Acufene
| Acufene | |
|---|---|
| Specialità | otorinolaringoiatria, audiologia, neurologia e logopedia |
| Classificazione e risorse esterne (EN) | |
| ICD-9-CM | 388.3 |
| ICD-10 | H93.1 |
| MeSH | D014012 |
| MedlinePlus | 003043 |
| eMedicine | 856916 |
L'acufene (dal latino tinnitus, "tintinnio") è la percezione di un suono, generalmente come un ronzio, un fischio, un sibilo o un altro rumore, in assenza di una corrispondente fonte sonora esterna. Può essere percepito in uno o entrambi gli orecchi oppure all'interno della testa e presenta caratteristiche variabili da persona a persona per intensità, durata e tipologia del suono. Quasi sempre è udito soltanto dalla persona che ne soffre; molto più raramente è dovuto a rumori generati da strutture interne dell'organismo, talvolta rilevabili anche durante una visita medica. È un disturbo frequente che può presentarsi in forma temporanea o persistente e che, in alcuni casi, può interferire con il sonno, la concentrazione e la qualità della vita.[1]
Classificazione
[modifica | modifica wikitesto]Gli acufeni vengono generalmente distinti in due categorie principali: soggettivi, quando il suono è percepito soltanto dalla persona che ne soffre, e oggettivi, molto più rari, dovuti a rumori prodotti da strutture interne dell'organismo che possono essere rilevati anche durante la visita medica.[1]
In base alla durata, si distinguono inoltre in acuti, quando compaiono da poche settimane o mesi, e cronici, quando persistono per più di sei mesi. Questa distinzione è rilevante perché, con il passare del tempo, diminuisce la probabilità che il disturbo scompaia spontaneamente.[2]
Un'ulteriore suddivisione riguarda le caratteristiche del suono: gli acufeni pulsanti sono percepiti in sincronia con il battito cardiaco e spesso sono associati a fenomeni di origine vascolare, mentre quelli non pulsanti costituiscono la maggior parte dei casi e sono generalmente collegati ad alterazioni del sistema uditivo.[3]
Dal punto di vista della qualità del suono, gli acufeni possono infine essere distinti in tonali, caratterizzati da suoni continui o quasi continui con una frequenza definita, simili a un fischio, un ronzio o un sibilo, e non tonali, con caratteristiche meno precise e simili a rumori come gorgoglii, crepitii, schiocchi o altri suoni irregolari. Gli acufeni tonali sono quelli più frequentemente descritti e, grazie alla loro maggiore riproducibilità, vengono spesso utilizzati nei test clinici e negli studi di ricerca.[4]
Cause
[modifica | modifica wikitesto]L'acufene può essere associato a diversi fattori, che comprendono condizioni dell'apparato uditivo, problemi di salute generale, fattori psicologici, ambientali e comportamentali. In molti casi non è possibile individuare una singola causa, poiché il disturbo può derivare dall'interazione di più elementi. La valutazione delle possibili cause è comunque importante per individuare eventuali condizioni trattabili e orientare la scelta del trattamento.
La perdita uditiva, soprattutto quella di tipo neurosensoriale, , cioè dovuta a un danno dell'orecchio interno o delle vie nervose uditive, rappresenta uno dei principali fattori associati all'acufene. Numerosi studi hanno evidenziato una relazione tra il grado di riduzione dell'udito e la gravità dei sintomi.[5]
Tra le cause e i fattori associati rientrano diverse condizioni dell'orecchio, come l'accumulo di cerume, infezioni o infiammazioni dell'orecchio, traumi acustici, otosclerosi, disfunzioni della tuba di Eustachio e malattia di Ménière. Anche i disturbi dell'articolazione temporo-mandibolare (ATM) possono essere collegati all'acufene, suggerendo una possibile componente somatosensoriale, cioè legata all'interazione tra sistema uditivo, muscoli e articolazioni della regione testa-collo.[4][6]
Un importante fattore di rischio è rappresentato dall'esposizione prolungata a rumori intensi, la cui pericolosità dipende soprattutto dal livello sonoro e dalla durata dell'esposizione. Questo comprende sia attività professionali in ambienti rumorosi sia attività ricreative, come l'ascolto di musica ad alto volume tramite cuffie o auricolari.[7]
Alcuni farmaci possono provocare o peggiorare l'acufene a causa della loro possibile ototossicità. Tra questi rientrano alcuni antibiotici, come la gentamicina, diuretici come la furosemide, farmaci antitumorali come il cisplatino e analgesici come l'acido acetilsalicilico (Aspirina) ad alte dosi.[8]
Tra le condizioni mediche associate all'acufene rientrano anche alcuni disturbi cardiovascolari. L'ipertensione arteriosa è stata collegata soprattutto agli acufeni pulsanti, probabilmente per il ruolo delle alterazioni del flusso sanguigno nelle strutture vicine all'orecchio. Anche la qualità del sonno può influire sull'intensità del disturbo: la mancanza di sonno e l'insonnia possono contribuire ad accentuarne la percezione.[9]
Ansia e depressione sono frequentemente associate all'acufene e possono contribuire ad aumentarne la percezione e il disagio, anche se il rapporto tra questi disturbi non è completamente chiarito.[10]
Anche alcuni fattori ambientali e comportamentali possono contribuire alla comparsa dell'acufene. L'esposizione a rumori ambientali intensi, così come alcuni stili di vita caratterizzati da fumo, consumo eccessivo di alcol o obesità, sono stati associati a un aumento del rischio, sebbene il peso preciso di questi fattori richieda ulteriori studi.[11][12]
Infine, alcuni studi suggeriscono una possibile predisposizione all'acufene. Sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti per identificare specifici fattori ereditari, la presenza di casi in ambito familiare potrebbe indicare una componente genetica.[13]
Fisiopatologia
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I meccanismi che portano alla comparsa dell'acufene non sono ancora completamente chiariti. Si ritiene che il disturbo derivi da un'alterazione del modo in cui il sistema uditivo, dall'orecchio fino al cervello, elabora i segnali sonori. In molti casi l'origine è collegata a un danno dell'orecchio interno, in particolare delle cellule che trasformano le vibrazioni sonore in segnali nervosi. La riduzione di questi segnali può provocare una modifica dell'attività delle vie uditive, che il cervello può interpretare come un suono anche in assenza di una sorgente esterna.[14]
L'acufene non riguarda però soltanto l'orecchio: anche il cervello svolge un ruolo importante nella sua percezione e nel modo in cui il disturbo viene vissuto. Alcune aree cerebrali coinvolte nell'attenzione e nelle emozioni possono influenzare quanto il suono venga percepito come intenso o fastidioso. Per questo motivo stress, ansia e problemi del sonno possono contribuire ad aumentare il disagio associato all'acufene.[15]
Per spiegare perché l'acufene può persistere nel tempo sono stati proposti diversi modelli. Secondo alcune ipotesi, una riduzione degli stimoli provenienti dall'orecchio può portare il sistema uditivo a compensare tale mancanza aumentando la propria attività. Altri modelli ipotizzano che il cervello possa mantenere nel tempo una percezione sonora generata inizialmente da un'alterazione del sistema uditivo, in modo paragonabile ad alcuni fenomeni come la percezione di un arto non più presente. Un ruolo importante sembra inoltre essere svolto dalla capacità del cervello di modificare le proprie connessioni nervose, un processo noto come plasticità neuronale.[16]
Gli studi effettuati con tecniche di neuroimaging hanno mostrato che nell'acufene possono essere coinvolte non solo le aree cerebrali deputate all'elaborazione dei suoni, ma anche altre regioni che partecipano alla regolazione dell'attenzione e delle emozioni. Questi risultati aiutano a spiegare perché l'esperienza dell'acufene può variare notevolmente da una persona all'altra.[17]
Epidemiologia
[modifica | modifica wikitesto]L'acufene è un disturbo uditivo molto comune che interessa una parte significativa della popolazione mondiale. La frequenza con cui si presenta varia a seconda del modo in cui viene definito e della popolazione considerata. Nel complesso, si stima che circa una persona adulta su sette abbia sperimentato un acufene nel corso della vita, mentre una parte più ridotta presenta sintomi persistenti o tali da influire sulle attività quotidiane.[18]
La probabilità di sviluppare un acufene aumenta con l'età, anche in relazione alla maggiore diffusione della perdita uditiva legata all'invecchiamento. Il disturbo è meno frequente nei giovani e tende a diventare più comune nelle fasce di età più avanzate.[18]
In Italia, uno studio del 2015 condotto sulla popolazione adulta ha stimato che circa il 6% delle persone soffre di acufene, mentre le forme persistenti interessano una quota inferiore della popolazione. Anche in questi casi la frequenza aumenta con l'età e i casi più rilevanti dal punto di vista dei sintomi riguardano soprattutto le fasce più anziane.[19]
Diagnosi
[modifica | modifica wikitesto]La diagnosi di acufene si basa principalmente sulla valutazione dei sintomi e sulla raccolta delle informazioni sulla storia del disturbo. Il medico valuta caratteristiche come la durata, il tipo di suono percepito, se interessa uno o entrambi gli orecchi, la presenza di pulsazioni e i fattori che possono aumentarlo o ridurlo. Vengono inoltre considerate eventuali associazioni con perdita uditiva, vertigini o altri disturbi. Una visita otorinolaringoiatrica può consentire di individuare alcune cause correggibili, come un accumulo di cerume o un'infezione dell'orecchio.[20]
Tra gli esami più comuni vi sono quelli dell'udito, come l'audiometria tonale e vocale, che permettono di valutare la presenza e il grado di eventuali problemi uditivi spesso associati all'acufene.[21]
In alcuni casi possono essere necessari esami di diagnostica per immagini, come la risonanza magnetica o altre tecniche radiologiche. Questi accertamenti vengono valutati soprattutto quando l'acufene interessa un solo orecchio, ha carattere pulsante oppure è associato ad altri sintomi, per escludere eventuali problemi a carico dei vasi sanguigni, del nervo uditivo o delle strutture vicine.[22]
Poiché l'acufene è un'esperienza soggettiva, la sua intensità e l'effetto sulla vita quotidiana possono essere valutati attraverso specifici questionari. Tra quelli più utilizzati vi sono il Tinnitus Handicap Inventory (THI) e il Tinnitus Questionnaire (TQ), che permettono di misurare il disagio provocato dal disturbo e di seguire nel tempo l'evoluzione dei sintomi.[23]
Trattamento
[modifica | modifica wikitesto]Non esiste attualmente una terapia in grado di eliminare l'acufene in tutti i casi. Il trattamento ha soprattutto l'obiettivo di ridurre il fastidio provocato dal disturbo, migliorare la qualità della vita e aiutare la persona ad abituarsi alla percezione del suono. La gestione dell'acufene si basa principalmente su interventi non farmacologici, spesso combinati tra loro.[24]
La terapia del suono utilizza rumori di fondo o altri stimoli acustici per rendere meno evidente l'acufene e favorire un processo di adattamento. Un altro approccio è il counseling, che consiste nel fornire informazioni sul disturbo e indicazioni utili per affrontarlo nella vita quotidiana. La Tinnitus Retraining Therapy (TRT) associa stimolazioni sonore e counseling con l'obiettivo di ridurre l'attenzione rivolta all'acufene e renderne più tollerabile la percezione; la sua efficacia è stata oggetto di studi e discussioni nella comunità scientifica.[25]
Non esistono farmaci capaci di eliminare direttamente l'acufene. In alcuni casi possono essere utilizzati medicinali per trattare disturbi associati, come ansia, depressione o difficoltà del sonno, che possono aumentare il disagio percepito dalla persona, ma non agiscono sulla causa del suono avvertito.[26]
Sono inoltre allo studio trattamenti basati sulla neuromodulazione, cioè tecniche che cercano di modificare l'attività delle aree del sistema nervoso coinvolte nella percezione dell'acufene. Tra queste rientrano la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) e altre forme di stimolazione nervosa. Questi approcci hanno mostrato risultati promettenti in alcuni studi, ma non sono ancora considerati trattamenti di uso comune e richiedono ulteriori conferme.[27]
Prognosi
[modifica | modifica wikitesto]L'evoluzione dell'acufene può variare molto da persona a persona. In alcuni casi il sintomo può ridursi spontaneamente oppure diventare meno percepibile e meno fastidioso nel tempo, anche grazie ai processi di adattamento del cervello. In altri casi, invece, può persistere per anni e avere un impatto rilevante sulla qualità della vita.[28]
Alcuni fattori sono associati a una maggiore probabilità che l'acufene rimanga persistente o risulti più difficile da tollerare, tra cui la presenza di una riduzione dell'udito, una lunga durata del disturbo e un forte disagio percepito già nelle prime fasi. Anche condizioni come ansia e depressione possono contribuire ad aumentare il peso del sintomo sulla vita quotidiana.[29]
Un buon adattamento psicologico, il supporto medico e terapeutico e l'assenza di importanti problemi uditivi possono favorire una migliore gestione del disturbo nel tempo, anche quando l'acufene non scompare completamente.[30]
Storia e cultura
[modifica | modifica wikitesto]L’acufene è un fenomeno conosciuto fin dall’antichità. Alcuni testi medici antichi, dell’epoca egizia e greco-romana, descrivono la percezione di suoni o ronzii in assenza di una fonte esterna, anche se la loro interpretazione risentiva delle conoscenze mediche e delle concezioni culturali dell’epoca.[31]
Nel corso dei secoli il disturbo è stato progressivamente interpretato in modo diverso, passando da spiegazioni legate alle teorie mediche del tempo a una concezione moderna basata sullo studio del sistema uditivo e del funzionamento del cervello. Con lo sviluppo dell’otorinolaringoiatria e delle neuroscienze, l’acufene è stato riconosciuto come un sintomo clinico complesso, associato a diversi fattori fisici e percettivi.[32]
L’acufene ha inoltre trovato spazio nella cultura e nelle arti, soprattutto attraverso le esperienze personali di musicisti e artisti che hanno raccontato il rapporto tra il disturbo, la percezione del suono e la propria attività creativa. La crescente attenzione verso il problema ha contribuito anche alla diffusione di campagne di prevenzione sui danni uditivi causati dall’esposizione prolungata a rumori intensi.[32]
Persone note affette da acufene
[modifica | modifica wikitesto]Il celebre compositore tedesco Beethoven iniziò a soffrire di acufeni e progressiva perdita dell'udito intorno ai 28 anni. Descrisse il suono come un "ronzio" persistente nelle sue lettere personali. Nonostante la sordità crescente, continuò a comporre musica, utilizzando dispositivi acustici primitivi dell'epoca.[33]
Bono, il noto frontman degli U2, ha sviluppato l'acufene e la perdita uditiva nel corso della sua carriera musicale. Ironia della sorte, ha preso il suo nome d'arte da un negozio di apparecchi acustici a Dublino.[34] La sua esperienza è stata anche fonte di ispirazione per la musica della band, come nel brano Staring at the Sun.[35]
Il chitarrista del Regno Unito Eric Clapton ha rivelato di soffrire di perdita dell'udito e acufeni, condizioni che hanno influenzato la sua carriera. Nonostante queste sfide, Clapton ha espresso la sua determinazione a continuare a esibirsi.[36]
Phil Collins, ex cantante e autore del Regno Unito nonché componente dei Genesis, ha sviluppato acufene e una perdita uditiva improvvisa all’orecchio sinistro, descrivendo il fenomeno come un sibilo seguito da una sensazione di orecchio “bloccato”. Grazie a dispositivi acustici e alla gestione dello stress, la sua condizione è migliorata, permettendogli di riprendere l’attività musicale con un programma ridotto.[37]
Bob Dylan ha parlato pubblicamente della sua esperienza con l’acufene. Il cantautore e musicista statunitense ha sviluppato questa condizione a causa dell'esposizione prolungata a rumori forti durante la sua carriera musicale. Come altri artisti, ha affrontato le sfide dell'acufene, ma ha continuato a ispirare il pubblico con la sua musica.[35]
Liam Gallagher e suo fratello Noel Gallagher soffrono entrambi di acufene. Noel ha attribuito il disturbo alla lunga esposizione a musica ad alto volume durante la carriera con gli Oasis, pur sottolineando che ne è valsa la pena per la sua esperienza artistica.[38] Liam, invece, ha dichiarato: “Non ho dubbi: soffro di acufene. Non sei una vera star del rock’n’roll se non ce l’hai. Ho imparato a conviverci molto tempo fa, parlando più forte del ronzio e convivendo serenamente con questa condizione.”[39]
Chris Martin, cantante del gruppo Coldplay, ha rivelato di soffrire di acufene fin dai primi anni dell'età adulta, sebbene avesse notato i sintomi anche da adolescente "mentre ascoltava musica ad alto volume".[40] Di conseguenza, Martin indossa tappi per le orecchie con filtri speciali o monitor in-ear personalizzati durante le esibizioni, e ha incoraggiato i suoi compagni di band a fare lo stesso come misura preventiva.[41]
Il cantante Huey Lewis ha sviluppato acufene in tarda età, aggravato dalla diagnosi di malattia di Meniere, che lo ha costretto a ritirarsi dalle esibizioni.[37]
Anthony Kiedis, cantante dei Red Hot Chili Peppers, ha sviluppato acufene e danni uditivi permanenti a seguito di un concerto nel 1993, insieme al batterista Chad Smith.[37]
La cantante e attrice Liza Minnelli ha sviluppato acufeni dopo che suo padre, il regista Vincente Minnelli, urlò vicino al suo orecchio durante la sua vittoria all'Oscar nel 1973. Ha descritto il suono come un "ronzio" che non è mai scomparso.[42]
Ozzy Osbourne, ex cantante dei Black Sabbath, soffrì di acufene cronico, percependo un ronzio costante nelle orecchie, accompagnato da una certa perdita uditiva. Descrisse il suono come un “Whee!” che sentiva continuamente.[37]
Sting, soffre di acufene e perdita uditiva. È sostenitore della consapevolezza sull'udito e delle pratiche di ascolto sicuro, collaborando con la Hear the World Foundation.[43]
La cantante e attrice Barbra Streisand ha rivelato di soffrire di un "ronzio" costante nelle orecchie, che ha iniziato a percepire all'età di nove anni. Ha descritto questa condizione come una forma di "udito supersonico", poiché percepisce suoni molto acuti, ma senza perdita uditiva. Ha precisato che, da bambina, cercava di nascondere il disturbo, temendo di scoprire cosa fosse realmente.[44]
Il chitarrista degli Who, Pete Townshend, soffre di perdita dell'udito parziale e acufeni, probabilmente a causa dell'esposizione prolungata alla musica ad alto volume durante i concerti. Ha attribuito questa condizione anche ad una performance con la batteria di Keith Moon particolarmente rumorosa.[45]
Il broadcaster, speaker e imprenditore britannico Tre Lowe, ha sviluppato acufeni gravi a seguito di un intervento chirurgico all'età di 15 anni, portandolo a contemplare il suicidio a causa del dolore e della pressione intensa nella testa.[46]
Lars Ulrich, batterista dei Metallica, ha sviluppato acufene e perdita uditiva a seguito di esposizione prolungata a concerti senza protezione. La sua esperienza lo ha portato a diventare un sostenitore dell’uso di tappi per le orecchie e della protezione uditiva per i musicisti, sottolineando la natura permanente del danno uditivo.[37]
Will.i.am, membro dei Black Eyed Peas, soffre di acufene persistente, percependo un ronzio costante nelle orecchie. La condizione ha causato anche una significativa perdita uditiva, e trova sollievo principalmente ascoltando musica.[37]
Neil Young, soffre di acufene e negli anni ’90 dichiarò che l’album Weld aveva peggiorato il suo udito.[43]
Caparezza (Michele Salvemini), cantautore e rapper italiano, soffre di acufene e ipoacusia, diagnosticati nel 2015, condizioni che lo hanno costretto a modificare la propria attività dal vivo.[47] Ha raccontato di convivere con un persistente fischio nelle orecchie, esperienza che ha influenzato anche la sua produzione artistica.[48] Nel 2022 ha annunciato che avrebbe limitato i propri concerti a venti date, dichiarando di non poter più sostenere tour lunghi per non aggravare il disturbo.[49]
Piero Pelù, cantante rock italiano, ha sviluppato un acufene nell’ottobre 2022 a seguito di uno shock acustico in studio di registrazione, provocato da un errore tecnico nelle cuffie che gli ha causato uno svenimento e una lesione uditiva.[50] Il danno, definito in parte irreversibile, lo ha costretto a sospendere l’attività dal vivo e a ridurre i tour, ricorrendo a dispositivi acustici calibrati per poter tornare sul palco.[51] Pelù ha raccontato di convivere con un acufene “stazionario” e ha trasformato questa esperienza in ispirazione artistica, realizzando l’album Deserti e partecipando al docufilm Rumore dentro di Francesco Fei, dedicato al suo percorso con il disturbo.[52]
Gerard Butler ha sviluppato acufene e perdita uditiva parziale all’orecchio destro a seguito di un’infezione all’età di 10 anni.[37]
William Shatner, noto per il ruolo di Capitano Kirk in Star Trek, ha sviluppato acufeni durante le riprese di un episodio della serie, a causa di un'esplosione di effetti speciali. Ha descritto la condizione come permanente e variabile, paragonandola all'adattamento a vivere vicino a un aeroporto.[53]
Sylvester Stallone ha parlato apertamente della sua esperienza con l'acufene, attribuendola all'esposizione a rumori forti durante le riprese dei suoi film d'azione. Ha descritto l'acufene come un "ronzio" costante nelle orecchie, che lo accompagna quotidianamente. Stallone ha anche condiviso che, nonostante il disturbo, ha continuato a lavorare e a esibirsi, cercando di adattarsi alla condizione.[37]
Note
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- ↑ (EN) Christopher P. Lenkeit e Yasir Al Khalili, Pulsatile Tinnitus, StatPearls Publishing, 10 aprile 2023. URL consultato il 15 settembre 2025.
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- ↑ Raffaella Oliva, Caparezza: «Io prigioniero del fischio nelle orecchie, così ci ho scritto il mio nuovo disco», su iO Donna, 15 settembre 2017. URL consultato il 16 settembre 2025.
- ↑ Antonio Scali, Caparezza annuncia: "Sono malato, faccio gli ultimi concerti e mi fermo", su TPI, 24 giugno 2022. URL consultato il 16 settembre 2025.
- ↑ Ileana Dugato, Piero Pelù a due anni dall'incidente: "Una certezza: l’acufene mi accompagnerà fino all’ultimo", su DEEJAY, 10 giugno 2024. URL consultato il 16 settembre 2025.
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) tinnitus / objective tinnitus, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- Tinnitus Archive, su tinnitusarchive.org.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 60847 · LCCN (EN) sh85135532 · GND (DE) 4121423-7 · BNE (ES) XX549882 (data) · BNF (FR) cb12046073x (data) · J9U (EN, HE) 987007538817705171 · NDL (EN, JA) 00574754 |
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