufficiente e in stato chimico non buono, quest'ultimo per il superamento degli standard relativi al benzo(a)pirene.[12]
I singoli indicatori biologici restituiscono un quadro disomogeneo: le diatomee bentoniche raggiungono la classe elevato, i macroinvertebrati si attestano su sufficiente, mentre le macrofite acquatiche oscillano fra scarso e cattivo. Fra le pressioni significative individuate figurano lo scarico dell'impianto di depurazione, il dilavamento delle superfici urbane e le attività agricole del bacino.[12]
Tutela
[modifica | modifica wikitesto]Nel tratto urbano di Pordenone le sponde del fiume sono comprese nel parco fluviale del Noncello, area verde attrezzata con percorsi ciclopedonali che collega il centro storico al quartiere di Borgomeduna.[4]
L'area sorgentifera ricade in parte nella zona speciale di conservazione IT3310010 Risorgive del Vinchiaruzzo, estesa 261 ettari nel comune di Cordenons e interamente compresa entro il perimetro della zona di protezione speciale IT3311001 Magredi di Pordenone.[15] Il sito conserva un mosaico di vegetazioni igrofile, semiaride e aride legate all'alternanza fra residui di terrazzamento fluvioglaciale e avvallamenti condizionati dall'andamento degli acquiferi superficiali.[3]
Dal 2023 il bacino è interessato da un contratto di fiume, strumento di programmazione negoziata e partecipata sottoscritto nel settembre 2025 e articolato in trentatré azioni, fra le quali il ripristino della continuità fluviale, i monitoraggi della fauna e della vegetazione ripariale, il miglioramento della rete fognaria e degli impianti di depurazione e la realizzazione di percorsi naturalistici e punti di osservazione per il birdwatching.[14]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Dall'età romana al medioevo
[modifica | modifica wikitesto]Già in epoca romana lungo il Noncello era sorto un insediamento umano all'altezza dell'attuale frazione di Torre, dove sono tuttora visibili i resti di un impianto termale.[5]
Il toponimo Naoni compare nel sigillo della città di Treviso, recante un motto del XII secolo che definiva i confini della Marca Trevigiana ("Monti, Musoni, Ponto Dominorque Naoni"). Al XII secolo risale anche la prima attestazione di un porto sul Noncello presso l'attuale centro storico: anticamente le barche attraccavano in prossimità della città, ma il porto fu successivamente spostato circa due chilometri più a valle.
Il porto e la navigazione veneziana
[modifica | modifica wikitesto]Il fiume collegava Pordenone all'Adriatico e quindi a Venezia attraverso il percorso Noncello-Meduna-Livenza; a questo traffico la città deve il proprio sviluppo, testimoniato dallo stesso stemma comunale.
Nel XVII secolo la navigazione venne regolata dalla Repubblica di Venezia, che assegnò alle imbarcazioni provenienti da Pordenone l'approdo alla "riva del carbon, dalla parte del traghetto di san Luca" (30 marzo 1616), mentre il 27 gennaio 1690 il "Collegio alla milizia da mar" destinò ai pordenonesi la "riva del ferro" vicino a Rialto.
Nel 1672 fu introdotto un regolare servizio passeggeri per Venezia, affidato per un mese a ciascuna barca della "fraglia" dei barcaioli pordenonesi. Il burchiello partiva da Pordenone il sabato e ripartiva da Venezia il martedì alle quattro del mattino, compiendo un tragitto complessivo di circa 150 chilometri. Anche il servizio postale fra Pordenone e Venezia si serviva principalmente delle vie fluviali: il procaccia salpava da Pordenone il martedì e da Venezia il venerdì, e la posta giungeva a Pordenone il sabato, giorno di mercato.
Il declino del traffico fluviale
[modifica | modifica wikitesto]Il commercio e il trasporto fluviale si esaurirono con il decadere della potenza veneziana e con l'arrivo della ferrovia a Pordenone nel 1855, sebbene il trasporto sull'acqua sia stato parzialmente utilizzato fino alla prima metà del Novecento.
Nel primo dopoguerra fu elaborato un progetto per restituire al fiume la funzione commerciale, con la costruzione di un nuovo porto fluviale a monte del centro storico: in previsione di quell'opera il ponte di Adamo ed Eva fu ricostruito negli anni venti con la campata centrale mobile. Il porto non fu però mai realizzato.[7]
L'età industriale
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso dell'Ottocento il Noncello e le rogge che vi confluiscono divennero la base energetica dell'industria cotoniera pordenonese, tanto che la città venne definita «la Manchester del Friuli».[16] Lungo il corso d'acqua sorsero tre stabilimenti: procedendo da monte verso valle il cotonificio Makò a Cordenons, il cotonificio di Torre e il cotonificio Amman, di gran lunga il maggiore.
Il primo a essere realizzato fu quello di Torre, i cui lavori iniziarono nel 1839 partendo dalle opere infrastrutturali: fu allora che una parte delle acque del Noncello venne deviata dall'alveo naturale in un canale artificiale, tuttora esistente. Nell'agosto del 1842 il complesso non era ancora ultimato e le macchine tessili furono montate alla fine dell'anno; il moto era assicurato da due turbine da cento cavalli ciascuna, alimentate dall'acqua del canale.[17] Nel 1846 lo stabilimento ricevette la medaglia d'oro dell'Istituto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia per essere stato il primo a introdurre la filatura meccanica del cotone nelle province venete; una descrizione del 1847 lo indica come occupante cinquecento addetti, con dodicimila fusi e una produzione giornaliera di ottocento chilogrammi di filato.[18] La derivazione realizzata per l'opificio alimenta ancora oggi la centrale idroelettrica di Torre.[4]
Nel 1875 lo svizzero Emilio Wepfer e l'austriaco Alberto Amman fondarono il cotonificio Amman & Wepfer in località Melosette, presso Borgomeduna, in una zona paludosa ma dotata di un buon salto d'acqua. Il complesso crebbe rapidamente: nel 1881 fu eretta sulla facciata la torre con orologio e serbatoio, nel 1884 il magazzino a sud, nel 1893 la nuova filatura su progetto della società Riva di Milano, e all'inizio del Novecento gli alloggi per operai e impiegati.[8] Il crescente fabbisogno energetico impose una progressiva ricerca di nuove fonti idrauliche: dopo il 1881 la ditta acquistò l'ex maglio della Vallona e dal 1885 ne sostituì le tre ruote idrauliche con una turbina accoppiata a una dinamo Brown-Boveri, dando vita a una centrale idroelettrica; fra il 1903 e il 1909 fu poi realizzato il canale Amman, che convoglia alla centrale acque provenienti dal bacino del Meduna.[8] Alla fine dell'Ottocento venne inoltre creato il bacino artificiale del lago della Burida, alimentato dal rio Maj e dal rio delle Remengole: l'energia qui prodotta raggiungeva il cotonificio attraverso un elettrodotto su tralicci d'acciaio costruito appositamente.[19]
L'ultimo dei tre stabilimenti nacque a monte degli altri. Il 15 febbraio 1902 fu rogato a Milano l'atto costitutivo della «Filatura Makò in Cordenons», società anonima promossa dalla ditta Andrea Galvani e da Guglielmo Raetz, ingegnere tessile nato a Münster nel 1865 e chiamato nel 1887 a lavorare al cotonificio Amman & Wepfer dallo stesso Wepfer; Raetz lasciò l'Amman nel 1901 e si trasferì a Cordenons l'anno successivo.[20] Lo stabilimento sorse lungo il Noncello poco a valle delle sorgenti, all'angolo fra le attuali via del Makò e via Garibaldi; passato in seguito al gruppo Cantoni, è oggi dismesso e oggetto di proposte di riqualificazione.
Il declino fu innescato dalla grande piena del Noncello del 1966, dopo la quale il cotonificio Amman cessò quasi tutta la produzione, avviandosi a un lungo degrado; nel 1999 l'azienda trasferì l'attività a Travesio, lasciando in funzione la sola centrale elettrica.[8][16]
Navigazione e turismo fluviale
[modifica | modifica wikitesto]Il Noncello è tuttora navigabile e, seguendo l'idrovia che prosegue lungo il Meduna e la Livenza, consente di raggiungere il mare. In prossimità del parcheggio Marcolin, poco a valle del centro storico, è mantenuto un attracco per piccole imbarcazioni dotato di rampa di alaggio e raggiungibile anche dalla stradina che parte da via Codafora; le imbarcazioni di dimensioni maggiori possono risalire fino alla banchina fluviale della Vecchia Dogana, a Vallenoncello, dove è attivo un cantiere nautico attrezzato per il ricovero e la riparazione dei natanti.[9]
Per la corrente limitata l'intero corso è agevolmente percorribile in canoa, sia in discesa sia in risalita, mentre la navigazione a motore è subordinata all'autorizzazione degli uffici regionali. A Pordenone si svolgono da anni manifestazioni di motonautica, fra le quali il rally Venezia-Pordenone-Venezia e la Gommonata.[9]
Nel marzo 2026 la giunta comunale ha approvato uno stanziamento regionale di 600.000 euro per la riqualificazione dell'imbarcadero e il miglioramento della navigabilità, con la sostituzione della palizzata in legno, il rifacimento dell'area di alaggio e della zona di attracco; l'intervento rientra fra le azioni del contratto di fiume ed è coordinato con il programma di Pordenone capitale italiana della cultura 2027.[21]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ L'eredità di Rocco in undici commedie, su www.ilgazzettino.it, 17 dicembre 2016. URL consultato il 9 giugno 2025.
- ↑ Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana Archiviato il 27 settembre 2013 in Internet Archive..
- 1 2 Zona Speciale di Conservazione Risorgive del Vinchiaruzzo, su Parks.it. URL consultato il 27 luglio 2026.
- 1 2 3 4 5 6 7 Fiume Noncello, su comune.pordenone.it, Comune di Pordenone. URL consultato il 27 luglio 2026.
- 1 2 Lungo il fiume Noncello, su Pordenone with love, Comune di Pordenone. URL consultato il 27 luglio 2026.
- 1 2 Pordenone, terra d'acqua, su Pordenone with love, Comune di Pordenone. URL consultato il 27 luglio 2026.
- 1 2 3 4 Ponte di Adamo ed Eva, su comune.pordenone.it, Comune di Pordenone. URL consultato il 27 luglio 2026.
- 1 2 3 4 Cotonificio Amman, su comune.pordenone.it, Comune di Pordenone. URL consultato il 27 luglio 2026.
- 1 2 3 4 Parco fluviale del Noncello, su Pordenone with love, Comune di Pordenone. URL consultato il 27 luglio 2026.
- ↑ Fabrizio Martini e Livio Poldini, Il paesaggio vegetale del fiume Noncello nell'area urbana di Pordenone, in Gortania. Atti del Museo Friulano di Storia Naturale, vol. 2, 1980, pp. 123-156.
- ↑ Pier Luigi Nimis e Stefano Martellos, Guida interattiva alle piante legnose del Parco Fluviale del Noncello, su Dryades, Università degli Studi di Trieste. URL consultato il 27 luglio 2026.
- 1 2 3 Stato di qualità 2014-2019 e trend. Fiume Noncello (06AS2T19) (PDF), su arpa.fvg.it, ARPA Friuli Venezia Giulia. URL consultato il 27 luglio 2026.
- 1 2 Elisabetta Pizzul, Carta della vocazione ittica del Friuli Venezia Giulia (PDF), Dipartimento di Scienze della Vita, Università degli Studi di Trieste — Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, 2020. URL consultato il 27 luglio 2026.
- 1 2 Firmato il Contratto di Fiume Noncello: un impegno condiviso per la tutela e la valorizzazione del territorio, su Ordine dei Biologi del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige. URL consultato il 27 luglio 2026.
- ↑ ZSC - IT3310010 Risorgive del Vinchiaruzzo, su regione.fvg.it, Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. URL consultato il 27 luglio 2026.
- 1 2 Il Cotonificio Amman di Pordenone, da fabbrica dismessa a polo culturale. Una proposta di recupero, su Archeologia Industriale. URL consultato il 27 luglio 2026.
- ↑ Le fasi costruttive del Cotonificio di Torre di Pordenone (1839-1960), su Storia Storie Pordenone. URL consultato il 27 luglio 2026.
- ↑ Il cotone. Storia di una eccellenza, su quartieretorre.it, Associazione Torre. URL consultato il 27 luglio 2026.
- ↑ Lago della Burida, su comune.pordenone.it, Comune di Pordenone. URL consultato il 27 luglio 2026.
- ↑ Guglielmo Raetz e la creazione del Cotonificio Makò a Cordenons (PN), su Storia Storie Pordenone. URL consultato il 27 luglio 2026.
- ↑ Verso Pordenone 2027, fondi per riqualificare imbarcadero sul Noncello, su ANSA, 10 marzo 2026. URL consultato il 27 luglio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Fabrizio Martini e Livio Poldini, Il paesaggio vegetale del fiume Noncello nell'area urbana di Pordenone, in Gortania. Atti del Museo Friulano di Storia Naturale, vol. 2, 1980, pp. 123-156.
- Fabrizio Martini, La flora vascolare spontanea di Pordenone, Pordenone, Museo civico di storia naturale, 2008.
- Fabio Stoch, Sergio Paradisi e Milena Buda Dancevich, Carta ittica del Friuli-Venezia Giulia, 2ª ed., Udine, Ente tutela pesca del Friuli-Venezia Giulia, 1995.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Fiume Noncello, su comune.pordenone.it, Comune di Pordenone.
- Stato di qualità 2014-2019 e trend. Fiume Noncello (PDF), su arpa.fvg.it, ARPA Friuli Venezia Giulia.

