James Otis (politico)

James Otis Jr. (Barnstable, 5 febbraio 1725 – Andover, 23 maggio 1783) è stato un politico statunitense. Fu uno dei primi rivoluzionari americani negli anni immediatamente precedenti la rivoluzione americana, ed è per questo a volte incluso tra i Padri fondatori degli Stati Uniti d'America nonostante la sua firma non compaia sulla Dichiarazione d'indipendenza.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Nacque nel 1725 da James Otis, un importante avvocato della colonia della Massachusetts Bay, e da Mary Allyne. Era il primo di tre figli, e con lui anche il fratello Samuel Otis e la sorella Mercy Otis sarebbero stati importanti capi della futura causa rivoluzionaria americana.[1] Iscritto all'Università Harvard per studiare legge, già durante gli anni di studio universitario divenne insofferente verso le autorità britanniche, descrivendole come «un governo pessimo, disprezzabile e arbitrario». Laureatosi nel 1743, praticò legge per alcuni anni nello studio dell'avvocato Jeremiah Gridley, e nel 1755 sposò la ricca ereditiera Ruth Cunningham, con la quale ebbe tre figli.[1]
Dopo alcuni anni di avvocatura a Plymouth, si trasferì a Boston nel 1756, dove grazie alle connessioni paterne fece rapidamente carriera come magistrato dell'ammiragliato britannico. Al contempo, appassionato di poesia classica e soprattutto di prosodia, pubblicò nello stesso 1756 The Rudiments of Latin Prosody, studio sulla poesia latina, mentre un suo analogo trattato sulla poesia greca rimase inedito.[1]
La lotta rivoluzionaria di Otis iniziò nel 1761, e scaturì in realtà da un episodio piuttosto mondano. Suo padre, James Otis Sr., era in lizza per diventare giudice supremo della Corte del Masachusetts, ma per ragioni incomprensibili il governatore Francis Bernard lo scartò e nominò al suo posto Thomas Hutchinson. Da quel momento James Otis Jr. divenne estremamente ostile nei confronti delle autorità britanniche, complice anche la sua opposizione alla stretta dei controlli sui commerci delle colonie, che i britannici pretendevano avvenissero solo con la madrepatria e non con altri Paesi, volendo di fatto imporre un monopolio.[1] Il 24 febbraio 1761 tenne un infuocato discorso davanti alla Corte del Massachusetts, invocando la fine delle perquisizioni britanniche e l'abolizione della schiavitù nelle colonie; al discorso assistette un giovane John Adams, che ne fu ispirato e dal quale derivò il suo futuro zelo rivoluzionario.[1]
Le proteste del noto magistrato Otis cominciarono ad avere un certo seguito a Boston, e divenne presto popolare come autore di pamphlet anti-governativi e autonomisti. Eletto all'Assemblea del Massachusetts, si oppose fermamente all'implementazione di nuove tasse, e quando il parlamento britannico approvò lo Sugar Act nel 1764 coniò lo slogan che avrebbe poi innescato la rivoluzione americana, No taxation without representation! ("niente tassazione senza rappresentazione").[1] Alla successiva approvazione dello Stamp Act, Otis divenne di fatto uno dei principali capi autonomisti delle colonie americane: aizzò la popolazione di Boston contro le autorità britanniche, e fu tra i principali organizzatori del congresso dello Stamp Act, svoltosi a Boston nell'ottobre 1765, nel quale i delegati delle Tredici colonie rigettarono le tasse che la Gran Bretagna voleva imporre.[1]
Allo stesso modo, fu oppositore dei Townshend Acts nel 1767, pur rigettando la ribellione vera e propria e chiedendo agli americani di protestare pacificamente contro le imposizioni britanniche. Fattosi numerosi nemici, dopo un articolo anti-britannico pubblicato a Boston nel 1769, Otis fu aggredito da un doganiere che lo colpì con violenza alla testa, causandogli una grossa ferita.[1] Ripresosi, la sua salute mentale andò tuttavia rapidamente declinando e sperimentò vari episodi psicotici (anche se altri Padri fondatori come John Adams riportarono altri suoi strani comportamenti ben prima dell'aggressione).[1]
Da quel momento, persa la maggior parte della credibilità come capo autonomista, James Otis non ebbe più alcuna influenza significativa sugli sviluppi della politica interna delle Americhe. Allo scoppio della guerra d'indipendenza americana, si recò volontariamente a combattere e partecipò alla battaglia di Bunker Hill nel 1776 nelle fila dei ribelli. Scampato all'avanzata britannica, tornò a Boston e vagò per un certo periodo senza fissa dimora, complice la morte del figlio James in prigionia che peggiorò ulteriormente il suo stato di salute mentale.[1] Ritiratosi infine nella campagna del Massachusetts, morì nel 1783 in modo del tutto imprevisto: mentre era ospite di un amico, durante una tempesta si affacciò a una finestra e, mentre osservava la pioggia, fu colpito da un fulmine morendo sul colpo.[1]
Note
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Otis, James, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (EN) James Otis, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) James Otis, su Database of Classical Scholars, Rutgers School of Arts and Sciences.
- (EN) Opere di James Otis, su Open Library, Internet Archive.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 67261747 · ISNI (EN) 0000 0000 7358 0086 · BAV 495/220413 · CERL cnp00970941 · LCCN (EN) n80097867 · GND (DE) 1055260420 · BNF (FR) cb12112010m (data) · J9U (EN, HE) 987007275416605171 |
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