Copto (Egitto)
| Copto Coptos, Gebtu, Koptos | |
|---|---|
| Civiltà | civiltà egizia |
| Utilizzo | città |
| Epoca | dal periodo predinastico alla tarda antichità[2] |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Località | Qift |
| Altitudine | 77 m s.l.m. |
| Scavi | |
| Date scavi | 1893-1894; 1910-1911; 1987-1992; dal 2002[3][4] |
| Archeologo | W. M. Flinders Petrie; Adolphe Reinach; Raymond Weill; Laure Pantalacci[3] |
| Mappa di localizzazione | |
| |
Copto (in egizio Gbtjw, trascritto anche Gebtu; in greco antico Koptos) è un sito archeologico dell'Alto Egitto, presso l'odierna Qift, sulla riva orientale del Nilo.[2][5] L'insediamento occupava una posizione strategica all'imbocco della pista dello uadi Hammamat, la via desertica che collegava la valle del Nilo al Deserto orientale e al Mar Rosso[6] e dava accesso a cave, miniere e percorsi carovanieri.[7]
La città fu un importante centro del culto di Min e Iside, legato alle risorse minerarie del deserto orientale e ai collegamenti tra la valle del Nilo e le coste del Mar Rosso.[8] Il sito ha restituito testimonianze di lunga durata, tra cui i colossi arcaici di Min, i decreti di Copto provenienti dal tempio di Min, resti del grande santuario di Min e Iside e monumenti delle fasi tolemaica e romana;[9][10] i resti monumentali rimasti più visibili appartengono soprattutto a queste due epoche, quando Copto ebbe un ruolo centrale nell'organizzazione delle strade del deserto orientale.[11]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Età faraonica
[modifica | modifica wikitesto]Un insediamento è attestato a Copto dalla fine del periodo Naqada, nel punto di incontro tra la valle del Nilo e la pista dello uadi Hammamat.[12] I contatti tra Copto e il Mar Rosso sono attestati già alla fine del IV millennio a.C. dalle statue colossali di Min, sulle quali compaiono immagini di conchiglie provenienti dal Mar Rosso.[13] I colossi di Min trovati da Flinders Petrie nelle fosse votive del recinto sacro sono tra le principali testimonianze archeologiche dell'importanza del sito nella seconda metà del IV millennio a.C.[14] Nell'Antico Regno i faraoni dotarono Copto di santuari e il culto di Min entrò nel pantheon nazionale egiziano.[15] Le risorse minerarie del deserto orientale e i contatti con le regioni a est del Mar Rosso spiegano l'importanza del sito.[8]
- Architrave di Hesy, Antico Regno, III-IV dinastia, Petrie Museum of Egyptian Archaeology (Londra).
- Rilievo di Sesostri I da Copto, Medio Regno, XII dinastia, Petrie Museum of Egyptian Archaeology (Londra).
- Vaso decorato da Copto, Nuovo Regno, XVIII dinastia, Petrie Museum of Egyptian Archaeology (Londra).
- Papiro delle miniere, mappa dello uadi Hammamat, la pista desertica collegata a Copto, Nuovo Regno, circa 1156-1150 a.C., Museo Egizio di Torino.[7]
Età tolemaica e romana
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I resti archeologici più numerosi e meglio conservati di Copto risalgono alle fasi successive alla conquista macedone dell'Egitto.[16] Dall'inizio dell'età tolemaica le costruzioni di Copto furono legate allo sviluppo delle strade del deserto orientale.[16] Sotto Tolomeo II Filadelfo il tempio principale di Min e Iside fu ricostruito e ampliato verso occidente.[17] Nel II secolo a.C. fu costruito un nuovo peribolo in mattoni crudi intorno al tempio principale di Copto.[18] Durante il secondo regno di Tolomeo IX Sotere II, tra l'88 e l'80 a.C., fu costruito e decorato a Copto un nuovo tempio, probabilmente dedicato a Iside e Arpocrate.[19] Cleopatra VII dedicò nel Netjery-shema una cappella oracolare addossata al tempio di Geb costruito da Nectanebo II.[20] Alcuni blocchi sciolti menzionano Cleopatra insieme al figlio Cesarione.[20]
Nell'ultimo quarto del II secolo a.C. il controllo delle strade del deserto fu trasferito allo stratego di Copto, che assunse il titolo di "sovrintendente dei Mari Rosso e Indiano".[21] Dopo la battaglia di Azio e la fine della dinastia tolemaica, la resistenza della Tebaide fu repressa da Cornelio Gallo e Copto fu presa dai Romani.[22] Nei primi decenni del dominio romano furono modificate alcune strade e alcuni accessi al complesso sacro.[23] Una porta monumentale a sud-est del grande tempio, decorata in nome di Augusto, diede un nuovo accesso alla città da est e fu collegata a una strada lungo il lato meridionale del tempio.[24] La porta augustea fu nuovamente iscritta in nome di Nerone nel gennaio del 63 d.C. da Parthenios, amministratore del tempio di Iside.[25] Nel territorio di Copto, a el-Qal'a, la decorazione augustea del tempio fu completata sotto Caligola e Claudio.[26]
Tarda antichità e periodo medievale
[modifica | modifica wikitesto]Nel 292 Diocleziano vinse una ribellione a Copto e Busiri, nell'Alto Egitto.[27] All'inizio del VII secolo la sede episcopale di Copto era retta da Pisenzio, del quale si conserva una corrispondenza ampia.[28] Tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, nel recinto sacro principale fu creata un'area artigianale, con attività di panificazione e metallurgia, sulle rovine del mammisi di Tolomeo IV.[28] La città perse il suo ruolo principale nel X secolo, quando la rotta carovaniera fu deviata verso Qus.[29]
Archeologia
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Scavi e ricerche
[modifica | modifica wikitesto]Alla fine del XIX secolo il sito fu gravemente danneggiato dall'estrazione del sebbakh, che portò allo smantellamento di molte strutture in mattoni crudi.[30] W. M. Flinders Petrie scavò a Copto dall'inizio di dicembre 1893 alla fine di febbraio 1894, soprattutto nell'area del grande tempio di Min e Iside.[30] Nel 1910 Adolphe Reinach e Raymond Weill ripresero l'esplorazione del sito per la Société française des fouilles archéologiques.[30] Nel 1911 Reinach condusse una seconda campagna con l'architetto Adrien Martinaud e destinò parte dei materiali al museo creato da Émile Guimet a Lione.[30] Tra il 1987 e il 1992 una missione egitto-americana condotta da Sharon C. Herbert e Henry T. Wright lavorò a Copto e nel deserto orientale per studiare le rotte tra la valle del Nilo e il Mar Rosso.[4] Dal 2002 la missione francese di Copto ha ripreso l'esplorazione del sito con l'Université Lumière Lyon 2 e l'Institut français d'archéologie orientale.[31] Il Museo Egizio di Torino partecipa con Institut Français d'Archéologie Orientale agli scavi attuali di Copto, concentrati sul santuario di un tempio eretto da Tolomeo IV e distrutto tra la fine del IV e l'inizio del V secolo d.C.; finora sono stati portati alla luce circa 4000 frammenti dei rilievi del tempio.[32]
- Cartiglio di Amenemhat I su blocco parietale da Copto.
- Serekh o nome di Horus di Amenemhat I su blocco parietale da Copto.
Area sacra di Min e Iside
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Il tempio di Min e Iside fu il nucleo religioso della città faraonica e fu sviluppato dall'Antico al Nuovo Regno, ampliato in età tolemaica e modificato nei primi decenni del dominio romano.[33] Tra il 2005 e il 2010 fu liberato l'angolo sud-orientale del recinto sacro, dove furono trovati blocchi di calcare conchiglifero appartenenti a tre porte ricostruite in situ nel 2016.[33] Dal 2011 la missione ha scavato una cappella di Tolomeo IV Filopatore nel recinto di Min e Iside, identificandola come mammisi grazie a scene e testi conservati.[33] Il santuario del mammisi aveva un naos aperto a sud di circa 3,75 × 4,50 m, affiancato da due ambienti oblunghi e preceduto almeno da una sala larga.[34] La ceramica associata indica che il mammisi fu smantellato tra la fine del IV e l'inizio del V secolo d.C.[35] Nella zona occidentale della chiesa copta fu riconosciuto il battistero, del quale resta in situ parte della vasca ottagonale.[35]
- Lama in bronzo iscritta con il cartiglio di Thutmose III, dal tempio di Min a Copto, Nuovo Regno, XVIII dinastia, Petrie Museum of Egyptian Archaeology (Londra).
- Lastra con il dio Hapy dalle fondazioni del tempio di Thutmose III a Copto, Medio Regno, XII dinastia, Petrie Museum of Egyptian Archaeology (Londra).
- Frammento in granito rosso con cartiglio di Thutmose II dal tempio di Thutmose III a Copto, Nuovo Regno, XVIII dinastia.
Templi e monumenti tolemaici e romani
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Nel settore occidentale molti blocchi riutilizzati negli edifici tardo-antichi provengono da un monumento di Tolomeo IX Sotere II, non dal cosiddetto "tempio di Cesarione" ipotizzato dai primi scavatori.[36] I cartigli delle scene e dei fregi datano il monumento alla seconda parte del regno di Tolomeo IX, tra l'88 e l'80 a.C.[37] I testi conservati indicano che il tempio era consacrato a Iside e che nelle scene comparivano anche Arpocrate, Min e Nefti.[37] A Cleopatra VII e Cesarione sono attribuiti alcuni blocchi di arenaria provenienti da una piccola costruzione, forse un annesso o una cappella secondaria associata al monumento di Tolomeo IX.[37] Nel settore sud-orientale del grande tempio sono stati identificati blocchi appartenenti a tre porte monumentali romane, due complete e una più piccola.[38] Le porte ricostruite vicino alla probabile posizione originaria formano un primo spazio espositivo all'aperto, integrato nel 2022 da banchetti in mattoni per altri elementi lapidei.[38] A el-Qal'a, presso Copto, si trovava un tempio romano di Min e Iside.[39] Il tempio fu probabilmente costruito sotto Augusto, ampliato da Caligola e Claudio, e rimase in uso nel periodo copto.[39] Il completamento della decorazione augustea del tempio di el-Qal'a rientra nell'attività edilizia e religiosa dei primi Giulio-Claudi nel territorio di Copto.[26]
- Frammento di rilievo da Copto con divinità che tiene un ankh, Musée des beaux-arts de Lyon.
Decreti e altri reperti
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I documenti noti come decreti di Copto sono decreti reali provenienti dal tempio di Min e databili all'Antico Regno e al Primo periodo intermedio.[10] Il Metropolitan Museum of Art conserva un frammento di decreto di Pepi II, proveniente dal tempio di Copto, che concedeva immunità da esazioni ufficiali a una fondazione del re nel tempio di Min.[1] I decreti reali furono collocati presso l'accesso del tempio di Min a Copto e furono poi sepolti sotto i pavimenti del complesso.[1] La banca dati della Missione archeologica francese di Copto raccoglie materiali provenienti da scavi e musei diversi, formando un museo virtuale dedicato al sito.[30]
- Rilievo di Pepi II dal tempio di Min a Copto, Petrie Museum of Egyptian Archaeology (Londra, UC 14281).
- Rilievo di Pepi II dal tempio di Min a Copto, Petrie Museum of Egyptian Archaeology (Londra).
- Frammento di decreto di Pepi II da Copto, Musée des beaux-arts de Lyon.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 (EN) Decree of Pepi II, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art, s.d.. URL consultato il 22 maggio 2026.
- 1 2 (EN) T. Wilfong, S. E. Sidebotham e J. Keenan, Coptos: a Pleiades place resource, su pleiades.stoa.org, Pleiades, 8 dicembre 2024. URL consultato il 22 maggio 2026.
- 1 2 Pantalacci, 2022, pp. 112-113
- 1 2 (EN) Coptos and the Eastern Desert, Egypt, su lsa.umich.edu, Kelsey Museum of Archaeology, University of Michigan, s.d.. URL consultato il 22 maggio 2026.
- ↑ Pantalacci, 2018, parr. 3-5
- ↑ Pantalacci, 2018, par. 3
- 1 2 Il cosiddetto "Papiro delle miniere" con una mappa dello Wadi Hammamat sul recto e testi di vario genere sul verso, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio, s.d.. URL consultato il 22 maggio 2026.
- 1 2 Pantalacci, 2018, parr. 3-8
- ↑ Pantalacci, 2018, parr. 4-5 e 10
- 1 2 (EN) William C. Hayes, Royal Decrees from the Temple of Min at Coptus, in The Journal of Egyptian Archaeology, vol. 32, 1946, pp. 3–23, DOI:10.2307/3855410.
- ↑ Pantalacci, 2018, parr. 10-17
- ↑ Pantalacci, 2022, p. 111
- ↑ Pantalacci, 2018, par. 4
- ↑ Pantalacci, 2018, parr. 4-5
- ↑ Pantalacci, 2018, par. 5
- 1 2 Pantalacci, 2018, par. 10
- ↑ Pantalacci, 2018, par. 11
- ↑ Pantalacci, 2018, par. 14
- ↑ Pantalacci, 2018, par. 16
- 1 2 Pantalacci, 2018, par. 17
- ↑ Pantalacci, 2018, par. 15
- ↑ Pantalacci, 2018, par. 18
- ↑ Pantalacci, 2018, parr. 18-20
- ↑ Pantalacci, 2018, par. 19
- ↑ Pantalacci, 2018, parr. 21-22
- 1 2 Pantalacci, 2018, par. 24
- ↑ (EN) W. H. C. Frend, Diocletian, su ccdl.claremont.edu, Claremont Coptic Encyclopedia, 1991. URL consultato il 22 maggio 2026., p. 905.
- 1 2 Pantalacci, 2018, par. 36
- ↑ Pantalacci, 2018, par. 37
- 1 2 3 4 5 Pantalacci, 2022, p. 112
- ↑ Pantalacci, 2022, p. 113
- ↑ Missione a Copto, su museoegizio.it, Museo Egizio, s.d.. URL consultato il 22 maggio 2026.
- 1 2 3 (EN) Archeological Survey of Coptos, su ees.ac.uk, Egypt Exploration Society, 28 settembre 2017. URL consultato il 22 maggio 2026.
- ↑ Pantalacci, 2022, p. 115
- 1 2 Pantalacci, 2022, p. 116
- ↑ Pantalacci, 2022, pp. 116-117
- 1 2 3 Pantalacci, 2022, p. 117
- 1 2 Pantalacci, 2022, p. 118
- 1 2 (EN) T. Wilfong, S. E. Sidebotham e J. Keenan, Temple of Min and Isis: a Pleiades place resource, su pleiades.stoa.org, Pleiades, 24 febbraio 2025. URL consultato il 22 maggio 2026.
- ↑ (EN) Fragments of Two Coptos Decrees, su metmuseum.org, The Metropolitan Museum of Art, s.d.. URL consultato il 22 maggio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) William C. Hayes, Royal Decrees from the Temple of Min at Coptus, in The Journal of Egyptian Archaeology, vol. 32, 1946, pp. 3–23, DOI:10.2307/3855410.
- (EN) Laure Pantalacci, Coptos, Gate to the Eastern Desert, a cura di Jean-Pierre Brun e Thomas Faucher, Paris, Collège de France, 2018, DOI:10.4000/books.cdf.5247.
- (FR) Laure Pantalacci, Travaux archéologiques de la mission française de Coptos (2002-2022): résultats et perspectives, in Bulletin de la société française d'égyptologie, n. 207, 2022, pp. 111–129, DOI:10.3917/bsfe.207.0113.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Copto
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Qifṭ, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Copto, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
- (FR) Coptos, su coptos.mom.fr, Mission archéologique française de Coptos, s.d.. URL consultato il 22 maggio 2026.
- (EN) Archeological Survey of Coptos, su ees.ac.uk, Egypt Exploration Society, 28 settembre 2017. URL consultato il 22 maggio 2026.
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