Marcel Homet
Marcel Francois Raphael Homet (Rochefort-sur-Mer, 23 marzo 1897 – 1982) è stato un archeologo e antropologo francese[1].
Compì viaggi e spedizioni in varie parti del mondo, studiando e documentando popoli africani e sudamericani[2][3] e cercando inoltre tracce di un'antica civiltà che riteneva collegata ad Atlantide.[4] Sue opere sono state tradotte in varie lingue.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Nato a Rochefort-sur-Mer nel 1897, Homet fu impiegato durante la seconda guerra mondiale come agente del SOE britannico.[5] Il suo fascicolo personale, conservato nei National Archives britannici, è registrato nella serie Special Operations Executive: Personnel Files con la segnatura HS 9/738.[5] Lo stesso registro archivistico registra per Homet gli alias Raphael Porche e Thomas.[5]
Allievo di Henri Breuil secondo il necrologio di Hans-Werner Sachmann, Homet è ricordato anche dalla rivista Kadath come amico di Breuil.[6][7] La scheda editoriale Ossidiane lo indica come docente di lingue arabe classiche all'Università di Algeri, poi archeologo, paleontologo, antropologo ed etnologo.[4] Il necrologio di Sachmann sostiene inoltre che Homet ottenne diplomi in archeologia, etnologia e arabo classico,[6] indicandolo come residente a Stoccarda nel 1972.[4] Homet trascorse 15 anni viaggiando in Marocco, Tunisia, Egitto, Siria, Libano, Palestina e Turchia, effettuando ricerche sulla cultura e sugli idiomi di quelle popolazioni mediterranee.[4] Secondo Sachmann, Homet ottenne dapprima un diploma di ingegnere e partecipò, con un gruppo di ingegneri belgi, a lavori preparatori per una ferrovia tra Stanleyville e le sorgenti del Nilo, trascorrendo complessivamente quindici anni in Africa.[6]
Nel Congo ex francese studiò per primo l'origine, gli usi e i costumi dei pigmei Babinga; la scheda Ossidiane gli attribuisce inoltre il rinvenimento di graffiti preistorici nel Sahara.[4] La presenza di Homet a Bangui è attestata da Yves Boulvert per il periodo 1932-1934; lo stesso autore registra il ritorno di Homet nell'aprile 1938 per un'inchiesta poi collegata ad Afrique noire, terre inquiète.[2] Boulvert cita inoltre Congo: terre de souffrances tra le testimonianze usate per la storia di Bangui nel periodo coloniale.[8]
Viaggiò attraverso gli Stati Uniti, Haiti e Venezuela; nel 1940, secondo la scheda Ossidiane, fu incaricato dalla facoltà di antropologia dell'Università di Parigi di eseguire spedizioni in Brasile, nel bacino del Rio delle Amazzoni.[4] Nel 1948 il direttore del Museu Paraense Emílio Goeldi si impegnò a ricevere Homet e la moglie Geneviève durante il loro passaggio a Belém, prima della partenza per ricerche nel territorio allora indicato come Roraima.[9] Il fondo del Conselho de Fiscalização das Expedições Artísticas e Científicas no Brasil, conservato dal Museu de Astronomia e Ciências Afins, documenta una spedizione archeologica ed etnografica di Marcel F. Homet nel territorio di Boa Vista, oggi Roraima, nel 1949 e 1950.[10] Lo stesso complesso documentario comprende anche schede relative a oggetti e disegni collegati alla spedizione archeologica di Homet nel territorio di Boa Vista.[11] Secondo Sachmann, Homet compì spedizioni scientifiche per circa tre decenni per conto dell'École d'anthropologie dell'Università di Parigi.[6]
Durante le sue spedizioni, studiò intorno al 1950 il sito di Pedra Pintada, un colossale monolito il cui nome significa "pietra dipinta".[12] Il sito è un monolite granitico situato presso il fiume Parimé, circa 130 km da Boa Vista, alto circa 30 m, lungo 100 m e largo 30 m, noto per la presenza di pitture rupestri, graffiti, incisioni e simboli.[12] Secondo Nelson Joaquim Reis, Carlos Schobbenhaus e Fernando Costa, la prima divulgazione delle pitture rupestri del sito fu opera di Homet, la cui pubblicazione apparve in tedesco nel 1958 con il titolo Die Söhne der Sonne.[3] Gli stessi autori collegano il sito alle narrazioni sul lago Parime, su Manoa e sull'El Dorado, senza attribuire tali tradizioni alla sola interpretazione di Homet.[12] La regione di Pedra Pintada è stata inoltre collegata, in una fonte divulgativa brasiliana, a leggende e dicerie sulla presenza di una città perduta nell'Amazzonia; la stessa fonte presenta Homet come uno dei ricercatori attratti in Brasile da tali narrazioni.[13] In Brasile Homet continuò a indagare sulla presenza nella regione dei resti di un antico popolo che riteneva discendente dalla mitica civiltà di Atlantide, obiettivo principale attribuito alla spedizione dalla scheda Ossidiane.[4]
Un inventario dei Musées royaux d'Art et d'Histoire di Bruxelles include, tra le carte relative all'America precolombiana, ritagli di stampa su scavi di Homet a Chan Chan, in Perù.[14]
Homet combatté anche contro la campagna di sterminio degli indios condotta in Brasile e in Venezuela: questa attività è ricordata dalla scheda Ossidiane e nel 1969 Der Spiegel pubblicò un suo testo sulla distruzione degli indigeni dell'Amazzonia.[4][15] Nel 1970 Homet pubblicò anche Ein Mann kämpft gegen Schatten: Die Tragödie der brasilianischen und venezolanischen Massenmorde, dedicato ai massacri in Brasile e Venezuela.[6]
Il necrologio di Sachmann attribuisce a Homet oltre venti libri pubblicati tra il 1934 e il 1978 e riferisce che, dopo il pensionamento, tenne conferenze su temi di antropologia, etnologia e storia delle civiltà.[6] La rivista Kadath lo presentò come proprio "padrino" nel primo numero del 1973, nel quale Homet definì gli obiettivi e l'orientamento della nuova rivista.[16] Tra il 1973 e il 1975 Kadath pubblicò suoi interventi su Cusco, Atlantide, Chan Chan e il complesso di Queneto, presentato dalla rivista come una "Stonehenge del Perù".[16] Homet si spense nel 1982.[1]
Accoglienza e critica
[modifica | modifica wikitesto]Congo: terre de souffrances è stato ripreso da Yves Boulvert come testimonianza sugli abusi dell'amministrazione coloniale a Bangui nel 1932; Boulvert precisa anche che Homet fu condannato per diffamazione dopo la pubblicazione del libro.[17] Jean-Dominique Pénel ha ricordato che Barthélemy Boganda citava e raccomandava Congo: terre de souffrances ai propri sostenitori, collocando il libro tra le letture che alimentarono la sensibilità anticoloniale di Boganda.[18] Olivier Le Cour Grandmaison ha citato lo stesso volume tra le fonti relative al lavoro forzato nell'impero coloniale francese.[19]
La ricezione di Die Söhne der Sonne fu anche accademica e bibliografica: il volume comparve nel 1959 in una scheda di The Hispanic American Historical Review e fu poi recensito nella sezione di recensioni dell'IPEK.[20][21] Nella letteratura scientifica brasiliana recente, il ruolo di Homet a Pedra Pintada è presentato soprattutto come prima divulgazione delle pitture rupestri del sito; gli studi successivi citati da Nelson Joaquim Reis, Carlos Schobbenhaus e Fernando Costa includono una campagna di scavo del 1985 e datazioni radiocarboniche comprese fra circa 3000 e 3950 anni BP, senza riprendere la lettura atlantidea dell'opera di Homet.[3][22]
La rivista Kadath, alla quale Homet collaborò dal primo numero, ha riletto retrospettivamente il proprio ambiente degli anni settanta come una disciplina "marginale e contestataria", orientata allo studio delle origini remote dell'umanità e vicina allo spirito del Mattino dei maghi di Louis Pauwels e Jacques Bergier.[7] Nello stesso testo commemorativo, la rivista afferma che in quel contesto difendeva un "realismo fantastico in archeologia" e ricorda che temi poi distinti, come l'archeoastronomia, erano allora spesso collocati nelle categorie dell'archeologia fantastica e della pseudoscienza.[7] La stessa presentazione istituzionale di Kadath definisce oggi il proprio campo come lo studio dell'origine delle civiltà, un ambito in cui, secondo la rivista, falsificazioni e disinformazione convivono con ricerche più serie.[7]
Opere
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Volumi
[modifica | modifica wikitesto]- (FR) Marcel Homet, Congo: terre de souffrances, Parigi, Montaigne, 1934, SBN SBL0201216.
- (FR) Marcel Homet, Afrique du nord: terre d'attente, Parigi, Montaigne, 1935, SBN RMS2212480.
- (FR) Marcel Homet, Méditerranée mer impériale: le conflit méditerranéen, la France et le problème marocain, Parigi, Éditions de la Nouvelle Revue Critique, 1937, SBN RAV1284837.
- (FR) Marcel Homet, Garderons-nous nos colonies d'Afrique?: A.O.F., Cameroun, A.E.F., Parigi, J. Peyronnet & Cie, 1938, SBN UBO3950247.
- (FR) Marcel Homet, Syrie terre irrédente: l'histoire secrète du traité franco-syrien: Où va le Proche-Orient?, prefazione di Ed. Brémond, Parigi, J. Peyronnet & Cie, 1938, SBN RMS2843680.
- (FR) Marcel Homet, Saüdades: Portugal, terre du regret, Lisbona, Império, 1942.
- (DE) Marcel F. Homet, Die Söhne der Sonne: auf den Spuren vorzeitlicher Kultur in Amazonas, traduzione di B. C. Olschak, Olten; Freiburg im Breisgau, Walter, 1958.
- (DE) Marcel F. Homet, Ein Mann kämpft gegen Schatten: Die Tragödie der brasilianischen und venezolanischen Massenmorde, Stoccarda, Selbstverlag, 1970.
- (DE) Marcel F. Homet, Geheimnis am Amazonas, collana Wissenschaft und Abenteuer, n. 8, Würzburg, Arena, 1973, ISBN 340103667X.
- (FR) Marcel Homet, À la poursuite des dieux solaires, collana L'aventure mystérieuse, A309, Parigi, J'ai lu, 1974.
- (DE) Marcel F. Homet, Wüste, Urwald, Blaue Menschen: abenteuerliche Expeditionen zu versunkenen Kulturen, traduzione di Adolf Tiarks, Wiesbaden; Monaco di Baviera, Limes, 1974.
- (DE) Marcel F. Homet, Nabel der Welt, Wiege der Menschheit: außerirdische Einflüsse im Mosaik irdischer Kulturen?, traduzione di Adolf Tiarks, Freiburg im Breisgau, Hermann Bauer, 1976, ISBN 3762601933.
- (DE) Marcel F. Homet, Auf den Spuren der Sonnengötter: das Abenteuer der Expeditionen Marcel Homets, traduzione di Götz Pommer; Adolf Tiarks, Wiesbaden; Monaco di Baviera, Limes, 1978, ISBN 3809020974.
Articoli e interventi
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Marcel F. Homet, Stonehenge of the Andes, in Fate, vol. 15, n. 5, maggio 1962.
- (FR) Marcel F. Homet, Empire Chimu pré-incaique de Chan-Chan, in Verhandlungen des XXXVIII. Internationalen Amerikanistenkongresses, Stuttgart-München, 12. bis 18. August, 1968, vol. 3, 1971, pp. 347-352.
- (FR) Marcel Homet, Le trimillénaire de Cuzco, in Kadath, n. 1, 1973.
- (FR) Marcel Homet, Atl, Atlas, Atlantes, in Kadath, n. 2, 1973.
- (FR) Marcel Homet, Chan Chan la mystérieuse, in Kadath, n. 5, 1973.
- (FR) Marcel Homet, Le triple cromlech de Queneto: la Stonehenge du Pérou, in Kadath, n. 12, 1975.
Contributi in opere collettive
[modifica | modifica wikitesto]- Adriano Zecca e Damiano Zecca, Regni di pietra: alla scoperta del Perù preincaico, collana Universo sconosciuto, n. 28, Milano, Sugar, 1973, SBN SBL0597905. Testi di Peter Kolosimo e Marcel Homet.
Traduzioni
[modifica | modifica wikitesto]- Inglese
- (EN) Marcel F. Homet, On the Trail of the Sun Gods, traduzione di Elizabeth Reynolds Hapgood, Londra, Neville Spearman, 1965.
- Italiano
- Marcel F. Homet, I figli del sole, collana Mondi sconosciuti, traduzione di C. Kolosimo; M. Moselli, n. 2, Torino, MEB, 1972, SBN SBL0459919.
- Marcel F. Homet, Alla ricerca degli dei solari, collana Universo sconosciuto, n. 21, Milano, Sugar, 1973, SBN SBL0450378.
- Marcel F. Homet, Chan-Chan la misteriosa, collana Universo sconosciuto, n. 30, Milano, Sugar, 1974, SBN LIA0035724.
- Marcel F. Homet, Chan-Chan la misteriosa, Milano, SugarCo, 1974, SBN SBL0712508.
- Marcel F. Homet, Chan-Chan la misteriosa, Milano, SugarCo, 1974, SBN UBO0106731.
- Marcel F. Homet, Alla ricerca degli dei solari, collana I libri pocket, traduzione di Marisa Sanfelice, n. 585, Milano, Longanesi, 1976, SBN LIA0231982.
- Neerlandese
- (NL) Marcel F. Homet e Louis Rebcke, Waar de mensheid ontwaakte: kosmische invloeden op onze culturen, Deventer, Ankh-Hermes, 1979, ISBN 9789020254105.
- Spagnolo
- (ES) Marcel F. Homet, Los hijos del sol, Barcellona, Editorial Juventud, 1967, SBN VIA0287931.
- (ES) Marcel Homet, Chan Chan, la misteriosa, collana Nueva fontana, traduzione di Carlos Ayala, Barcellona, Martínez Roca, 1977, ISBN 8427004060.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 (FR) Marcel Homet (1897-1982), su data.bnf.fr, Bibliothèque nationale de France. URL consultato l'8 giugno 2026.
- 1 2 Boulvert, 1989, p. 179
- 1 2 3 Reis, Schobbenhaus e Costa, 2010, p. 147
- 1 2 3 4 5 6 7 8 I Figli del Sole, su ossidiane.it, Libreria Editrice Ossidiane. URL consultato l'8 giugno 2026.
- 1 2 3 (EN) HOMET, Marcel Francois Raphael, aka Raphael PORCHE aka Thomas - born 23.03.1897, su discovery.nationalarchives.gov.uk, The National Archives. URL consultato l'8 giugno 2026.
- 1 2 3 4 5 6 (DE) Hans-Werner Sachmann, Pionier der Paläo-SETI-Forschung: Marcel F. Homet (1897-1982), su tatjana.ingold.ch, Sagenhafte Zeiten, n. 5, 2004; riproduzione archiviata su Tatjana Ingolds Homepage. URL consultato l'8 giugno 2026 (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2010).
- 1 2 3 4 (FR) Les dernières nouvelles récentes de Kadath, su kadath.be, Kadath, 20 marzo 2023. URL consultato l'8 giugno 2026.
- ↑ Boulvert, 1989, p. 299
- ↑ Rosa, 2005, p. 51
- ↑ (PT) Arquivo de História da Ciência - Zenith, su zenith.mast.br, Museu de Astronomia e Ciências Afins. URL consultato l'8 giugno 2026.
- ↑ (PT) Wilma M. Leitão, Registros Documentais, su mast.br, Museu de Astronomia e Ciências Afins. URL consultato l'8 giugno 2026.
- 1 2 3 Reis, Schobbenhaus e Costa, 2010, pp. 141-143
- ↑ (PT) Pedra Pintada, su moiseslima.wordpress.com, RCP Brasil. URL consultato l'8 giugno 2026.
- ↑ (FR) Section ethnographique: inventaire final (PDF), su artandhistory.museum, Musées royaux d'Art et d'Histoire. URL consultato l'8 giugno 2026.
- ↑ (DE) Marcel F. Homet, Auch ich sollte ermordet werden: Professor Marcel F. Homet über die Vernichtung der Indianer am Amazonas, in Der Spiegel, n. 45, 1969.
- 1 2 (FR) Nos publications : l'édition numérique, su kadath.be, Kadath. URL consultato l'8 giugno 2026.
- ↑ Boulvert, 1989, pp. 150-151
- ↑ Pénel, 2022, p. 21
- ↑ Le Cour Grandmaison, 2019, nota 7
- ↑ (EN) Die Söhne der Sonne. Auf den spuren vorzeitlicher Kultur in Amazonas, in The Hispanic American Historical Review, vol. 39, n. 3, 1959, p. 486, DOI:10.1215/00182168-39.3.486.
- ↑ (DE) Herbert Kühn, Marcel F. Homet, Die Söhne der Sonne, Amazonas, in IPEK, vol. 23, 1970-1973, p. 234.
- ↑ Reis, Schobbenhaus e Costa, 2010, pp. 147-148
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (FR) Yves Boulvert, Bangui 1889-1989: points de vue et témoignages (PDF), Parigi, ORSTOM, 1989.
- (FR) Olivier Le Cour Grandmaison, Le travail forcé dans l'empire français, un crime contre l'humanité?, in Manuel indocile de sciences sociales: pour des savoirs résistants, 2019, pp. 634-639, DOI:10.3917/dec.coper.2019.01.0634.
- (FR) Jean-Dominique Pénel, René Maran, Batouala et l'Oubangui-Chari, in Archipélies, n. 14, 2022, pp. 20-29.
- (PT) Nelson Joaquim Reis, Carlos Schobbenhaus e Fernando Costa, Pedra Pintada, RR: ícone do Lago Parime (PDF), in Sítios Geológicos e Paleontológicos do Brasil, 2010, pp. 141-150.
- (PT) Cássia Santos da Rosa, História e arqueologia na Amazônia (1948-1965) (PDF), Belém, Universidade Federal do Pará, 2005.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Opere di Marcel Homet, su Open Library, Internet Archive.
- (EN) Marcel Homet / Marcel Homet (altra versione), su Goodreads.
- (EN) Fascicolo personale di Marcel Francois Raphael Homet, su discovery.nationalarchives.gov.uk, The National Archives. URL consultato l'8 giugno 2026.
- (FR) Scheda di Marcel Homet, su data.bnf.fr, Bibliothèque nationale de France. URL consultato l'8 giugno 2026.
- (DE) Hans-Werner Sachmann, Pionier der Paläo-SETI-Forschung: Marcel F. Homet (1897-1982), su tatjana.ingold.ch, Sagenhafte Zeiten, 2004. URL consultato l'8 giugno 2026 (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2010).
- (EN) Azzo Bassou, su quasi-modo.net. URL consultato l'8 giugno 2026 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2010).
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